Israele, soldato condannato per l’uccisione di un palestinese. Esplodono le proteste

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da Repubblica

Israele,

soldato condannato per l’uccisione

di un palestinese.

Esplodono le proteste

Elor Azaria ritenuto colpevole di omicidio: aveva sparato alla testa a un giovane già immobilizzato. Insorge la destra. Netanyahu: “Merita il perdono”
(AGI/AFP/EFE/ANSA)
04 gennaio 2017
TEL AVIV – Un soldato israeliano, che aveva sparato alla testa a un giovane palestinese -quando questi, che aveva assalito un suo commilitone, era ferito e a terra, ormai immobilizzato- è stato giudicato colpevole di omicidio. Il soldato, Elor Azaria, era giudicato da un tribunale militare e il processo, che ha profondamente diviso l’opinione pubblica israeliana, andava avanti dal maggio scorso. La presidente, il giudice Maya Heller, ha stabilito che è stato lo sparo ad uccidere il giovane palestinese e che il soldato era cosciente che il suo atto ne avrebbe provocato la morte. La pena sarà determinata nel prossimo futuro.
Fuori dalla sede dell’esercito, a Tel Aviv, centinaia di israeliani manifestavano contro la possibile condanna del militare. L’opinione pubblica era divisa tra chi difendeva il soldato e chi lo riteneva responsabile di un gesto immorale e contrario al codice militare. In serata, il premier Netanyahu ha dichiarato che Azaria merita un perdono, ma ha fatto appello a tutti i cittadini israeliani affinché si comportino “con responsabilità”
Il processo ad Azaria, iniziato lo scorso maggio, è stato un caso nazionale, con una parte consistenza della destra schierata a suo favore e molti alti gradi dell’esercito impegnati a condannare duramente la sua condotta.
Il caso esplose il 24 marzo, quando venne divulgato un video che lo mostrava mentre sparava a Abdul Fatah al Sharif, un 21enne che aveva ferito lievemente con una coltellata un suo commilitone, che in quel momento era immobilizzato e sdraiato al suolo. Uno sparo alla testa, il suo, senza un’apparente provocazione da parte del palestinese.
Dopo l’emissione della sentenza di condanna il gruppo israeliano per la difesa dei diritti dell’uomo che aveva diffuso il video, ha accusato comunque le forze di sicurezza di essere impegnate in una costante opera di “sbianchettamento dei casi in cui i propri uomini si trovano ad uccidere o ferire cittadini palestinesi, senza essere chiamati a rispondere dei loro atti”.
Un portavoce del governo dei territori palestinesi, Yousef al-Mahmoud, ha commentato da parte sua: “La condanna del soldato che ha giustiziato al Sharif è avvenuta perchè il crimine è stato documentato e il mondo ha potuto assistervi in televisione”.

2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Temo che il processo e la successiva condanna siano avvenuti solo a causa del clamore mediatico che la cosa aveva suscitato, altrimenti tutto sarebbe passato sotto silenzio, come d’abitudine. Non credo di dire un’eresia affermando che gli israeliani, specie se fondamentalisti e tradizionalisti, considerino i palestinesi degli estranei, se non addirittura degli invasori e, abitualmente, non sopportino la loro presenza. Sparare a una persona ormai inerme ed indifesa è un atto di vigliaccheria per ogni essere umano dotato di un briciolo di dignità ed umanità, ma lo stato di Israele, evidentemente si sente al di sopra di ogni giudizio, se non addirittura intoccabile. La riprova di tutto ciò è nella sentenza di condanna che, pur avendo riconosciuto la colpevolezza del soldato, ha ritenuto l’omicidio preterintenzionale. Oltretutto mi sembra evidente che per i commilitoni l’omicida sia una sorta di eroe mentre le parole di Netanyahu non lasciano dubbi sul tipo di atteggiamento delle autorità verso l’intera vicenda.

  2. GIANNI ha detto:

    Il caso si presta a diverse considerazioni.
    Premesso che è sempre esecrabile la morte di un uomo ad opera di altro uomo, occorre rilevare che, evidentemente, nel dibattito interno ad Israele sono probabilmente prevalse considerazioni ideologiche, di parte, più che basate su una ricostruzione dei fatti e sui diversi aspetti giuridici da valutare.
    Occorre quindi estraniarsi da qualunque pregiudizio ideologico, pro o contro le opposte fazioni, e considerare la fattispecie come ci trovassimo in un tribunale italiano.
    A tale riguardo, per dar maggior ordine ai diversi aspetti, seguo un piccolo indice, proprio come si fa in tribunale:
    IL VIDEO
    LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI E GLI ELEMENTI PROBATORI
    OMIDICIO DOLOSO O SCRIMINANTE PUTATIVA?
    IL VIDEO; intanto, era mosso, e nonostante l’abbia visto e rivisto, la dinamica dei fatti non è pienamente intellegibile, a mio avviso, solo sulla base di questo.
    Non riesco a capire chi abbia sparato, anche perchè i fotogrammi decisivi evidenziano il passaggio di un mezzo che copre la scena criminis.
    Diverse persone portavano armi com’è evidente, e quindi mi pare che dal solo video nè si possa individuare con chiarezza chi abbia sparato, nè sulla base di quali motivazioni (elemento fondamentale, come vedremo nel prosieguo…).
    Si rende evidente solo una logica consecutio temporum tra il fotogramma, anteriore al passaggio del mezzo, e quello che riprende la scena, dopo il passaggio, con la chiara comparsa di sangue in corrispondenza del corpo della vittima.
    ALTRI ELEMENTI PROBATORI?
    Presumo, quindi, anche se l’articolo sul punto tace, che durante il processo ci si sia avvalsi di altri elementi probatori, come testimonianze, perizie balistiche, e via dicendo.
    Quest ultime probabilmente hanno portato i giudici a ritenere che la morte sia stata provocata da un proiettile sparato dal militare incriminato.
    E si qui, probabilmente, tutti concordano, nella ricstruzione dei fatti.
    Quindi non solo i testimoni o i periti balistici, ma anche la fazione israeliana favoevole al militare.
    Se le cose stanno così, il punto fondamentale è un altro.
    QUAL’E’ STATO IL MOVENTE?
    Sarebbe limitativo ricondurre il movente ad un’unica possibilità, cioè mera rappresaglia per odio verso l’ucciso e/o verso la fazione che questi rappresentava.
    Viene naturale pensare a questa ricostruzione: l’ucciso ha aggredito un commilitone, e il militare, spinto dall’odio, lo uccide.
    Tuttavia, in casi come questo, sarebbe più verosimile che l’odio esploda subito.
    Invece appare chiaro, nel video, come passi diverso tempo, come dimostrato dal fatto che la vittima rimane a terra per un po’, prima che si oda lo sparo al passaggio del veicolo.
    Ma, a prescindere da questo elemento, occorre considerare altra possibilità giuridica, che riconduce alla cosiddetta scriminante putativa.
    Esistono circostazne che legittimano azioni o omissioni che, diversamente, costituirebbero reati.
    Ad esempio nel caso che la vittima, rimasta a terra, potesse farsi esplodere.
    In questi casi, se vi sono giustificati motivi per cui il militare abbia potuto pensare questo, anche se poi non rispondente alla realtà, siamo in presenza di una scriminante putativa, più precisamente uso legittimo delle armi per evitare lo scoppio, ritenuto certo o probabile dal soldato, in base a tutti gli elementi di cui, in quel momento, poteva disporre.
    Appunto scriminante putativa, se non rispondente alla realtà, ma con fondati motivi, da parte di chi ha agito, per ritenerla veritiera.
    Potrebbe essere che la persona si sia mossa, magari mettendo mano alla cintura, noi questo non lo sappiamo.
    In sintesi, dai soli elementi a nostra disposizione, che ovviamente si riducono al video, non sappiamo se vi siano stati anche elementi di questo tipo.
    Forse il tribunale israeliano avrà potuto vagliarne la sussistenza, alla luce di tutti gli elementi a sua disposizione.
    Quel che è certo è che è già successo diverse volte che ad un assalto a singolo individuo, segua poi un’esplosione dell’assalitore che si fa saltare per aria.
    E’ anche vero che si tratta di situazioni che vengono vissute in momenti di elevata emotività, ed in cui, spesso, ci sono pochi attimi per decidere, del tipo:
    l’assalitore è a terra, ma all’improvviso si muove e mette le mani alla cintura.
    Il che, sopratutto un militare sa bene cosa possa significare, ed ha pochi attimi, forse solo qualche frazione di secondo, per decidere se intervenire a tutela dell’incolumità di tutti i presenti, o non fare nulla e correre il rischio.
    Ripeto: noi non sappiamo come siano andate le cose, anche perchè il veicolo copre la scena, e quindi neppure possiamo valutare se vi fossero stati gesti della persona a terra.
    Pertanto io direi, in assenza di tutti questi elementi, che la cosa migliore è sospendere il giudizio.

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