Il sindaco di Riace Domenico Lucano è stato arrestato per un peccato di umanità

da La Repubblica
2 ottobre 2018

Il sindaco di Riace Domenico Lucano

è stato arrestato

per un peccato di umanità

Mimmo Lucano ha fatto politica nel solo modo possibile in un Paese che ha leggi inique: con la disobbedienza civile, l’unica arma per difendere i diritti di tutti
di ROBERTO SAVIANO
Mimmo Lucano è agli arresti domiciliari, nessuno stupore in un Paese che ha ormai fatto sua una prassi suicida: criminalizzare la solidarietà. Mimmo Lucano è stato il primo a essere attaccato da Matteo Salvini ed è oggi il primo a cadere sotto la scure di una legge iniqua come la Bossi-Fini che nessun governo, nemmeno quelli che hanno fatto dell’anti-berlusconismo la propria bandiera, ha voluto cambiare. Fanno sorridere i Di Maio, stolti e pilateschi, che credono di poter archiviare con un post su Facebook il modello Riace come una bad practice targata Pd. La loro incapacità di leggere il presente è solo pari alla rabbia che covano verso un alleato di governo che li ha completamente tagliati fuori da quella comunicazione becera di cui si sentivano padroni.
Eh sì, perché sentire la conferenza stampa di Salvini a Napoli è un piacere che ciascuno dovrebbe concedersi: intanto scopriamo che il problema di Napoli sono i motorini sequestrati, che occupano spazio. Se Salvini conoscesse Napoli, saprebbe che il problema di Napoli semmai sono i motorini non sequestrati, quelli su cui viaggiano intere famiglie con bambini piccolissimi. Ma siamo sempre là: il problema di Palermo è il traffico. Il problema del Paese sono gli immigrati e il problema della Calabria è Mimmo Lucano. E noi illusi che pensavamo fosse il narcotraffico.
La motivazione dell’arresto di Mimmo Lucano è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma mai nell’inchiesta leggerete che Mimmo Lucano ha agito per un interesse personale. Mai. E Mimmo Lucano ha fatto politica nell’unico modo possibile in un Paese che ha leggi inique. Mimmo Lucano ha fatto politica disobbedendo. Disobbedienza civile: questa è l’unica arma che abbiamo per difendere non solo i diritti degli immigrati, ma i diritti di tutti. Perché tutti abbiamo il diritto di vivere una condizione di pace sociale, senza nessun ministro che ci indichi numeri civici dove vivono persone da cacciare in quartieri da “bonificare”. Esatto, bonificare. Queste le parole di Salvini. Ma bonificare da cosa? Dagli esseri umani?
Tutti abbiamo il diritto di vivere senza cercare colpevoli, e se il ministro ha subito individuato in Mimmo Lucano un nemico da abbattere, il Pd non ha mai compreso che se davvero voleva ripartire da qualche parte per ritrovare un barlume di credibilità, avrebbe dovuto farlo da Riace, da Mimmo Lucano. E prima ancora da Lampedusa e da Giusi Nicolini. E invece Mimmo è solo, e la Bossi-Fini è ancora lì a inchiodare, a bloccare chiunque decida di accogliere e di salvare vite. Legge-obbrobrio, legge intoccabile.
Mimmo Lucano, un uomo solo a lottare contro una legge iniqua. Una legge che vede silenziosamente coesi coloro i quali ogni giorno si presentano a noi come acerrimi nemici. I Salvini, gli Orfini, i Minniti e i Toninelli, i Renzi, i Martina, i Di Maio, i Di Battista, i Bonafede, tutti uguali: nessuno di loro ha mai osato mettere in discussione i frutti più amari del berlusconismo: la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi che riempiono le carceri di immigrati e tossicodipendenti, rendendo il nostro uno Stato-fortezza, uno Stato di polizia. In un Paese diverso, un partito di sinistra unirebbe elettori solo dicendo basta a questi due obbrobri.
Vi sembra possibile che il problema della Calabria, terra di narcotraffico e corruzione criminale, sia l’immigrazione? Mimmo Lucano è stato arrestato anche per “fraudolento affidamento diretto della raccolta rifiuti”, eppure mai si legge negli atti della Procura di Locri che abbia agito per guadagno personale, anzi si sottolinea il contrario. Il razzismo oggi in Italia è usato come arma di distrazione di massa, dovremmo rassegnarci a questa pratica trasversale a ogni partito, ma no. Non ci rassegniamo. Questo governo, attraverso l’utilizzo politico di questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo saprà difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a Stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche.
Ma le parole sono superflue, anche le mie. Andate piuttosto a Riace, vedrete bambini africani che parlano calabrese e case in disuso messe a disposizione degli immigrati da chi ha lasciato l’Italia, da italiani migranti economici accolti in Australia o in Sudamerica. Italiani che in questa Italia non ce l’hanno fatta.
Dobbiamo mettere il nostro corpo in difesa del progetto Riace che è il modello più importante di accoglienza di tutto il Mediterraneo. “Io la carta d’identità gliela faccio… Io sono un fuorilegge, sono un fuorilegge perché per fare la carta d’identità io dovrei avere un permesso di soggiorno in corso di validità…in più lei deve dimostrare che abita a Riace, che ha una dimora a Riace, allora io dico così, non mando neanche i vigili, mi assumo io la responsabilità e gli dico va bene, sono responsabile dei vigili…la carta d’identità, tre fotografie all’ufficio anagrafe, la iscriviamo subito…”. Io sono un fuorilegge, dice Mimmo Lucano.
Fuorilegge per aver fatto carte d’identità a chi avrebbe dovuto avere documenti per diritto e in tempi brevi. Per essersi assunto, da solo, le responsabilità che dovrebbe assumersi un intero Paese. E invece, insieme a questa politica codarda, tutti giriamo lo sguardo altrove. Agli occhi dell’opinione pubblica si vuol far passare Mimmo Lucano per colpevole e chi ha rubato agli italiani quasi 50 milioni di euro, e chi ha sequestrato persone inermi per bieco profitto politico, no. Tutto questo è assurdo e paradossale.
Ecco perché vi invito tutti a stare accanto a Mimmo Lucano; la democrazia va difesa e questo processo diventa un banco di prova: impegniamoci tutti a smontare, una a una, le accuse a Mimmo Lucano. È l’unico modo che abbiamo per difendere il nostro Paese e quello che siamo. La caccia agli oppositori si è aperta, ci arrendiamo al processo di trasformazione della Repubblica italiana nella Repubblica ungherese di Orbán? No, non ci arrendiamo. Attiviamoci tutti, ché ora tocca a noi perché, come scrisse Bertolt Brecht: “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”.
***
da www.articolo21.org

Riace,

un “arresto politico” che segue

a una vera e propria persecuzione

2 ottobre 2018
di TIZIANA BARILLA
Hanno arrestato Mimmo Lucano. Sì, avete capito bene, hanno arrestato il sindaco di Riace. Il peggiore dei risvegli possibili per molti di noi è arrivato questa mattina presto.
«Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina», tra tutte, sono le parole che mandano il sangue al cervello. L’accusa madre contro il sindaco Lucano si legge sul comunicato della procura di Locri, la stessa procura che in un passaggio ammette: «Il diffuso malcostume emerso nelle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate».
Il fatto è che Mimmo Lucano e Riace pagano per quello che rappresentano: una sfida concreta alla deriva fascista e razzista di questo paese, che disinnesca la bomba d’odio su cui negli ultimi anni sono stati costruiti la propaganda prima, il potere costituito poi. Il capro espiatorio su cui i pentaleghisti in Italia e le destre d’Europa hanno costruito la loro fortuna a Riace è un popolo che ridà vita a un borgo spopolato e in agonia per le politiche indecenti al Sud. Un popolo, quello di Riace, che dimostra come il superamento della proprietà privata e la gestione del territorio come bene comune non sono chiacchiere ma buona politica, buona amministrazione.
Non è più il tempo dell’accondiscendenza, non è più tempo di avere paura. La disobbedienza di Riace oggi rappresenta un seme per un futuro domani. Il nostro futuro, capace di ricacciare indietro l’onda nera che ci sta sovrastando. La “legalità” e il manettarismo antiberlusconiani ci sono tornati in faccia come un boomerang. Quando la legalità formale fa a cazzotti con la giustizia sociale è necessario fare una scelta, costi quel che costi. Quando la legge è ingiusta, occorre fare appello alla disobbedienza civile.
Stiamo assistendo a un “arresto politico”, che segue a una vera e propria persecuzione politica praticata con blocchi di fondi e ritardi oltremodo ingiustificati. Ed è proprio il ministro Matteo Salvini a facilitare una simile lettura. Salvini, indagato per sequestro di persona Diciotti e a capo di un partito che accusato di truffa per 49 milioni di euro, non ha perso tempo a esultare su twitter per l’arresto di Lucano.
Vi sembrano parole troppo forti? È arrivato il momento del coraggio, di dire ciò che sentiamo e pensiamo. Senza paura. Senza paura di essere fraintesi, di essere accusati di buonismo o complottismo, senza paura di essere perseguitati per quello che pensiamo, facciamo e diciamo. Il limite è stato abbondantemente oltrepassato. Adesso è il tempo di prendere parte: di fare 10, 100, 1.000 Riace. A Riace da vent’anni è in piedi l’Utopia della normalità, e non sono belle parole ma 1.700 persone che vivono nella pacifica convivenza. Da anni. Che hanno ripopolato un borgo spopolato. Che si sono emancipati dai favori, di ricatti e dagli affari della ‘ndrangheta che circonda Riace da ogni dove.
È Mimmo Lucano il problema della Calabria e dell’accoglienza in questo Paese? Certo che no. Sabato 6 ottobre andremo la solidarietà la andremo a portare di persona agli abitanti di Riace e a Mimmo, rinchiuso ai domiciliari. Trasformeremo un hashtag in gambe e braccia che andranno a incontrare il luogo del possibile. Riace.
Tiziana Barillà, giornalista, autrice di “Mimì capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace (Fadango libri)
***
da L’Espresso
2 ottobre 2018
di Gianfrancesco Turano

Mimmo Lucano è colpevole d’innocenza

Nella letteratura giuridica italiana sono note le sentenze di assoluzione con motivazioni di colpevolezza.
L’arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, è una sentenza di colpevolezza con motivazioni di innocenza. Non ha rubato, non ha malversato, non ha distratto fondi come ipotizzava la Procura e come il gip ha smentito.
Lucano va in galera per avere aiutato una nigeriana a rimanere in Italia con un matrimonio di facciata e per avere assegnato la raccolta della nettezza urbana senza gara in condizioni almeno altrettanto emergenziali quanto quelle che si sono verificate con il viadotto Morandi a Genova. Che a gara non ci andrà.
Il matrimonio di facciata, suggerito da Lucano in una tremenda telefonata che certifica la sua statura criminale, è considerato giusta causa di arresto nel paese, e nella regione, dove regna l’abuso subito condonato.
Si sapeva da tempo della spada di Damocle che pendeva su Lucano. Se ne è parlato tranquillamente, a pochi metri da lui, nell’incontro organizzato dalla Regione in territorio di Africo durante il mese di luglio. Era noto che fosse questo il motivo per cui si rinviava la messa in onda della fiction dedicata al sindaco dell’accoglienza.
Ad Africo Lucano appariva tranquillo ma ciò può trarre in inganno solo gli ingenui. Il sangue freddo è tipico dei delinquenti efferati e degli istigatori a matrimoni che non sono veramente d’amore.
Ora il primo cittadino di Riace è retrocesso in fondo alla classifica, nel posto più adatto a chi difende gli ultimi.
Si rinvia a data da destinarsi una riflessione sul suicidio della stampa italiana messa a zerbino sotto i piedi di magistratura e polizia giudiziaria dall’anno di grazia 1992. Non c’è fretta. Certi suicidi durano decenni.

 

1 Commento

  1. diogene ha detto:

    estremizzando… ma non troppo:

    Quando la legge è ingiusta, giusto è violarla!

    Quando una legge è palesemente ingiusta, qual è il comportamento da tenere per rendere giusta la nostra azione? È un dilemma non da poco, me ne rendo conto. Hannah Arendt ci ha spiegato che in alcuni casi il male può annidarsi nello svolgere, banalmente, il compito assegnatoci, senza preoccuparci minimante delle conseguenze del nostro agire. Certo, quello era un caso limite, come estreme sono tutti le circostanze in cui la giustizia ha dimostrato che il giusto era nel non rispetto delle leggi (da quel processo a Gerusalemme di cui scrisse la Arendt e ancor prima da quelli a Norimberga fino all’ultima sentenza dei giudici di Lüneburg, che hanno condannato Oskar Gröning, perché quella follia non è poi così lontana nel tempo), ma è proprio nel limite che si spiega la validità di un principio.
    (Pubblicato il 25 luglio 2015 da Rocco Olita)

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