È fuori casa, perché “vivo per strada”. Senzatetto multato a Roma

HP-ANSA Senzatetto multato
www.huffingtonpost.it
CRONACA
06/04/2020

È fuori casa, perché “vivo per strada”.

Senzatetto multato a Roma

In Italia un esercito di 50mila invisibili: senza dimora né medico di base. L’appello di Avvocato di Strada: “Basta sanzioni, la povertà non è una colpa, questa crisi lo ricorda a tutti”
By Giulia Belardelli
Sul verbale, alla voce dichiarazioni del trasgressore, ha scritto “vivo per strada”, ma questo non è bastato a evitargli una multa piuttosto salata. Importo della sanzione: 280 euro se pagherà entro 30 giorni, 400 euro se lo farà entro 60 giorni. Reato commesso: essersi spostato “in assenza di comprovate esigenze lavorative, assoluta urgenza o motivi di salute all’interno del Comune”. Tra le 20 mila persone sanzionate in Italia nel fine settimana per essere state trovate fuori casa senza giustificato motivo, c’è anche il caso di un uomo originario del Marocco e senza fissa dimora, multato dai Carabinieri nei dintorni della Stazione Termini di Roma. Un caso che rivela, ancor di più, il paradosso dell’obbligo di “restare a casa” per chi una casa non ce l’ha.
A diverse settimane dal lockdown del Paese, malgrado i ripetuti appelli di Papa Francesco, casi come questo dimostrano come la questione dei senza fissa dimora non abbia trovato risposta e non sia ancora stata affrontata in maniera organica. Così, di fronte a una persona la cui casa è la strada, la decisione su come agire è demandata ai singoli rappresentanti delle forze dell’ordine, il cui compito d’altronde è far rispettare le regole. Siamo di fronte a un vulnus giuridico di cui si è già parlato nei giorni scorsi, ma che con il passare del tempo assume contorni sempre più gravi. Non solo sul piano delle sanzioni, ma soprattutto su quello della sicurezza sanitaria, come può essere la gestione nel caso di un senzatetto con sintomi di Covid-19 o addirittura positivo.
Ne abbiamo parlato con Antonio Mumolo, presidente di Avvocato di Strada, associazione che da vent’anni si occupa di fornire tutela giuridica gratuita alle persone senza fissa dimora. La onlus è presente oggi in 55 grandi città italiane ed è composta da oltre mille avvocati volontari: il più grande studio legale d’Italia e anche quello che fattura di meno, perché tutto avviene in forma rigorosamente gratuita. “Ci arrivano – direttamente o indirettamente, tramite altre associazioni – decine di segnalazioni di multe a senza fissa dimora in tutta Italia”, dice all’Huffpost l’avvocato Mumolo, che non usa mezzi termini per definire quanto sta accadendo: “Multare una persona che non può adempiere a un ordine impossibile è un’assurdità logica, prima ancora che giuridica. Quelle multe chiaramente le impugneremo tutte e le faremo tutte archiviare, dovendo però fare dei processi. E bisogna tenere conto che fino a una settimana fa quelle erano delle vere e proprie denunce, non dei verbali, per inottemperanza all’ordine dell’autorità, quindi una violazione dell’articolo 650 del Codice Penale”.
Un nonsense assoluto, denuncia la onlus. “Sulla base di questa situazione abbiamo scritto un appello che in tre giorni ha raccolto oltre seimila firme, indirizzato al presidente del Consiglio, ai presidenti di Regione e ai sindaci, in cui chiediamo di smetterla con le multe alle persone che vivono in strada, che sono oltre 50 mila oggi in Italia. Smettetela con le sanzioni: è una sciocchezza prima logica e poi giuridica. Chiediamo che il presidente del Consiglio e i governatori mandino una circolare ai prefetti e ai questori delle città dicendo che non si multa una persona se è una persona senza dimora”.
Parliamo di 50 mila persone che in questo momento sono in giro: i più fortunati la sera trovano rifugio nei dormitori che però, nella stragrande maggioranza dei casi, la mattina chiudono. Queste persone sono in giro in cerca di cibo, servizi igienici, abiti. “Sono persone senza alcun tipo di controllo – sottolinea Mumolo – perché in Italia, quando si diventa poveri e si finisce in strada, si perde la residenza, e perdendo la residenza si perde anche l’assistenza del Servizio sanitario nazionale. Si ha diritto solo a prestazioni di Pronto soccorso. In questo caso, abbiamo 50 mila persone senza nessun presidio sanitario, senza nessun aiuto dal punto di vista della salute, perché non hanno un medico di base”.
Un tema che è sollevato nell’appello. “O si dà un medico di base, tenendo presente che il costo sarebbe veramente minimo, perché parliamo di 50 mila persone su un Servizio sanitario nazionale che cura 62 milioni di italiani; oppure si stabilisce un presidio sanitario, un ambulatorio dedicato in ogni città per le persone senza fissa dimora. Si stabilisce per esempio che un numero di medici va nei dormitori per lo meno a misurare le febbre a queste persone, a verificare se ci sono casi con sintomi, persone da mettere in quarantena. È un modo per garantire la sicurezza di tutti i cittadini”.
Avvocato di Strada ha diffuso anche un vademecum per spiegare ai senzatetto cosa devono fare nel caso in cui vengano fermarti: innanzitutto scrivere sul modulo “sono una persona che vive in strada”; in secondo luogo farsi dare una lettera o un documento dalla onlus presso cui si riceve assistenza. E non è tutto: “Partirà in questi giorni un’ulteriore lettera che manderemo come sportelli di Avvocato di Strada direttamente a sindaci e prefetti, ribadendo questi temi: non fate multe ai senza fissa dimora, anzi approntategli un tetto e fornite loro assistenza sanitaria”.

C’è un altro tema che sta emergendo con forza sulla tenuta del sistema di accoglienza. A spiegarlo all’Huffpost è Alessandro Radicchi, presidente della Europe Consulting Onlus che gestisce Binario 95, polo sociale di accoglienza e supporto per persone senza dimora nei pressi della Stazione Termini di Roma: “Ci stiamo accorgendo che il sistema di accoglienza oggi ha un filtro unico. In base alle nuove regole, i centri non possono accogliere nuove persone, per cui chi è dentro resta dentro, chi è fuori resta fuori. Questo in un contesto in cui le persone povere stanno aumentando. Inoltre nel momento in cui l’ospite di un centro di accoglienza esce per qualsiasi motivo o la notte non fa ritorno nel centro, non può essere più accolto, in base alle regole. Con questo filtro solo in uscita, pian piano i centri si svuoteranno proprio nel momento in cui c’è più bisogno. È invece il momento di pensare di ampliare l’accoglienza, perché con questa crisi aumenteranno notevolmente le persone povere”.
Qui non è questione di buonismo, ci tiene a sottolineare Mumolo: “O ci salviamo tutti insieme o non si salva nessuno. Se non volete farlo per giustizia sociale, fatelo per egoismo, però fatelo. Questa emergenza del coronavirus ha reso evidente a tutti che il diritto alla salute non è solo un diritto individuale garantito dalla Costituzione, ma un diritto collettivo che riguarda tutti. Se non curiamo i soggetti più fragili, non curiamo una parte della popolazione e questo vuol dire che non sconfiggeremo mai questo virus”.
Finora dal governo non sono arrivate risposte. “È chiaro che un sindaco da solo non può fare un granché: è il governo centrale che deve dare dei fondi agli amministratori locali perché possano implementare queste politiche”. Politiche di cui, purtroppo, nel futuro prossimo rischia di esserci ancora più bisogno. “Forse questa crisi sta creando una consapevolezza collettiva di cosa sia la povertà. Forse finalmente si sta capendo che la povertà non è una colpa da espiare, ma uno status, una condizione in cui chiunque di noi si può trovare”.

2 Commenti

  1. Luigi ha detto:

    Non si può pretendere per un tutore dell’ordine della Benemerita disattendere alle sue responsabilità, ma alcuni suoi colleghi hanno sposato il Salvini pensiero. Il senza fissa dimora, il barbone, è un uomo originario del Marocco. A pensare male qualche volta ci si azzecca. Come cantava Gipo Farassino: “Ma se qualcuno va fuori schema guasta l’impianto, turba il sistema, noi gli gettiamo la croce addosso, e per colpirlo a più non posso, tutte le scuse vengono buone: la razza, il sesso, la religione.” E io lo penso, se ci sono gli appelli di papa Francesco. In quest’uomo c’è il Cristo che noi sfioriamo e non ce ne accorgiamo. Carabiniere non so se sei cristiano, sappi che dentro quest’uomo può esserci quel Cristo nel quale tu credi. E tu cattolica Meloni, romana doc, il tuo cuore non s’inquieta davanti a questo crocefisso. Oltre alle canzoni di Gipo Fassino mi piaceva cantare quella di Enzo Jannacci: “el purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu el purtava i scarp de tennis, perche’ l’era un barbun…” Il mio augurio a chi segue questo sito è che questa settimana santa e la prossima Pasqua ci liberi da tutti quei trionfalismi non solo cattolico cristiani devastanti come il formigonismo in Lombardia. Questo virus ha messo a nudo quello che siamo: uomini fragili bisognosi di quel Cristo che c’infonde speranza dandoci quell’energia che ci serve per continuare i nostri cammini.

  2. antonio ha detto:

    In effetti i poveri sono il ‘tesoretto’, l’argomento forte, quello più convincente e persuasivo… del capitalismo contemporaneo, nefastissima ideologia defecata da satana su un’umanità mai sazia di letami e spazzature.

    Oggi il capitalismo è arrogante, sbrigativo, senza fronzoli, il padrone che prende a bastonate lo schiavo per intrattenere i suoi ospiti, il massone che riceve in dono minorenni da stuprare, il politicante che viola le leggi alla luce del giorno scortato dalle forze dell’ordine…

    Il capitalismo ci ricorda, perseguitando i poveri, che le posizioni aperte nei paesi, che abbracciano questa ideologia satanica, sono in fondo sostanzialmente due… carnefici orfani di etica e morale al soldo dei capitalisti o vittime…

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