Omelie 2016 di don Giorgio: EPIFANIA DEL SIGNORE

6 gennaio 2016: Epifania del Signore
Is 60,1-6; Tt 2,11-3,2; Mt 2,1-12
Epifania, alla luce della Mistica
Il fatto che il racconto dei magi non sia storico, ma che vada letto al di là del senso letterale del testo, apre la strada ad una scoperta di significati profondi che sono inimmaginabili per uno storico. Tuttavia, a quella di tipo fiabesco-moralistico preferisco l’interpretazione allegorica, più precisamente quella mistica. Ogni particolare del racconto contiene un senso davvero affascinante, che potrebbe aiutare a cogliere alcuni aspetti del Mistero di Dio.
Oriente
Partiamo dalla parola “oriente”. Oriente significa là dove sorge il sole, al contrario della parola “occidente”, che significa là dove il sole tramonta. Noi sappiamo quale e quanta importanza presso i mistici abbia la nascita o la rinascita, oppure la luce legata naturalmente all’alba o al sole.
La nascita sta all’inizio di ogni realtà vitale. Ma la vita non va intesa come una lunga linea che parte da un punto per arrivare ad un altro. Facciamo attenzione, quando diciamo che la vita è un cammino che ha diverse tappe per raggiungere la meta. Non è così. La vita è sempre un inizio, anche dopo molteplici inizi.
L’inizio racchiude il concetto che la vita procede come se partisse sempre dal punto iniziale. Dunque, si parte e non si parte. Si parte per iniziare sempre daccapo. La vita, per la sua stessa natura, contiene inizi che la rendono pronta a rigenerarsi. Ecco perché possiamo dire che siamo sempre in oriente, là dove sorge il sole o inizia la giornata. L’oriente è il nostro stesso essere che inizia una vita sempre nuova.
Qualcuno forse si dimentica che anche l’oriente fisico o geografico ha dato i natali alle più grandi spiritualità, dove la mistica è nata e si è sempre trovava a suo agio. La mistica ha sempre trovato ostacoli nelle tre religioni cosiddette monoteiste, dove parlare di spirito e di essere è veramente proibitivo, per il fatto che è la stessa struttura religiosa a scandire il respiro dei credenti. Forse per questo l’occidente geografico è sulla via del tramonto, come un adulto anchilosato al termine del suo viaggio. Forse per gli occidentali il viaggio non è mai iniziato da una vera nascita. Forse il viaggio è stato solo un susseguirsi di tappe senza rinascite.
La luce della cometa
Un altro tema caro ai mistici è quello della luce, che proviene non solo dal sole, ma, secondo il racconto dei magi, dalla cometa. Mentre l’oriente è legato al sole che nasce, la cometa fa parte di un firmamento che non si può individuare fisicamente, tanto è imprevedibile nel suo apparire. Qui non c’entra l’astrologia, c’entra la mistica.
La cometa accompagna i magi nel loro viaggio, non restando sopra le loro teste, ma nel loro essere più profondo, là dove si riflette il Divino. Le stelle brillano di notte, quando c’è buio fondo: paradossalmente la luce del giorno le nasconde. Il contrasto luce-tenebre, presente in particolare nel quarto Vangelo, è un tema ricorrente nella mistica. In realtà, non è un contrasto: è una dialettica che fa parte della vita. Ma ci sono luci e luci.
Spegniamo, allora, tutte le luci più o meno psichedeliche di un mondo tanto appariscente quanto superficiale; rientriamo nel buio della caverna del nostro cuore, lì troveremo quel raggio divino che apre al mistero della vita.
I magi
Passiamo ai magi. Chi sono? Tentare di individuare storicamente questi strani personaggi (la parola “mago” dice tutto e dice niente) non solo ci porterebbe in un campo inestricabile di ipotesi, ma non servirebbe a nulla, se non a soddisfare le nostre curiosità. E allora, anche qui, applichiamo l’interpretazione mistica. I magi vengono da lontano, dall’oriente. Vengono dall’inizio dei tempi. Non hanno collocazione geografica o temporale. E tanto meno dobbiamo attribuire loro connotazioni filosofiche o religiose o esoteriche. I magi, invece, rappresentano l’Umanità che proviene da una origine comune, dove tutto si armonizza nell’Unità. L’Umanità, dunque, è alla ricerca di questa Unità.
La parola “mago” richiama qualcosa, appunto, di magico nel senso più suggestivo del termine. I magi del racconto evangelico sono affascinati dalla magia mistica, e a loro volta sono viandanti alla ricerca della Sorgente di magia: “è nato un Bambino”. Ecco il segreto: l’oriente della vita che, quando inizia, all’alba, è lo straordinario sbocciare di un Bimbo misterioso, tanto fragile quanto capace di mettere paura al potere.
La città
Nella parte centrale del racconto entra in scena la città della cultura e del potere: entrambi tremano alla notizia della nascita di un Bimbo misterioso. La cultura del potere e il potere della forza politica non amano Novità che possano sconvolgere i loro piani. Ed ecco che i magi, entrando nella città, per un attimo abbandonano la luce della magia divina, e si affidano alle parole del potere ecclesiastico e politico, sempre alleati quando si tratta di difendersi da intrusi sobillatori dell’ordine costituito sulla Legge e sul Potere. Una crisi passeggera, comunque. I magi, cercatori della Novità a qualsiasi costo, riprendono il cammino segnato dalla stella divina. Rientrano in sé, e raggiungono la casa del Bimbo misterioso. Quel Bimbo ha un nome: Oriente ritrovato. Gli offrono doni, ma lasciano ai piedi di quel Bimbo tutti i paludamenti, per tornare al loro paese più liberi, di dentro.
Cosa donare a Dio?
A Dio piace quando noi gli offriamo le nostre miserie, le nostre certezze, il nostro orgoglio, perché solo così possiamo liberarcene, e scoprire in noi quel dono infinito che da sempre abita nel nostro essere. Dio non gradisce il nostro amore, Dio non ama le nostre vantate virtù, Dio ci chiede di offrirgli tutto il male che è dentro di noi. Offrirgli il nostro bene non solo è ipocrisia (nessuno è giusto in questo mondo), ma non serve alla nostra crescita.
Solo la Mistica sopravvivrà
Orientali o occidentali abbiamo urgente bisogno di una rinascita spirituale: ovvero, di tornare alle sorgenti dello spirito. C’è tutto un mondo interiore da scoprire. Solo la Mistica potrà salvarci, perché solo la Mistica riuscirà ad accomunare tutti gli esseri umani, al di là di ogni razza e di ogni religione. Razze e religioni a poco a poco dovranno scomparire: solo la Mistica rimarrà. Quel giorno, cesseranno guerre e violenze. Quel giorno, saremo veramente Umani.
Festa dell’Epifania o della Befania? 
Pensate a come si possano trasformare le parole, e di conseguenza cambiare il senso ad una festa. Il termine “Befana” è la corruzione lessicale, diciamo semplicemente storpiatura, di Epifania attraverso bifanìa e befanìa. Se Epifania etimologicamente significa manifestazione, Befana che cosa in realtà significa? C’è un abisso tra manifestazione interiore e manifestazione esteriore. Noi, purtroppo, usando una espressione romanesca, siamo sempre molto abili nel buttare tutto in caciara. Ad ogni tentativo, difficile e complesso, di rientrare nel nostro essere, contrapponiamo il folclore e l’esteriorità, rimandando così “sine die” il tempo della rivincita della Mistica, ovvero quel giorno in cui, come dicevo poco fa, saremo veramente Umani.

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