Grillo: Silvio vuol diventare duce. E caccia operatore Rai

 

da L’Unità

 

su Parole Povere
Autore: Toni Jop
Data:2013-06-04

Grillo: Silvio vuol diventare duce. E caccia operatore Rai

Una cosa è chiara, Grillo non ha ancora compreso se il tempo è dalla sua parte oppure rema contro. Nell’incertezza, si dà da fare: da un lato, cerca di tener buoni i suoi parlamentari che non ne potevano più spedendoli a raffica da Casaleggio per migliorarne il condizionamento, dall’altra va alle giostre, si piazza davanti al bersaglio che ha provveduto a disegnare, il governo attuale, e sparacchia, tanto per ingannare quel tempo del quale non capisce appieno il ruolo nella sua vicenda.

Ieri, fuochi d’artificio contro l’ipotesi di una riforma semi-presidenziale della nostra democrazia, frecce avvelenate contro il solito Pd e, in uno sforzo che non gli deve essere congeniale, attacco a Berlusconi. Sempre da casa sua, tra un divano e una tartina, postando sul suo blog, ha scritto delle cose che un paio di mesi fa non avrebbe neppure immaginato: era o no convinto che Berlusconi fosse morto e sepolto? Invece, adesso gli attribuisce una posizione centrale nella scena politica italiana. Da poco a questa parte si deve essere ricreduto: almeno da quando proprio lui, il genio del divano, ha provveduto a rimettere il «caimano» in dimensioni naturali sul comodino di questo Paese, giusto per avere a disposizione un bersaglio tanto grande da non poterlo mancare, neppure da appena svegliato. Questa è una cosa da ricordare sempre: se la sinistra è attualmente impacchettata con la destra meno stimata d’Europa, lo si deve molto alla scelta di Grillo di lasciar friggere Bersani nell’olio della sua disponibilità a cambiare il corso della storia politica d’Italia. Così come va sempre ricordato – e troppi in tv non lo fanno – che il Porcellum è una invenzione di Berlusconi e dei suoi e che il Pd, la sinistra, l’hanno immediatamente messo all’indice. «Berlusconi vuol farsi eleggere presidente-duce d’Italia»: così ha scritto, e non è che sia di per sé una bubbola. Infatti, non usa neologismi, soprannomi coloriti per chiamare il signore di Arcore, ricorre al suo cognome pulito-pulito. Questo sì che è rispetto, perché comprende che se si arrivasse a concretizzare – ma è un incubo passeggero – la formula del semi-presidenzialismo alla francese, questo Paese tra due allegri tiranni, lui e Berlusconi, sceglierebbe proprio il secondo.

Per questo, il leader dei Cinque Stelle ricorda come proprio questa formula di potere fosse stata assunta da Gelli nel suo progetto autoritario. Questa «ingiuriosa scalata al potere – precisa – gli darebbe immunità e impunità»: ma va? Lo avrà capito adesso, oppure è uno dei suoi sponsor coperti? Dimenticavamo il Pd: questo partito avrebbe, nella sua attuale visione, una grande responsabilità per avergli lasciato tra le mani le tv, evitando di ricorrere a una legge sul conflitto di interessi. E nessuno toglie al Pd questa responsabilità, ma ecco che Grillo si accorge, meglio tardi che mai, che le tv hanno un ruolo travolgente nella costruzione e nel mantenimento di un potere. E il web, che fine ha fatto in questa nuova «scaletta»? Evita di rispondere, preferisce ricordare il presidente Napolitano e annotare come abbia potuto affermare che il governo Letta durerà diciotto mesi. «Con quale autorità – si chiede il padrone del personal Movement – e perché 18 mesi?».

Tuttavia, si guarda bene dal dire la sua in proposito: quale formula preferisce Grillo? Non è che a questo punto gli conviene tenersi il Porcellum? Forse sì. Tra l’altro, i sondaggi più aggiornati danno i consensi al suo partito in caduta quasi libera: Swg, ad esempio, lo dà sotto il 20%, con una perdita di oltre tre punti in pochissimo tempo, e intanto il Pd risale superando il 25% e avvicinando pericolosamente Berlusconi che resta in testa. Così, rinfaccia ai titolari del provvedimento in discussione, di aver lavorato a una «falsa legge» sul finanziamento pubblico ai partiti. E su questo terreno pensa di averla sempre vinta, anche perché ogni programma di involuzione anti-democratica dovrebbe prevedere la cancellazione totale del finanziamento pubblico alle forze politiche per metterle nella disponibilità di un gruppo ristretto di finanziatori privati.

Cerca sponde che forse non ci sono più, Grillo: sostiene che gli otto milioni di voti raccolti dal Movimento siano stati «umiliati» e ridotti a un ruolo extra-parlamentare, perché fin qui i candidati del M5S non sono stati soddisfatti nelle loro richieste istituzionali. «L’Italia non è più una democrazia»: e se è così, allora tocca a lui.

Intanto, la prima festa della repubblica grillina a Mira, in provincia di Venezia, è stata un flop. Trecento circa i partecipanti. Ma naturalmente è colpa dei giornalisti. «Siamo stati boicottati» si difendono gli organizzatori. In contemporanea, lo stesso Grillo in un comizio in Sicilia, a Piazza Armerina, se la prende con la stampa e il bersaglio diventa una cameraman, contro il quale scatena la piazza, fino a che l’operatore non viene cacciato in malo modo. La colpa? Lavorare per Ballarò.

 

2 Commenti

  1. Pietro ha detto:

    L’arroganza, la spocchia e la presunzione di chiaroveggenza, alla fine hanno caricato il PD, i DS e tutti gli altri del famoso “zoccolo duro”, delle gravi responsabilità da cui sono poi derivate le catastrofiche conseguenze VENTENNALI patrocinate ed incentivate da una destra di piazzisti, transfughi socialisti, anime votate al culto pagano del “capo” da osannare come patriarca e profeta della nuova religione del “ghe pensi mì”. Questi signori proteggono il loro capo perchè difendono i propri interessi, non certamente per una visione politica organica delle sorti del proprio paese. La furbizia non paga, deprime, avvilisce e mortifica lo spirito di chi ad essa s’è votato puntando alla depravazione del costume politico e sociale. Attenzione! “Corsi e ricorsi storici” di vichiana memoria, dovrebbero scuotere gli animi in un moto d’orgoglio per ritrovare il senso e l’ispirazione dei valori fondanti di una VERA SINISTRA!

  2. giorgio ha detto:

    Andreotti era solito dire che il potere logora chi non ce l’ha. Io sostengo che dà alla testa di chi non ne regge il peso e le responsabilità: il povero Beppe non è ancora pronto per ilo manicomio, ma poco gli manca. Una sparata su tutte: l’ AIDS non esiste?… (vallo a dire a chi l’ha contratto!)

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