Greta Thunberg al Parlamento francese: il discorso integrale in italiano

da www.ilcambiamento.it

Greta Thunberg al Parlamento francese:

il discorso integrale in italiano

di Sonia Savioli 01-08-2019
Greta Thunberg, dopo gli interventi davanti alle autorità europee, ha parlato anche davanti all’Assemblea Nazionale, il parlamento francese. Riportiamo il discorso integrale tradotto in italiano.
Greta Thunberg, dopo gli interventi davanti alle autorità europee, ha parlato anche davanti all’Assemblea Nazionale, il parlamento francese.
L’iniziativa è stata del deputato Matthieu Orphelin, fedelissimo dell’ex ministro della Transizione ecologica Nicolas Hulot ed ex membro del partito del presidente Emmanuel Macron, En Marche.

Riportiamo il discorso integrale tradotto in italiano.

«Mi chiamo Greta Thunberg. Grazie per avermi invitato e grazie per essere venuti qui. Per cominciare ho una notizia buona e una notizia cattiva riguardo all’emergenza climatica. Inizierò con quella buona: il mondo, a differenza di ciò che dice un piccolo numero di persone, non finirà in undici anni. La cattiva notizia, tuttavia, è che all’incirca nell’anno 2030, se continueremo a comportarci come abbiamo fatto finora, saremo in una situazione in cui potremmo oltrepassare un certo numero di punti di non ritorno, e potremmo non essere più in grado di porre rimedio ad un’irreversibile catastrofe climatica.
Molte persone, molti politici, affaristi, giornalisti, dicono di non essere d’accordo con quello che noi diciamo. Dicono che noi ragazzi siamo esagerati, che siamo allarmisti. Per rispondere a questo mi voglio riferire alla pagina 108 del capitolo 2 dell’ultimo Rapporto dell’IPCC, lì troverete la somma di tutte le nostre “opinioni”; lì troverete il bilancio dell’anidride carbonica che ci rimane; lì si dice che se vogliamo avere il 67% di probabilità di limitare la crescita della temperatura globale entro 1.5 gradi, il primo gennaio 2018 ci rimanevano 420 gigatonnellate di anidride carbonica prima di raggiungere il limite. E naturalmente questa quantità oggi è molto diminuita: noi emettiamo circa 42 gigatonnellate di anidride carbonica ogni anno. Ai livelli attuali di emissioni la quantità di anidride carbonica che ci rimane se ne andrà approssimativamente in otto anni e mezzo. Questi sono i dati reali, i più credibili.
Benché un certo numero di scienziati dica che sono troppo generosi, questi sono quelli accettati da tutte le nazioni, attraverso l’IPCC. E mai, non una sola volta ho udito un politico, dei giornalisti, dei dirigenti d’azienda menzionare questi numeri; è come se non sapeste nemmeno che esistono; è come se non aveste neanche letto la sintesi del rapporto dell’IPCC, dal quale dipende il futuro della nostra civiltà. O forse, semplicemente, non siete abbastanza maturi per dire le cose come sono. Anche questo fardello lo lasciate a noi ragazzi. Noi diventiamo quei cattivi tipi che dicono alla gente cose sgradevoli, perché nessun altro vuole o ha il coraggio di farlo. E per il solo fatto di riferire questi dati e agire di conseguenza, questi dati scientifici, noi riceviamo una quantità inimmaginabile di odio e minacce; siamo scherniti e diffamati da membri ufficiali del Parlamento, dirigenti di grandi aziende, giornalisti.
Quello che vorrei veramente chiedere a tutti quelli che mettono in discussione le nostre cosiddette “opinioni” o pensano che siamo “estremi”: “Voi avete dei dati differenti sul bilancio di anidride carbonica e su una ragionevole possibilità di rimanere sotto l’1.5 di riscaldamento globale? C’è un altro IPCC (Gruppo Internazionale di Studio sui Cambiamenti Climatici)? C’è un Accordo di Parigi segreto, che non conosciamo?” Domande che non includono l’aspetto dell’equità perché qui sono i numeri che contano, questa è la migliore scienza a disposizione oggi. Non potete semplicemente confezionare i vostri dati personali perché non vi piace quello che sentite. Non c’è una via di mezzo, quando si giunge all’emergenza climatica ed ecologica.
Certo potete dire che dovremmo scegliere la strada più rischiosa, cioè quella delle 580 gigatonnellate di anidride carbonica, che ci darebbe il 50% di probabilità di limitare la crescita della temperatura globale entro 1.5; questa quantità di anidride carbonica sarebbe emessa in circa 12 anni, se si continuasse con il nostro attuale stile di vita. Ma perché dovremmo farlo, perché dovremmo correre un tale rischio, giocando a testa o croce le condizioni di vita future dell’umanità. 420 gigatonnellate di emissioni rimaste di anidride carbonica, e ora quel numero è ridotto a meno di 360, e vi prego di notare che queste sono le somme totali e non includono l’aspetto dell’equità, che era chiaramente stabilito negli Accordi di Parigi, accordo che è assolutamente necessario far funzionare su scala globale, il che significa che i paesi ricchi devono scendere a zero emissioni più velocemente, così che i popoli dei paesi poveri possano migliorare i loro standard di vita costruendo infrastrutture che noi abbiamo già, come ospedali, strade, reti elettriche, scuole, acqua potabile. E poiché voi avete ignorato questi dati, voi e quasi tutti i media, che li stanno ignorando anche in questo momento, la gente non sa quello che sta accadendo. Se rispettate la scienza, se capite la scienza, questi sono i fatti.
Con gli Accordi di Parigi, abbiamo firmato solo per rimanere sotto 1.5-2 gradi di crescita delle temperature, e questo ci permette ancora una grossa quantità di emissioni di anidride carbonica, ma l’ultimo rapporto dell’IPCC mostra che rimanere sotto 1.5 gradi ridurrebbe significativamente gli impatti climatici e salverebbe una quantità incalcolabile di vite umane. Questo è ciò che pensano, questo è ciò che tutti noi diciamo, ma io voglio dirvi anche un’altra cosa: non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come una crisi, senza vedere il quadro completo; non potete lasciare la soluzione ai singoli politici, al mercato o ad altri luoghi del mondo; la soluzione deve includere ogni cosa e ogni persona.
Quando capirete come penosamente scarsa sia la quantità di anidride carbonica che possiamo ancora permetterci di emettere, quando capirete come velocemente venga emessa, quando capirete che in realtà nulla è stato fatto per rimediare a ciò, e quando capirete che quasi nessuno è al corrente nemmeno del fatto che esiste un ammontare di emissioni che non dobbiamo superare, allora ditemi esattamente cosa farete, e come possiamo farlo senza sembrare allarmisti. Questa è la domanda che dobbiamo porre a noi stessi e alle persone che sono al potere.
La scienza parla chiaro e tutto quello che stiamo facendo noi ragazzi è comunicare ed agire in base a ciò che dicono gli scienziati di tutto il mondo. Adesso alcuni politici in alcuni paesi hanno cominciato a parlare, a dichiarare l’emergenza climatica e ad annunciare delle date in cui raggiungeranno la cosiddetta “neutralità climatica”. Dichiarare l’emergenza climatica è una buona cosa, ma limitarsi a citare queste date vaghe e lontane e dire cose che danno l’impressione che si stia agendo e che si sia sulla giusta strada farà più male che bene, perché i cambiamenti necessari non sono ancora in vista da nessuna parte:  non in Francia, non in Europa, in nessun luogo. E credo che il pericolo maggiore non sia l’inazione, il pericolo maggiore è quando le industrie e i politici fanno credere che si stia agendo davvero, mentre nulla viene fatto, tranne che falsificare i dati e farsi pubblicità.
L’emergenza climatica ed ecologica è qui davanti a noi, ma è appena cominciata e diventerà peggiore. Il limite di 420 gigatonnellate di anidride carbonica dal 1 gennaio 2018 ci dava il 67% di probabilità di rimanere sotto 1.5 gradi di riscaldamento globale, e adesso siamo già scesi a meno di 360 gigatonnellate. Infatti, da quando ho iniziato questo discorso, il mondo ha emesso circa 800.000 tonnellate di anidride carbonica. Se qualcuno ha ancora scuse per non ascoltare, per non agire, per non curarsi di ciò, gli chiedo di nuovo se esiste un altro IPCC, un altro Accordo di Parigi, un altro ragionevole dato sulla quantità di anidride carbonica che ci permette di stare sotto 1.5 gradi? Delle persone hanno scelto di non venire qui oggi, hanno scelto di non ascoltarci e va bene, dopotutto non siamo che ragazzi, non siete obbligati ad ascoltarci. Ma dovete ascoltare la comunità scientifica intera, gli scienziati; ed è tutto quello che vi chiediamo».

 

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