Matteo Salvini è il vero mandante morale dei fatti di Macerata

da Democratica
Mario Lavia
4 febbraio 2018

La deriva neofascista della Lega di Salvini

L’ambigua reazione del capo leghista dopo Macerata
Fascisti, i leghisti? Macché, non diciamo sciocchezze. Tantissimi elettori della Lega sono cittadini democratici, magari destrorsi, ma certo non violenti. Magari la fanno breve sull’immigrazione, sui meridionali, sulle tasse, sul presunto diritto a farsi giustizia da soli: ma non desiderano il ritorno alla dittatura. E però…
Non è più la Lega di Bossi
E però questa non è più la Lega anti-Roma del pratone di Pontida con l’Umberto Bossi tonitruante ma tutto sommato inoffensivo. Questa è la Lega sovranista e lepenista di Matteo Salvini che di fronte ai fatti di Macerata condanna e non condanna – sì, questo deve andare in galera ma il fattaccio è la conseguenza della politica sull’immigrazione – un po’ come quelli che all’epoca non stavano né con lo Stato né con le BR. Un’ambiguità inaccettabile in un leader politico che in un momento di delirio Berlusconi ha indicato come perfetto ministro dell’Interno. Vengono i brividi solo a pensarci.
Come mai Luca Traini era stato candidato leghista?
E domandiamoci come mai uno squilibrato fascista come l’uomo di Macerata, questo Luca Traini con mezza svastica in fronte, l’anno scorso avesse scelto proprio la Lega come partito in cui candidarsi e come mai i leghisti locali nulla obiettassero – eppure era noto per le sue follie razziste e violente.
L’analisi porta a dire che Salvini, per sua convinzione e soprattutto per una supposta convenienza elettorale, ha indossato i panni del “fascista contemporaneo”, niente violenza fisica, nulla dell’armamentario del Ventennio e neppure del Msi: piuttosto un lepenista all’italiana, sovranista, nazionalista e dunque inevitabilmente razzista. Non a caso Marine Le Pen e Orban sono i suoi riferimenti europei e lui per loro il riferimento italiano.
Cavalca così un maledetto spirito del tempo che aleggia sull’Europa, il provincialissimo Salvini. Spostando sempre più a destra il profilo della Lega e drizzando le sue vele verso una deriva neofascista.
Purtoppo, almeno fino agli spari di Macerata, era riuscito a conquistare l’egemonia sul centrodestra, questa alleanza che è solo un imbroglio pericoloso per il Paese.
Dopo Macerata cambia qualcosa nella campagna elettorale?
C ‘è da sperare che il clima si raffreddi immediatamente. Qui non si tratta di strumentalizzare o non strumentalizzare.
 Qui si tratta di vedere se, vista la vergognosa reazione del capo leghista, ogni forza democratica farà ogni sforzo per isolare i fanatici razzisti, oltranzisti, fascisti. Perché questa è la  precondizione per ritornare alla normalità democratica.
Il problema è tutto del centrodestra. Mettiamoci nei panni di un elettore berlusconiano, critico verso l’Europa ma pur sempre legato all’idea che senza non si va da nessuna parte, un elettore liberale, conservatore ma nemico dell’intolleranza: bene, come fa a stare con questa Lega?
Ci pensino gli alleati di Salvini, soprattutto ci pensi Silvio Berlusconi. Prima di risentire – Dio non voglia – altri spari, in questa campagna elettorale che vede troppi apprendisti stregoni occupare la scena.
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1 Commento

  1. Giuseppe ha detto:

    Tra un mese si va a votare, ma chissà quanti italiani parteciperanno a quello che sta diventando sempre più un evento per pochi intimi. Sarebbe fondamentale che chi sente ancora il bisogno di esprimere le proprie idee e indicare le proprie preferenze sulla gestione della cosa pubblica si ricordasse degli avvenimenti di questi giorni e dei commenti ad essi inerenti, nonché delle promesse/minacce con cui i presunti leader politici e i loro complici e alleati condiscono questa messiscena di infima qualità, chiamata campagna elettorale.

    In particolare sarebbe opportuno ricordare alcune cose che diverse persone (tante… troppe…) hanno dimenticato, o di cui, forse,sanno ben poco. Se ancora oggi esiste un partito come la Lega, la colpa è solo di Berlusconi che, quando prese la decisione storica di “scendere in campo” per salvare le sue aziende dalla bancarotta e dal ricatto dei mafiosi con cui collaborava, vedendosi sbattere le porte in faccia dai partiti del cosiddetto “arco costituzionale” liberò dall’isolamento i neofascisti dell’allora MSI-Alleanza Nazionale e offrì una chance al gruppo di Bossi e soci, pagando di tasca propria i loro debiti. Anche se, a dire il vero, la mossa non gli permise di garantirsi la fedeltà assoluta che si sarebbe aspettato dagli inattendibili padani.

    E adesso la storia si ripete. L’ex sultano di Arcore, più che mai ossessionato dalla smania di potere e dalla sete di rivalsa verso coloro che gli hanno scippato la guida del paese, negandogli oltretutto per legge la possibilità di assumere in prima persona incarichi istituzionali, ha creduto bene di riesumare quella alleanza, approfittando anche del momento non certo brillante che le attuali compagini politiche stanno attraversando. Solo che i tempi sono cambiati e mentre i cinquestelle mietono consensi tra i nuovi alcolisti anonimi ubriachi di fakes e social network, non ci sono più i Fini e i Bossi a fare da garanti. I loro partiti si sono sfilacciati tra defezioni, ripensamenti, scandali e corruzione e oggi sopravvivono grazie alla deriva estremista e razzista e alla demagia qualunquista, che trovano sempre terreno fertile nella fragile fantasia di nostalgici e squilibrati o nella assoluta mancanza di libertà intellettuale di conservatori ottusi.

    Tutto ciò ci ha portato alla cronaca attuale e non c’è da stupirsi se uno come Salvini, che non essendo una cima e non possedendo il carisma di Bossi, né il pragmatismo di Maroni, avendo una visione alquanto distorta della realtà, se ne possa uscire con parole di comprensione e condiscendenza verso atti violenti, scaricandone la responsabilità sul permissivismo e l’eccessiva benevolenza del governo, e dei partiti che lo sostengono, verso gli immigrati.

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