Quattro bufale sui sacchetti della frutta che hanno provocato la “rivolta” social

da La Stampa

Biodegradati

04/01/2018
MATTIA FELTRI
Ieri non è stata una di quelle giornate in cui si riacquista fiducia nell’umanità. Dall’alba a notte su internet gli italiani si sono esercitati in una surreale rivolta del sacchetto. Riassunto per i tre che non ne conoscessero i presupposti: da ora nei supermercati si pagano 0.02 euro i sacchetti biodegradabili del reparto frutta e verdura (un salasso, ehm, da 4-6 euro l’anno a famiglia); una decisione del governo per favorire un’amica di Renzi che produce i sacchetti; ormai ci tassano anche l’aria (posizione di Lega e F.lli d’Italia che però in Parlamento non s’erano accorti di nulla); è una rapina. Bene.
Qualcuno, per resistere, ha previsto che pagherà 0.14 euro in sacchetti a settimana per 54 settimane, dunque 75 euro l’anno (in realtà fa 7.5 euro, senza contare che le settimane sono 52). Un altro, sempre per resistere, ha acquistato sei zucchine applicando uno scontrino su ogni zucchina (il prezzo viene ovviamente rilevato sullo scontrino, non sul sacchetto, così il fenomeno ne ha pagati sei ma non ne ha preso neanche uno). Un terzo, felice di non aver pagato il sacchetto, non s’è accorto che gli hanno fatto pagare i limoni 4.20 euro al kg, il doppio del pane. Un quarto, indignato, voterà CasaPound. E avanti così. Resta da dire che la cosiddetta amica di Renzi è titolare dell’azienda che ha inventato i sacchetti biodegradabili, un genio del bene. E che i sacchetti si pagavano anche prima soltanto che adesso, per chiarezza, il prezzo viene esplicitato. Una rivolta sul nulla, proprio quello che ci voleva. Almeno è biodegradabile.
***
da Demorartica
Silvia Gernini
3 gennaio 2018

Quattro bufale sui sacchetti della frutta

che hanno provocato la “rivolta” social

Abbiamo chiesto alla parlamentare pd Stella Bianchi, prima firmataria dell’emendamento che ha introdotto la nuova normativa
In questi giorni, complici anche i social network, abbiamo assistito a una vera rivolta. Gente che carica i propri carrelli spesso con frutta e verdura esotiche o fuori stagione, a prezzi esorbitanti che improvvisamente scopre che i sacchetti nei quali sono contenuti questi prodotti hanno un prezzo. Quell’1 o 2 centesimi in più a sacchetto hanno scatenato una polemica fuori dal normale e che si sarebbe evitata con una corretta informazione e, magari, un po’ di logica. Ovviamente tante informazioni non corrette che sono circolate in questi giorni non hanno aiutato. Abbiamo cercato di smontare qualche bufala che sta circolando da qualche giorno riguardo alle nuove buste in materiale compostabile insieme alla parlamentare pd Stella Bianchi, prima firmataria dell’emendamento che ha introdotto questa nuova normativa.
Perché è stato introdotto tramite emendamento nel Dl Mezzogiorno?
Si tratta solo di una questione tecnica, di tempi. Abbiamo recepito la direttiva europea 2015/720 sulla riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero, che l’Italia era obbligata a recepire. All’inizio del 2017 si è aperta una procedura di infrazione europea nei confronti del nostro Paese perché non avevamo ancora recepito questa direttiva. Il ministero dell’Ambiente ha quindi iniziato a predisporre le norme necessarie per recepirla e queste norme passano nelle commissioni competenti di Camera e Senato, hanno parere favorevole, vengono notificate all’Ue ma non si riesce a completare il percorso perché si incrociano due procedure diverse sullo stesso argomento a livello europeo. A quel punto a mia firma, ma nome di tutto il gruppo del Pd in ottava commissione, presentiamo un emendamento alla legge europea, la legge che regola l’adempimento degli obblighi dell’Italia in quanto membro Ue. Il percorso della legge europea è lungo per cui in quel modo non saremmo riusciti a evitare che partissero le multe della procedura di infrazione. Per cui il governo introduce questo emendamento, che è esattamente il decreto predisposto dal ministero dell’Ambiente, nel Dl Mezzogiorno che è in quel momento in discussione in Senato e quindi è stato approvato in questo modo, qualche giorno prima che partissero la procedura di infrazione e le multe.
Perché da ora in poi le buste del reparto ortofrutta si pagheranno?
Abbiamo sempre pagato i sacchetti della frutta e della verdura. Il costo dei sacchetti di plastica che abbiamo usato finora sono sempre stati spalmati sul prezzo finale del supermercato, come succede con tutti i costi di funzionamento. Ora ci accorgiamo di pagarle, il prezzo risulta sullo scontrino e questo è stato deciso perché uno degli obiettivi della direttiva era aumentare la consapevolezza dei cittadini europei sul fatto che la plastica è un costo e quale modo migliore per rendersene conto se non questo?
Perché non è stato deciso per legge il prezzo dei sacchetti?
Non c’è un prezzo fissato dalla legge, perché la legge non può imporre un prezzo a un prodotto. Però le grandi catene di distribuzione stanno facendo pagare i sacchetti generalmente 1 o 2 centesimi, visto che si stima usiamo ogni anno all’incirca 150 sacchetti arriveremo a spendere da 1,5 a 3 euro. Ovviamente parliamo di speculazione se troviamo sacchetti a 5-10 centesimi. In più questi sacchetti ci sono utili per la raccolta dell’umido che altrimenti dovremmo comprare a parte, pagandoli di più oltretutto.
C’è chi dice che l’emendamento è stato fatto per far guadagnare un’azienda in particolare, la Novamont che produce sacchetti in materiale compostabile.
Ovviamente no. Novamont non è l’unica impresa italiana che realizza sacchetti prodotti da materie prime naturali anziché da petrolio. In tutta Italia sono oltre 150 le aziende di questo settore con circa 4mila dipendenti e 350 milioni di fatturato. Noi dobbiamo essere quelli che sostengono la riconversione ecologica dell’economia. La plastica tradizionale prodotta dal petrolio se la smaltisci correttamente e la ricicli ridiventa materia prima seconda, ma se viene abbandonata, come spesso succede, finendo nei campi e nei mari, danneggia per secoli e secoli quegli ambienti. Abbiamo un problema enorme di inquinamento dei mari da plastica, motivo per cui abbiamo cercato di sostenere la riduzione dell’uso e dell’abbandono di certi prodotti. Quindi, l’obiettivo di sostenere il più possibile l’uso di prodotti fatti da materia prima seconda ossia da plastica riciclata o da chimica verde è assolutamente centrale se vogliamo trasformare l’economia in modo che sia più rispettosa dell’ambiente. Questo è il risultato del recepimento di una direttiva europea, ma ogni provvedimento che prevede la riduzione dell’uso di plastica tradizionale fatta dal petrolio e incoraggia l’uso di plastica riciclata o compostabile è un provvedimento assolutamente virtuoso.
***
da democratica
Stefano Bellentani
4 gennaio 2018

Sacchetti di plastica e ambiente:

dal Canada arriva una lezione di civiltà

Il problema non sono quei 2-3 euro all’anno in più di spesa ma la plastica, che si riversa nei mari al ritmo di circa 8 milioni di tonnellate l’anno
Ieri la polemica del giorno, scoppiata sui social ma proseguita anche sui media tradizionali, è stata quella dei sacchetti biodegradabili.
Detta in due parole, in applicazione di una direttiva europea (la 720 del 2015, che vuole disincentivare l’utilizzo della plastica), dal 1 gennaio 2018 i sacchetti di plastica utilizzati per i prodotti freschi come frutta e verdura – ma non solo – dovranno essere biodegradabili e sono pagati come già avviene da tempo quasi dovunque alla cassa con le classiche buste della spesa. Una spesa sostanzialmente irrisoria, che oscilla secondo le stime tra gli 1,5 euro e i 6-7 euro, a famiglia e per ogni anno. Una cifra che non supererà i 10-15 euro anche per chi faccia 2-3 volte al giorno avanti e indietro dal supermercato (spendendo molto ma molto di più per benzina e trasporto pubblico, ovviamente).
Ora, non serve Leonardo Da Vinci per capire che il problema non sono quei 2-3 euro all’anno in più di spesa (a conti fatti, circa un centesimo al giorno a famiglia) ma la plastica, che si riversa nei mari al ritmo di circa 8 milioni di tonnellate l’anno, tanto da fare ritenere che nel 2050 ci sarà più plastica che pesci in acqua (comparandoli a peso). Ma nel mondo c’è chi sta facendo ben di più.
Sulla base di una normativa teoricamente simile a una già in vigore in Italia – ma disattesa nel nostro paese secondo i calcoli di Assobioplastiche dal 60% dei casi – dal Canada arriva un esempio positivo: Montreal, dal 1 gennaio, è la prima grande città canadese a bandire completamente l’uso delle classiche borse di plastica sottili (sotto ai 50 micrometri), sia tradizionali che biodegradabili (contengono un additivo che ne facilita la decomposizione con luce e calore). Potranno continuare ad essere usate quelle per i prodotti freschi ma alla cassa bisognerà comunque utilizzare una borsa di plastica spessa o riutilizzabile. L’importo per famiglia sarà ben più rilevante: 15 centesimi per ogni borsa di plastica spessa, mentre quelle riutilizzabili (in stoffa, cartone o altro materiale) costano – tasse incluse – oltre 1,20 dollari, mentre Amazon e Walmart ne vendono di più resistenti a oltre 2 dollari l’una.
Tutti i commercianti hanno pochi mesi di tempo per adeguarsi: dal 5 giugno (data scelta simbolicamente perché è la Giornata mondiale dell’Ambiente) scatteranno multe sino a 2.000 dollari per le catene (la metà per i negozi individuali) alla prima infrazione, poi a salire.
A breve seguiranno altre città: Victoria, capitale della British Columbia ma di ridotte dimensioni, ha già annunciato che adotterà un analogo provvedimento da luglio, mentre anche Vancouver – la principale metropoli dell’Ovest – sta ragionandoci, e probabilmente seguirà Toronto.
Conoscendo lo spirito canadese, c’è da credere a Montréal che dal 6 giugno tutti applicheranno la normativa. Un piccolo sforzo – organizzativo o di memoria per ogni famiglia – ma un bel passo in avanti per l’ambiente.
LEGGI ANCHE
Legambiente: 4 domande (e risposte) sui sacchetti biodegradabili

I sacchetti della frutta e l’inutile bufala sul conflitto di interessi

 

6 Commenti

  1. pol ha detto:

    problema non è il costo, ma la resistenza.
    Si va al mercato e la borsa si rompe.

  2. Danilo ha detto:

    Panorama fa un titolo originale:
    TUTTI A PIANGERE QUANDO IL TG MOSTRA BALENE SPIAGGIATE O TARTARUGHE INTRAPPOLATE, MA APPENA CI CHIEDONO 2 CENTESIMI DI CONTRIBUTO SCOPPIA LA POLEMICA!
    Come siamo idioti!

  3. Luca ha detto:

    Certo su questa cosa ci sono in giro sciocchezze e bufale.
    C’è però un problema vero che è questo: perché mai l’obbligo di far pagare i sacchetti (esplicitando sullo scontrino il loro prezzo) è stato fatto coincidere con l’obbligo di utilizzare sacchetti compostabili?
    E’ ovvio che i sacchetti presenti nei reparti frutta e verdura dei supermercati sono sempre stati fatti pagare al cliente, in qualche forma (non piovono dal cielo, hanno un costo) ed è ovvio che anche quelli degradabili vadano in qualche modo pagati. Ma si poteva lasciare come prima la questione del pagamento: i supermercati avrebbero semplicemente fornito i sacchetti degradabili anziché gli altri, spalmando in qualche modo i costi.
    La enorme sciocchezza (nonché imprudenza politica e comunicativa… ricordiamoci che in politica serve non solo fare cose giuste ma anche saperle comunicare bene) è che dal 1 gennaio i sacchetti devono essere degradabili, e sempre dal 1 gennaio è obbligatorio farli esplicitamente pagare. Così la gente pensa che i sacchetti biodegradabili siano una fregatura e un obbligo costoso, l’ennesimo balzello. E vedrete che (siamo in campagna elettorale e siamo in Italia) per accontentare il popolino il governo farà una bella retromarcia; tornerà la plastica, pagheremo l’infrazione alla UE,continueremo a inquinare ma tutti saranno più contenti.

  4. Giuseppe ha detto:

    Da noi ogni novità che viene introdotta diventa un “casus belli” specialmente se si tratta di provvedimenti presi dall’esecutivo, che in omaggio al famoso detto “piove… governo ladro!” alimentano un mare di diatribe e controversie, spesso pretestuose. Anche perché, come dimostrano gli articoli qui riportati, c’è chi soffia sul fuoco della polemica solo per convenienza politica, cavalcando dicerie e luoghi comuni, per lo più messi in circolazione da una dietrologia che nel nostro bel paese sembrerebbe essere lo sport più diffuso in assoluto.
    Anche l’informazione, come sempre, ha la sua brava parte di responsabilità, perché la maggior parte dei media anziché fare presente che l’innovazione, assunta in conformità ad una direttiva europea, serviva a razionalizzare e uniformare l’uso dei sacchetti biodegradabili dei reparti ortofrutta dei supermercati, hanno posto l’accento su un dato, tutto sommato irrilevante, visto che i sachetti già si pagavano, ma il loro costo non era palese, essendo parte integrante del prezzo dei prodotti. Probabilmente i prezzi non sono dimnuiti, quindi un aggravio, seppur minimo, ci sarà ugualmente, ma non tale da provocare un simile putiferio. La differenza è che d’ora in poi i sacchetti non potranno essere riutilizzati né sostituiti con altri contenitori di materiali inadatti all’uso, che potrebbero accrescere il già pesante inquinamento ambientale.

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