La staffetta azzurra 4×400 scatena i social: “Sono loro la risposta italiana a Pontida”

Ecco la risposta della migliore Italia  

alle “baldracche” di Pontida!

da la Repubblica

La staffetta azzurra 4×400 scatena i social:

“Sono loro la risposta italiana a Pontida”

La foto che le ritrae sorridenti è stata condivisa da migliaia di utenti. Quattro giovani atlete che sono il presente e il futuro di questo paese. E il caso diventa poltico. Saviano: “L’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verrà fermata”. Renzi: “Vince l’Italia che non ha paura”
di DAVIDE BANFO
02 luglio 2018
Non solo hanno vinto una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona, allungando il medagliere italiano a quota 156 (56 ori, 55 argenti, 45 bronzi), ma sono anche diventate un simbolo grazie ad una foto che le ritrae sorridenti dopo il traguardo. Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e la campionessa europea Libania Grenot: solo loro le ragazze che dopo aver vinto un difficile oro in 3’03″54 hanno scatenato i social nelle ultime ore.
Centinaia, migliaia i tweet e i post per celebrare la vittoria di quattro ragazze felici per la vittoria nelle stesse ore in cui a Pontida si rappresentava un’Italia divisa, timorosa dell’altro. E basta scorrere alcuni di quei post come quello di Oriana Cerbone: “Realtà 1 – #Salvini 0. È davvero il caso di dire #primaleitaliane! Sono fiera di essere rappresentata da queste stupende atlete. La realtà supera la fantasia e spesso sa essere migliore #medagliadoro #4×400 #staffetta #ciaone #Pontida18” per capire quanto il nostro paese abbia ancora voglia di reagire. Dello stesso tenore anche il tweet di Roberto Saviano che ringrazia le quattro ragazze a aggiunge: “I loro sorrisi sono la risposta all’Italia razzista di Pontida. L’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verrà fermata”
“La notizia più bella di ieri arriva dai Giochi del Mediterraneo, non da Pontida. Vince l’Italia che non ha paura: #PrimeLeItaliane”, è il commento di Matteo Renzi sui suoi profili social.
“Sono tutte italiane le ragazze che hanno vinto la staffetta 4×400 ai giochi del Mediterraneo.C’è un’Italia nuova che Salvini e la Lega non vogliono vedere e a cui vorrebbero negare di esistere e di avere diritti. Purtroppo, anche per questo prendono tanti voti. Ma questo è razzismo che noi vogliamo combattere e vincere per dare all’Italia un futuro migliore”, scrive  su Facebook Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana ed esponente di Liberi e Uguali
Ovviamente, nella mole di commenti, non sono mancati anche quelli polemici come questo in cui si chiedeva che “visto che 4 ragazze italiane di colore vincono la staffetta 4X400 non sia adesso il caso di far entrare tutta l’Africa in Italia, così giusto per dominare le future olimpiadi?” Lo stesso post si domandava poi perché “nessuno pensi ai nostri giovani laureati che devono emigrare per mancanza di lavoro”.
Eppure basta cercare e leggere le biografie non solo sportive (ma anche militari a differenza dei giovani politici italiani, ndr) di queste quattro ragazze per capire che sono loro il presente e il futuro di questo paese.
Maria Benedicta Chigbolu, 29 anni, come si legge nella biografia Fidal (la Federazione italiana di atletica) è “la seconda di sei figli (tre fratelli e tre sorelle) di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine. Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: ha partecipato ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 arrivando in finale nel salto in alto e poi è anche diventato presidente della Federatletica nigeriana. Il primo approccio con l’atletica a sedici anni quando un professore dell’Istituto magistrale socio psicopedagogico Vittorio Gassman di Roma, notate le sue notevoli qualità fisiche, l’ha indirizzata al campo romano della Farnesina. Qui ha cominciato a praticare l’atletica seguita da Fulvio Villa. Reclutata nell’Esercito, è allenata a Rieti da Maria Chiara Milardi e legata sentimentalmente al quattrocentista azzurro Matteo Galvan. Ha vinto il bronzo europeo della 4×400 nel 2016, poi ha realizzato il primato italiano con la staffetta azzurra ai Giochi di Rio. Laureata in scienze dell’educazione e della formazione, in passato ha anche fatto la fotomodella”.
Simile il percorso di Ayomide Folorunso, 22 anni. Sempre la biografia della Fidal informa che “la sua famiglia è originaria del Sud-Ovest della Nigeria, ma “Ayo” dal 2004 si è stabilita con i genitori – la mamma Mariam e il papà Emmanuel, geologo minerario – a Fidenza: qui è stata notata nelle competizioni scolastiche dal tecnico Chittolini e affidata a Maurizio Pratizzoli. Non è riuscita a vestire l’azzurro nei Mondiali under 18 del 2013 pur avendo ottenuto il minimo in ben cinque specialità, perché ha ricevuto il passaporto pochi giorni dopo la rassegna iridata. A giugno del 2015 è stata arruolata in Fiamme Oro, proveniente dal Cus Parma. Nel 2016, agli Assoluti di Rieti, ha stabilito il primato italiano under 23 dei 400 ostacoli in 55.54 migliorando il personale di oltre un secondo, ritoccato a 55.50 con il quarto posto in finale agli Europei di Amsterdam. Semifinalista ai Giochi di Rio, dove ha realizzato il primato italiano con la staffetta 4×400 azzurra, nel 2017 ha conquistato il titolo europeo under 23 e anche l’oro alle Universiadi. Studentessa di medicina e aspirante pediatra, dimostra una personalità matura anche negli interessi culturali: appassionata di letture fantasy, non manca di approfondire quotidianamente anche le Sacre Scritture nella comunità pentecostale alla quale appartiene”.
Di Raphaela Lukudo, 24 anni, si viene a sapere che “la famiglia è originaria del Sudan, ma si era stabilita da tempo in Italia: prima nel Casertano e successivamente, quando “Raffaella” aveva appena due anni, a Modena. Ha scoperto l’atletica nel 2006, con il Mollificio Modenese, per diventare quindi una promessa del giro di pista sotto la guida tecnica di Mario Romano. Nel 2011, dopo aver dimostrato il suo valore ancora allieva ai Mondiali di categoria (semifinalista sul piano nonostante un infortunio alla vigilia della gara), si è trasferita per un paio di anni con la famiglia nei pressi di Londra, rientrando poi in Italia. Dal giugno 2015 si allena con Marta Oliva alla Cecchignola, nel centro sportivo dell’Esercito. Nella stagione indoor 2018 ha conquistato il suo primo titolo assoluto sui 400 metri per scendere a 53.08, ottava italiana alltime. Studia scienze motorie ma ha frequentato l’istituto d’arte, conservando la passione per disegno e foto”.
Qualche informazione in più per Libania Grenot, la più famosa del quartetto. Sempre dalle pagine Fidal si scopre che Libania “a Cuba era considerata un talento. Il papà Francisco è sindacalista, la mamma Olga giornalista. L’ultima apparizione con la maglia rossoblù e la stella è stata quella dei Mondiali di Helsinki 2005. Poi l’avventura italiana propiziata dal matrimonio, nel settembre 2006. Un anno di inattività praticamente completa, quindi la ripresa con il tecnico Riccardo Pisani a Tivoli. La cittadinanza è arrivata ad aprile 2008 aprendole la strada per il primo miglioramento del record italiano dei 400, da lei portato nel 2009 a 50.30. Dalla fine del 2011 si allena in Florida seguita dal tecnico statunitense Loren Seagrave. Nel 2014 la consacrazione internazionale con la vittoria agli Europei di Zurigo, mentre il 27 maggio 2016 è diventata primatista italiana dei 200 metri (22.56) a Tampa, negli Stati Uniti. Ha confermato il titolo continentale nel 2016 ad Amsterdam, dove ha conquistato anche il bronzo con la 4×400 azzurra, poi la sua prima finale olimpica individuale a Rio, seguita dal record italiano in staffetta”.

Matteo Salvini vuole incontrarvi!

Mandatelo a fanculo!!!

 

3 Commenti

  1. diogene ha detto:

    “Matteo Salvini vuole incontrarvi!
    Mandatelo a fanculo!!!”
    oppure: incontratelo e ricordate a questo “signore” come aveva etichettato la Kyenge qualcuno dei suoi!

  2. Giuseppe ha detto:

    La novità, rispetto a tante altre situazioni simili è il colore della pelle che, per le persone intelligenti ed educate, non dovrebbe mai costituire un handicap: del resto ne avevamo già avuto la prova con Fiona May e Denny Mendez. Ma lo sport, in particolare, è sempre stato una sorta di lasciapassare perfino in paesi dove il razzismo è cosa vecchia e molto ben radicata. Basti pensare a Jesse Owens, atleta dalle doti eccezionali, originario dell’Alabama, vale a dire uno degli stati americani in cui il razzismo è più sentito e diffuso, che alle Olimpiadi di Berlino del 1936 vinse ben quattro medaglie d’oro in altrettante discipline, alla presenza di Hitler, sconfessando con prestazioni magistrali la leggenda della superiorità della razza ariana e diventando così un eroe nazionale. Ulteriore smacco alla politica razziale del Führer fu la stima reciproca diventata poi sincera amicizia nella vita quotidiana sorta tra Owens e Luz Long, l’atleta tedesco pronosticato come la stella più luminosa della competizione olimpica che, invece, con suggerimenti e incitazioni aiutò l’afroamericano Owens a vincere la gara del salto in lungo.
    A mio avviso, però, non c’era bisogno di trasformare un evento sportivo in una sorta di rivalsa contrapponendola alla farsa del già ridicolo raduno leghista di Pontida, utile solo ad almentare la vanagloria idolatrante di Salvini, che già perconto suo ne ha da vendere. Tanto più che ha dato modo all’energumeno (fino a ieri Padano e antiitaliano) di fare sfoggio di patriottismo, proclamando che gli italiani sono tutti uguali a prescindere “dall’abbronzatura” (citazione da Berlusconi su Obama) perché il problema che dobbiamo affontare è rappresentato dall’invasine dei clandestini.

  3. mauro ha detto:

    Sono quattro ragazze brave e dotate, inserite nel normale processo di opportunità, cultura e sviluppo che il nostro grande paese continua a dare, nonostante mille difficoltà… Quello che semmai può fare riflettere è che in quasi tutti i loro paesi d’origine le donne soffrono di ben altri trattamenti e vessazioni, trattamenti e vessazioni che vediamo quotidianamente lungo le nostre strade e marciapiedi. Donne vessate e oppresse da una arcaica cultura islamica che non riesce, neanche nei loro paesi d’origine, a liberarle da una condizione di oppressione insopportabile. Qualcosa si sta lentamente muovendo, qualcosa viene concesso.. Se in tanti paesi islamici si aprisse la strada alla coscienza, alla libertà, all’illuminismo forse il destino di tanti, costretti ad emigrare in cerca di migliori condizioni economiche sarebbe diverso. La cattiva coscienza dovrebbe essere riconosciuta ai loro governanti ed alle loro autorità religiose, non ai nostri politici che cercano di garantire, con modi e stili diversi, ai nostri paesi il livello di democrazia pur ancora molto imperfetta, così faticosamente conquistato con il sacrificio di tanti!!

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