Pio IX e i predatori del bambino perduto

quadro
da La Stampa
4 gennaio 2017

Pio IX e i predatori del bambino perduto

La storia di Edgardo Mortara, il piccolo ebreo bolognese battezzato in segreto e sottratto alla famiglia per volontà del Papa, diventerà un film di Spielberg. Nell’800 originò una battaglia politica e culturale che divise l’Italia e l’Europa
Elena Loewenthal
È una storia terribile e spietata, ma anche carica di una malinconia straziante e persino di una strana, assurda dolcezza. È un incrocio fatale di destino personale e interessi pubblici, un gomitolo di contraddizioni che non c’è modo di sciogliere. È una storia oscena nel senso originario dell’aggettivo: l’assurda implosione di qualcosa che non doveva accadere e invece accade e diventa un pubblico scandalo. È, prima di tutto questo, una storia di dolore insopportabile, detto e taciuto, come ben racconta il quadro di Moritz Oppenheimer che ritrae la scena madre: un bambino smarrito ma al centro di tutto, conteso da mani e abiti talari. E una donna straziata. Chissà se in questo magnifico e tragico dipinto troverà ispirazione Steven Spielberg, che fra poche settimane inizierà in Italia le riprese del film basato su questa storia da cui è rimasto folgorato appena l’ha letta.
Ordinato prete a 23 anni 
Il 23 giugno 1858 il piccolo Edgardo Mortara, neanche sette anni, viene prelevato per sempre dalla sua casa di Bologna. È ebreo, ma un giorno era stato segretamente battezzato dalla giovane domestica di casa, Anna Morisi, poco più che una bambina pure lei, tredici o quattordici anni. Tempo dopo l’Inquisizione di Bologna, città che all’epoca si trovava ancora entro i confini dello Stato Pontificio, avvia le ricerche e ottenuta conferma dell’accaduto invia i gendarmi a prelevare il bambino per portarlo nella casa dei Catecumeni – istituzione creata apposta per neoconvertiti e mantenuta grazie a una tassazione imposta alle comunità ebraiche – così da avviare la sua «ineludibile» educazione cattolica.
Perché? Per una terribile catena di incongruenze. I Mortara avevano in casa una domestica cattolica anche se agli ebrei ciò era vietato. Anna battezza il bambino (Edgardo aveva un anno soltanto, allora) per il terrore che muoia privo del sacramento, anche se ai cattolici era vietato battezzare ebrei di nascosto. Stando a una ferrea logica della fede, tutto era ormai irreparabile: entrato all’insaputa nella comunità di Cristo, il bambino andava strappato al suo mondo perché non incorresse nel peccato di apostasia. Doveva essere educato cristianamente, lontano da quel mondo di «perfidi» (nel senso di «infedeli») ebrei cui non apparteneva più dal momento in cui aveva ricevuto il battesimo.
Da quel giorno i suoi genitori non lo videro quasi più, se non per brevi e strazianti sprazzi. Il piccolo Edgardo Mortara fu ordinato prete a ventitré anni, e prese il nome di Pio – lo stesso di quel Papa che lo aveva strappato alle sue radici, a sé stesso. Viaggiò a lungo nei panni di evangelizzatore e missionario. Trascorse gli ultimi anni di vita rinchiuso in un monastero e morì a Liegi nel marzo del 1940, mentre il nazismo imperversava in Europa.
«Non possumus» 
Chissà quale e quanta solitudine attraversarono quel bambino e l’uomo che divenne: prima nel rapimento, poi nella vocazione, infine dentro la cella del monastero. Negli sporadici scambi di sguardi e parole con i genitori e i fratelli. Perché in realtà al piccolo Edgardo la vita fu rubata due volte, non una. La prima quel giorno in cui lo portarono via di casa perché vedesse la luce di quella fede che il battesimo gli aveva donato senza che lui lo sapesse. La seconda, e forse fu ancor più feroce, perché il suo divenne «il caso Mortara»: una battaglia culturale e politica che vedeva schierata da una parte la Chiesa più conservatrice e dall’altra le forze politiche e intellettuali – compresa una parte di clero – che premevano per far respirare al mondo il liberalismo. Quando la notizia del ratto prese a circolare si levarono proteste in tutta Europa. Si disse che al conte di Cavour il fattaccio facesse buon gioco per mettere in cattiva luce papa Pio IX e rinforzare le ragioni del Regno di Sardegna. «Non possumus», rispose puntualmente il Pontefice ogni volta che gli chiedevano di restituire il piccolo alla sua famiglia, al suo mondo.
Uno scontro di civiltà 
E poi c’era lui: il piccolo Edgardo che ben presto incominciò a parlare di illuminazione, di grazia della Provvidenza. Che da quando venne ordinato prete passò la vita e la vocazione a cercare di convertire ebrei. Che ancor prima dell’ordinazione non ne volle più sapere di tornare a casa, anche quando all’indomani del 20 settembre 1870 – presa di Porta Pia e fine dello Stato Pontificio – ne avrebbe avuto facoltà.
Lo scontro di civiltà che si combatté intorno alla vita di Edgardo Mortara segna quel delicatissimo momento di passaggio verso il liberalismo, accompagna il processo di Emancipazione degli ebrei d’Europa e più in generale la conquista collettiva dei diritti civili. E spesso, nei lunghi strascichi della storia, nell’eco di dolore e rabbia ch’essa porta con sé, nella contemplazione disarmata di tutta quella assurdità, ci si dimentica che al centro c’è lui, quel bambino e quell’uomo che dal buio del giorno in cui lo portarono via da casa in poi e anche nella lunga stagione di una fede vissuta con dichiarata pienezza, conserva dentro di sé qualcosa di ermetico. Chissà qual era per lui il sapore della nostalgia, chissà quali ricordi di casa serbava nell’animo. Chissà se sapeva chi era. Chissà che cosa la sua fede incrollabile gli rivelava, e che cosa gli teneva nascosto.
Elena.loewenthal@gmail.com 

 

18 Commenti

  1. Elisa Mancardi ha detto:

    @ GIANNI e Giuseppe:
    ringrazio entrambi per la cortese risposta.
    Nel merito, però, mi trova concorde la risposta di GIANNI, non quella di Giuseppe.
    Spiego perché.
    Al limite, si possono ipotizzare diritti e doveri naturali, ma non sempre questi sono compatibili con il diritto positivo dei vari ordinamenti, come ben sappiamo.
    Anche oggi si potrebbe dire, come secondo me giustamente dice Giuseppe, che esiste il diritto e il dovere di educare la propria prole secondo la propria cultura e le proprie tradizioni.
    Ma meglio sarebbe dire che dovrebbe esistere.
    Tuttavia, appunto, un conto è se questo diritto e questo dovere sono tali anche per il diritto.
    Viceversa, non nascono da un abuso o da illegalità.
    Se così fosse, allora anche oggi chi si sottragga agli obblighi di legge, agendo in virtù di un presunto diritto/dovere di educare secondo la propria cultura e le proprie tradizioni, in Italia, si troverebbe di fronte ad una reazione statuale, definibile come abuso o illegalità.
    Ma questo non è possibile, visto che proprio la legge prevede perdita della potestà o altro….
    Eppure, se confrontiamo, ad esempio, certe tradizioni, come quella per cui le donne musulmane debbano essere coperte da burka o altre analoghe tradizioni, sino a coprire quasi interamente il volto, e quanto previsto nelle scuole italiane, allora è chiaro che questo diritto neppure esiste oggi in base alle nostre leggi.
    Ma non per questo, appunto, si può parlare di abuso o illegalità, perché le leggi prevedono l’opposto di quanto previsto da tale ipotizzato diritto/dovere.
    Stesso ragionamento vale per il vaticano dell’epoca e per le attuali leggi italiane.
    Se abuso ci fu, allora è abuso anche quello attuale, perpetrato dallo stato italiano, o da altri stati.
    Se ora non c’è abuso o illegalità, non ci fu neppure allora.

    • GIANNI ha detto:

      ringrazio dell’apprezzamento.
      Lei ha perfettamente compreso il mio ragionamento.

    • Giuseppe ha detto:

      Quello che dice non fa una piega dal punto di vista legale, ma la legge la fanno gli uomini ed è mutabile secondo i tempi e il tipo di ordinamento, infatti potrebbe può anche essere sbagliata da un punto di vista morale. Così torniamo alla mia premessa, vale a dire che, secondo la mia opinione non avrebbe mai dovuto esistere uno stato pontificio, per di più come monarchia assoluta, perché inevitabilmente l’azione politica e le modalità con cui viene applicata finiscono inevitabilmente per contraddire il messaggio evangelico e il tipo di investitura che Gesù conferì a Pietro.

      • Elisa Mancardi ha detto:

        @ Giuseppe:
        Seguendo il Suo ragionamento, però, allora dovremmo dire che sarebbe ingiusta analoga norma presente nel codice penale vigente, che impone analoghi obblighi, con tutte le conseguenze del caso se violata.
        Però non diamo la colpa a nessuno se tuttora non è stata abrogata, né a presidenti del consiglio, né a presidenti della repubblica, né ad altri ancora.
        Perché, in quel caso, dovremmo darla al pontefice?
        Soprattutto considerando che la nostra legislazione è laica, non è soggetta a concetti tipo diritto divino fermo ed immutabile…..
        Quindi…..

        • Giuseppe ha detto:

          Probabilmente non sono riuscito a spiegarmi. Quello che volevo dire sin dall’inizio è che il primato di Pietro è essenzialmente spirituale, se così non fosse e Gesù avesse voluto instaurare un regno terreno l’avrebbe fatto senza lasciarsi catturare e uccidere dal potere politico vigente (vedi colloquio con Pilato). Per questo uno stato sovrano è una palese contraddizione del messaggio evangelico. Oltretutto un monarca dovrà per forza agire come un qualsiasi altro re, anche a costo di mettere in secondo piano la sua vera missione. Tant’è vero che la storia ci racconta anche di pontefici guerrafondai e compromessi col potere mondano.

          • Elisa Mancardi ha detto:

            Lei è stato comprensibilissimo.
            Forse sono io che non mi sono spiegata.
            Capisco il ragionamento sul contrasto tra messaggio evangelico e potere temporale, ma il mio ragionamento verteva su altro.
            E cioè, a prescindere dalla stato che ha emanato un certo tipo di norma, se quella norma che impone certi obblighi è da considerarsi immorale, anche solo sulla base del diritto a non far impartire ai propri figli quello che lo stato desidera, allora non è immorale e colpevole anche lo stato italiano, che né più, né meno di quanto fece il vaticano, impone pari diktat?
            Su questo verte il mio ragionamento, per cui dico: immorale la chiesa, ma allora anche l’attuale stato italiano, che non cancella siffatta normativa.

  2. Pippo ha detto:

    la storia di Mortara è una delle tante leggende nere messe in circolazione contro la Chiesa, ovvio che il laicismo becero si butti su questi fatti distorti e ne ricavi pure un film.

  3. Giuseppe ha detto:

    Non sono certo in grado di giudicare l’operato di Pio IX come papa e capo della Chiesa, anche se appare evidente che sia molto apprezzato dall’ambiente clericale, tanto da aver spinto Giovanni Paolo II a proclamarlo beato: primo emblematico passo per la definitiva canonizzazione, ma ho una opinione abbastanza precisa sul suo ruolo di sovrano e politico. Premetto che il mio punto di vista non può prescindere dal convincimento che non sarebbe mai dovuto esistere uno stato della chiesa, perché il primato conferito da Gesù a Pietro era puramente simbolico e riguardava esclusivamente l’azione apostolica di evangelizzazione, e perciò il potere temporale è chiaramente in contraddizione con l’azione pastorale, oltre che rappresentare un tradimento dello stesso messaggio evangelico. E a confermare la mia opinione, ci sono venti secoli di storia come testimoni. I due ruoli, infatti, si sono spesso sovrapposti creando confusione nei fedeli ed interferenze inaccettabili, oltre a fornire un pretesto meschino per giustificare alcune scelte politiche e sociali dei papi sovrani. A questo proposito trovo significativo il caso Mortara, e poco importa che l’immissione forzata del giovane Edgardo nella comunità ecclesiale si sia poi trasformata in vocazione, portandolo al sacerdozio e all’azione missionaria, perché ha creato una frattura insanabile tra la chiesa e l’ebraismo, oltre ad aver indotto lo stesso Edgardo a “rinnegare” le proprie origini. Oltretutto il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti, considerato un simpatizzante del liberalismo e dell’ideologia irredentista, una volta divenuto pontefice, dopo aver seguito per un breve periodo l’andazzo del momento che aveva spinto diversi sovrani a fare delle piccole concessioni ai propri sudditi verso una forma di governo più partecipata, ed aveva illuso parte degli intellettuali cattolici convinti che potesse diventare un punto di riferimento fondamentale per unificare l’Italia, cambiò radicalmente idea finendo per diventare uno degli avversari più irriducibili dei movimenti risorgimentali. Ben sapendo che poteva anche fare affidamento sulla protezione, chiaramente non disinteressata, di Francia e Austria. Pio IX sarà pure ricordato per la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione e la convocazione del primo Concilio Vaticano che avrebbe affermato il principio dell’infallibilità del papa quando parla “ex catedra”, ma la sua visione del potere e dell’intangibilità dello stato pontificio, restano, a mio avviso, una macchia indelebile sul suo operato.

    • Elisa Mancardi ha detto:

      Ma questo cosa centra con l’ordinamento giuridico dell’epoca?
      Se le norme prevedevano un’istruzione obbligatoria, appunto come quella impartita anche oggi dallo stato italiano, come ricordato anche nel precedente commento, non vi sarebbe stato analogo obbligo a prescindere da chi fosse il pontefice?
      Grazie per l’eventuale risposta.

      Elisa Mancardi

      • Giuseppe ha detto:

        Di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno. Per legge la famiglia Mortara non avrebbe dovuto avere una cameriera cattolica, e costei non poteva battezzare Egdardo, anche se ne temeva la dannazione eterna. Infine ognuno, anche allora, aveva il diritto e il dovere di educare la propria prole secondo la propria cultura e le proprie tradizioni. Le intenzioni del papa e dei suoi dipendenti saranno pure state positive, ma nascono comunque da un abuso e dall’illegalità.

  4. GIANNI ha detto:

    La storia va ricostruita integrandola con quelle che erano le norme del tempo e, invero, anche quelle attuali.
    In quasi tutti gli ordinamenti giuridici occidentali, compreso quello italiano attuale, è presente una serie di obblighi formativi e scolastici, che danno luogo, in casi d’inottemperanza, all’azione diretta dello stato.
    Nel nostro ordinamento attuale esiste ad esempio il reato definito inosservanza dell’obbligo dell’istruzione, cioè i genitori hanno l’obbligo di far impartire ai figli l’istruzione come codificata e parametrata dallo stato, sotto pena, in caso d’inosservanza, di sanzioni penali e financo eventuale perdita della potestà.
    Idem dicasi della quasi totalità degli altri ordinamenti.
    All’epoca quella che fu impartita a Edgardo era l’equivalente della nostra istruzione obbligatoria, come pure, non dimentichiamolo, in diversi ordinamenti, compreso il nostro, e sino a non moltissimi anni fa, era addirittura obbligatoria la leva militare, il che significa obbligo di porre financo a repentaglio la propria vita.
    Peraltro, proprio per evitare questi casi, non a caso, appunto, era vietato a dometiche cattoliche di servire presso ebrei e viceversa.
    La ratio della norma era appunto quello di dover intervenire in casi come quello che coinvolse la domestica dei Mortara.
    Poi sul caso fu montata una propaganda ideologizzata, visto che all’epoca fu dalla famiglia persino rifiutata l’intercessione del rabbino, proprio per dare più risalto alla faccenda, tanto che anche i “liberatori” piemontesi dovettero desistere, nel cercare di “liberare” Edgardo, dopo la presa di Roma, dal momento che egli stesso si fece prete.
    Fu violenza quella vaticana?
    Se sì, allora non è diversa dai casi di famiglie di oggi, che si vedono portare via i figli, oltre a finire sotto processo, perchè non desiderano far loro impartire l’istruzione voluta dallo stato tramite proprie strutture pubbliche, o private.
    Se ne parla poco, ma è una realtà di oggi, non dell’ottocento, del novecento, del fascismo, dello stalinismo, o dello stato pontificio.
    Ma dello stato italiano di oggi.
    Ed anche in questi casi, si può parlare di diatriba tra obblighi imposti coattivamente dallo stato e concezioni liberali, favorevoli alla libera scelta.
    Del resto, all’epoca lo stato era quello del vaticano, che sostituiva l’attuale stato italiano per quanto, appunto, riguarda analoghi obblighi.
    La famiglia, come dicevo, dagli appunti pubblicati dallo stesso Edgardo, preferì non usufruire delle proposte di mediazione offerte dal rabbino, che pure aveva buoni rapporti con il Vaticano, preferendo fare del proprio figlio un emblema di una guerra ideologica.
    Forse sarà per questo, forse sarà per altri motivi, comunque Edgardo divenne sacerdote, e considerò Pio IX suo grande pontefice di santa e grata memoria.

    • Elisa Mancardi ha detto:

      Non so se riceverò risposta da Giuseppe.
      Faccio a Lei la stessa domanda:
      Se le norme prevedevano un’istruzione obbligatoria, appunto come quella impartita anche oggi dallo stato italiano, come ricordato anche nel suo commento, non vi sarebbe stato analogo obbligo a prescindere da chi fosse il pontefice?
      Grazie per l’eventuale risposta.

      Elisa Mancardi

      • GIANNI ha detto:

        Faccio un esempio: il ns. ordinamento prevede obblighi di mandare i figli a scuola.
        In caso di inottemperanza, certo, non si potrà dire che sia stato il pres. della repubblica o il capo del governo ad aver tolto la potestà genitoriale, o ad applicare sanzioni.
        Semmai è l’ordinamento, e, appunto in tal senso, ho voluto sottolineare il filo rosso che collega, sotto questo profilo, stati ed ordinamenti giuridici, del passato, ma anche del presente.
        L’ordinamento vaticano non faceva eccezione, come eccezione non fa l’attuale ordinamento.
        Cordiali saluti

  5. Alberto ha detto:

    La storia di Edgardo è un po diversa da come viene descritta nell’articolo
    Vedi ad es il sito qui sotto
    http://www.vittoriomessori.it/blog/2014/04/29/il-caso-mortara/

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