La giornata uggiosa del M5s, fra vittorie mancate e avvisi di garanzia

 

 

da Democratica
Mario Lavia
6 novembre 2017

La giornata uggiosa del M5s,

fra vittorie mancate e avvisi di garanzia

La vittoria mancata, l’avviso di garanzia a Appendino, la fuga di Di Maio
I voti in Sicilia li hanno presi, ma non solo non hanno vinto ma se ne sono persi un bel po’ per strada: rispetto alle politiche del 2013 perde all’incirca 6 punti percentuali. Malgrado la grancassa mediatica, i grillini hanno poco da gioire. Volevano la Sicilia guardando all’Italia, e inece niente. Quello siciliano è un voto che conferma l’impressione di un consenso congelato in frigorifero, buono per fare casino ma del tutto non spendibile, dunque inutile, ai fini del governo.
Se la percezione dell’elettorato diventasse davvero quello di un voto grillino di mera testimonianza o di pura protesta allora potremmo assistere ad una messa in discussione della sua attrattiva: qualcuno si chiederà a cosa serva votare M5S, un partito che non vince, che non si allea, che forse non vuole nemmeno vincere e governare perché è più comoda la rendita di posizione del vaffa?
In questo senso, la Sicilia è una grande occasione perduta. E non è detto che nel malmostoso mondo grillino qualcuno non si alzi per dirlo a chiare lettere.
No, non è una bella giornata per il MoVimento. Chiara Appendino è stata raggiunta da un avviso di garanzia per omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo per l’incredibile gestione di piazza San Carlo la notte della finale di Champions fra Juventus e Real Madrid, 1 morto e più di 1500 feriti. La “stella” di governo del M5s si va offuscando non solo per le peripezie giudiziarie, chissà se i torinesi la rivoterebbero di nuovo.
A Ostia, gran terreno di caccia elettorale fra sostegni imbarazzanti e disagio diffuso, i grillini perdono un bel po’ di voti rispetto alle elezioni di un anno fa quando a Roma stravinse la Raggi (una Raggi – sia detto con grande cautela – di cui si dice sia possibile il rinvio a giudizio per l’affare Marra): alle comunali 2016 il M5s nel municipio di Ostia conquistò il 43,82%, mentre a queste amministrative 30,28%. Non esattamente un plebiscito.
Al di là delle fumisterie polemiche (“Renzi non è il leader”),  può darsi che a Di Maio sia parso più conveniente disertare il match televisivo con Matteo Renzi, forse incautamente sfidato senza mettere in conto che quello avrebbe subito accettato, talmente disponibile a duellare con Di Maio da dire sì alle “condizioni” poste dal capetto grillino: bene Floris, bene La7.  E invece, la sua fuga ha finito per dare buone armi polemiche al segretario del Pd.

In una giornata uggiosa come questa, fra vittorie mancate e avvisi di garanzia, Giggino avrà pensato – non senza ragione – che fosse meglio lasciar perdere.

 

4 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Si è vero, se c’è una “forza” politica che esce ridemensionata da questa tornata elettorale è il M5S. Certo, anche il PD ha avuto un crollo dei consensi, ma la cosa era prevedibile visti i tormenti che sta vivendo la sinistra italiana e le dispute dialettiche in corso, come sempre molto animate, sebbene, secondo me, suscitate per lo più da personalismi che da reali contrapposizioni politiche. Succede sempre quando un partito aumenta le proprie dimensioni e le minoranze, sentendosi trascurate, cerchino di far sentire la propria voce, anche a costo di provocare delle scissioni. Rimane il fatto, comunque che la debacle più pesante è quella dei grillini che, se il test è probante, vedono ridotte drasticamente le loro ambizioni di governo. Ambizioni del resto alquanto velleitarie, considerato che il movimento non fa che confermare la sua vocazione di accozzaglia demagogica di protesta, per di più fine a se stessa, fallendo clamorosamente la prova quando è costretto ad assumersi responsabilità di governo, anche perché manca totalmente di una vera e propria base culturale. Tutto ciò considerato, più cha al voto siciliano, tutto sommato prevedibile, guarderei con attenzione ad Ostia, che pur avendo caratteristiche indipendenti è pur sempre una parte rilevante della capitale. Qui il primo dato che balza agli occhi è che a vincere le elezioni siano quelli che non sono andati a votare, vista l’alta percentuale dell’astensionismo. Subito dopo però, sarebbe sbagliato sottovalutare il consenso ottenuto dalla destra, arrivata sorprendentemente al ballottaggio, ma non grazie ai partiti presenti in parlamento, bensì sotto la spinta di CasaPound, il movimento che prende il nome e si ispira al controverso poeta Esra Pound, americano di nascita, ma italiano di adozione, a cui tra l’altro venne negata la candidatura al premio Nobel per la letteratura, a causa del suo appoggio dichiarato al regime fascista e alla Repubblica di Salò. CasaPound ebbe origine a Roma ad opera di alcuni inquilini che occupavano abusivamente un edifico di via Napoleone III, a cui si associò il gruppo universitario di estrema destra denominato “Blocco Studentesco”. Il movimento, ormai diffuso su tutto il territorio nazionale, si propone come associazione di promozione sociale, che cerca di fondere la cultura pop con l’ideologia neo fascista rivolgendosi soprattutto a quei giovani che non si identificano con la sinistra e mal sopportano il fenomeno dell’immigrazione di massa. All’atto pratico si potrebbe definire una sorta di centro sociale, ma di destra, rigorosamente nazionalista, xenofobo e razzista, che si prodiga a favore dei più bisognosi, purché siano italiani, con una presenza capillare sul territorio, servendosi anche di ronde anti clandestini. La qual cosa ha suscitato non pochi disordini e atti di violenza, di cui però i dirigenti del movimento hanno sempre declinato la responsabilità, sostenendo di essere vittime di aggressioni e provocazioni. In tutta franchezza, a me l’ascesa improvvisa e numericamente rilevante di un movimento del genere, dà molto da pensare e mi crea molta preoccupazione…

  2. coscienza critica ha detto:

    Nel sistema elettorale siciliano è previsto solo un limitato premio di maggioranza,ragion per cui a conti fatti il presidente deve comunque cercare una maggioranza anche con forze esterne alla coalizione che l’ha fatto eleggere.
    Se proviamo a considerare quale sarebbe stato l’esito elettorale a livello nazionale, va ricordato che con il rosatellum bis circa un 35 per cento dei seggi viene eletto con il maggioritario in collegi uninominali.
    Pertanto anche in questo caso si riproporrebbe il problema della ricerca di alleanze per formare il governo.
    Considerando i risultati rispetto a precedenti elezioni, credo che forse solo il centro desta guadagni qualcosa, ma non è questo il fattore decisivo.
    La questione principale è invece proprio quella delle alleanze, e probabilmente si riconfermerebbe, a livello nazionale, una riedizione dell’attuale situazione.
    Infatti neppure mettendo insieme i voti del PD con quelli alla sua sinistra, si formerebbe una maggioranza, quindi probabilmente sarà il PD a cercare una riedizione con componenti del centro o del centro destra.
    In Sicilia vale, con le dovute modifiche, questo quadro, in cui al posto del PD sarà Musumeci a dover cercare un’alleanza.
    Non credo la voglia fare con il PD, quindi mi sa che cercerà di imbarcare i 5 stelle, errore che già fece Bersani, al quale, per fortuna, il tentativo fallì.
    Tutto sommato, meglio che la questione sia rimasta in Sicilia, piuttosto che a livello nazionale, nel senso che c’è da augurarsi che chiunque sarà il premier incaricato il prossimo anno, non debba neppure prendere in considerazione l’alleanza con i 5 stelle.
    Ma probabilmente ci sarà un’alleanza tra PD e componenti o ex componenti del centro destra, o forse un’alleanza, se questo numericamente non bastasse, direttamente con forza italia, e con smarcatura di fdi e lega.
    Certo, sarebbe preferibile una maggioranza più coesa, ma tutto sommato questa formula, cioè PD più componenti di centro e centrodestra, hanno pur sempre realizzato cose positive, in questa legislatura.
    Forse si continuerebbe a farlo, anche se non fossero presenti solo ncd ed altre componenti centriste, ma ci fosse un coinvolgimento anche di forza italia.
    L’importante è comunque bloccare l’accesso al governo dei 5 stelle, che rischierebbe di far precipitare l’italia nella stessa palude di errori (nella migliore delle ipotesi, se escludiamo la mala fede….) in cui stanno facendo naufragare le amministrazioni anche di Roma e di Torino, per non considerare quelle di altri centri minori.
    In effetti sempre in tanti hanno criticato l’attuale governo, ma appunto, come ricordato anche dal precedente commento, guarda caso è stato innalzato il rating sul debito pubblico, segno che la politica seguita dagli ultimi esecutivi è stata apprezzata.
    Quanto agli scissionisti del PD, si facciano un esame di coscienza, e si domandino se il risultato siciliano non sia dovuto in primis a loro errori, avendo spaccato un PD che, anche se non autosufficiente ai fini della maggioranza, avrebbe potuto essere elemento catalizzatore in alternativa ai 5 stelle e al centro destra, visto che gli stessi ex pd hanno svolto la campagna elettorale in primo luogo non contro di questi, ma proprio contro il PD.

  3. Franco ha detto:

    Di Maio senz’altro avrà ricevuto una telefonata da Casaleggio che lo invitava a disertare un confronto che uno come lui senza contenuti ne avrebbe tratto svantaggio!
    Che se ne dica con il governo Renzi l’italia ha avuto per la prima volta dal 1988 una promozione sull’affidabilità in quanto s&p ha innalzato il rating dell’italia a bbb da bbb- lasciatoci dal governo Berlusconi.
    Eppoi se andiamo ad analizzare in sicilia i D’Alemiani hanno preso meno della metà dei voti del Pd quindi in un certo senso Renzi si ha perso ma ha vinto nei confronti del vecchio sistema.
    Sui 5Stelle diciamo che al municipio di Ostia la vittoria di fdi è stato un bello shiaffo per la Raggi!

    • LANFRANCO CONSONNI ha detto:

      E bravo Franco! Mi hai risollevato un po’ il morale!
      .. anche se in fondo temo che qualche anno di purgatorio (o inferno, vedremo) di governo a 5 stelle non ce lo toglierà nessuno!

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