Carlo Nordio: “Per l’accesso in magistratura manca un esame, quello psichiatrico”

OTHER Carlo Nordio, già procuratore aggiunto di Venezia – La copertina del libro “Strage di Stato: Le verità nascoste della Covid-19 – Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro
www.huffingtonpost.it
POLITICA
01/04/2021

Carlo Nordio:

“Per l’accesso in magistratura manca un esame,

quello psichiatrico”

“Se il libro di Angelo Giorgianni introdotto da Nicola Gratteri favorisce la diffusione di teorie complottiste e negazioniste, la credibilità delle toghe è ancor più minata”
By Federica Olivo
La scelta di Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, di scrivere la prefazione al libro “Strage di Stato: Le verità nascoste della Covid-19” di Angelo Giorgianni, giudice di Corte d’Appello a Messina e del medico Pasquale Bacco, ha dato il via a una serie di polemiche. E ha fatto nascere alcuni interrogativi. Primo tra tutti: ”È opportuno che un magistrato così noto ed ascoltato metta il proprio nome, pur non aderendo esplicitamente alle tesi, ma legittimandole dentro quello che definisce ‘un quadro di plausibilità’, in calce alla prefazione di un libro che propugna teorie complottiste e negazioniste sul Covid?”. Gratteri ha prontamente precisato di essersi limitato a cogliere l’occasione per “lanciare l’allarme sulla pandemia come ennesima occasione di crescita e guadagno per le mafie”. Nessun dubbio sulle buone intenzioni, ma molti dubbi sull’enormità della leggerezza. Il noto magistrato antimafia, da anni sotto scorta per le minacce ricevute in seguito alle sue inchieste, ha a più riprese lanciato l’allarme su quanto il periodo Covid possa essere una ghiotta occasione di affari per la criminalità organizzata. Con tutto ciò che ne consegue. L’interrogativo sull’opportunità nella prefazione a un libro di questo genere, però, resta. Ne abbiamo parlato con Carlo Nordio, magistrato per 40 anni e fino al 2017 – anno in cui è andato in pensione – procuratore aggiunto a Venezia. Un uomo che conosce bene il mondo delle toghe. E che è pronto a non fare sconti ai suoi ex colleghi, laddove ce ne sia bisogno.
Ha creato scompiglio la notizia, lanciata dal Foglio, della prefazione firmata da Gratteri a un libro che strizza l’occhio a teorie complottiste. Il magistrato ha chiarito le ragioni della sua scelta e specificato che ha solo usato l’occasione per ribadire il rischio che la mafia approfitti della pandemia. Assodato ciò, è opportuno che un magistrato si esponga in circostanze di questo genere?
Considerato che le tesi negazioniste e no vax sono stravaganti e ai limiti dell’antisociale, no. Non è opportuno che un magistrato ne favorisca la diffusione in nessun modo. Neanche con scritti dove non affronta direttamente queste tesi.
Gratteri ha scritto la prefazione. Ma uno degli autori del libro è un magistrato in servizio. È in forze alla corte d’Appello di Messina e, contestualmente, ha da pochi giorni inviato al Tribunale del’Aia un esposto in cui denuncia il governo italiano per crimini contro l’umanità. Quantomeno singolare, non trova?
Non avendo letto il libro io non so se un magistrato in servizio si sia pronunciato nel senso che i vaccini sono funesti e l’epidemia non esiste. Se questo fosse vero, e spero non lo sia, confermerebbe quanto ho scritto 20 anni fa nel mio primo libro sulla giustizia. E cioè che per l’accesso in magistratura manca l’esame fondamentale: quello psichiatrico.
Chiarissimo. Ma, anche andando oltre questo caso, di fronte a opinioni così esuberanti, che mettono a repentaglio la credibilità della categoria, il Csm non può fare niente?
Il Consiglio superiore della magistratura non ha competenza sulle idee “sanitarie” delle toghe, né sulla loro istruzione, relativamente a vicende extragiudiziarie. Tuttavia espressioni così bizzarre, se realmente sono state espresse da un magistrato, minano ancor di più il nostro prestigio e la nostra credibilità, già ampiamente compromessa dalla vicenda Palamara e dall’ultima infelice sortita dell’Anm.
Si riferisce alla nota sui vaccini?
Già. È stata un’altra picconata alla credibilità. Per fortuna poi hanno fatto retromarcia e la ministra della Giustizia li ha bacchettati subito.
Tornando al discorso di prima, un utente che per varie ragioni si trova ad avere a che fare con la giustizia – dall’indagato al testimone – come può reagire sapendo di avere la possibilità di trovarsi davanti a un magistrato che ha idee quantomeno bislacche?
Esattamente come fa adesso. Non fidandosi affatto e chiedendo informazioni sulle idee e sul carattere del suo giudice. E, previdentemente, accendendo un cero in chiesa.
Abbiamo parlato di credibilità minata. Ci sono margini di recupero o dobbiamo rassegnarci al baratro?
Non essendoci limite al peggio, c’è sempre la possibilità che si possa cadere più in basso di così.
Ma per tentare di risalire dall’abisso, cosa si dovrebbe fare, secondo lei?
De Gaulle direbbe: “Vasto programma”. Bisognerebbe cambiare la testa di alcune persone. Tanti magistrati avrebbero bisogno di un grande bagno di umiltà. E, anche, di leggere forse un libro di diritto in meno ma una tragedia di Shakespeare in più. Imparerebbero a capire le loro debolezze, e quelle degli altri.
Prima ha fatto un riferimento alle idee. Ferma restando la sacrosanta libertà di espressione, c’è un confine oltre il quale un magistrato non si dovrebbe lanciare mai?
Il confine invalicabile è quello di non pronunciarsi mai su processi in corso né di esprimere preferenze ideologiche che si traducono in provvedimenti. In questo caso bisogna distinguere tra pm e giudice: il primo è una parte nel processo, ha quindi uno spazio di espressione maggiore. È inevitabile che, quando si parla di inchieste, si possano sfiorare concetti sfumatamente politici. Il pm deve stare attento quindi ad affrontarli con cautela, in consonanza con il suo ruolo. Il giudice, invece, dovrebbe tacere sempre. C’è poi una zona, più sfumata, che è quella dell’inopportunità. Comprende tutti gli argomenti sensibili. Sui quali il dissenso dei cittadini può convertirsi in dubbio sull’amministrazione della giustizia.
E torniamo sempre al discorso della credibilità.
Esatto, perché il dissenso contro un magistrato, può diventare dissenso contro l’istituzione. E da lì si va a perdere la fiducia nella giustizia.

1 Commento

  1. Giorgio 1963 ha detto:

    Ah, beh se è per quello, la mia fiducia si è già sfilacciata anni orsono

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