Una persona su 18 muore in mare per arrivare in Italia

da AVVENIRE
29 novembre 2019
Fondazione Migrantes.

Una persona su 18 muore in mare

per arrivare in Italia

Paolo Lambruschi, inviato a Modena
In aumento le persone irregolari, a causa del decreto Sicurezza. Si è alzato il tasso di mortalità nel Mediterraneo centrale, 8 domande di asilo su 10 nel 2019 sono state respinte
Aumentano le persone irregolari in Italia a causa del primo decreto sicurezza che ha abolito la protezione umanitaria. E 8 domande di asilo su 10 nel 2019 sono state respinte mentre sono sempre in calo i migranti e i rifugiati arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo da gennaio a ottobre.
È la foto di un anno difficile scattata dalla Fondazione Migrantes della Cei nel terzo rapporto dedicato ai richiedenti asilo e rifugiati. Anno in cui il diritto alla protezione oggi sembra sempre più “sotto attacco” in Europa e in Italia.
Sono 307.110 i richiedenti asilo per la prima volta nell’UE nei primi sei mesi del 2019 (+ 7% rispetto al 1° semestre 2018), soprattutto siriani, venezuelani e afghani. E circa 81.000 le persone arrivate nella Ue via mare secondo il rapporto “Non si tratta solo di migranti.
L’Italia che resiste, L’Italia che accoglie” curato da Cristina Molfetta e Chiara Marchetti e presentato stamane a Modena nell’ambito del Festival della Migrazione (www.festivalmigrazione.world).
Con gli arrivi via terra in Grecia e in territorio spagnolo il totale arriva a 98mila persone.
I sigilli alla rotta balcanica a seguito dell’accordo tra Ue e Turchia del 2016 e al Mediterraneo centrale con il memorandum Italia-Libia del 2017 sono la ragione della diminuzione.
CALA IL NUMERO ASSOLUTO DEGLI ARRIVI, SALE IL TASSO DI MORTALITÀ NEL MEDITERRANEO
La buona notizia è il calo del numero assoluto dei morti e dei dispersi, con un aumento però dell’incidenza rispetto agli arrivi in particolare nel Mediterraneo centrale. Da 1 ogni 40 del 2016 si è passati a 1 ogni 18 nel 2019. Morti e dispersi in mare sono aumentati in proporzione a chi è riuscito a partire. E le condizioni di chi rimane bloccato in Turchia, in Grecia in Bosnia o fuori dai nostri porti e, soprattutto, di chi viene intercettato e riportato in Libia sono drammatiche.
Nonostante le dichiarazioni ansiogene su nuove ondate di sbarchi, l’anno sembra avviato a concludersi con un totale di arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare ai livelli minimi: 9.648 quelli registrati a fine ottobre (-56% rispetto allo stesso periodo 2018, nel quadro di una tendenza di drastica riduzione iniziata nel 2017). A novembre è stata superata quota 10 mila.
I numeri smentiscono l’ex ministro degli Interno Matteo Salvini, che in campagna elettorale aveva annunciato mezzo milione di rimpatri di “clandestini “. Su 4.092 migranti trattenuti nei CPR (Centri di permanenza per il rimpatrio) nel 2018, solo il 43% sono stati effettivamente rimpatriati. E sono stati appena 200 i rimpatri volontari assistiti fra 1° gennaio e 22 settembre 2019 (contro i 1.161 nel ’18).
Quando si è trattato di scagliare false accuse sui social contro le Ong definite dalla macchina della propaganda complici degli scafisti la durezza è stata estrema. Ma quando si tratta di scafisti veri la musica cambia. Secondo la ricerca sono stati solo 94 quelli arrestati fra agosto 2018 e luglio 2019 (contro i 209 nello stesso periodo 2017-2018).
Quanto al mare fra gennaio e ottobre 2019 i migranti e rifugiati intercettati dalla Guardia costiera libica e riportati nei lager sono stati 8.155, cifra non molto inferiore al totale di persone che nel periodo sono riuscite a sbarcare in Italia, 9.648.
La ricerca stila un bilancio anche dei porti chiusi. Sono state 24 le “crisi navi” causate dal “blocco” dei porti italiani fra giugno ’18 e agosto ’19; ma da gennaio all’8 luglio ‘19, su 3.073 arrivi nel nostro Paese quelli realizzati da Ong sono stati appena 248, l’8%. Senza scordare gli sbarchi fantasma, ben 7.500.
SULLA ROTTA BALCANICA OLTRE 2.600 RESPINGIMENTI DALLA CROAZIA
Conseguenza del calo degli arrivi, il forte calo nel 2019 dei richiedenti asilo registrati: 26.997 alla fine di settembre (dato provvisorio, contro i 43.965 dello stesso periodo del 2018), provenienti da Pakistan, Nigeria, Bangladesh, El Salvador, Perù, Ucraina, Marocco, Senegal, Albania e Venezuela.
Nel 2018 l’UE ha registrato 580.845 richiedenti asilo. Per numero assoluto l’Italia si è collocata quinta, dopo Germania, Francia, Grecia e Spagna. Ma le posizioni nazionali variano di molto se si considerano i richiedenti in rapporto agli abitanti: il primato è di Cipro (8.805 per milione), seguita da Grecia (6.051) e Malta. L’Italia, con 813 richiedenti per milione di abitanti, si colloca ben al di sotto della media europea (1.133 per milione).
Ormai è chiaro che ha ripreso consistenza la tormentata rotta balcanica via terra con 5.526 arrivi in Friuli-Venezia Giulia fra il 1° gennaio e il 15 settembre. Secondo l’Acnur centinaia di rifugiati e migranti continuano a denunciare di essere stati picchiati e respinti oltre il confine senza la possibilità di chiedere asilo. Al 30 settembre 2019 2.674 persone hanno dichiarato di essere state respinte dalla Croazia in Serbia nel corso dell’anno; nello stesso periodo sono 289 le segnalazioni di incidenti che hanno riguardato 2.194 persone respinte dalla Croazia in Bosnia.
DOMANDE DI ASILO: QUASI SCOMPARSA LA PROTEZIONE UMANITARIA
Maglie più strette ovunque per le forme di protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione umanitaria). Nel primo semestre del 2019 nell’Ue hanno ottenuto protezione in prima istanza solo il 35% dei richiedenti asilo esaminati. Nel 2018 le Commissioni territoriali italiane hanno riconosciuto uno dei tre benefici di protezione a poco più di 31mila persone, contro le 34mila circa del 2017 e le quasi 37mila del 2016. Il dato parziale per il 2019 (che ha registrato la quasi-scomparsa della protezione umanitaria) è pari a 14.000. Su circa 72.500 domande esaminate nellanno, quelle respinte sono state l80%, l11% le concessioni dello status di rifugiato, il 7% della protezione sussidiaria e appena l1,5% della protezione umanitaria. Effetti paradossali ampiamente previsti dagli esperti sui veri effetti del decreto sicurezza si registrano con l’aumento degli irregolari. Fra i 71.000 nuovi immigrati caduti in situazione di irregolarità in Italia fra giugno 2018 e giugno 2019, sono infatti 18.000, quindi quasi uno su quattro, i casi attribuibili al Decreto Sicurezza. A giugno 2019 il numero degli irregolari presenti in Italia era stimabile dunque in 620.000 persone.
“La sfida delle migrazioni oggi non riguarda solo l’accoglienza, ma la capacità di costruire un Paese dove le diversità, la presenza di persone di paesi, culture e religioni diverse, sappiano comporsi in una realtà più ricca – ricorda don Giovanni De Robertis, direttore Generale della Fondazione Migrantes -, sottolineando che per troppo tempo forse abbiamo pensato che fosse sufficiente salvare chi annegava (e purtroppo invece continua ad annegare nell’indifferenza di tanti) e portarlo in qualche porto italiano”. Questo, rileva De Robertis, è solo il primo passo in quanto, come ribadisce papa Francesco, è necessario anche proteggere, promuovere, integrare. Senza queste azioni non c’è neanche vera accoglienza.
Infine due curiosità. Nella lista globale dei 10 principali Paesi di provenienza dei rifugiati quelli africani sono sette. Benché giovanissimo il Sud Sudan indipendente solo dal 2011, terzo Paese assoluto, ha visto fuggire all’estero ben 2,3 milioni di suoi cittadini. E sempre a livello globale sono africani tre dei principali Paesi di accoglienza, che però salgono a cinque se si considera l’incidenza dei rifugiati rispetto al numero di abitanti: in quarta posizione assoluta si trova il Ciad, seguito da Uganda e Sudan; per trovare il primo Paese del Nord del mondo, la Svezia, occorre scendere alla settima posizione. La prova di quanto la realtà sull’accoglienza in Europa sia stata deformata. E di quanto la Fortezza sia chiusa.

 

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