Questo Paese che non riesce a superare le barriere architettoniche

da Democratica
Ileana Argentin
3 ottobre 2017

Questo Paese che non riesce a superare

le barriere architettoniche

Finalmente la legge arriva in aula a Montecitorio
Barriere, barriere e ancora barriere… Che strano Paese il nostro: l’Italia, pur essendo una sorta di bomboniera per i servizi alla persona e alla scuola per i disabili, non riesce proprio a superare le barriere architettoniche.
Questo limite è come se fosse un gene maligno che fa parte del suo DNA in cui sono insite indifferenza e ignoranza. Da sempre tutte le persone si riempiono la bocca parlando di diritto alla mobilità e all’accesso delle persone con deficit motori ai luoghi pubblici e privati della nostra nazione ma poi, oltre a qualche intervento a pioggia qua e là, non si riesce a pianificare un progetto complessivo.
Cosa sono le barriere architettoniche? Infrastrutture e strutture fisse o mobili che impediscono il passaggio delle persone su sedia a ruote o con deficit sensoriali (non vedenti e audiolesi).
Scalini, gradinate, porte strette, scivoli fatti male, sampietrini, brecciolino, eccetera: insomma, tutte quelle piccole, grandi cose che limitano la mobilità. Il disagio creato dalle barriere architettoniche è enorme, soprattutto per le famiglie che si fanno carico dei limiti dei propri parenti, perché sono sempre loro che volenti o nolenti le devono superare.
I disabili italiani sono settant’anni che combattono e lottano per la loro autonomia di movimento: nelle piazze, nel confronto con le istituzioni, ma soprattutto con la ricerca di strumenti atti a sensibilizzare il mondo circostante. Purtroppo, però, niente da fare: la gente è d’accordo, i politici fanno le leggi – per giunta tra le migliori d’Europa – ma gli imprenditori e i tecnici dell’edilizia e dell’urbanistica non applicano le regole basilari, un po’ per non conoscenza e un po’ per insofferenza, quasi che il numero delle presenze dei disabili fosse talmente relativo da non spingere nessuno a ritenerlo un problema reale.
Non è così: i disabili sono moltissimi, così come gli anziani non autosufficienti, tant’è vero che il 9% del PIL italiano riguarda proprio l’handicap.
Mi piacerebbe far capire che noi siamo non solo persone che debbono avere il diritto alla mobilità, ma anche una fetta di mercato che non riesce a spendere i propri soldi perché non può entrare negli esercizi commerciali e nei musei, non riuscendo perciò a partecipare neanche alla spesa per il turismo. Infatti o abbiamo accanto Superman o Superwoman che ci sollevano ovunque andiamo, oppure tutti a casa a vedere la tv.
Domenica 1° ottobre è stata la quindicesima edizione della Giornata Nazionale per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche, ma non sono queste lodevoli 24 ore che possono fare la differenza: serve un’attenzione quotidiana per rispettare la fruibilità di tutti.
Questa settimana verrà portata in Parlamento una nuova legge sull’argomento, anche a mia firma, iniziativa normativa senza dubbio importantissima, ma se non cominciamo dalla formazione, ben poco cambierà visto che – a mio parere – delle buone leggi già ci sono.
La norma per essere norma, lo dice il diritto, ha bisogno di sanzioni ma chissà perché, quando si parla di handicap, anche queste diventano irrilevanti e di conseguenza non dissuasive né educative. Io personalmente sono già due legislature che presento la legge sullo universal design per tutti, cioè sto tentando di far comprendere che se non superiamo l’ignoranza dei tecnici che costruiscono, niente potrà cambiare, perché non bisogna abbattere creando costi aggiuntivi ma progettare senza limiti spendendo il giusto, altrimenti l’alibi di non sapere come si fa a superare i deficit strutturali degli edifici, delle strade o dei marciapiedi rimarrà sempre valido.
Dobbiamo quindi entrare nelle scuole e nelle università promuovendo o bocciando chi sa o chi non sa abbattere le barriere. Troppe parole e pochi fatti: insomma barriere di princìpi e valori ostacolano il rispetto dei diritti. Facciamo qualcosa di davvero concreto con un Osservatorio tecnico del Paese e forse la più grande barriera, quella culturale, cadrà.
Infine aggiungerei che grazie al governo PD tanto è stato fatto per chi ha degli handicap ma la risposta è nei giovani, che devono cambiare l’idea di suddividere i bisogni per categorie e pensare al bello e all’accessibilità architettonica rivolgendosi a tutti.
Grazie comunque ai colleghi che porteranno la legge in Aula, perché questo dimostra che qualcuno non si arrende e continua a credere che il Paese debba rispondere alle esigenze di tutti i cittadini. I disabili non sono portatori di handicap bensì ricevitori di handicap: basti pensare a un gradino.

 

2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Ha perfettamente ragione Ileana, il problema va affrontato e risolto a monte e non facendo ricorso a rattoppi rabberciati all’ultimo momento, quando l’evidenza costringe a muoversi. Perché i disabili e gli invalidi non devono essere trattati da cittadini di serie B. Aggiungerei anche che le sanzioni per chi disattende dei principi elementari come l’integrazione e la socializzazione e l’abbattimento delle barriere, dovrebbero essere esemplari, affinché servano come monito. Non tutti i disabili, purtroppo, hanno la vitalità di Bebe Vio e Alex Zanardi, magari fosse così. Ad ogni buon conto, credo fermamente che al di là delle barriere architettoniche, di cui mi piacerebbe non dover più sentirne parlare in futuro, le prime barriere che dovrebbero essere abbattute siano quelle mentali.

  2. coscienza critica ha detto:

    La scelta migliore sarebbe stata disporre sin dall’inizio edifici e strutture pensando alle disabilità, ma una volta proprio non ci si pensava.
    Adesso le norme parlano di edifici nuovi e in ristrutturazione, e pure prevedono la possibilità di far montare elevatori mobili o di allargare le porte, ma esistono limiti tecnici, come la possibilità di disporre o meno di certe ampiezze.
    Credo, quindi, che solo in edifici nuovi o totalmente ristrutturati sia possibile dare piena attuazione a certe misure, che sono misure di libertà.
    Decisamente più difficile in edifici già esistenti, per non parlare di quelli con vincoli storici o architettonici, come luoghi storici, musei, ecc.

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