6 gennaio 2013: Epifania del Signore

6 gennaio 2013: Epifania del Signore

Is 60,1-6; Tt 2,11-3,2; Mt 2,1-12

Giustamente Paul Devreux, sacerdote di origine belga, commentando l’episodio dei magi, dice testualmente: «Non bisogna leggere questo testo come se fosse un racconto storico né tanto meno come se fosse una favola, perché perderebbe il suo significato e la sua credibilità. Matteo lo costruisce prendendo spunto da una profezia dell’Antico Testamento (Num. 24,17), la profezia di Balaam». Chi era Balaam? Un mago pagano che, costretto a maledire Israele, illuminato da Jahve pronuncia invece delle parole profetiche in favore del popolo eletto, e, riferendosi senza saperlo alla nascita di un re eccezionale, esclama: “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele”.
Dunque, da queste parole riguardanti la stella Matteo ricostruisce il suo racconto dei magi, che è appunto la storia di una stella che conduce ad adorare il re d’Israele, ancora bambino, Gesù Cristo. Da notare inoltre che il tema e l’immagine della luce erano molto presenti nei testi profetici dell’Antico Testamento. Pensate solo al brano della prima lettura della Messa: “Alzati, (il profeta si riferiva al popolo eletto), rivèstiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te… Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del suo sorgere”. E lo stesso brano darà lo spunto a Matteo per quanto riguarda i doni dei magi.
Chiariamo: il racconto dei magi non è una pura invenzione dell’evangelista Matteo e neppure della primitiva comunità cristiana, ma si tratterebbe di un midrash come dicono gli ebrei, ovvero di un racconto ricostruito sulle Sacre Scritture.
L’ho già detto e ripetuto: la storia dei magi, letta dal punto di vista altamente simbolico, diventa molto più affascinante, interessante e sempre attuale. Avremmo evitato di cadere nel ridicolo, e di dare a certi scienziati, in un certo senso loro stessi ridicoli, di ridicolizzare la religione.
Non posso soffermarmi su tutti gli aspetti simbolici del racconto. Sono tanti e tutti meriterebbero una particolate attenzione. Scusate se ora cito le parole di commento di alcuni preti, anche se un po’ particolari. Don Paolo Curtaz scrive: «Lo stravolgimento del Natale continua: Gesù è riconosciuto da pagani che con tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa, è il rischio che anche le nostre comunità cristiane corrono, quello di vedere dei non credenti incontrare Dio, e noi di restare a guardare. I Magi sono l’immagine dell’uomo che cerca, che indaga, che si muove e segue la stella. La scienza e la fede non si oppongono, entrambe cercando un senso alla loro ricerca intellettuale, i Magi si trovano di fronte all’assoluto di Dio, tanto più sconcertante quanto inatteso. Non fanno come Erode e i sacerdoti del Tempio che, pur “sapendo”, restano ai loro posti. Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare. Dio si lascia trovare, certo, ma da chi lo desidera, non da chi lo ignora. La fede non è solo “sapere” (i dottori della legge conoscono la profezia di Michea!) ma smuoversi. Gerusalemme e Betlemme distano pochi chilometri dai palazzi del potere religioso e politico, nessuno si prende la briga di andare a verificare, una distanza che diventa un abisso interiore.
I Magi sono l’immagine di tutti quegli uomini che, spinti dal desiderio e dalla sete della verità, hanno finito con l’incontrare un “segno” della presenza di Dio: una testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano e, seguendolo, hanno scoperto il volto di Dio. Se, ahinoi, restiamo seduti sulla poltrona delle nostre incrollabili supposizioni, finiremo col lasciare la fede dietro di noi, col “conoscere” il luogo dove Gesù è nato, come i sacerdoti del Tempio, ma non piegheremo mai le ginocchia, esterrefatti, davanti al prodigio di un bambino che è Dio».
Padre Ermes Ronchi aggiunge: «(Occorre) mettersi in strada dietro una stella che cammina. Per trovare Cristo occorre andare, indagare, sciogliere le vele, viaggiare con l’intelligenza e con il cuore. Cercare è già un po’ trovare, ma trovare Cristo vuol dire cercarlo ancora. “Andando di inizio in inizio, per inizi sempre nuovi» (San Gregorio di Nissa). Andando però insieme, come i magi: piccola comunità, solitudine già vinta; come loro fissando al tempo stesso gli abissi del cielo e gli occhi delle creature. (E poi) Non temere gli errori. Occorre l’infinita pazienza di ricominciare, e di interrogare di nuovo la Parola e la stella, non come fa uno scriba, ma come fa un bambino. Come guarda un bambino? Con uno sguardo semplice e affettuoso».
È bello vivere la festa di oggi come «la festa del desiderio che non si arrende». Scrive ancora don Curtaz. “Oggi è la festa dell’essenza dell’essere umano che, in fondo, spogliato di ogni condizionamento, si riscopre, semplicemente, un cercatore». Ecco perché «la Parola (di Dio) insiste, esagera, scardina, scuote: non veniamo giudicati dai risultati, dalla devozione, dalla coerenza, ma dal desiderio di andare oltre. E per noi discepoli di lungo corso, che già abbiamo trovato (siamo stati trovati?), questa festa è un invito a superare le nostre certezze bonsai, per assumere lo sguardo di Dio».
Capite allora perché alla Chiesa gerarchica fa comodo che i fedeli continuino a festeggiare il Natale e l’Epifania come una «glicemica fiera dei buoni sentimenti» e a credere in racconti, quelli dell’infanzia di Gesù, colorandoli di tratti sempre più pittoreschi. Almeno riscoprissimo ciò che sta dietro, quel pensiero di Dio che non sopporta esagerazioni fantasiose o schematizzazioni dogmatiche.
Dicendo che i magi rappresentano l’essere umano alla ricerca di Dio o, diciamo meglio, di un trascendente, di qualcosa o di qualcuno che va oltre le banalità della nostra vita o che rifiuta le mura di una prigione, dovremmo da una parte sentirci scossi, e dall’altra entusiasti. Ecco perché insisto nel dire che il cristianesimo non è una religione, proprio perché la religione è un insieme di legami, di leggi, di obblighi, di doveri ma in funzione di una struttura da proteggere o da salvare. La religione pretende di impossessarsi della verità divina, quando invece è la verità che ci conquista. Noi non possediamo la verità, ma siamo posseduti dalla verità che ci invita a cercarla, senza stancarci, perché la verità è come un pozzo senza fondo: un pozzo dove, più vai giù, più ti dona un’acqua cristallina. Il Papa stesso, Benedetto XVI, nell’omelia durante la Messa con i suoi ex allievi a Castel Gandolfo, domenica 2 settembre 2012, ha detto: «Non siamo noi a possedere la verità, ma è la verità che ci possiede. La verità è qualcosa di vivente. Non siamo noi i suoi possessori, bensì siamo afferrati da lei». Parole sante, purtroppo spesso dimenticate dalla stessa Chiesa, di cui il papa è il capo supremo.
La Chiesa, lungo i secoli, non ha fatto altro che tradire la Chiesa di Cristo: è Cristo la verità, non la Chiesa in quanto struttura. Purtroppo, la Chiesa teme la verità che, essendo infinita, va oltre la Chiesa stessa. E la Chiesa si crede detentrice della verità suprema, e la rende dogmatica, ovvero non più soggetta ad essere cercata. La Chiesa di Cristo, invece, invita a cercare la verità, che non ha confini, non ha etichette, non ha religione.
I veri credenti sono coloro che cercano la verità, e non coloro che sono soggetti alla verità imposta dalla Chiesa. La verità non conosce la virtù dell’obbedienza, se non a se stessa, ovvero ciascuno di noi dovrebbe obbedire all’istinto che sente dentro di un bisogno d’infinito. Tra l’obbedienza alla Chiesa struttura che impone la sua morale e i suoi dogmi, e l’obbedienza alla sete d’infinito, dovrei scegliere la seconda: la sete d’infinito.
Se a Natale è Dio che cerca l’uomo, all’Epifania è l’uomo che cerca Dio.

 

 

1 Commento

  1. Luciano ha detto:

    Caro don Giorgio, grazie infinite per questa omelia che mi aiuta a ricercare con desiderio la Manifestazione del Dio Uomo. Davvero c’è il rischio che chi dice di essere “cristiano”, si ponga nell’atteggiamento sterile di restare fermo senza essere minimamente coinvolto dalla Novità che appare solo a chi cerca con cuore semplice e aperto ad accogliere quell’Amore che solo Dio è capace di Donare ad ogni creatura. Mi piace pensare che anche i magi, in ricerca, hanno sbagliato indirizzo, nel cercare il Re dei giudei, andando a Gerusalemme, dove invece, Gesù verrrà rifiutato e condannato a morte. Quegli stesssi sacerdoti, danno l’indicazione ai magi, dove riprendere il cammino per cercare Gesù. loro, rimangono fermi e turbati a Gerusalemme, con Erode che non è ebreo e che considera Cristo il suo usurpatore. E’ bella questa tenacia di queste persone pagane, nel riprendere il cammino per andare ad adorare nella Gioa, questo Re dei re. Condivido pienamente che il cristianesimo non è una religione ma è la proposta di Vita che va ricercata ricominciando sempre il caammino e con occhi di bambino, capaci di stupore e meraviglia. Il religioso invece, supplisce coi riti la realtà che non vive. Buona Festa dell’Epifania don Giorgio e a tutte le persone presenti in questo suo coinvolgente sito.

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