Strade inondate di spazzatura, a Roma torna l’emergenza rifiuti

da La Stampa
06/01/2018

Strade inondate di spazzatura,

a Roma torna l’emergenza rifiuti

Cassonetti strapieni dopo le feste di Natale. Si moltiplicano i roghi. E Raggi apre l’impianto che aveva promesso di tenere spento
Federico Capurso
Roma
Una montagna di rifiuti che sorge in un vicolo del centro storico di Roma non è poi così diversa dal cumulo di spazzatura in un quartiere di periferia. È la «livella» romana, che non guarda in faccia a censo o privilegi, e maleodorante torna in questi giorni a inondare le strade della Capitale.
Arresa da tempo ai rifiuti e all’incuria, Roma è ormai sul punto di esplodere nell’ennesima crisi di Natale. I romani, che normalmente sfornano complessivamente 4500 tonnellate di rifiuti al giorno, sotto le feste hanno aumentato la loro produzione superando la soglia delle 5000 tonnellate. Numeri che già nel resto dell’anno si attestano ben al di sopra della media italiana: se un romano riversa nei cassonetti 590 chili di rifiuti all’anno, nel resto del Paese ci si ferma a 480 chili a persona. Ma dietro ai pregiudizi sul «romano zozzone» e alle criticità delle festività natalizie, c’è un sistema marcio che da anni vive in una costante emergenza. Solo così, in pochi giorni, la spazzatura può riempire gli impianti, colmare i cassonetti e, alla fine, invadere le strade.
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A preoccupare, in queste ore, è soprattutto il silenzio calato sulle porte d’uscita degli impianti di trattamento dei rifiuti. I camion che portano la spazzatura lontano dalla Capitale sono da ieri notte costretti a rimanere parcheggiati, perché i luoghi di destinazione sono chiusi per le festività. Solo lunedì, quindi, potranno ripartire e restituire ossigeno ad un sistema vicino al soffocamento. «A Roma servirebbero altri impianti, per chiudere il ciclo in città senza rivolgersi all’esterno», sosteneva Stefano Bina, l’ex direttore generale dell’Ama, la malandata azienda dei rifiuti romana, «ma c’è sempre qualche comitato di quartiere che si oppone e la politica che lo asseconda».

I pochi impianti attivi, in effetti, sono di nuovo al collasso. I rifiuti arrivano a toccare il soffitto degli immensi capannoni in cui vengono stoccati e «l’aria diventa irrespirabile», si sfoga Maurizio, un lavoratore dell’Ama che con i suoi colleghi ha dato vita a “Lila”, un laboratorio per tentare di trovare soluzioni ai problemi dell’azienda. «Soprattutto, è pericoloso», dice mostrando le foto scattate negli ultimi giorni all’impianto in cui lavora. «L’escavatore ormai si arrampica su una montagna di rifiuti e arriva così in alto da urtare con il braccio della ruspa i tubi di areazione. L’altro giorno ne sono crollati due pezzi, lunghi quattro metri l’uno».

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Senza un posto dove andare, i rifiuti restano in strada per giorni. E così, sempre più spesso, i cassonetti vengono dati alle fiamme. Questioni legate alla malavita, come a Ostia, o alla semplice esasperazione, come nelle periferie. Neanche il fuoco, però, riesce a risolvere il problema. «Quando bruciano, i rifiuti rilasciano sostanze tossiche e passano giorni prima che vengano rimossi», racconta un operatore Ama che chiede l’anonimato. «In teoria dovrebbero essere presi da una squadra ad hoc che li sottoponga a un trattamento di smaltimento speciale, ma costerebbe una enormità. Invece si fa finta di niente e alla fine siamo noi a dover buttare tutto in discarica».
Le soluzioni del Campidoglio, finora, sembrano tese a tamponare l’emorragia e prendere tempo. Si è acceso in questi giorni un impianto a Ostia che gli stessi Cinque stelle di Virginia Raggi giuravano avrebbero tenuto spento. Il piano di più lungo respiro dei Cinque stelle punta tutto sulla differenziata. Il progetto, però, non sembra decollare. Dal 2016 a oggi la raccolta differenziata è cresciuta al rallentatore, passando dal 41 al 44 per cento del totale. Per avere un termine di paragone: tra il 2013 e il 2014 il balzo in avanti era stato del 12%. Nei prossimi mesi il Comune intende comunque procedere a una riorganizzazione del sistema di raccolta, partendo dalla sperimentazione in due municipi. Per avviarlo saranno necessari 100 nuovi camion, ma il primo bando di gara è andato deserto.
Il parco mezzi è un’altra spina nel fianco dell’azienda. Le vetture in dotazione hanno in gran parte più di dodici anni e, anche per questo, il 50 per cento dei mezzi è fermo in officina. Un dato preoccupante se si pensa che i mezzi fermi per guasto nello stesso periodo del 2016 erano «solo» il 25 per cento. Per questo, Ama ha puntato su investimenti ambiziosi, che per ora sono solo sulla carta: 120 milioni di euro da spalmare nei prossimi anni per l’acquisto di 1400 nuovi mezzi.

 

1 Commento

  1. Giuseppe ha detto:

    Non ho mai creduto all’obiettività dei giornalisti che, volenti o nolenti, non solo non riescono a mantenersi in una posizione neutrale di semplice cronaca -praticamente impossibile da praticare-, ma il più delle volte si lasciano anche fuorviare da pregiudizi e antipatie personali, del resto umanamente comprensibili ed inevitabili, ma che in teoria non dovrebbero influire più di tanto sugli articoli pubblicati. Con tutto il rispetto per La Stampa che è sicuramente un giornale valido e tra i più importanti del panorama nazionale, e che annovera la collaborazione di fior di professionisti, non posso fare a meno di constatare quanto questa testata giornalistica e la sua concittadina Tuttosport, abbiano “a cuore” le vicende della capitale, oggetto spesso di reportage, nei quali probabilmente solo a causa della mia accentuata malizia e dell’inossidabile amore per la mia città, riesco a vedere un atteggiamento piuttosto compiaciuto di critica velenosetta, ed un vaghissimo sentore di biasimo verso la capitale e le sue vicende.
    Sono il primo ad ammettere, anche se a malincuore, che Roma è una città sporca, disordinata e trascurata, che spesso deprime le sue bellezze storiche architettoniche e paesaggistiche, portando con sé tutti i mali delle grandi metropoli del mondo che, almeno stando alle immagini di film, telefilm e documentari (non ho viaggiato molto, purtroppo) sono grosso modo tutte costrette a fare i conti con un degrado difficile da contenere. Oltretutto tengo a precisare, che pur essendo fazioso, trovo insopportabile anche l’opinione di quel tale Maurizio Alesi, consigliere comunale di Palermo(?) che, spinto da una improvvisa cotta per Grillo e il suo movimento arrivò a sostenere di aver verificato coi propri occhi che Roma è una città meravigliosa, curata, pulita, decorosa e che addirittura non avrebbe nulla da invidiare a Zurigo. Insomma una località da cartoline illustrate, tanto da destare il sospetto che siano queste (e non una visita) ad aver ispirato il suo panegirico.
    Detto ciò, mi preme precisare che gran parte della responsabilità di questo stato di cose è dell’amministrazione Raggi, che a parte dichiarazioni e proclami per rassicurare la cittadinanza ha finito per fare precipitare una situazione già compromessa, e che si dimostra tuttora impotente di fronte all’ulteriore aggravamento. Perfino il fascista Alemanno con la sua gestione clientelare, basata sulla collaborazione con esponenti della malavita locale, era riuscito a cadere così in basso. Per concludere vorrei ricordare ancora una volta che Roma è una città anomala nel panorama nazionale e quindi molto complicata da amministrare. Non solo per l’elevato numero di abitanti e visitatori che ospita, ma anche e soprattutto per le sue dimensioni. Ha una superficie di circa 1300 Kmq, più del doppio di Ravenna che come estensione viene subito dopo, oltre nove volte quella di Milano, mentre Torino (sede della testate di cui sopra) misura appena 130 kmq ed è al 55° posto nella graduatoria per superficie delle principali città italiane. A conti fatti, pertanto, un paragone appare improponibile, se si è in buona fede…

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