L’aiuto alle vittime di usura? Ci pensano gli ex bancari

da AVVENIRE
2 aprile 2021
Usura.

L’aiuto alle vittime di usura?

Ci pensano gli ex bancari

Romina Gobbo
Il presidente della Fondazione veronese “Tovini”, Lorenzetto: «Nel 90% dei casi chi ci contatta vive una disgregazione familiare, la gente è talmente sfiduciata che non lotta più»

«O salto le rate, o salto i pasti». A chi si trova sommerso dai debiti, assillato dai creditori, e senza più credibilità in banca, ricorrere agli usurai diventa spesso l’ultima spiaggia. «La casistica è eterogenea, perché può capitare a tutti di trovarsi in un momento di difficoltà, per la perdita improvvisa del lavoro, per l’attitudine al gioco d’azzardo. Nel 90% dei casi, chi ci contatta vive una disgregazione familiare. Tra nuovi affitti e alimenti, i divorzi hanno un peso notevole sul dissesto finanziario. Ma, alla base di tutto, c’è l’incapacità all’uso responsabile del denaro», spiega Giovanni Lorenzetto, presidente della Fondazione antiusura “Beato Giuseppe Tovini”, istituita dalla Diocesi di Verona a fine 1999.

«Una volta si rivolse a noi un signore con 60mila euro di debiti – prosegue Lorenzetto –. La moglie con problemi di salute non aveva più potuto lavorare. Uno stipendio in meno, e l’entrata mensile di 2.400 euro si era ridotta a 1.000, a fronte di un esborso mensile di 1.400 euro dovuto alle cure costose e ai debiti contratti per pagarle. Siamo intervenuti con lo strumento del saldo-stralcio, ovvero abbiamo saldato noi i debiti con i creditori, accordandoci su 20mila euro (all’epoca era il massimo che potevamo erogare), lui poi ci ha restituito la somma con rate mensili di 400 euro, una cifra molto più accessibile. Questa soluzione per certi aspetti anticipava quello che poi avrebbe sancito la Legge 3/2012 sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento». La Fondazione “Tovini” si occupa di prevenzione all’usura, contando su una quarantina di volontari che operano in diversi centri di ascolto in tutte le province venete. E di soccorso alle vittime di usura, possibile solo se l’usurato ha sporto denuncia.
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«Nella quasi totalità siamo ex bancari – continua Lorenzetto –. Quello che prima facevamo con la nostra professione, ora lo facciamo dall’altra parte della scrivania. Ma con uno spirito diverso, con convinzione evangelica. “Soccorrere Cristo nelle persone in difficoltà” è l’insegnamento che ci ha lasciato padre Massimo Rastrelli, che ha trascorso la vita a combattere la piaga dell’usura, e che ci spronò a mettere in piedi la Fondazione». Spesso a rivolgersi alla “Tovini” sono madri e mogli disperate perché non sanno più come far quadrare il bilancio familiare. «Gli uomini non sempre hanno il coraggio o l’umiltà di riconoscere il loro stato di bisogno. Fino a 4, 5 anni fa, istruivamo anche un centinaio di pratiche l’anno, ora sono un po’ scese, tra le 20 e le 30. Me lo confermano anche le Fondazioni consorelle in varie zone d’Italia. La gente è talmente sfiduciata davanti alle difficoltà crescenti che non ha più voglia di lottare, abbassa le braccia e si rassegna. I vari interventi di Stato, come il reddito di cittadinanza, hanno permesso ad alcune famiglie di sopravvivere. Il problema si presenterà in maniera drammatica quando questi aiuti verranno meno. Per questo, invito istituzioni e parrocchie a far sapere che noi ci siamo e ad inviarci persone bisognose».
La onlus opera con fondi statali messi a disposizione dal ministero dell’Economia, e fondi privati derivanti da offerte, destinazione del 5%, liberalità e sovvenzioni. Dal 1999 ad oggi sono stati deliberati oltre 1.600 prestiti per una somma complessiva di circa 10 milioni di euro. Il prestito medio è di 6.000 euro. «Non elargiamo denaro a fondo perduto e non facciamo prestiti diretti. I nostri fondi vengono depositati in cauzione in banche convenzionate, che possono così erogare in sicurezza ai nostri assistiti a tassi di favore, sul 2%, sapendo che, qualora il debitore risultasse insolvente, potranno rivalersi sulla garanzia prestata dalla Fondazione. Ma non succede quasi mai, perché la persona ha una ritrovata dignità nel riuscire a riscattarsi con il proprio impegno, inoltre sa che, quanto restituito, servirà a soccorrere altri nella stessa situazione di disagio».

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