Omelie 2017 di don Giorgio: QUARTA DI AVVENTO

3 dicembre 2017: QUARTA DI AVVENTO
Is 16,1-5; 1Ts 3,11-4,2; Mc 11,1-11
Due ingressi
Ogni anno, la liturgia ambrosiana dell’Avvento ripropone come terzo brano l’ingresso di Gesù nella città di Gerusalemme, a pochi giorni dalla sua passione e morte.
E tutti gli anni siamo costretti a spiegare il motivo della scelta di questo brano in Avvento.
Già la parola “ingresso” dovrebbe già indicarci una risposta. Ma non credo che possa bastare. In realtà, l’ingresso di Gesù in Gerusalemme contiene più di un elemento per aiutarci a cogliere il senso del Mistero natalizio.
A parte l’invocazione della gente che grida: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!», l’elemento principale che accomuna i due ingressi (Gesù che entra in questo mondo e Gesù che entra in Gerusalemme) è il tema della pace.
Anche se per parlare di pace ci saranno altre occasioni (gli stessi giorni di Natale e il primo dell’anno, Giornata mondiale dedicata alla Pace), ritengo doveroso una riflessione anche in questa domenica, tanto più che, come vedremo, il primo brano provoca a parlare di pace.
Cristo e la pace
Dico subito che è facile parlare di pace, equivocando però sulla parola “pace” e rimanendo nei soliti discorsi generici che approdano a nulla. Ma non è facile parlare di pace, pensando a Gesù Cristo.
Pensate già a certe sue affermazioni paradossali. Nel Vangelo di Matteo, troviamo queste parole: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada». Spada sta per divisione, ma il concetto non cambia. La divisione arriva a colpire anche gli affetti più familiari: «Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera».
Non è tanto la frase in sé che dovrebbe scandalizzarci (i critici poi sono abili nell’addomesticarla, tirando fuori  il linguaggio semitico amante dei paradossi), ma è tutta la vita pubblica di Cristo che sta a dimostrare la netta divisione tra Cristo e la religione ebraica, tra Cristo e il cosiddetto mondo del male. Possiamo dire che Cristo non è andato d’accordo con nessuno, neppure con sua madre e i suoi parenti.
Non c’è solo l’episodio di Cana di Galilea. C’è di più. Scrive Marco (3,20): «(Gesù) entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”». Qui Marco non è esplicito nell’indicare chi erano “i suoi”. Ma è più esplicito qualche versetto dopo (31ss): «Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo». E Gesù non esce, ma dice: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?… Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
E che dire dei contrasti con i suoi stessi discepoli? Ma la sua lotta più dura è stata con i capi dell’ebraismo, scribi e farisei, rappresentanti di una religione al collasso. Dovremmo qualche volta rileggere il capitolo 23 di Matteo con i famosi guai… E poi c’è la pagina di Giovanni, capitolo 8, quando tra Gesù e i falsi credenti volano epiteti ingiuriosi, tra cui “tu sei indemoniato”.
Ma è soprattutto contro la religione ebraica che Gesù si scaglia, e lo fa anche violando la legge del sabato e predicendo la distruzione del Tempio.
Se è stato condannato e crocifisso, come si può dire che Cristo sia stato un uomo del tutto pacifico? Ma ecco la domanda: come intendere allora la pace?
Prima di rispondere a questa domanda, una parola sul primo brano, che anche gli studiosi riconoscono di difficile interpretazione. Ma una cosa è chiara: si parla di una popolazione, quella dei moabiti, che è stata soggiogata, umiliata e costretta a chiedere protezione al regno di Giuda. Impressionante la scena delle donne in fuga come uccelli spaventati e come “una nidiata dispersa”.
Il problema della pace nel Vecchio Testamento! Quante pagine di sangue! Che cosa non ha combinato anche il popolo d’Israele! Ma la cosa impressionante è il concetto che ci si può fare di un Dio vendicativo, di un Dio violento. Il Dio degli eserciti! È questo Dio che non si può sopportare, che fa odiare un’Alleanza fondata sul sangue.
Cristo è la pace
Tornando a Cristo, come parlare di pace, quando non ha fatto altro che dividere il mondo? Ma in che cosa ha diviso il mondo? e quale mondo?
San Paolo ci ha dato una risposta: “Cristo è la nostra pace, colui che dei due (giudei e pagani) ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare la pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni gli altri, al Padre in un solo Spirito».
Attenzione. Andiamo al di là della separazione che divideva gli ebrei dai pagani. Il due, in greco dis-, rappresenta il male che ci separa: da qui quella dis-similitudine o dis-somiglianza che separa il nostro essere dal corpo o dalla carne, e il nostro spirito da quell’immagine divina di cui parla la Genesi.
Dunque, la pace che Cristo è venuto a portare riguarda il nostro interiore: qui, dentro di noi, c’è la separazione tra il bene e il male, tra il Bene Sommo e il male, che è il nostro io che ci porta fuori, ci rende alieni, ovvero estranei a noi stessi. E, lo dice San Paolo, ciò che ci separa è anche la religione, fatta di prescrizioni e di decreti. È nello Spirito santo che si realizza la pace.
Anche noi cristiani crediamo di lottare per la pace manifestando per la pace o firmando documenti contro armamenti o altro. Il male è dentro di noi. Le violenze, le guerre, ecc. partono dal nostro male interiore. La guerra è dentro di noi, quando il nostro spirito è soffocato dal corpo.
Un vero discorso sulla pace non l’ho ancora sentito fare da nessuno. Nemmeno dalla Chiesa. I cosiddetti pacifisti lottano contro mulini a vento. Forse nemmeno loro sanno di essere divisi, in lotta, nel loro mondo interiore. E sono in guerra con se stessi.

 

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