Omelie 2019 di don Giorgio: PRIMA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

1 settembre 2019: PRIMA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Is 30,8-15b; Rm 5.1-11; Mt 4,12-17
Dure parole di Dio
Nel primo brano troviamo un netto contrasto tra il profeta Isaia che è invitato dal Signore a formulare un giudizio contro il popolo eletto in una specie di “testamento spirituale”, che il profeta affida a una tavoletta, cioè a uno scritto ufficiale, e i ribelli, “figli bugiardi”, che invitano invece ad allontanarsi dalla retta via, a togliere dalla vista il Santo d’Israele.
Diciamo subito che si tratta di qualcosa di vitale per il popolo ebraico: o essere fedele all’Alleanza o allontanarsene per sempre, seguendo gli istinti di una falsa libertà.
Chi viene meno all’Alleanza, ecco le dure parole del profeta che parla in nome di Dio: «Poiché voi rigettate questo avvertimento e confidate nella perversità e nella perfidia, ponendole a vostro sostegno, ebbene questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia di crollare, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvviso, e si infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia, così che non si trova tra i suoi frantumi neppure un coccio con cui si possa prendere fuoco dal braciere o attingere acqua dalla cisterna».
Sì, sembrano parole del Dio dell’Antico Testamento. Gesù Cristo sembrerebbe più accomodante e comprensivo. Ma Gesù è stato ancora più duro, quando aveva a che fare con gente ottusa, sul modus vivendi una fede in un dio, privato di ogni amore per l’essere umano.
Forse nell’Antico Testamento Dio sembrava talora feroce nel difendere la Legge dell’Alleanza, una legge resa addirittura disumana, mentre nel Nuovo Gesù parlerà dell’essere umano da difendere dagli artigli di una religione, che aveva vincolato la Coscienza ad una obbedienza puramente formale e ipocrita ad una legge, che si era svuotata di Dio e che aveva svuotato l’essere umano della sua realtà spirituale.
Gesù Cristo rivelerà un nuovo volto del Padre: non più legislatore in vista di una struttura religiosa fine a se stessa.
Metanoeite
Quando il profeta Isaia indica la via della salvezza: «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza», abbiamo in anticipo ciò che Gesù dirà, ripetendo le parole di Giovanni: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
La parola usata in greco è “metanoèite”, ovvero “cambiate mente, il vostro modo di pensare”.
Leggendo la Bibbia con gli occhi dello Spirito sembra che dall’inizio alla fine sia una storia di conversioni, ovvero di cambiamenti. La storia umana non è puramente lineare, un continuo ininterrotto susseguirsi di eventi. Non è così. Ci sono inversioni di marcia.
La legge di Dio è la “metanoia”: cambiare mentalità e perciò cambiare strada. Cambiare mentalità significa anche cambiare direzione, comunque tornare anche indietro, puntando al Meglio, a quello che è stato tradito e che bisogna ricuperare. È il Meglio divino che è un invito al cambiamento.
È chiaro che occorre che la mente entri in azione. È la mente che si deve sintonizzare sul volere di Dio: volere che non significa che Dio comandi e che noi dobbiamo obbedire.
Dio chiede anzitutto che la nostra mente collabori, e lo faccia liberamente, faccia da intelletto che vuole il Bene, spingendo il nostro volere a corrispondervisi.
Credo che, accanto all’oracolo di Delfi: “Conosci te stesso”, ci siano le parole di Cristo “Metanoèite”, cambiate mentalità. Vorrei ripeterlo: non si tratta tanto di una questione etica o comportamentale, ma di una questione intellettuale, “cambiate mentalità”, modo di pensare. La morale non è guidata da una volontà cieca, ma illuminata dall’intelletto illuminato da Dio. La morale viene dopo il cambio di mentalità.
Dunque, “conosci te stesso” e “cambia mentalità” sono il fondamenta del rinnovamento o anche della risurrezione.
Già il profeta Isaia aveva parlato di “conversione”, di mutamento, non tanto per cambiare rotta o strada, ma per cambiare mentalità.
Prendiamo ad esempio i comandamenti di Dio. Sono sempre stati presi come indicatori morali, in vista cioè di un certo comportamento (fa’ questo o non fare quello) come se Dio avesse in mente solo una vita virtuosa. Ecco perché i comandamenti sono stati odiati e oggi del tutto snobbati.
I comandamenti vanno letti alla luce di un Dio che invita prima alla conversione. I comandamenti, cioè, vanno interpretati secondo una certa mentalità o modo di pensare che è quello di Dio. In altre parole, i comandamenti vanno agganciati alle parole di Cristo: “Metanoeite”.
La riconciliazione
Nel secondo brano l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani parla di riconciliazione. Cristo, morendo sulla croce, ci ha riconciliati con il Padre. Noi sappiamo che la vera riconciliazione è avvenuta sì sulla croce, ma non tanto per il sangue versato da Gesù, ma per il dono dello Spirito santo.
Ma che significa di per sé “riconciliazione”? È una parola usata nei testi di San Paolo, ma che assume quasi un significato giuridico. Eppure c’è in questa parola un qualcosa di più importante. La riconciliazione non avviene dall’esterno, ma dall’interno. Uno dei due che si devono conciliare deve cambiare, deve dimostrare di voler cambiare. Almeno uno dei due deve convertirsi.
Nella riconciliazione è presente quella “metanoia”, di cui Cristo aveva già parlato subito all’inizio del suo ministero pubblico. Ed è lo Spirito santo, dono del Cristo morente, ad aiutare i peccatori a convertirsi.
E qui dovremmo fare un serio esame di coscienza sul valore della Penitenza sacramentaria. Che senso ha confessare i peccati e ricevere l’assoluzione? Dove inserire la “metanoia”? La conversione non sta in una confessione e in un’assoluzione dei peccati. La conversione è già ”metaioia”, ovvero cambiare mentalità. Chi si confessa a un prete, forse che cambia mentalità? Tutto come prima; e come prima commette poi gli stessi peccati, poi va a confessarsi, riceve l’assoluzione, e così via fino alla morte. Quanti tra i penitenti hanno cambiato mentalità?

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