Liliana Segre, se la Storia deve vivere sotto scorta

da www.huffingtonpost.it
Sabrina Scampini Giornalista e autrice tv
BLOG
07/11/2019

Liliana Segre,

se la Storia deve vivere sotto scorta

Mi sono chiesta cosa possa dare più fastidio della senatrice Segre. La sua storia così carica di significato, il suo comportamento educato e fiero. Il suo essere divenuta il simbolo del pericolo di una degenerazione collettiva, la rappresentazione vivente del punto più basso di una lenta e inesorabile deriva culturale e umana, l’incarnazione di un passato così abominevole, che rifiutiamo di credere che possa tornare a bussare alle nostre porte.
“Sono stata vittima dell’odio e ora sono un simbolo che disturba”.
Il fatto che d’ora in avanti Liliana Segre avrà due carabinieri che la accompagneranno in ogni suo spostamento e nelle uscite pubbliche, ultimamente sempre più frequenti, è insopportabile: la scorta a questa donna straordinaria, sopravvissuta all’inferno nazista, rappresenta una sconfitta per tutti noi e ci dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, che abbiamo un problema che non può essere più sottovalutato. Viviamo un periodo di imbarbarimento, un mondo al contrario fatto di stereotipi, frasi fatte, ignoranza e pregiudizi; un clima sempre più incline allo scontro che all’ascolto e alla comprensione dell’altro; abbiamo paura di dire che il razzismo e l’antisemitismo esistono ancora perché crediamo di essere diversi, migliori di quanto siamo stati quando già credevamo di avere ragione e di poter gestire tutto e invece siamo stati travolti dal Male.
“Questa ebrea di m. si chiama Liliana Segre, chiedetevi che cazzo ha fatto (così è scritto, senza h, Ndr) per diventare senatrice a vita stipendiata da noi ed è pro invasione?”
“Hitler non ai (ancora senza h) fatto bene il tuo mestiere”
“Ebrea ti odio”
“mi chiedo perché non sia crepata con tutti gli altri”.
Liliana Segre riceve mediamente 200 messaggi al giorno incitanti all’odio razziale. Fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile e questo cambiamento dovrebbe per lo meno far riflettere. Rispondere “anche io vengo minacciato” come è stato fatto da un noto esponente politico è un metodo (divenuto consueto e molto fastidioso) utilizzato per sminuire l’ altro, ridimensionare l’accaduto, fino a normalizzare una questione che non è normale, se una sopravvissuta a un campo di sterminio dovrà girare (a 89 anni!) con due carabinieri al seguito. Stiamo parlando di lei, della Storia, di una fase orribile e infame che non è poi così lontana, se lei stessa è ancora qui a raccontarcela e non è paragonabile a niente. Le minacce e gli insulti devono essere stigmatizzati e non paragonati ad altri, soprattutto dalla politica che dovrebbe dare l’esempio e insegnare anche attraverso il suo linguaggio.
Con il suo comportamento composto e misurato (“io non odio nessuno. Ho pena per chi odia”) Liliana Segre ci insegna che la scorta più efficace per difenderci dall’ignoranza è quella della cultura, del dialogo, del coraggio di chi non si fa spaventare e scoraggiare. Per questo ogni volta che questa donna parla bisognerebbe avere bene in mente la sua biografia.
Testimone della Shoah, sopravvissuta all’orrore di Auschwitz: Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre del 1930 in una famiglia ebraica laica. Sua madre muore quando lei ha meno di un anno. È una ragazza italiana come tante, ma è ebrea: a 8 anni viene espulsa dalla scuola, arrivano presto le leggi razziali e la persecuzione. Non ha ancora 14 anni quando viene arrestata e rinchiusa in carcere, per essere poi consegnata alle SS e deportata con il padre in Germania: dal binario 21 della stazione di Milano Centrale dopo 7 giorni di viaggio viene internata nel campo di sterminio di Birkenau-Auschwitz, numero di matricola 75190 tatuato sul braccio. Anche in questo momento, non è che una bambina ed è sola. Viene liberata dai sovietici il 30 aprile del 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati ad Auschwitz, la Segre è tra i soli 25 sopravvissuti.
***
da AVVENIRE
14 settembre 2019
L’intervento.

Un’alleanza che fermi l’odio

e liberi la fede da usi impropri

Milena Santerini
Caro direttore,
la senatrice a vita Liliana Segre, dichiarando la fiducia al governo Conte II, ha espresso preoccupazione per i numerosi episodi dell’ultimo anno che fanno temere «un imbarbarimento, con casi di razzismo trattati con indulgenza, la diffusione dei linguaggi d’odio», in particolare «con l’utilizzo di simboli religiosi in modo farsesco e pericoloso, un revival del Gott mit uns».
Liliana Segre ha fatto esperienza diretta di questo tragico apparato nazifascista, e della seduzione operata sui cristiani attraverso il “Dio con noi” per farli collaborare alla Shoah: deportata tredicenne ad Auschwitz, segnata indelebilmente dalla perdita di tutta la famiglia, ha fatto della testimonianza alle nuove generazioni una ragione di vita. Ma contro di lei si sono scatenati attacchi sui social media, da parte di sedicenti “cattolici”. Un’ebrea non può permettersi questo paragone «blasfemo», hanno scritto persone che si dichiarano credenti, e si presentano con nome e cognome su Facebook in difesa del loro leader politico.
D’altronde, esponenti di spicco di partiti come la Lega – nella quale si oscilla tra neopaganesimo “celtico”, devozionismo cattolico e fede semplice e schietta – non da oggi si appellano al popolo dei credenti per tentare di delegittimare i responsabili della Chiesa (battute e invettive contro «vescovoni» e «signori del Vaticano» rispolverate da Salvini erano nel 1992 sulla bocca di Bossi, lo stesso che nel 1997 non mancava mai di attaccare Giovanni Paolo II con argomenti simili a quelli oggi usati contro papa Francesco). La battaglia dei crocifissi usati come simbolo di una tradizione culturale, anziché come segno di misericordia per tutti, è stata un’altra tappa di questa offensiva.
Non è la prima volta che una politica sostanzialmente atea cerca di usare la fede cattolica contro la Chiesa. Basti pensare all’Action française degli anni 20 del secolo scorso, una destra che fu condannata da Pio XI per il palese tentativo di strumentalizzare la religione a scopi politici. Quella ferma parola ebbe un importante effetto chiarificatore: tanti giovani cattolici, prima affascinati dalle sirene di quella politica, se ne liberarono e scelsero di servire la Chiesa e l’uomo. Due nomi per tutti: Jacques Maritain e Yves Congar.
La denuncia dell’uso improprio dei simboli religiosi rende Liliana Segre molto più vicina ai cristiani rispetto a coloro che si dicono “cattolici” ma che usano un linguaggio d’odio, dividono l’umanità in razze, costruiscono il “nemico”, respingono i profughi in mare, puniscono chi salva vite, delegittimano e dileggiano la solidarietà. La sfida religiosa di questa destra radicale – che sul web unisce razzismo, antisemitismo, anti-islamismo e attacchi alla Chiesa in nome del “popolo” – va affrontata con l’alleanza tra tutti gli uomini e donne di buona volontà che nella croce vedono un perdono infinito e non un’arma. Per questo cristiani, ebrei e musulmani, assieme a ogni altro credente che consideri Dio il padre di tutti e a tanti non credenti possono e devono difendere dall’odio non solo il proprio gruppo, ma anche gli altri.
Il Parlamento italiano darebbe prova di saggezza se approvasse in fretta la legge presentata dalla senatrice Segre per istituire una Commissione di studio e proposta sul linguaggio e i crimini d’odio, sostenuta dall’amicizia e dalla collaborazione tra fedi, culture, religioni, forze politiche diverse.
* Pedagogista, Università Cattolica del Sacro Cuore

 

3 Commenti

  1. Luigi ha detto:

    Cosa ha fatto per essere “stipendiata da noi”. In queste due parole c’è la demenzialità e la pericolosità di questi soggetti che obbligano a proteggere Liliana Segre: la sua vita e memoria storica di chi vuol continuare a negare la Shoah, ma che può estendersi a tutte le verità scomode. Un esempio ci viene dal neo-sindaco di Predappio. Si sentono padroni e non servitori del bene comune per il quale sono stati eletti. Arbitrariamente decidono di negare un viaggio di studio in un luogo di testimonianza storica. Lo stesso vale per la cittadinanza. Ho scritto che Salvini e Ruini sono pericolosi. L’ho fatto per mettere in guardia coloro che pensano di affidarsi a loro. Salvini pensa di essere un novello messia, salvatore della patria e per questo chiede i pieni poteri e Ruini di essere l’autentico rappresentante della cattolicità. Per questa ragione pontifica (ponte-facere) e vuol creare ponti con Salvini per poter ri-unificare i poteri religioso e politico nel nostro Paese. Poteri non di servizio, ma di dominio sul popolo e controllo del bene comune con tutte le implicazioni politiche (es. negazione della cittadinanza) e religiose (non riconoscimento di alcuni diritti civili es. il diritto se porre termine alla sofferenza della propria vita).

  2. bartolomeo palumbo ha detto:

    Essendo un emigrato e avendo subito atitolo personale cosa sia il razzismo(esiste ancora tra noi europei)solo a sentire inomi deicaporioni della lega,che non cito per non sporcarmi la bocca e di tutti gli scagnozzi che li seguono come un cordame di ciarpume,mi fanno venire la nausea!!!!!!!!!!!!!!

  3. diogene ha detto:

    “Questa ebrea di m. si chiama Liliana Segre, chiedetevi che cazzo ha fatto (così è scritto, senza h, Ndr) per diventare senatrice a vita stipendiata da noi ed è pro invasione?”
    “Hitler non ai (ancora senza h) fatto bene il tuo mestiere”
    “Ebrea ti odio”
    “mi chiedo perché non sia crepata con tutti gli altri”.
    …Mi sa che l’unico a sbagliare sia stato il Padreterno che non ne ha fatto un aborto di Hitler e di quello/a che ha scritto quanto sopra!

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