Omelie 2021 di don Giorgio: EPIFANIA DEL SIGNORE

6 gennaio 2021: EPIFANIA DEL SIGNORE
Is 60,1-6; Tt 2,11-3,2; Mt 2,1-12
Midrash
Quando alcuni esegeti moderni, a proposito del racconto dei magi, parlano di “midrash”, sembra quasi che dicano qualcosa di così “dotto” da lasciare il racconto evangelico ancora nel suo contesto storico, ma rivestendolo di qualche simbologia, tra l’altro già presente nelle interpretazioni allegoriche dei cosiddetti Padri della Chiesa.
Già la parola “midrash” dovrebbe far pensare a un racconto ricostruito sulle profezie bibliche, perciò non da prendere in senso letterale. Ma non si ha ancora il coraggio di dire che il racconto ad esempio dei magi non è per nulla storico, ma una pura invenzione letteraria che nell’intento del suo autore doveva comunicare un bel messaggio di approfondimento diciamo spirituale del Mistero natalizio.
Invece, che cosa è successo? È successo che quasi subito il racconto di Matteo (tra l’altro l’unico tra i quattro evangelisti a riportarlo) è diventato via via un enigma, oggetto per di più di curiosità, dimenticando che proprio nelle apparenti stranezze e assurdità del racconto sta il messaggio misterioso.
Sì, il racconto dei magi è pieno di stranezze lasciate in sospeso, paradossali e assurde, che, se prese alla lettera, non possono non irritare ogni buon senso, la stessa scienza, la stessa realtà storica. Il racconto, preso alla lettera, pone mille domande, senza risposte, tanto più che ogni curiosità richiede qualche risposta che però suscita altre assurdità.
Ma il racconto non può non favorire delle fantasie, specie tra i piccoli che amano racconti fiabeschi. E proprio perché il racconto dei magi stimola delle fantasie, non abbiamo il diritto di chiederci se il racconto di Matteo non sia nato proprio dalla fantasia di un cristiano, forse un bambino, che, una sera, contemplando la volta celeste, ha sognato una bella fiaba, che poi la comunità si è fatta propria tanto da essere inserita nel Vangelo? Pensate: una bella fiaba di un bambino “sognante” una sera speciale!
Perché scandalizzarci se diciamo che il racconto dei magi è il frutto della fantasia di un bambino “sognante”? Casomai dovremmo scandalizzarci del fatto che il racconto sia stato preso alla lettera, come un fatto storico, arricchendolo poi di particolari ridicoli e grotteschi, tali da scatenare reazioni tra l’altro anch’esse ridicole e grottesche di uomini di scienza che sembrano divertirsi scioccamente a irridere la religione.
Da tempo lo dico: il racconto dei magi è bello ed è affascinante non perché è storico, ma proprio perché è una fiaba, e la fiaba, come ogni fiaba, permette di spaziare nel mondo della simbologia, della allegoria e soprattutto nel mondo della Mistica.
Oriente: parola che, se è presa in senso letterale, dice poco o nulla; se invece è presa nella sua simbologia allora apre un mondo meraviglioso.
Pensate già alla parola ”oriente” nel suo significato etimologico: “la dove sorge il sole”. Siamo in oriente quando si è mistici, siamo oriente ovvero mistici. Anche la religione separa l’oriente in senso fisico dall’occidente in senso fisico (occidente etimologicamente significa “là dove tramonta il sole”). Ogni religione ha un suo spazio e un suo tempo, mentre la Mistica è uno stato di vita: dentro di noi, è sempre oriente, perché nasce e rinasce la Luce, il Logos, la Sapienza eterna.
E che dire della stella? Se la prendiamo alla lettera, saremo sempre nel campo dei dubbi, suscitando ilarità nel campo scientifico. Se prendiamo la stella in senso mistico, allora anche qui si apre un mondo di incanti e di sorprese.
Siamo ancora nel campo della Luce: prima il sole, ora la stella. Prima il Sole come Divinità, ora la stella come “scintilla divina”. Prima il Sole come Intelletto divino, ora la stella come “intelletto attivo” del nostro essere interiore.
E che dire dei magi? Etimologicamente mago può avere diversi significati. In senso allegorico o mistico, porta a pensare al sapiente, al saggio, e qui si apre un mondo divino: il mondo del Logos, della Sapienza increata. Come vedete, la Sapienza richiama ancora l’Intelletto. Tutto è Luce: tutto ha origine dalla Luce e conduce alla Luce. Scienza e Mistica non possono non andare d’accordo. Tutto sta nel tornare alle origini.
E poi che dire del cammino della stella e dei magi? Anche qui, se è inteso in senso fisico, il cammino dice poco o nulla, creando anche difficoltà che portano a nulla. E allora parliamo del cammino ”spirituale”, ovvero dello spirito, e anche qui si apre tutto un mondo di novità e di sorprese. Fuori del nostro essere, si cammina alla cieca, al buio, disorientati, come chiusi in un cerchio senza sbocco. Dentro di noi, c’è Luce, purché lo spirito, purificato di ogni cosa superflua, si lasci illuminare dall’Intelletto divino. Anche qui, come vedete, è sempre questione di Luce, di Intelletto. Si cammina verso l’Alto, o verso il Profondo, dipenda da come intendiamo le parole “alto” e “profondo”. I grandi Mistici medievali usano due immagini che sembrano tra loro contraddittorie: la vetta della Montagna e il profondo del Pozzo. Si sale per scendere, e si scende per salire. Fuori di noi, volere o no, siamo statici, immobili, anche se freneticamente attivi. Dentro di noi si cammina nella gioia della Grazia, sempre nuova e sorprendente. Fuori noi si ha sete, e non si ha l’acqua dissetante per la Vita eterna. Si è assetati, con la gola sempre secca. Dentro di noi, ogni giorno possiamo attingere all’acqua del Pozzo del Divino.
E che dire della città di Gerusalemme, dove la stella, ovvero l’Intelletto scompare per lasciare il posto alla miopia del potere politico e religioso? I magi si fermano a chiedere del bambino appena nato, ma tutti già lo temono. I bambini incutono paura, proprio perché ogni nascita in sé incute paura, quando sfugge alle leggi della storia fatta da uomini di potere o da una massa di imbecilli, succubi del potere.
Ogni bambino, appena nato, viene registrato. A far paura al potere è proprio Gesù, non ancora catalogato. La stessa Chiesa poi lo registrerà, per farne l’oggetto del suo sistema religioso. Usciti da Gerusalemme, i magi trovano il Bambino: portano doni, ed è qui che il racconto si inceppa, o è stato manipolato da qualcuno che ha voluto togliere al bambino “sognante” la finale più bella: la contemplazione pura, assolutamente gratuita, perché Dio non gradisce i nostri doni, perché solo lui è il Dono gratuito.
Mi piace sempre ricordare la statuina del presepe, oggi rara da trovarsi, che un tempo era chiamata “Lo stupìto” o “Il meravigliato”: l’unica statuina senza doni, in atteggiamento di chi guarda da lontano il Mistero del Bambino solo da contemplare, nella sua essenzialità e gratuità.
I magi tornano a casa, seguendo una strada nuova. Dopo la contemplazione del Mistero divino tutto si fa nuovo. Questo si chiama conversione.

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