«Basta con la segregazione». L’ultima protesta dei disabili

da AVVENIRE
6 novembre 2019
L’appello.

«Basta con la segregazione».

L’ultima protesta dei disabili

Paolo Ferrario
Le richieste al governo della Federazione italiana per il superamento dell’handicap. «Il Fondo per la non autosufficienza, oggi di 550 milioni, deve arrivare ad almeno 5 miliardi nei prossimi anni»
«Vogliamo che le persone con disabilità siano cittadini di un Paese inclusivo ». Termina con queste parole, la lettera aperta che la Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap, ha scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in vista dell’avvio in Parlamento della discussione sulla Legge di bilancio. Dentro ci sono le richieste tese a “Bandire la segregazione e dare concretezza all’inclusione sociale”, come chiede, già nel titolo, il dossier recapitato a Palazzo Chigi.
«Per garantire l’inclusione – ricorda il presidente Vincenzo Falabella – è necessario passare da politiche di intervento settoriali e politiche sinergiche, prevedendo anche finanziamenti adeguati. Oggi, invece, siano di fronte a fondi largamente insufficienti, per tutti i settori. Un problema legato anche a un dato culturale: è necessario cominciare a considerare questi interventi non alla voce “costi” ma “investimenti”. Sarebbe un primo passo importante nella giusta direzione».
Quanti soldi servirebbero per far fronte alle «numerose emergenze che riguardano milioni di cittadini con disabilità », lo ricorda Falabella, che annuncia già una serie di emendamenti alla Legge di bilancio. «Innanzitutto – elenca il presidente della Fish – si deve intervenire sul Fondo per la non autosufficienza, che riguarda oltre 3,5 milioni di italiani. Attualmente, è finanziato con 550 milioni, ma deve diventare di un miliardo nel 2020, salire a 1,5 miliardi nel 2021, 3 miliardi nel 2022, fino ad arrivare, progressivamente, a una cifra compresa tra i 4 e i 5 miliardi negli anni successivi».
Si tratta di risorse importanti che, secondo la Fish, potrebbero essere recuperate proprio attraverso la «lotta alla segregazione» dei disabili. Falabella fa l’esempio dei tanti non autosufficienti ospitati nelle case di riposo. «Mediamente – ricorda – ciascuna di queste persone costa tra i 3mila e i 5mila euro al mese. Risorse che, invece, potrebbero essere impiegate anche per favorire la permanenza di almeno una parte di questi disabili nelle proprie case, investendo sui servizi per l’inclusione, anziché solo sulle strutture che portano all’istituzionalizzazione dei disabili».
Nemmeno il reddito di cittadinanza ha funzionato. O, almeno, non ha avuto sulle famiglie dei disabili lo stesso effetto che ha avuto sugli altri nuclei familiari. E questo perché, ricorda Falabella, considerare anche la pensione di invalidità nel computo del reddito familiare, ha comportato una pesante sforbiciata dell’importo complessivo dell’assegno di cittadinanza. Nella lettera a Conte, la Fish ricorda le altre «sfide ancora aperte». Tra queste, al primo posto c’è la «revisione dei criteri per il riconoscimento della disabilità mirati all’inclusione e all’elaborazione dei progetti personali e di vita» e «misure e servizi per il sostegno alla buona occupazione e al mantenimento del posto di lavoro».
Decisivi sono, anche, i «supporti e i servizi a sostegno dei caregiver familiari e del loro lavoro di cura», così come le «misure per favorire la vita indipendente », i «sostegni e i servizi per l’abitare e per la non autosufficienza e gli interventi per il contrasto alla segregazione e all’isolamento», o «il miglioramento della qualità dell’inclusione scolastica». Nell’elenco delle priorità stilato dalla Fish, è ricordato anche «l’accesso ai diritti e alla partecipazione civile, incluso il diritto di voto e alla partecipazione politica attiva», gli «interventi per migliorare la mobilità, l’accessibilità e la qualità dei luoghi, dei servizi e delle opportunità culturali e ricreative» e il «diritto alle cure migliori, all’abilitazione, alla diagnosi anche precoce». Tutti interventi che fanno riferimento ai «tre pilastri dell’inclusione: il diritto alla salute, il diritto all’istruzione e il diritto al lavoro». Su tutti e tre i disabili italiani ora aspettano risposte.

 

1 Commento

  1. Luigi ha detto:

    Nelle aziende c’è l’obbligo di inserire i disabili purtroppo disatteso. Quando lavoravo in Siemens ne ho conosciuto due: uno psichico e uno legato alla deambulazione col quale c’era amicizia prima che andassi in pensione. Il non deambulante era ben utilizzato e non creava problemi. Lo psichico era mal utilizzato e creava problemi legati più alle sue fisime. Vicino a dove abito c’è un’anoressica che ha le sue stesse fisime. Era perfetto nel riprodurre disegni tecnici edilizi. L’unico difetto è che non gli piaceva disegnare i pilastri. Ma il guaio era che non era accettato e ogni tanto lo spostavano di reparto. Ero l’unico che lo trattava alla pari e mi ricordo quando l’ho sgridato perchè il suo comportamento gli nuoceva (difatti dopo gli hanno cambiato reparto) ha avuto una brutta reazione. Il giorno dopo è venuto a chiedermi scusa perchè ha capito che agivo per proteggerlo anche se è stato inutile. Il cinismo degli egoismi personali e della stupidità umana ha prevalso su un rapporto intelligente nei suoi confronti. Sapeva disegnare benissimo e in modo perfetto. Bastava riutilizzare i suoi disegni aggiungendoli i pilastri e le parti strutturali. Uno stato civile che crea le condizioni di segregazione per i disabili, non è degno di questo nome. Ho assistito mio suocero malato terminale per 20 giorni senza uscire di casa. Alla spesa ci pensava mia moglie. Le assistenze venivano a domicilio. Quello che ho fatto mi ha gratificato più di quello che ho dato.

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