Simone Pillon vi vuole fare indignare per far crescere la sua pagina Facebook

da L’Espresso

Simone Pillon vi vuole fare indignare

per far crescere la sua pagina Facebook

Il vergognoso messaggio su Vittorio Zucconi è parte di una strategia ben definita e che sul social blu funziona alla perfezione: basta che se ne parli per aumentare la portata (e i like). Non a caso la sua pagina è quella che cresce di più negli ultimi mesi
DI MAURO MUNAFÒ
30 maggio 2019
Iniziamo in maniera brutale: al senatore Simone Pillon della morte di Vittorio Zucconi non interessa assolutamente nulla. Il suo vergognoso messaggio sul giornalista aveva ed ha un solo obiettivo, che è stato centrato in pieno: far casino su Facebook.
L’indignazione di una parte dei lettori (sacrosanta), gli articoli che attaccano quel messaggio (comprensibili), le replice e le controrepliche erano prevedibili e sono puntualmente arrivate. Come previsto.
Per capire il perché di quello e di tanti altri messaggi che il senatore Pillon e molti politici rilanciano sui social bisogna quindi non tanto interrogarsi sullo spessore umano di queste persone, quanto sul funzionamento dei maledetti algoritmi di Facebook. Senza andare troppo sul tecnico, citiamo solo due parole: portata e interazioni. La prima, la portata, è il numero di persone che “vedono” quello che tu scrivi su Facebook: un numero che è solo in parte correlato al numero di fan che quella pagina ha accumulato. Per far aumentare la portata è fondamentale l’altro elemento, le interazioni, cioè il numero di persone che mette like, commenta o condivide quel messaggio. Semplificando un po’ la cosa possiamo dire che più interazioni ci sono, più aumenta la portata e più aumenteranno i like alla pagina. Si innesca insomma un circolo virtuoso.
Torniamo quindi al nostro senatore Pillon. Come l’Espresso ha raccontato qualche settimana fa , il leghista ha assoldato nei mesi scorsi uno dei golden boy della destra-social italiana per farsi curare la pagina Facebook, fino a quel momento del tutto invisibile e irrilevante. Si chiama Matteo Montevecchi ed è diventato una star dei social trollando su twitter gli avversari politici e postandone poi gli screenshot. Il trollaggio come strategia politica è quindi proprio ciò che ha portato come Know how alla corte di Pillon e quanto fatto sul corpo di Zucconi.
Puro trolling, diretto con attenzione “contro” i propri nemici, per accumulare like e far diventare virale la pagina.
Una strategia che, piaccia o no, funziona benissimo su Facebook. E lo dimostrano i numeri. La pagina del senatore Pillon è quella che cresce in percentuale di più tra tutti i politici italiani negli ultimi mesi: un tasso di engagement del 14 per cento (Salvini ha il 15, Di Maio il 5), crescita settimanale del 4 per cento e tante altre statistiche dimostrano questo assunto.
Che cosa volete che importi il rispetto di un morto di fronte ai like di Facebook?

 

2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Nel mondo del terzo millennio capita anche questo. Non basta più vivere la vita di tutti i giorni con le sue alterne vicende e fortune, occupandosi dei propri interessi e delle proprie attività, perché c’è anche una vita virtuale che con la sua invadenza sta soffocando la quella reale. Parlo ovviamente dei social network, ovvero quegli strumenti che per mettere in relazione tra loro le persone più disparate hanno finito per soppiantare i massmedia tradizionali diventando il dispositivo principale per farsi conoscere e il mezzo a cui affidare le proprie idee e i messaggi relativi. Va da sé, a questo punto che, dato l’ambiente rissoso e pieno di veleni che ci circonda, in breve si sia passati dalla semplice opinione all’insulto. Talché si è giunti al paradosso che se da una parte per qualcuno è divenuto quasi indispensabile avere un profilo social, come se si trattasse di uno status symbol o, meglio ancora, una prova della propria esistenza, dall’altra è diventato più comodo “discutere” per via telematica, anziché affrontarsi a viso aperto.
    In parole povere, tanto per cambiare, ancora una volta qualcosa nata per facilitare la comucazione e rendere più immediati i rapporti interpersonali si è trasformata in uno strumento di offesa ed oltraggio.

  2. Luigi ha detto:

    L’inno musicato da padre Umberto Vivarelli “Ritta discosta” prosegue con “Madre, tu sei ogni donna che ama, Madre tu sei ogni madre che piange un figlio ucciso, un figlio tradito …” Non è la “bella Signora” di Pillon e Salvini anche se il popolo canta con loro: “Mira il tuo popolo bella Signora …”. Ogni donna che ama sono le Etty Hillesum, le Aminetou Ely, le … Quante madri hanno fatto piangere i Mussolini del passato e i Salvini del presente, razzisti di ieri e di oggi? Per non dire dei patrioti e dei padri padroni delle famiglie tradizionali? Non solo è inutile dialogare con personaggi come Pillon e Salvini, ma è pure dannoso perchè si favorisce la loro propaganda. Quello che non capiscono certi conduttori di talk show.

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