Bufera su Salvini: il ministro dell’Interno “brucia” le indagini per ansia da social

Credo che sia giunto il momento di dire:
ADESSO BASTA!
La pazienza è finita.
L’Italia migliore deve ribellarsi.
Questo governo ci sta portando in un burrone.
Non si può più aspettare!
Occorre iniziare a tagliare la testa a qualcuno:
al BUFFONE
al CAPO BANDA,
al BURATTINAIO,
al DEMENTE,
al BASTARDO…
Perché temere?
Temere chi?
Occorre che qualcuno si sacrifichi
per il bene del Paese.
Anche fisicamente!
***
da Democratica
Stefano Cagelli 
4 dicembre 2018

Bufera su Salvini:

il ministro dell’Interno “brucia”

le indagini per ansia da social

Duro scontro tra il leader leghista e il procuratore capo di Torino Armando Spataro, che lo critica per aver rivelato via Twitter i dettagli di un’indagine in corso
È bufera per il tweet del ministro dell’Interno Matteo Salvini che, ad operazione di polizia ancora in corso, ha esultato per l’arresto di “quindici mafiosi nigeriani” a Torino. Una mossa pesantemente criticata dal procuratore capo Armando Spataro, che non ha gradito modi e tempi dell’intervento del leader leghista: “La notizia in questione è intervenuta mentre l’operazione era (ed è) ancora in corso, con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa. La polizia giudiziaria – si specifica nella nota – non ha fermato “15 mafiosi nigeriani”, ma sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare.
Secondo Spataro, il tweet di stamani ha fatto sorgere “rischi di danni al buon esito dell’operazione” e “contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione della notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrieta’ e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato”.
“Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell’azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie. Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso”.
Dopo qualche ora è arrivata la reazione, come al solito scomposta, del ministro dell’Interno: “Basta parole a sproposito. Inaccettabile dire che il ministro dell’Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti. Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato. Se il capo della polizia mi scrive alle 7:22 informandomi di operazioni contro mafia e criminalità organizzata, come fa regolarmente, un minuto dopo mi sento libero e onorato di ringraziare e fare i complimenti alle forze dell’ordine”.
Durissime le critiche dell’opposizione. Secondo Maurizio Martina, “quando il potere si fa prepotenza, a perdere è tutto il paese”. Emanuele Fiano è ancora più specifico: “L’ultima cosa al mondo che deve fare un Ministro dell’Interno è danneggiare un inchiesta in corso, comunicando a tutto il mondo, per nutrire il proprio narcisismo, i risultati parziali di un’attività investigativa in corso, che altri stanno facendo, non lui. Salvini lo ha fatto. Quando L”IO” supera lo Stato, iniziano i problemi. Gravi”. Per Walter Verini, “il ministro dell’Interno ostacola il lavoro di chi la lotta alla mafia la fa sul serio. Ha fatto bene il procuratore capo di Torino Armando Spataro a stigmatizzare quanto avvenuto”.

 

3 Commenti

  1. Elia ha detto:

    Era ora che qualcuno si ribellasse al vizio di rivelare al pubblico dettagli di indagini ancora in corso o comunque ancora riservate! Per molti anni questa è stata la prassi di persone che usavano poi queste informazioni per i loro sporchi scopi politici.

  2. diogene ha detto:

    … siamo al “delirio di onnipotenza”?

  3. Giuseppe ha detto:

    Non è la prima volta e non sarà l’ultima, a meno che qualcuno non lo tolga di mezzo, che l’idolo delle folle non si lascia sfuggire l’occasione di intralciare il lavoro serio e preciso di altri organi dello stato. Sarebbe ora che chi lo consiglia gli faccia capire quanto possono essere dannose le sue sparate, come sempre autoreferenziali.

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