Trapani, preti e complotti

da Lettera 43

VATICANO

Un vescovo rimosso, un prete indagato e l'ombra dello Ior

di Daria Carletti

Una fabbrica del falso. Accuse, campagne mediatiche diffamatorie, soldi e poteri forti. Sono questi gli elementi di una vicenda che dalla diocesi di una piccola provincia siciliana rischia di arrivare dritta dritta in Vaticano. Magari dalla porta principale. Mentre a San Pietro continuano a inseguirsi voci e smentite su corvi e mandanti della fuga di notizie e di documenti riservati, a Trapani la Chiesa sta vivendo un momento difficile. Culminato il 19 maggio con la sollevazione da parte della Santa Sede del vescovo Francesco Miccichè, per 14 anni alla guida della Chiesa trapanese.
UN'INDAGINE PARTITA NEL 2011. Alle spalle, una vicenda che è andata avanti circa un anno. La gestione della diocesi, infatti, era sotto indagine da parte del Vaticano dal giugno 2011, quando era partita una “visita apostolica” guidata dal vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, responsabile della Cei per gli Affari giuridici, incaricato di fare chiarezza su un’inchiesta che avrebbe coinvolto proprio il vescovo e su una serie di dissidi interni alla curia in seguito alla sospensione a divinis – chiesta dallo stesso Micchichè – di un giovane prete, don Ninni Treppiedi, ex direttore amministrativo della curia, e per anni braccio destro del vescovo.

La vicenda di Miccichè e la sospensione di un prete

Due storie e due filoni di indagini che mescolano il potere e le decisioni vaticane alle valutazioni della magistratura. Da una parte la rimozione del vescovo, dall’altra il procedimento giudiziario aperto nei confronti del parroco Ninni Treppiedi e di altre 13 persone accusate di distrazione, vendita di beni ecclesiastici e altri reati, tra i quali stalking e calunnia. Procedimento in cui Miccichè risulta essere parte offesa.
LA LETTERA DEL NUNZIO APOSTOLICO. Il vescovo aveva ricevuto lo scorso 15 maggio una lettera del nunzio apostolico, Adriano Bernardini, che gli aveva anticipato l’imminente rimozione dall’incarico: «Con riferimento al recente incontro con l’Eccellenza Vostra presso questa Rappresentanza pontificia», si legge nel documento, «compio il dovere di comunicarle, a nome della Santa Sede, che, qualora Vostra Eccellenza non presenti nel frattempo le dimissioni, Sua Santità La solleva dal governo pastorale della diocesi di Trapani. Il provvedimento sarà pubblicato da L’Osservatore Romano nella giornata di sabato 19 maggio».
LASCIARE LA CURIA E IL TERRITORIO. A Miccichè veniva chiesta massima riservatezza, e nel documento si invitava il vescovo a «lasciare il territorio della diocesi di Trapani e a stabilirsi in una residenza di suo gradimento». Una cacciata in piena regola, con tanto di divieto di dimora.
Il documento, però, è rimasto l’unico atto formale emesso dal Vaticano nei confronti del vescovo di Trapani, e non contiene alcun riferimento riguardo alle motivazioni.
Una punizione durissima che in teoria dovrebbe avere giustificazioni altrettanto forti. Ma che ancora non sono state rivelate. Miccichè ha scelto di non dimettersi per potersi difendere dalle accuse e fare luce sulla sua situazione, e continua la sua battaglia giudiziaria come ha spiegato anche in una lettera indirizzata ai fedeli della diocesi subito dopo la notizia del suo “licenziamento”.

Trapani, terreno di mafia e massoneria

Trapani è una città dove la mafia da sempre agisce in modo sotterraneo ma decisivo e dove la massoneria sembra avere grande potere. Lo sapeva anche l’ex vescovo che al suo arrivo attaccò con decisione la massoneria e i suoi simboli. Tolse addirittura gli incappucciati dalla secolare processione del Venerdì santo e disse che la città era governata dalle logge.
L’ARRIVO DEL GRAN MAESTRO RAFFI. Contro di lui arrivò in città addirittura Gustavo Raffi, gran maestro del Grande Oriente d'Italia, la più antica e numerosa comunità massonica italiana, che nel corso di una conferenza stampa disse: «Se monsignor Miccichè conosce fatti precisi ce li dica e li denunci, altrimenti taccia per sempre». Parole quasi profetiche, visto il silenzio che ora gli è stato imposto.
Ora dopo la sua cacciata non sono in pochi a pensare che alcuni soldi sporchi partiti dal Trapanese siano stati riciclati e finiti in Vaticano in alcuni conti “segreti”.

Il nodo dello Ior e la rogatoria internazionale

A inizio maggio – quindi pochi giorni prima che arrivasse il misterioso licenziamento del vescovo Miccichè – una rogatoria internazionale era partita proprio dalla procura di Trapani per arrivare in Vaticano. I magistrati avevano richiesto allo Ior di scoprire i dettagli e i movimenti di due conti correnti – che farebbero capo proprio a don Ninni Treppiedi – e domandato alla Congregazione del clero di acquisire documentazione su alcuni religiosi.
I RAPPORTI CON I MAGISTRATI. Forse anche questa rogatoria, sostengono in molti, potrebbe aver accelerato la rimozione del vescovo di Trapani, accusato di aver dimostrato una «eccessiva» collaborazione con la magistratura. Sulla rogatoria, comunque, il procuratore capo di Trapani, Marcello Viola, parlando con la stampa avrebbe mostrato un certo ottimismo, visto anche lo spirito di collaborazione che negli ultimi tempo aveva contraddistinto i rapporti fra l’Italia e il Vaticano.
Proprio quell’apertura, forse, che può avere sancito – insieme con altre “pesanti” motivazioni – la defenestrazione di Ettore Gotti Tedeschi dalla guida dello Ior.
ROGATORIA NELLE MANI DI GOTTI TEDESCHI. Il banchiere, scelto apposta dal papa per dare trasparenza all'Istituto delle opere religiose e cancellare per sempre il ricordo dell'era Marcinkus, forse era in procinto di soddisfare la richiesta di rogatoria fatta dai magistrati. E, di sicuro, quell’atto è finito sul suo tavolo non troppi giorni prima del suo licenziamento.
RISERVATEZZA SUI CONTI CORRENTI. Lo Ior dispone di un’ampia rete di contatti con gli istituti bancari di tutto il mondo, e questo rende possibile l’esportazione di quantità notevoli di denaro in condizioni di assoluta riservatezza. I clienti vengono identificati solo attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni intestati allo Ior e tutti i depositi e passaggi di denaro avvengono tramite bonifici.
Una richiesta simile a quella partita dalla procura di Trapani, per esempio, era avvenuta nel 1993 quando lo Ior decise di rispondere a una rogatoria richiesta dall’allora pubblico ministero Antonio Di Pietro che lavorava nel pool di Mani pulite e indagava sul caso della tangente Enimont.

La Congregazione conferma: don Treppiedi resta sospeso

La magistratura trapanese vuole ancora far luce anche sulla responsabilità di alcuni giornalisti che avrebbero dato vita a una campagna stampa contro monsignor Miccichè. Pare infatti una sospetta coincidenza il fatto che, proprio mentre il prelato cominciava a indagare su don Treppiedi, sui giornali comparissero articoli in cui si parlava di un’inchiesta su un ammanco di denaro dopo la fusione di due fondazioni (la Campanile e la Auxilium) legate al vescovo.
CAMPAGNA MEDIATICA AD HOC. Accuse infondate dal momento che esiste una documentazione che attesta la trasparenza dell’operazione e una che spiega precisamente dove sia conservato quel milione di euro che sulla stampa era stato dato per sparito (leggi qui la
documentazione esclusiva).

La procura di Trapani ora ha fatto sapere che devono essere portati avanti gli ultimi accertamenti e poi si procederà presumibilmente con le richieste di rinvio a giudizio.
LA LETTERA DI DON TREPPIEDI. Intanto, dopo l’articolo sul licenziamento di monsignor Miccichè pubblicato su Lettera43.it,
don Ninni Treppiedi ha risposto con una lettera che riportava alcune precisazione sulla sua sospensione a divinis.
Secondo il prete, non esiste alcun correlazione fra la rimozione del vescovo e l’indagine che lo vede protagonista. «I due episodi, per quanto temporalmente contigui», scrive Treppiedi, «non possono ritenersi fondatamente collegati trattandosi nel caso della rimozione del vescovo di un “procedimento speciale” di esclusiva competenza pontificia e, nel caso che mi riguarda, di una intercorsa contrapposizione amministrativa disciplinata dal codice di diritto canonico».
LA SOSPENSIONE DEL PROVVEDIMENTO. Treppiedi ha poi precisato che il 30 aprile la Congregazione del clero aveva accolto la sua istanza d’appello, «rinnovando l’effetto sospensivo del provvedimento impugnato in attesa del riesame di merito».
In poche parole don Treppiedi dichiara di poter svolgere a norma dell’ordinamento canonico tutte le previste funzioni ecclesiastiche «che sono proprie allo stato sacerdotale».
Una dichiarazione che la diocesi di Trapani fino al 4 giugno non poteva confermare, dal momento che non era pervenuto in curia nessun documento che indicasse la veridicità delle affermazioni di Treppiedi, né che la smentisse.
L’unico documento ufficiale in possesso del vicariato generale di Trapani è, invece, quello del 20 febbraio con cui la Congregazione del clero confermava la sospensione a divinis di Treppiedi e che addirittura chiedeva di «recedere dalla contumacia» e presentare «il rendiconto completo» della gestione operata in una chiesa in cui era parroco fra il 2007 e il 2009 (leggi il
documento ufficiale).

LA CONFERMA UFFICIALE. Strano che un documento di tale importante, se esistente, non fosse stato inviato dal Vaticano alla diocesi che, in teoria, è tenuta a sapere se un prete può tornare a celebrare.
Don Treppiedi è difeso, oltre che da un avvocato trapanese, anche dalla canonista Martha Wegan che gode di ottima fama e conosce personalmente Joseph Ratzinger, e che fu legata al processo canonico contro padre Maciel dei Legionari di Cristo. Ma in questo caso sono i documenti a parlare da sé. In data 5 giugno, la Congregazione del clero ha risposto alle domande e ai dubbi della diocesi intera: nessun ricorso accolto, nessuna 'congelamento' temporaneo. Don Ninni Treppiedi resta sospeso (leggi la
lettera ufficiale inviata dalla Congregazione alla diocesi).

 OPERE D’ARTE TRAFUGATE. Mentre resta il mistero sul licenziamento del vescovo, sul prete sospeso continuano le indagini della magistratura e intanto si cercano anche opere d'arte che sarebbero state portate via da alcune chiese della diocesi e per le quali, nei mesi scorsi, i carabinieri del Nucleo tutela beni artistici hanno effettuato diverse perquisizioni. Forse a giorni, inizieranno ad arrivare le prime risposte.
Mercoledì, 06 Giugno 2012

 

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