Omelie 2019 di don Giorgio: QUARTA DOPO PENTECOSTE

7 luglio 2019: IV DOPO PENTECOSTE
Gen 4,1-16; Eb 11,1-1; Mt 5,21-24
Una storia di sangue che va oltre un episodio familiare
Anche il racconto di Caino che uccide il fratello Abele, narrato nel primo brano della Messa, non va letto solo come un fatto storico. È stato uno dei tanti episodi drammatici che hanno segnato di sangue la storia dell’umanità. L’autore sacro ne ha preso uno, e lo ha reso un emblema, riportandolo addirittura all’inizio dell’umanità, come la prima conseguenza del peccato originale.
E così la storia di Abele e di Caino diventerà, lungo i millenni fino ad oggi, il simbolo del sangue innocente versato dalla violenza di fratelli, se è vero che tutti siamo figli della stessa Umanità.
Ma sarebbe riduttivo leggere la storia di Abele e di Caino solo come un fatto di sangue tra fratelli. C’è di più. Molto di più.
Mondo pastorizio e mondo agricolo
L’autore sacro, di proposito, e non tanto come annotazione secondaria, sottolinea che Abele era “pastore di greggi”, mentre Caino era “lavoratore del suolo”.
Approfondiamo. Secondo gli studiosi era già nata una certa contrapposizione tra il mondo agricolo e il mondo pastorizio. Sembra evidente che l’autore sacro parteggi per il mondo pastorizio, appunto facendo notare che Abele era “pastore di greggi”.
Qualcuno potrebbe chiedersi: perché parteggiare per il mondo pastorizio? Una ragione c’è, e risale al racconto del peccato originale.
Risentiamo ciò che il Signore disse ad Adamo, dopo la sua disobbedienza: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui di avevo comandato: “Non devi mangiarne”, maledetto il suolo per causa tua!…» (Gen 3,17).
Più chiaro di così!
Certo, è difficile accettare che il Signore abbia potuto maledire il suolo, ovvero la terra. Basterebbe questo per mettere in discussione tutto il racconto del peccato originale. E non va dimenticato ciò che Dio aveva detto a Adamo e a Eva prima del loro peccato: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela…» (Gen 1,28).
La terra!
Oggi c’è un grande meraviglioso risveglio per l’amore alla terra. Anche il Papa si è mobilitato in favore della terra, forse dimenticando la maledizione divina all’inizio dell’umanità.
Tutti dicono: no allo sfruttamento della terra per interessi economici! C’è quasi una mobilitazione mondiale perché la terra venga rispettata e non violentata. E come non pensare allo sfruttamento delle terre dei più poveri, del Terzo e Quarto mondo, là dove i colonialisti europei hanno fatto man bassa di beni altrui, nascosti nel sottosuolo? Ed ora che questi disgraziati da noi sfruttati vengono in Europa anche a richiedere i loro diritti rubati, noi cristiani, con il rosario e il Vangelo tra gli artigli, che facciamo? Li rimandiamo  indietro a morire, chiudendo i porti. Questo è criminalità! È bastardaggine!
La terra, destinata a tutti, è diventata privilegio di pochi. Sulla terra, bene universale, non c’è diritto di proprietà. È un furto! È un delitto! La terra è proprietà di tutti, e di nessuno. L’unico proprietario è il Creatore, il quale, nel suo disegno, l’ha data in gestione a tutti gli esseri umani. Siamo amministratori della terra, e non proprietari. Ma anche qui: nessuno deve essere escluso dalla amministrazione della terra.
Noi crediamo di comperare con i soldi anche i doni di Dio, e il primo dono è la terra, che Dio ha destinato a tutti i suoi figli.
Chi ha maledetto il suolo non è stato il Signore, ma la prepotenza dell’uomo che ha reso la terra come una conquista del più forte. Pensate a ciò che anticamente veniva chiamato “il diritto del primo occupante”, ovvero il diritto di chi arrivava per primo a occupare un pezzo di terra. E chi arriva per primo? Il più forte!
Certamente, maledetta la terra, ma in quanto campo di battaglia e di sangue. Pensate alle guerre di religione!
Il Signore non ha mai maledetto la terra, che è una sua creatura, forse la più bella. Siamo noi a maledire la terra con la nostra ingordigia, con il nostro ego di possesso, con l’espansione anche territoriale di una religione che vive di proselitismo e sul proselitismo. Come non ricordare le dure parole di Cristo contro i capi ebrei: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geenna due volte più di voi» (Mt 23,15).
La terra è in sé e per sé sacra, è sorgente di vita, è madre. In greco terra è “ghe”, mentre donna si dice “gunè” (stessa radice). C’è, dunque, un rapporto profondo tra la donna e la terra, ed ecco che la terra è stata calpestata, violentata, come la donna.
Caino e Abele
Torniamo all’episodio di Caino e di Abele. Il mito di questo racconto va al di là di un fatto familiare di sangue, pur dando alla parola “fratello” un’estensione universale. Qui c’è una contrapposizione tra due culture, tra due civiltà, per cui possiamo anche legittimamente, a differenza dell’autore sacro, parteggiare per Caino. Attenzione, però: non vorrei come al solito essere frainteso. Vado al di là di un atto di violenza di sangue, intendo dire che non condivido che l’autore sacro abbia inteso, dicendo che Caino era “un lavoratore del suolo”, colpire il mondo agricolo.
Il vero Caino, l’omicida, è dentro di noi, quando l’ego boicotta e vorrebbe reprimere il mondo dello Spirito. Caino allora è quel sistema politico o religioso che uccide lo Spirito nell’essere umano.
Sì, Caino è anche fuori di noi, nella società, dove lo strapotere degli stupratori della dignità dell’essere umano nei suoi diritti e nei suoi doveri assume le sembianze innocenti di Abele, quasi l’omicida sia il ribelle che si oppone al potere del Maligno.
Cristo in una parabola ha distinto nettamente il buon pastore dal mercenario, ovvero da colui che si fa pagare per difendere le pecore, ma che poi, al primo pericolo, fugge lasciando le pecore in balìa dei lupi rapaci.
Ancora oggi talora faccio fatica a distinguere il buon pastore dal mercenario, che è talmente abile e scaltro da rivestire le sembianze del buon pastore.

1 Commento

  1. Luigi ha detto:

    Grazie per l’omelia. Quella che ho ascoltato sabato era centrata sull’odio tra fratelli con l’aggiunta della rabbia del prete verso Mario Giordano per le sue falsità. La “terra destinata a tutti” è ben espressa dal salmo 24: “Appartiene al Signore la terra, l’universo e la sua pienezza, ogni cosa e tutti i viventi. …”

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