Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA

 

La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /1

Non intendo dar ragione sempre ai proverbi nella loro parte diciamo negativa, come quando si dice che “l’erba del vicino è sempre più verde”, quasi a significare quella certa strana e talora illogica attrazione per l’esterofilo, anche nel caso in cui l’estero significhi ciò che è appena fuori casa nostra.
Non sono malato di “esterofilismo”. Anzi, mi rendo sempre più convinto che l’Italia è tra le più belle nazioni del mondo, senza per questo cadere in un becero nazionalismo, tipo leghista.
Restiamo nel nostro piccolo, o nella nostra Brianza. Ci sono zone magnifiche e curate bene: quanto entri in certi paesi, senti subito aria di pulito. Non lo stesso posso dire di questa zona, in cui attualmente risiedo, dove alle bellezze naturali non corrisponde un altrettanto amore, che significa anche cura, per l’ambiente. Esco di casa, e trovo di tutto: respiro un senso di trascuratezza che deprime, oppure ci si abitua così tanto da restare oramai indifferente. E ci si risveglia, quando si visitano paesi dove bellezza e decoro si sposano a meraviglia. Sembra di entrare in un altro mondo.
Sinceramente, faccio fatica a respirare il Bello nel mio paese. Anche la Natura si sente mortificata, quasi offesa dalla bruttezza umana. C’è anche qualcosa di bello, ma non basta: è solo una timida immagine del Bello che già al sorgere dell’alba non riesce a farci rinascere dentro. Il Bello qui da noi non dà un brivido di vita, neppure in primavera. Ovunque vai, nel Parco o fuori del Parco, nulla cambia: anche la Natura (che in latino letteralmente significa “ciò che sta per nascere”) sembra bloccata, delusa dalla nostra stupidità umana.
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /2

Quanto vorrei che, nei programmi elettorali, si spendesse almeno una parola sull’impegno di restituire al proprio paese un certo decoro, togliendo il maledetto attrito tra ambiente naturale e piani edilizi selvaggi!
Ecco, anche una sola parola per dire: mi impegnerò a restituire al mio paese la sua bellezza naturale!
Cari amministratori, avete forse paura di perdere il consenso popolare se spendete anche una sola parola in favore dell’ambiente? La gente che cosa vuole: riempirsi solo la pancia? Se così fosse, la colpa di chi sarebbe? Non è di quella maledetta cultura leghista che parla sempre e solo di pancia e con la pancia?
La nostra gente ha bisogno di nutrirsi anche di Bellezza! Ma bisogna educare alla Bellezza, a partire dai più piccoli, che sembrano in apparenza tanto carini, ma che in realtà si comportano da piccoli “selvaggi”, costretti a vivere della nostra bruttezza di adulti assetati di cose e di un avere mai sazio, come spiriti spenti e come trottole che girano a vuoto.
Provate a immaginare, se i candidati per le amministrative parlassero di Bellezza! Sarebbero subito derisi, e la gente direbbe: “Noi abbiamo ben altri problemi!”, e voterebbe programmi che promettono facili soluzioni per le cose più banali.
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /3

Credo che per un sindaco sia vitale preoccuparsi della Bellezza del proprio paese, se vuole amministrare la vera Politica, che per gli antichi greci non era altro che l’Armonia o la Bellezza del Bene comune. Ma purtroppo succede che tutto si riduca a realizzare opere e anche a permettere piani edilizi in contrasto con il Bene comune. La Brianza è la dimostrazione più lampante di questo scempio.
Provate a pensare agli antichi paesi, che si possono ancora ammirare: le case nascevano con una certa logica (ovvero, intelligenza) che rispettava l’Ambiente e rifletteva la Bellezza del Bene comune. Quando in occasione del Giro d’Italia o del Giro di Francia, gli organizzatori delle trasmissioni televisive offrono stupende riprese dall’alto di panorami dei paesi dove passano i corridori, si rimane colpiti dall’armonia dei borghi medioevali, mentre se salite su una collina, ad esempio a Cereda, e guardate giù in valle, che cosa vedete? Una disarmonia di case e di condomini davvero allucinante. E ogni anno si aggiungono così tante bruttezze da chiedermi: quando gli amministratori rinsaviranno?
E non ditemi che questo è progresso, o è il prezzo che bisogna pagare per il progresso. Oggi, si dice, bisogna badare all’efficientismo e non a valori metafisici che non danno da mangiare o da vivere. Così ragiona la Lega di Salvini. L’uomo di oggi è pragmatico, guarda al presente e a star bene. Star bene? E che significa star bene?
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Star bene per l’uomo moderno che cosa significa? Avere un lavoro, non importa quale? Avere una casa, non importa quale? Abitare in un paese, non importa quale?
Sì, la qualità della vita è essenziale perché ci sia la vita, da intendere non tanto come esistenza materiale, ma come ben-essere. Come può star bene l’essere, quando la vita è l’apparenza di una esistenza che sembra avere tutto ciò che profuma di avere?
Un tempo non c’erano solo geometri, ingegneri o architetti del fare: c’era una grande idea che guidava il fare, ed era l’arte del Bello. Già dire arte mette in crisi il pragmatismo efficientistico dei geometri, ingegneri e architetti di oggi, la cui competenza professionale non discuto, ma di cui discuto l’arte del Bello. E il Bello, un tempo, arrivava anche a costruire capolavori d’ingegneria, cosa che sembra irraggiungibile per i nanetti geometri, ingegneri e architetti di oggi, che, oltre al brutto, sanno solo aggiungere grande inventiva nel progettare mostri d’ogni tipo.
A parte qualche architetto estroso, che si crede futurista, le case comuni o, ancor peggio, i condomini di oggi nascono sfruttando al massimo i pochi metri a disposizione, per farci stare più gente possibile, talora ammucchiata come bestie. Ci si litiga per respirare un po’ d’aria, costretti a stare in casa, senza poter aprire magari una finestra, perché dà sulla finestra dell’altro, che è a due metri di distanza. Tutto è un grande paradiso, ma solo sui depliant promozionali. E poi arriva la fregatura!
Una volta c’era la vita del villaggio, esteso tanto quanto bastava perché ognuno si godesse un po’ di verde. Oggi ci sono complessi edilizi, con ogni ben di dio, costruiti con la tecnica dell’ultima moda, ma come scatole di sardine. E i paesi si allargano e si allungano, tra bruttezze edilizie e soldi che vanno al vento, alla faccia di chi ancora crede che basti vivere in Brianza per potersi godere il paradiso.
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Agglomerati edilizi disumani e selvaggi non si trovano solo nelle periferie (hinterland) delle grandi città. Nei nostri piccoli paesi, l’idea e la volontà di sfruttare nel peggiore dei modi pezzi di terra ancora vergine hanno oramai intaccato quel poco di buono che era rimasto. E qui la politica amministrativa rivela tutto il proprio analfabetismo culturale, se prendiamo la parola “cultura” nel suo significato originario di “coltivare” la bellezza della terra, creando villaggi di vita rispettando l’armonia del contesto ambientale.
È veramente vergognoso e strumentale l’approccio delle nostre amministrazioni all’ambiente: un’insanabile e selvaggia cementificazione della terra. E poi ci si lamenta, quando la terra si ribella, vendicandosi!
Non offendetevi, cari amministratori brianzoli. Voi dell’ambiente ve ne fregate! Non dico che non volete bene al vostro paese, dico solo che il vostro amore è concubino! Tenete il piede in cento scarpe: non capite da che parte girarvi, o quali scelte fare per dare al paese quell’armonia di Bellezza, che è il Bene comune. Non è mai troppo tardi. Riscattatevi, se non altro per riprendervi un po’ di quell’orgoglio che fa parte di quella coscienza che, come la terra, ha un suono, una voce, un grido irrefrenabili.
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /6

Cari sindaci, avete distrutto i “nostri” paesi approvando piani edilizi selvaggi, e continuate a farlo. Non avete nessuna intenzione di porre fine alla vostra pazzia “cementificatrice”. Certo, la gente ha diritto alla casa, ma non si può dare la casa a tutti sviluppando il territorio oltre certi limiti. I limiti sono quelli posti dall’esigenza del Bene comune, il che significa: qualità della vita, che richiede spazi vitali e non soffocanti.
Anche la vita moderna può permettere, anzi deve permettere che ogni paese abbia un suo sviluppo, ma, ripeto, entro certi limiti, usando intelligenza e preveggenza, così da evitare sviluppi selvaggi, destinati a ricadere su tutti gli abitanti di un paese.
Faccio un solo esempio, e lo faccio perché in parte sono di Perego: un paese che era un gioiello, distrutto da amministrazioni scriteriate e criminose. Oggi, si vorrebbe riprendere qualcosa della sua antica bellezza ambientale e per far questo, supposto che ancora sia possibile, si deve spendere un capitale di soldi.
Ma la cosa criminosa è che si continua a distruggere Perego, anche con la non-volontà di porre argine a permessi edilizi già in corso.
Gli amministratori responsabili di tali mostruosità edilizie dovrebbero essere esclusi da ogni incarico amministrativo. Ma ciò non avviene!

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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /7

Ma… sarebbe ingiusto addossare tutta la colpa solo sulle amministrazioni comunali, anche per il semplice fatto che le amministrazioni vengono elette dai cittadini. Dunque, i cittadini votano la lista dei candidati, la quale, se vince, governa per cinque anni. E perché poi i cittadini dovrebbero sempre lamentarsi dei loro eletti, come se, quando li hanno votati, non sapessero ciò che facevano? Mi verrebbe da pensare: “Che ingrati!”.
Una colpa, dunque, ce l’hanno anche i cittadini, ai quali, più che il ben-essere nel senso “ontologico” (ovvero, l’essere in sé), interessa la parte più esteriore, ovvero l’avere, che continuano a chiamare benessere, forse per illudersi che si tratti della stessa cosa.
E così l’opinione pubblica, quella bassa, quella bruta (direbbero gli antichi filosofi greci), intende per benessere unicamente la parte che riguarda l’economia dell’avere, che diventa un campo di battaglia dove i più forti hanno sempre il sopravvento, mentre i più deboli, come coglioni, sperano in un ribaltamento della situazione. Sperano, sperano ancora, sperano sempre, e si nutrono ogni giorno di illusioni e di disillusioni.
Ai cittadini interessa una casa, ma senza badare dove verrà costruita, e così diventano anche loro complici di scempi ambientali. Io la penso così: se i cittadini non acquistassero appartamenti o villette che sanno che verranno costruiti in zone a rischio ambientale, credo che darebbero un filo da torcere alle imprese edili. Ai cittadini interessa avere strade asfaltate, sempre più larghe e veloci; interessa avere comodità d’ogni genere, anche ricattando il Comune: “Se non mi concedi il tal permesso, la prossima volta non ti voterò più”. Come a dire: “Quando vado a votare, cerco di votare i più corruttibili”. Ho sentito questa frase da tanti leghisti della zona. Con questo non intendo dire che coloro che sono ritenuti ”corruttibili”, in realtà poi lo siano. Da qui il malumore, quando i cittadini si accorgono di aver votato persone oneste.
Ma talora gli amministratori, di fronte ai ricatti dei cittadini, cedono, anche per arrivare alla fine del mandato, possibilmente con il fegato ancora sano. Quanti tra i nostri amministratori rischiano la vita per non cedere al ricatto dei loro concittadini?
Ma ecco che gli stessi cittadini che hanno ottenuto permessi edilizi a rischio ambientale ricattando il Comune, poi, quando si verificano alluvioni o smottamenti di terra, sono i primi a correre a porre denuncia contro il Comune e a chiedere risarcimenti per i danni. Non ho che un commento: Vigliacchi! Bastardi!
Anche in questo caso, non faccio degli sconti sulla responsabilità degli amministratori comunali. I cittadini dovranno fargliela pagare, alle prossime elezioni. Ma sarà così? O si continuerà a votare “i corruttibili”?
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /8

Credevo, almeno all’inizio, che la Lega Nord si pre-occupasse (sic!) realmente della base, e le premesse mi sembravano buone e sincere: chi non ammirerebbe l’amore alla propria località, difendendola da una politica che accentra tutto a Roma? Ma ben presto ho dovuto ricredermi: la Lega, invece che stare dalla parte del Bene comune del proprio paese, iniziò a favorire l’egoismo individuale dei cittadini, i quali, se giustificati nelle esigenze della loro pancia, fanno a pezzi anche il Bene comune.
Quando oggi penso alla Lega, mi viene istintivo collegarla alla bruttezza. Già le parole “rozzezza”, “barbarie”, “analfabetismo”, “razzismo”, “xenofobia”, e così via, richiamano il peggio dell’essere umano.
Se per un verso la Lega produce bruttezza, per l’altro non accetta chi produce bellezza. Diciamo che anche negli altri partiti, pur con ammirevoli sforzi per il Bene comune, manca quella volontà o quel coraggio di rischiare di più. Abbiamo anche bravi amministratori, ma timidi, incapaci di osare il meglio. Ecco: la parola “meglio” dovrebbe qualificare e distinguere una amministrazione da un’altra. Ma il “meglio” è sempre relativo, troppo relativo. Certo, nessuno vuole pretendere l’assoluto, che rimane solo l’ideale irraggiungibile, ma perché non chiedere un maggior cammino, un maggior impegno, una maggiore determinazione al “meglio”?
Credo che, a differenza delle Comunità pastorali dove, via un prete deciso e innovativo, tutto può tornare come prima, i Comuni potrebbero lasciare segni più duraturi. Un prete, fosse anche il più eretico e sovversivo, non riuscirà mai a distruggere una comunità, ma un’amministrazione comunale, che facesse scelte criminose nel campo ambientale, potrebbe lasciare segni distruttivi del tutto irreversibili. E così un’amministrazione che sapesse dare positivamente una svolta radicale al paese, potrebbe aprire campi nuovi per il futuro.
Si deve puntare al rialzo, che è il bello del Bene comune, e non al ribasso, che è il brutto del Bene comune ridotto a pancia. Non vedo tra le nostre amministrazione questa gara al rialzo. Mi sembrano appiattite, preoccupate solo di fare le cose comuni in modo legalmente amministrativo. Ma ciò non basta.
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /9

Tornando all’analfabetismo della Lega Nord, che fa parlare solo la pancia, credo che la cultura del Bene comune sia essenziale per dare una svolta al proprio paese. E finché non si educheranno i cittadini ad elevarsi col pensiero, si avranno poche possibilità di uscire dallo stallo del brutto.
Ma darei ancora qualche chance alla Lega: dovrà però capire che con i vari Salvini non andrà lontano, ma sarà destinata ad estinguersi lasciando di conseguenza una massa di ebeti naufragare nella melma.
Sì, cultura deve essere una parola d’ordine, se si vuole far sì che la gente guardi al di là della propria pancia, per farsi attrarre da quella bellezza di vita che, inutile nasconderlo, è il vero ben-essere per un futuro migliore.
Cultura è soprattutto Pensiero, quel Pensiero che prende il cuore, tutto, anima e corpo, ed apre alla vita, nell’armonia cosmica. Dentro l’essere, non siamo frammenti a se stanti, magari l’uno contro l’altro, creando odio e razzismo. Siamo parte di un Tutto indivisibile: l’uno per l’altro, senza frontiere. I mistici induisti parlano di “advaita” (vedanta), termine che sta a indicare la non-dualità tra “atman” e “Brahman”, ovvero tra l’essenza interiore dell’individuo (“atman”) e l’Assoluto (“Brahman”). Se Salvini leggesse queste parole, direbbe: “Se non sono pagnotte o salamelle, che cazzo sono?”. E scriverebbe un altro libro per spiegare, con parole più povere, che noi siamo fatti per mangiare, pisciare e defecare.
Cultura, dunque, è pensiero, è vita, è bellezza, è unitarietà tra divino e umano, è pienezza di Umanità nella pienezza del Divino.
Non basta leggere libri di cultura ma i libri ci vogliono, soprattutto libri dei grandi filosofi greci dell’antichità mai morta, e dei mistici occidentali e orientali, purtroppo sepolti sotto strati e strati di dimenticanza, tanto più che la religione, compresa la Chiesa, preferisce dimenticarli, se non censurarli.
Non bastano conferenze culturali, ma ci vogliono, soprattutto se trattano temi elevati, senza tuttavia chiudersi nei soliti circoli di quattro gatti. È la massa che ha bisogno di nutrirsi di un grande pensiero.
Occorre creare occasioni, le più disparate, per discutere di cose nobili, per stimolare la gente a uscire dai soliti problemi materiali. Certo, siamo fatti anche di corpo, ma il corpo senza lo spirito vitale, è solo pancia e cesso.
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /10

Se il Bene comune è Bellezza o Armonia, ci si chiede quale sia il rapporto tra il Cosmo e l’essere umano. È solo qualcosa di estetico o di bellezza esteriore? La Natura è soltanto il fascino di qualcosa che oggi vediamo, come se tutto fosse un quotidiano ripetersi di albe o di tramonti, di colori dei fiori o delle piante, o non c’è qualcosa di più, ovvero la bellezza del Divino di cui la Natura è un riflesso? Ma se il Divino è in perenne rigenerazione, così è la Natura: non dimentichiamo la sua etimologia: “ciò che sta per nascere”.
Quando pensiamo alla Natura, ci viene istintivo parlare di qualcosa che colpisce anche i nostri sensi, ma ci è difficile parlare di bellezza degli esseri umani. Ed è qui che il nostro pensiero va oltre la fisicità, ed entra in quella intimità, dove si scopre il Divino, o quell’Uno in cui si ricompongono tutti gli esseri umani e tutta la realtà del Cosmo. Se Bellezza è Armonia, come si può partire dall’esteriorità per ricomporre la molteplicità nell’Unità? Dunque, bisogna partire dal nostro essere, dal fondo dell’anima, come dicono i mistici, se vogliamo sentirci Uno nel Tutto.
Ecco perché, se questi profondi pensieri erano più che naturali presso il mondo antico, non lo sono più per l’uomo moderno, per un verso esteriorizzato o alienato, e per l’altro frantumato.
Vedete: i discorsi che si fanno sull’immigrazione, fino a che resteremo all’esterno del nostro essere, saranno sempre complessi e strumentalizzati da rozzi e analfabeti nello spirito, ma se entriamo dentro di noi ci sarà più facile cogliere quel fondo di Umanità, dove tutti siamo Uno nel Tutto, e dove il molteplice si scioglie. Certo, i problemi sociali non si risolveranno in due minuti, ma almeno avremo trovato la sorgente da cui partire.
La bruttezza della politica sta proprio qui: nel voler risolvere i problemi sociali e umanitari restando in superficie, dove la molteplicità resterà sempre un grosso problema, e dove i vari Salvini avranno sempre modo di espletare il peggio dell’essere umano: preferiscono rimanere come perenni aborti, piuttosto che avere almeno un desiderio di riscatto, uscendo dall’alienazione in cui hanno deciso di abitare.
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /11

Parlare del mondo interiore, là dove lo spirito ricompone il molteplice nell’Uno, potrebbe sembrare azzardato, ma non sarebbe ora che, dopo discussioni e incontri che quotidianamente si organizzano sui vari problemi esistenziali che interessano questa società in affanno, si inizi a proporre temi di Mistica, di quella Mistica che non ha etichette religiose, ma che si trova ovunque, sia in occidente che in oriente, presso filosofi greci e filosofi orientali?
Sarebbe anche una grande opportunità per gli stessi credenti di scoprire che il cristianesimo è Mistica e non religione, e che le sue origini non sono quelle ebraiche, ma greche o, ancor meglio, orientali.
Anche la Chiesa ha bisogno di scoprire la vera spiritualità, che non è un insieme di riti, di formule, di dogmi, di sacramenti, e tanto meno di strutture gerarchico-organizzative, ma è quel mondo dello Spirito che, come ha detto lo stesso Cristo, soffia dove e quando vuole, senza seguire direttive o traiettorie prestabilite.
Anche la Chiesa-struttura conosce poco la Bellezza, e ha avuto una lunga interminabile storia di brutture: veri crimini contro l’Umanità. E non basta ora chiedere perdono.
Anche la Chiesa, nonostante parli di spiritualità, forse troppo, non sa che cosa sia il mondo più autentico dello Spirito, anche perché lo Spirito risiede nel profondo dell’essere umano, così tanto maltrattato da una religione che, oltre a crearsi su misura il proprio idolo, ha di mira la schiavizzazione della nostra parte migliore.
La Chiesa-struttura sa che il mondo interiore sfugge ad ogni potere, perché, come dicevano i Mistici, quando si scopre se stessi e si scopre il divino in noi, ogni mediazione salta, a iniziare da quella religiosa. Ecco perché la Chiesa non ha mai potuto soffrire la Mistica e ha messo ai margini i Mistici.
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /12

Sarei tentato di insistere sul mondo interiore dell’essere umano, e perciò di contestare il mondo politico e religioso, ma una cosa non posso tacere, ed è il fatto che la società moderna sembra aver perso la propria anima. In occasione della celebrazione dell’anniversario (non mi ricordo quale) dello sganciamento delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki in Giappone (agosto 1945), mi ricordo ancora ciò che disse uno scienziato: “Ciò succede perché la società vuole correre così tanto da lasciare indietro la propria anima. Non ci rimane che fermarsi, ed aspettarla”.
Ma la società non ha capito la lezione del passato: ha continuato a correre all’impazzata, e così ci troviamo ad essere nient’altro che robot.
E questo lo constatiamo anche nel nostro piccolo. I nostri paesi sembrano piccoli mostri senz’anima. Sembrano scoppiare magari di salute: nonostante la crisi, il progresso non conosce un arresto. Almeno la crisi economica avesse fermato il passo e aiutato l’uomo a riflettere! No! Ogni crisi è vista solo come una maledizione divina (chissà perché l’uomo non ha mai colpa!?), e, una volta passata, si torna ad essere più folli di prima.
Occorre fermarsi, e riflettere, ovvero riprendersi l’anima rimasta indietro. Da mostri torneremo umani.
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La Brianza e non solo: BELLEZZA E BRUTTEZZA /13

Termino questa serie di riflessioni sulla bellezza e bruttezza, con una citazione di Angelus Silesius (Johannes Scheffler), mistico tedesco vissuto dal 1624 al 1677. È uno degli aforismi più belli, più famosi e più interpretati, tratto dal suo capolavoro: “Il pellegrino cherubico”, libro I, n. 289. Titolo: “Ohne Warum”, ovvero: “Senza perché”.
Eccolo: “La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, / A se stessa non bada, che tu la guardi non chiede”.
La rosa sta per ogni elemento dell’Universo: è ciò che è, in quanto essere. Ogni essere agisce secondo la propria natura. La rosa fiorisce perché “deve” fiorire, non può fare diversamente: è nella sua essenza. Così il sole, così la pianta, ecc. Così Dio, così noi. Qui sta la più pura gratuità: essere ciò che si è, senza un perché. Ogni perché disturba, copre la gratuità. A parte ogni tornaconto che abbruttisce la gratuità, l’essere non vuole neppure essere considerato.
La bellezza sta qui: nell’essere ciò che si è, indipendentemente da ogni altra considerazione. È chiaro che richiede di essere rispettato, e non di essere usato per secondi fini. La natura richiede un contesto che rispetti il suo crescere, il suo fiorire, il suo risplendere.
Bellezza e gratuità danno ad ogni realtà vivente la migliore possibilità di essere se stessa. E invece che cosa vediamo? Ci mettiamo sempre qualcosa di nostro, la nostra mano, il nostro studiato interesse. Coltiviamo un orto, ma per raccogliere qualche frutto. Coltiviamo una vigna, ma per raccogliere uva, ottenere il vino e venderlo. Curiamo i sentieri per accontentare i passanti. Proteggiamo con siepi belle ville, ma per difendere la nostra privacy. Coltiviamo i fiori ma per far vedere quanto è bello il nostro giardino, oppure per venderli o per abbellire gli altari.
Non c’è nulla che venga rispettato senza un perché. I perché hanno abbruttito il mondo. Sono la rovina del mondo. La politica dei perché. La religione dei perché. La filosofia dei perché. Solo la Mistica rifiuta i perché: essa toglie ogni perché, per fare spazio all’essenza della realtà nella sua interiorità più profonda.
I perché esteriorizzano, falsificano, chiudono le strade dell’Infinito, che è senza perché. Ogni perché è un’offesa alla realtà dell’essere, uno schiaffo alla bellezza e alla gratuità.
Noi siamo alienati dai nostri complessi perché. La realtà è se stessa, meno la aggrediamo con le nostre pretese di possesso.
Bellezza, dunque, è gratuità dell’essere che si apre all’Infinito senza perché.
La religione è brutta, perché è riuscita a fare di Dio un mercante, con la giustificazione che noi siamo mendicanti. Sì, siamo mendicanti, ma di che cosa?
E tutto resterà una noiosa bruttezza fino a quando non useremo l’occhio dell’intelligenza e l’occhio dell’amore, gli unici capaci di capire che la rosa è senza perché. (Fine/13)

 

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