Omelie 2019 di don Giorgio: DOPO L’ASCENSIONE

2 giugno 2019: DOPO L’ASCENSIONE
At 7,48-57; Ef 1,17-23; Gv17b.20-26
Il lungo discorso di Stefano, uno dei sette diaconi voluti dai primi apostoli per occuparsi della mensa dei poveri – un discorso che ripercorre la storia ebraica, mettendone in evidenza le sue contraddizioni e infedeltà all’Alleanza con il Dio di Abramo e di Mosè – si conclude con la condanna a morte del giovane ebreo, convertitosi al cristianesimo.
Stefano, pieno di Spirito che vede aprirsi i cieli
Nel brano di oggi, che riporta le sue parole finali, neppure Stefano forse si immaginava che quell’Altissimo che, secondo il profeta Isaia, non vuole farsi rinchiudere tra le quattro mura di un tempio sacro, ma ama abitare nell’immensità dell’universo, mentre veniva ucciso sotto una gragnuola di pietre cariche di odio, gli aprisse anche per lui i cieli per contemplare la gloria di Dio.
Sì, anche per lui: gli stessi cieli si erano aperti, quando Gesù di Nazaret, all’inizio del suo ministero pubblico, aveva ricevuto l’investitura dal Padre celeste, con la discesa del Spirito santo: di quello stesso Spirito che, come annota Luca, si è poi effuso in pienezza nel profondo dell’essere del diacono Stefano.
Sempre Luca scrive: gli apostoli scelsero come diaconi con l’incarico di servire i più poveri «sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza». E quando parla di Stefano aggiunge: “pieno di fede e di Spirito santo”.
Minus e magis
Voglio aprire una parentesi. La parola “diacono” deriva da un verbo greco che significa “servire”.  Il corrispondente latino è “minister”, ministro. “Minister” deriva da “minus”, meno: indica di per sé una persona che è al servizio di un’autorità o di una istituzione. Provate a riflettere sul significato originario delle parole e sulla loro trasformazione che ha assunto nei secoli significati all’opposto di quelli originali. Pensate al ministro nel campo politico: vuol dire colui che comanda. Immaginate Matteo Salvini come colui che si mette al servizio dei più poveri, dei più disperati, di extracomunitari rifiutati da un’Europa e da un’Italia che sanno solo chiudere porti per difendersi da presunti nemici? Ministro dell’Interno! Ministro! Ma come si può unire la parola “ministro” alla parola “potere”?
E c’è di più. Nel campo ecclesiale si parla di ministri di Cristo, e sta bene. Un po’ meno bene sarebbe parlare di ministri di una Chiesa istituzionale. Ma nella Chiesa si parla anche di magistero. Magister, maestro, deriva da “magis”, ovvero più, più grande, contrario di minus, ministro, diacono. Il maestro è colui che siede in cattedra, dove domina. Capite allora le parole di Cristo: «Ma voi non fatevi chiamare “rabbì” (maestri), perché uno solo è il vostro maestro (il Cristo) e voi siete tutti fratelli…  Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato» (Mt 23,8-12).
Lo Spirito santo va d’accordo con il minus, con il meno, ma non con il magis, con il più. Basterebbe pensare a ciò che dicevano i grandi Mistici medievali. Lo Spirito abita nei cuori, liberi da ogni di più. Il meno per i Mistici è per lo spazio riservato allo Spirito: ogni di più occupa uno spazio non suo, ovvero riservato allo Spirito santo.
Capiamo allora perché Stefano è pieno di Spirito santo, e quindi “vede i cieli aperti”. Chi non vive di Spirito santo vede solo cieli chiusi.
Kant e Eraclito
Quando penso ai cieli aperti penso anche alle parole del filosofo tedesco Immanuel Kant: «Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza».
Kant poteva scrivere queste cose perché era un vero filosofo, e, come vero filosofo, era anche un mistico. Mi chiedo quanti oggi potrebbero dire le stesse cose che ha detto Kant?
Secoli e secoli prima, un altro grande filosofo, Eraclito (vissuto ad Efeso tra il VI e il V secolo a.C) aveva detto: «Per quanto tu percorra l’anima non ne troverai i confini, tanto profondo è il suo Logos». Il termine “Logos” verrà ripreso da Giovanni nel Prologo al quarto Vangelo,  per indicare il Figlio di Dio fattosi carne.
Lo Spirito santo e la Madonna
Pensando ai cieli aperti visti da Stefano, vorrei fare un’altra riflessione, collegandomi all’annunciazione.
Lo Spirito santo è presente nei primi cristiani, come era stato per Maria, quando l’arcangelo Gabriele le comunicava il grande annuncio: per opera dello Spirito santo avrebbe generato un figlio eccezionale, di nome di Gesù.
Ed ecco il saluto del messaggero divino: “Rallegrati, piena di grazia …”. La nuova traduzione è più fedele al testo greco. In latino c’è: “Ave, grazia plena…”. “Ave”, tradotto prima con “Ti saluto”. Veramente banale! L’arcangelo dice subito: “Rallegrati (in greco Χαῖρε)”. Le parole hanno un significato. Siamo troppo abituati a usare le parole nel loro senso più superficiale. Quando incontriamo una persona diciamo: “Ciao, come stai?”. Ciao! Che significa? Se lo sapessimo, forse eviteremmo di usare la parola. Ciao vuol dire: “Schiavo tuo, servo tuo”.
Χαῖρε dunque vuol dire “Gioisci!”, indicando però qualcosa di eccezionalmente divino.
E poi Gabriele non dice il nome “Maria”, ma: κεχαριτωμένη, la piena di grazia. Ecco il nuovo nome di Maria: “la piena di grazia”, in latino “gratia plena”.
Anche qui, come nel caso di Stefano, pieno di Spirito santo, l’aggettivo “pieno” indica qualcosa di più che dire: colmo di qualcosa. Nella Bibbia la pienezza indica qualcosa di profondamente spirituale, di divino. E la parola “grazia” non significa benevolenza, ma la stessa vita divina, che è la pienezza dell’essere infinito.
Vorrei tanto far capire una cosa: quando si parla del nostro essere interiore e del mistero divino, dobbiamo fare un salto di qualità nel nostro modo di pensare, di ragionare, di scrivere e di parlare. Bisogna saper scegliere le parole giuste, e le parole giuste non appartengono al mondo comune, al mondo sociale, politico ed ecclesiale, dove tutto è tremendamente banale.

1 Commento

  1. marco ha detto:

    Perfetto ! Questi sono commenti alle letture della Messa per chi vuole riflettere !
    Questa sera da me il prete ha parlato del..giro d’Italia ! e non sto scherzando !

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