Mine antipersona, all’Italia manca un passo: il divieto di investire

da AVVENIRE
3 aprile 2021

Mine antipersona,

all’Italia manca un passo:

il divieto di investire

Luca Liverani
Il 4 aprile è la data scelta dall’Onu per l’impegno contro questi ordigni. Da noi, a 24 anni dal Trattato, non se ne producono più
All’Italia serve ancora un ultimo divieto per il bando definitivo delle mine antipersona e delle bombe a grappolo. Nella “Giornata Internazionale per l’azione contro le mine e gli ordigni bellici inesplosi”, voluta dalle Nazioni Unite nel 1997, il bilancio dell’impegno italiano sarebbe da 10 e lode, cancellando definitivamente il ruolo avuto dalle aziende belliche italiane (tra cui Valsella, Tecnovar, Sei) che hanno prodotto mine antipersona disseminate in giro per il mondo. Sarebbe. Se al quadro legislativo non mancasse un tassello non secondario. E cioè la proposta di legge 1813 che punisce chi investe nelle aziende produttrici di queste armi vietate dal Trattato di messa al bando delle mine del 1997 e dalla Convenzione sulle Munizioni Cluster del 2008. Ordigni mortiferi e infidi che seminano morte, dolore, disabilità, soprattutto tra i civili, anche a molti anni di distanza dalla fine dei conflitti. Ma vengono ancora prodotti in alcuni paesi che non hanno sottoscritto i due accordi.
L’iter legislativo si trascina incomprensibilmente da più di dieci anni, ma ora sembra aver ridestato l’interesse di alcuni legislatori. Il bando delle Mine del 1997, nato sulla spinta di una mobilitazione mondiale della società civile, è uno dei trattati sul disarmo umanitario con più adesioni. Circa l’80% dei paesi ha infatti aderito, 164 stati. Ad oggi sono stati distrutti oltre 55 milioni di mine rimasti negli arsenali e 30 paesi si sono dichiarati liberi dalle mine, ultimi Cile e Regno Uniti. Ancora 60 paesi sono infestati da mine o munizioni cluster, le famigerate bombe a grappolo che, una volta lanciate, disseminano a pioggia bombe più piccole. Che sistematicamente restano in parte inesplose, con rischi pari a quelli delle mine antipersona.
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Da noi, a 24 anni dal Trattato, non se ne producono più. Ma non è ancora diventata legge la proposta 1813 per sanzionare chi finanzia le industrie che, altrove, le fabbricano ancora
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I due trattati impediscono l’uso, la produzione, il commercio e lo stoccaggio di mine antipersona e di munizioni cluster. Negare i possibili finanziamenti italiani ad aziende straniere che si ostinano a produrre questi “semi di carneficina” è un dovere non più rinviabile. In Parlamento da anni attende l’ultimo via libera la proposta di legge 1813, “Misure per contrastare il finanziamento di imprese produttrici di mine, munizioni e submunizioni a grappolo”. Un passo che confermerebbe l’impegno del nostro Paese in ambito di cooperazione e mine-action, riconosciuto a livello internazionale.
Il testo ha iniziato il suo iter nel 2010, per essere approvato da Camera e Senato nel 2017. Inviato al Qurinale per la firma del Presidente, era stato rinviato alle Camere da Sergio Mattarella che aveva rilevato un difetto di costituzionalità. Nell’attuale legislatura il testo è stato emendato, all’art. 6 comma 2, e approvato in Senato il 29 aprile 2019. Manca solo il sì della Camera dei Deputati, ma il progetto di legge è rimasto fermo per un anno e mezzo, prima che la commissione Finanze si decidesse a riattivarne l’iter a novembre 2020. La commissione ha raccolto i pareri consultivi di altre 8 commissioni sulle 9 interpellate, senza registrare pareri ostativi.
Al voto definitivo in seconda lettura manca dunque solo il via libera della commissione Bilancio, dove il testo si è impantanato da circa cinque mesi. La relazione tecnica sollecitata al Governo sarebbe dovuta arrivare in realtà dopo 10 giorni dalla richiesta della commissione Bilancio. E comunque entro il termine perentorio di 30 giorni. Colpa solo di una somma di inefficienze, distrazioni, difficoltà legate alla pandemia? A pensare male verrebbe da sospettare che la norma possa dare fastidio a qualche investitore. Ma sicuramente ci sarà una spiegazione più banale e meno maliziosa. E i deputati presto porteranno al traguardo questa norma di civiltà.

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