Roma, Milano e l’umore: senza ottimismo non si va lontano

da Il Corriere della Sera
RESUSCITARE LA CAPITALE
2 dicembre 2019

Roma, Milano e l’umore:

senza ottimismo non si va lontano

Il degrado che vediamo da qualche tempo a Roma è intollerabile, non solo per i residenti. Le antiche rivalità con Milano sono ridicole: non conosco un milanese che non si auguri la riscossa della Capitale. E la rinascita riparte dalle azioni del singolo
di Beppe Severgnini (Ansa)
«La Capitale – Inclusione, trasversalità, confronto, partecipazione». Leggendo il titolo dell’incontro di oggi, organizzato dall’Osservatorio Parlamentare per Roma, sale – come negarlo? – un po’ d’ansia. Per almeno tre motivi. Perché i convenuti rappresentano tutti i partiti responsabili dello sfacelo attuale; perché le parole astratte, in Italia, sono sempre insidiose; e perché la Capitale ha già tentato qualche reazione politica. Forse sarebbe il caso di sperimentare anche altre strade.
Roma è troppo importante per non provarle tutte. L’associazione che ha promosso l’incontro – Per Roma (www.perroma.org) – ha intenzioni sincere e idee chiare («Risolvere i problemi di Roma è una sfida difficile ma non impossibile. Vogliamo motivare e coinvolgere i cittadini nel rilancio della città»).
Qualsiasi italiano di media intelligenza aspetta la resurrezione della Capitale: è anche una questione di orgoglio nazionale. Roma è l’Italia alla seconda potenza: il distintivo più brillante che sfoggiamo nel mondo. Non possiamo accontentarci che diventi la palestra (a pagamento) per gli esercizi dell’esotismo straniero. «Roman Holiday» (The National, 2019) è una canzone splendida: ma non porta via l’immondizia dalle strade.
Il degrado che vediamo da qualche tempo è intollerabile, non solo per i romani. Le antiche rivalità con Milano sono ridicole: non conosco un milanese che non si auguri la riscossa della Capitale (a quel punto sì, sarà bello ricominciare a prendersi in giro!). Oggi la distanza tra le due città è abissale: non la ricordo così grande, e non sono più un ragazzo. Non contano solo l’aspetto, i servizi ai cittadini e l’atteggiamento degli uffici comunali. Conta il morale. Milano è fiduciosa (perfino troppo, talvolta). Roma è sfiduciata. Anzi: demoralizzata. In queste condizioni, ogni cosa diventa faticosa. Anzi, impossibile. Come si cambia il morale di una città? Ho posto la questione al sindaco di Milano, Beppe Sala, durante un’intervista pubblica, il 23 novembre. Mi ha risposto che raccolta dei rifiuti, condizioni delle strade e trasporto pubblico sono fondamentali (ricordando, con qualche preoccupazione, che è stato chiesto ad Atm di aiutare Atac). Nella sua semplicità, una risposta logica. In una città pulita, dov’è facile spostarsi, vien voglia di rimboccarsi le maniche. A Roma ho nuovi colleghi, amici più giovani, due nipoti amatissime. Quando salgono a Milano è evidente il loro sollievo: una metropolitana pulita di giorno e un tram illuminato di notte cambiano le prospettive. L’ottimismo milanese talvolta può sembrare ingenuo; ma il nuovo cinismo romano rischia di diventare tossico.
Soluzioni? Sarebbe ridicolo, non soltanto presuntuoso, proporle in un editoriale. Così, sembra eccessivo sperare che escano dall’incontro dell’Osservatorio Parlamentare. Ma una strada – uno spiraglio? – forse esiste, ed è quello indicato dall’associazione Per Roma: impegnarsi in prima persona. «Milano partecipa» s’intitolava la tre giorni appena conclusa. E Milano partecipa davvero, anche fuori dalle virgolette di un titolo e dalla semplificazione di uno slogan. Un’iniziativa di successo sono le «social streets» (non è inglese, è milanese moderno!). «L’obiettivo è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune», riassume www.socialstreet.it. Costo zero, non servono nuovi siti o piattaforme: si utilizzano gruppi chiusi di Facebook. La prima social street è nata nel 2013, sull’esempio di Bologna. Oggi a Milano sono 80, molte in periferia. Raccolgono circa 50mila persone. Esistono anche a Roma: ma sono poche, come le persone coinvolte. La collaborazione tra vicini di casa è una piccola cosa? Certo: più importante, per Roma, sarebbe la costruzione di moderni termovalorizzatori (avanti!); e il buon funzionamento della metropolitana (venite a vedere come i milanesi sopportano i disagi della M4 in costruzione: stupefacenti, la pazienza dei cittadini e l’avanzamento dei lavori). Ma una strada sociale è una sfida intelligente all’amministrazione, una sveglia alla politica addormentata e, soprattutto, un segnale di ottimismo. Senza ottimismo, le persone e le città non vanno da nessuna parte. Il ritornello di Roman Holidays dice: «Please, think the best of me. Per favore, pensa il meglio di me». In tanti, in Italia, vogliamo pensare il meglio di Roma. Aiutateci a farlo.

 

4 Commenti

  1. Alex ha detto:

    Non ho citazioni su Milano, ma e’ impossibile non coglierne la bellezza nascosta – se si vuole vedere.

  2. Alex ha detto:

    …..Mai città al mondo ebbe più meravigliosa avventura. La sua storia è talmente grande da far sembrare piccolissimi anche i giganteschi delitti di cui è disseminata. Forse uno dei guai dell’Italia è proprio questo: di avere per capitale una città sproporzionata, come nome e passato, alla modestia di un popolo che, quando grida “Forza Roma!”, allude soltanto a una squadra di calcio. (Indro Montanelli, Storia di Roma).

  3. Giuseppe ha detto:

    Con buona pace di Severgnini, che comunque ha scritto un articolo in buona parte condivisibile, mi corre l’obbligo di ricordare che il (solito) paragone tra Roma e Milano è improponibile e, purtroppo, decisamente strumentale. Il vissuto delle due città è profondamente diverso, come anche la storia del periodo precedente all’unità d’Italia.
    Tanto per cominciare, la sola città di Roma copre una superficie territoriale enorme, più o meno equivalente a quella dell’intera provincia del capoluogo lombardo, il cui comune si estende su un territorio che copre appena la decima parte di Roma, e questo rappresenta già un problema non da poco per la sua governabilità. Certo la città è divisa da un punto di vista amministrativo in venti municipi, ma chi conta realmente sono il sindaco e la sua giunta che, come noto anche all’ultimo abitante del paesino più sperduto del nostro paese, si sono rivelati un autentico fallimento, riuscendo addirittura a peggiorare la situazione da quando siedono in Campidoglio. Da questo punto di vista Milano può vantare, invece, una tradizione di efficienza e funzionalità da far invidia, che le consentono di emergere in molti settori, dalla finanza all’ imprenditoria, grazie comunque, come accennato, anche al vantaggio determinante dell’estensione territoriale. Sfido, infatti, chiunque ad affermare in tutta onestà che sia più difficile amministrare e rendere funzionale una località di piccole dimensioni, rispetto ad un’altra che è estesa 10 volte tanto. Non solo, ma Roma paga un tributo altissimo alla sua storia e al fatto di essere stata governata per secoli dal papato, che si preoccupava unicamente di far realizzare quelle opere che potessero dare lustro alla chiesa, funzionando da cassa di risonanza più il potere temporale che quello spirituale. Per il resto, oltretutto, lasciandola abbandonata a se stessa, non curandosi minimamente di farla crescere sotto il profilo sociale ed economico. Basta pensare che Roma al momento della sua proclamazione a capitale d’Italia era una delle città italiane meno sviluppate e popolate della penisola. Tanto per fare un esempio mentre dal 1870 al 2000: Milano è passata da 290.000 a 1.250.000 abitanti, Napoli da 490.000 a 1.000.000, Torino da 210.000 a 800.000, Palermo da 225.000 a 890.000, il salto di Roma è stato vertiginoso passando dai poco più di 210.000 nel 1871 agli oltre 2.800.000 della fine del secolo scorso Per di più non va dimenticata la pianta della città, il cui centro storico si basa ancora in gran parte sulla traccia di quella antica, piena di dislivelli, con strade spesso contorte e anguste e pochissime arterie adattabili al traffico e ai mezzi di trasporto delle metropoli contemporanee, mentre le periferie crescevano disordinatamente a macchia d’olio, di pari passo con l’aumento della popolazione, ma più per soddisfare l’ego e il portafogli dei “palazzinari” (che facevano affari d’oro) che per mettere a disposizione della cittadinanza abitazioni funzionali ed accoglienti. Altro aspetto da non sottovalutare è la massiccia affluenza di turisti, che fa di Roma una delle città più visitate al mondo. E come se tutto ciò non bastasse, come dimenticare la presenza invadente del Vaticano, centro ecumenico del cattolicesimo (e del potere politico ecclesiastico) e dei Ministeri e degli altri edifici, palazzi e manufatti vari destinati alle attività del governo, del parlamento e delle altre istituzioni statali, con tutto ciò che comporta come traffico e ricettività.
    I problemi di Roma sono reali e non inventati, e forse sarò pessimista, ma mi sembra che, oggi come oggi, non basterebbe un esercito di amministratori seri e competenti per restituirle il ruolo che le spetta, perlomeno in tempi accettabili.

  4. bartolomeo palumbo ha detto:

    CREDO CHE QUESTO SIA IL SOGNO DI TUTTI GL’ITALIANI,SOPRATTUTTO DI QUELLI CHE PER NECESSITA’SI TROVANO ALL’ESTERO E CHE CONOSCONO LA NOSTRA STORIA E IL PRESTIGIO CHE ROMA HA SEMPRE ESERCITATO FIN DALL’ANTICHITA’.

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