Nel 2017 boom di Comuni commissariati per mafia

da La Stampa

Nel 2017

boom di Comuni commissariati per mafia

Con Minniti ministro più che raddoppiati gli scioglimenti per infiltrazioni. E adesso si studia come sospendere più facilmente i burocrati collusi
02/12/2017
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
L’impennata nello scioglimento per mafia dei Comuni è evidente. Parlano i numeri: 21 i municipi azzerati nel 2017, più di quanto fatto nei ventiquattro mesi tra 2015 e 2016. L’accelerazione porta il segno di un ministro dell’Interno quale Marco Minniti, volitivo, decisionista, e per di più calabrese (il che non guasta). «Non è certo una festa della democrazia, ma si tratta di uno strumento essenziale», diceva il ministro ai recenti Stati generali contro le mafie.
Dopo l’esame da parte delle prefetture, sono state azzerate tante amministrazioni locali, da Casavatore a Scafati, Bova Marina, Gioia Tauro, Castelvetrano, Isola di Capo Rizzuto, Marina di Gioiosa Ionica, Lamezia Terme, Cassano all’Ionio. Restando alle località più note. La scure del ministro ha colpito soprattutto la sua Calabria (12 Comuni sciolti). Meno la Campania (4 Comuni), la Puglia e la Sicilia (2 Comuni ciascuna).
Se non hanno fatto gran notizia le infiltrazioni mafiose in storiche roccaforti della criminalità organizzata, specie nella piana di Gioia Tauro, ha colpito lo scioglimento di Lavagna (Genova), dove è stato arrestato il sindaco: è dell’estate scorsa la prima condanna per Antonio Rodà (14 anni e 8 mesi), uno dei boss calabresi insediati nel Levante ligure, accusato di associazione di stampo mafioso oltre che di spaccio di stupefacenti. Ma non è certo il primo caso di scioglimento per mafia di un Comune al Nord e non sarà l’ultimo. Ci sono i precedenti di Sedriano (provincia di Milano), Rivarolo Canavese e Leini (Torino). E di recente il ministero ha avviato gli accertamenti preliminari su Seregno (Monza).
«Come Commissione Antimafia – commentava qualche giorno fa la presidente Rosy Bindi – abbiamo compiuto due missioni in Liguria a distanza di due anni e devo dire che fra prima e seconda ho notato una maggiore consapevolezza dei rischi. Fummo accolti a Imperia come coloro che venivano a portare lo spauracchio della ’ndrangheta, così non la seconda volta».
È stato un cruccio di questa commissione Antimafia, l’infiltrazione negli enti locali. Se ne sono occupati a più riprese. Nei prossimi giorni, per dire, torneranno a Ostia, dove il Municipio fu sciolto nell’agosto 2015 a seguito dell’operazione Mafia Capitale e dove si è votato solo qualche settimana fa.
Il Parlamento, intanto, si è molto interrogato sull’attualità della legge del 1991 che regolamenta lo scioglimento dei Comuni infiltrati dalla mafia. Sempre Bindi aveva ipotizzato una «terza via» tra scioglimento degli organi politici e non-scioglimento con una «commissione di affiancamento» per accompagnare un ente locale nel suo percorso.
Infine la questione del personale amministrativo. Dal 2009 è possibile sospendere, trasferire e perfino licenziare un dipendente colluso, al termine di un procedimento disciplinare, ma solo nel caso di un Comune che sia stato sanzionato con lo scioglimento. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva proposto in un suo ddl di prevedere un percorso simile anche a prescindere dallo scioglimento dell’ente, ma si è arenato al Senato.
Tutti problemi terribilmente concreti, con relative proposte, che finiranno nella prossima dettagliata Relazione dell’Antimafia al Parlamento. Se ne parlerà nella prossima legislatura.

 

1 Commento

  1. Giuseppe ha detto:

    Quando ero ragazzo di mafia se ne parlava poco, anche perché i personaggi più eminenti si affrettavano ad affermare che “la mafia non esiste”. Si trattava solo di una diceria cattiva, montata ad arte per denigrare regioni come la Sicilia e, in parte, la Calabria e la Campania, dove più sensibile era il degrado e la sperequazione economica e sociale aveva aspetti allarmanti, tant’è vero che venne istituito appositamente un ministero che gestiva la “Cassa del mezzogiorno” organismo che aveva il compito di predisporre dei programmi per il finanziamento e l’esecuzione di opere straordinarie dirette «al progresso economico e sociale dell’Italia meridionale».
    Come, invece abbiamo potuto toccare con mano negli anni successivi, non solo la mafia esiste e ha fatto una serie di vittime, anche illustri, ma si è addirittura insinuata a tal punto nel tessuto sociale che ormai è presente un po’ dappertutto e, pur traendo i suoi introiti da azioni criminose e traffici a dir poco discutibili, a questo punto investe anche in attività produttive agendo nella legalità. Oltre ad aver inserito dei propri affiliati nel sottobosco politico dei faccendieri e dei portaborse e, perfino nelle istituzioni pubbliche ai livelli più elevati. Non per niente oggi si parla apertamente di collusione Stato-mafia, e il fenomeno è talmente diffuso da aver portato agli sciolmenti di cui si parla.
    Quello che non capisco e faccio fatica ad accettare è che non si possa perseguire penalmente il singolo dipendente colluso, a meno che non faccia parte di un’amministrazione già sciolta e/o commissariata. Sembrerebbe quasi che i nostri parlamentari cerchino con ogni mezzo di intralciare il cammino della giustizia, quando c’è di mezzo Cosa Nostra o qualche altra organizzazione criminale…

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