Rifiuti a Roma, scoppia il caos. Il governo interviene: “Basta, si sta rischiando grosso”

da Democratica
Agnese Rapicetta
8 gennaio 2018

Rifiuti a Roma, scoppia il caos.

Il governo interviene:

“Basta, si sta rischiando grosso”

Dopo il no dei vertici del M5S al trasferimento dei rifiuti in Emilia Romagna, la Giunta 5 stelle non ha ancora chiesto aiuto, come aveva detto nei giorni scorsi, al presidente Pd della Regione Abruzzo
Dove finiranno i rifiuti romani che traboccano dai cassonetti e invadono le strade della Capitale, dopo l’extra carico di imballi e scarti causati dalle feste? E’ il nuovo rompicapo che vede il Campidoglio, solo contro tutti, a cercare di coprire un problema che è sotto gli occhi di tutti, invece di risolverlo. Dopo la Regione Lazio, oggi è il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a richiamare la Raggi alle sue responsabilità a fronte “della tanta solidarietà istituzionale da alcune Regioni, penso innanzitutto all’Emilia Romagna come anche all’Abruzzo”.
Nonostante il tritovagliatore di Ostia sia entrato in funzione, infatti, la raccolta ancora fatica, e per questo le opposizioni capitoline hanno suonato la carica: “Dopo l’importante lavoro svolto dal Presidente Zingaretti e dal presidente Bonaccini in seguito alla richiesta presentata dall’Ama assistiamo attoniti ad un ripensamento del sindaco Raggi che fa gli interessi del suo partito invece dell’interesse dei romani”, ha commentato la capogruppo Pd Michela Di Biase, annunciando che le opposizioni hanno ottenuto sul caso un Consiglio straordinario di due ore e mezza per giovedì 11 gennaio.
Dopo il no dei vertici del M5S al trasferimento dei rifiuti in Emilia Romagna, emerge che la Giunta 5 stelle non ha ancora chiesto aiuto, come aveva detto nei giorni scorsi, al presidente Pd della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, che infatti nega di aver avuto contatti con il Comune di Roma: “Finora abbiamo avuto solo contatti con l’Ama, ma dal versante politico non si è fatto sentire nessuno”, ha spiegato D’Alfonso che ha aggiunto di aspettarsi da Raggi “un’interlocuzione istituzionale. Dobbiamo capire che tipo di aiuto ci chiedono, di che quantità di immondizia stiamo parlando e per quanto tempo sarebbero necessari gli impianti dell’Abruzzo. Se c’è un problema, non va ridimensionato”.
L’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari ha continuato, come nei mesi scorsi, a gettare acqua sul fuoco e ad attribuire le responsabilità del blocco alla regione Lazio: “Al momento Roma raccoglie i rifiuti e prova a conferirli nelle poche strutture della Regione che, però, sono evidentemente insufficienti. Si tratta di un sistema fragile che stiamo rendendo forte e stabile con la richiesta di autorizzazioni per costruire impianti di compostaggio e di riciclo”, ha rivendicato Montanari, che ha aggiunto che “si tratta di una richiesta presentata da Ama alla Regione Lazio lo scorso 22 ottobre ma che Zingaretti ha sbloccato soltanto dopo un mese per un “mancato funzionamento del sistema informatico”. Montanari, non contenta, dalla sua pagina Facebbok, accusa Renzi e il Pd di sciacallaggio politico.
Dura la replica de la Pisana, affidata all’omologo Mauro Buschini: “Dispiace che l’Assessora Montanari preferisca polemizzare e non dire la verità sul perché l’aggiornamento del piano regionale sui rifiuti non sia stato definitivamente approvato: il Piano Regionale di gestione dei rifiuti è in via di aggiornamento, ma fermo a causa delle mancate risposte di Roma Capitale e della sua Città Metropolitana, che dovevano arrivare entro il 30 settembre 2017”, spiega l’assessore ai Rifiuti e l’Ambiente della Regione Lazio. La legge, ricorda “impone ai Comuni e alle Province di scegliere i siti di smaltimento e alla Regione di includerli in un piano regionale. Se i Comuni e le Province non scelgono, la Regione non può pianificare. Sarebbe, se lo facesse, un abuso e un arbitrio. Questo dice la legge, ma per l’Assessora Montanari, evidentemente, le leggi non valgono”, continua Buschini, che aggiunge: “Insistere sul fatto che la Regione Lazio deve dire a Roma Capitale dove deve smaltire i suoi rifiuti è come invocare un comportamento contra legem. Piuttosto, RomaCapitale rispetti la legge: risponda alla sollecitazione della Città Metropolitana del luglio 2017 dicendo dove vuole realizzare gli impianti di smaltimento dei sui rifiuti residui così permettendo alla Città Metropolitana di rispondere alla Regione la quale, finalmente, potrà adottare un nuovo piano”.
Dopo lo scambio serrato, arriva il richiamo del ministro Galletti: “Il Ministero ha promosso in questi mesi un tavolo tecnico con Regione e Comune per affrontare i nodi strutturali che compromettono la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti: da lì è emerso ciò che è chiaro a tutti, ovvero la cronica carenza impiantistica che determina una situazione particolarmente delicata nella Capitale”, ha ricordato. “La mia disponibilità a cercare una soluzione non è mai mancata: ma se il ragionamento di partenza è dare un colore politico ai rifiuti si rischia grosso”, ha concluso il ministro.
Stamattina è intervenuto lo stesso segretario del Pd, Matteo Renzi, che su Facebook garantisce: “Siamo pronti a dare una mano alla città di Roma. Perché per noi i cittadini vengono prima dei compagni di partito. E allora fatela finita con queste polemiche e ripulite la Capitale. Noi vi diamo una mano, se la volete. Noi ci siamo”.

 

1 Commento

  1. Giuseppe ha detto:

    … Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, e solo i faziosi fingono di non saperlo: a Roma i rifiuti (detti anche “a monnezza”) sono di sinistra, ma non di una sinistra qualsiasi difficilmente identificabile, bensi del PD! Infatti è per dispetto verso la sindaca e i suoi collaboratori che non vogliono essere raccolti e smaltiti altrove come tutti i bravi rifiuti ubbidienti di questo mondo. La sora Virginia da quando ha preso possesso del Campidoglio ce l’ha messa tutta, impegnandosi ripetutamente e in prima persona per ridurli alla ragione, ma purtroppo non è riuscita a trovare uno straccio di collaborazione, perché le istituzioni, sia regionali che statali, essendo in mano alla sinistra, le hanno messo i bastoni tra le ruote. E così ha dovuto battersi contro la congiura dei frigoriferi prima, e dei materassi poi. E, adesso, delle altre regioni che fanno orecchie da mercante rifiutandosi (è proprio il caso di dirlo) di collaborare. Nel frattempo, così, questo muro di omertà dopo aver intasato la discarica di Malagrotta (la più grande d’Europa) si è riversato nelle strade. A proposito della suddetta discarica, è bene ricordare che appartiene ad un fior di galantuomo, quel Manlio Cerroni dominus da decenni del “business spazzatura” che inguaiò la povera signora Muraro (prima dei tanti assessori che si sono succeduti nella gestione dell’ambiente nella capitale da quando “Virginia nostra” la governa), anche se forse la verità è diversa, visto il rapporto di collaborazione e reciproca soddisfazione, tra Cerroni e Muraro, sua consulente per diversi anni.
    Tornando seri, mi chiedo come sia possibile che la questione abbia assunto dimensioni così ampie e allarmanti. So bene che dai cinquestelle era praticamente impossibile aspettarsi qualcosa di più e meglio, come dimostra il “caso Parma” in cui Pizzarotti è riuscito a risolvere la situazione solo spezzando i legami con Grillo e complici, e che Roma, date le dimensioni, è difficilmente gestibile, ma qualunque persona di buon senso e “meno politicizzata” sarebbe riuscita, quantomeno, a limitare l’emergenza, magari attraverso una maggiore autonomia decisionale e disponibilità a collabore con gli altri, senza entrare in urto con chicchessia…

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