L’Italia dei poveri che spende 101 miliardi in giochi d’azzardo

da www.ilcambiamento.it
07-01-2019

L’Italia dei poveri

che spende 101 miliardi in giochi d’azzardo

di Paolo Ermani 
Nel 2017 gli italiani hanno speso 101 miliardi in gioco d’azzardo, ben 5 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Cifra sconcertante, se si considera che nello stesso tempo i media ci dicono che la povertà dilaga…
C’è qualcosa che non torna nelle dichiarazioni cosiddette ufficiali, nelle teorie e tesi che vengono propinate in tutte le salse, che vivisezionano il termine povertà e lo dividono addirittura in povertà relativa e assoluta, che di per sé non significano assolutamente nulla e servono solo ad allargare il più possibile la forbice del popolo che si deve sentire povero.
Ci si chiede allora: ma se gli italiani sono così poveri come fanno ad aver speso nel 2017 la cifra monstre di 101 miliardi di euro in giochi d’azzardo, pari a più di quattro finanziarie e a quanto si spende per sanità ed istruzione? E con tanto di aumento di ben 5 miliardi in più rispetto all’anno precedente.
Facciamo un’analisi ulteriore per capire il fenomeno. In Italia ci sono 60 milioni di abitanti, ma a questo dato vanno tolti i bambini fino a 14 anni che sono oltre il 13% della popolazione e occorre calcolare pure chi non gioca mai.  Facendo un’ipotesi complessiva si può arrivare a una stima pari a 45 milioni (cifra per eccesso) di persone che giocano d’azzardo in Italia.  Se si dividono i 101 miliardi per 45 milioni di ipotetici giocatori si arriva a oltre 2.200 euro pro-capite spesi all’anno in giochi d’azzardo, circa 200 euro al mese. Si tratta praticamente di uno stipendio e mezzo medio mensile, una cifra incredibile.
Tutti sanno che le vincite sono rarissime, quindi praticamente la totalità delle persone in questione sta coscientemente buttando soldi dalla finestra.
Come è possibile dunque parlare di povertà, di gente alla fame quando il popolo italiano nella sua stragrande maggioranza sperpera i suoi soldi in maniera così assurda? E questo non è che uno dei mille esempi di soldi buttati.
Se si facesse una ricerca specifica, probabilmente risulterebbe che il corrispettivo di almeno due o tre mensilità in media viene sprecato in spese di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno, vivendo benissimo lo stesso, anzi meglio. E visto che a questo punto ci sono sempre coloro che di fronte a opinioni del genere tirano fuori l’esempio di quelli che fanno la fila alla Caritas, chi può dire che le persone che sono veramente in condizione di indigenza (situazione assolutamente fisiologica in un sistema basato sulla competitività, sull’egoismo e sul darwinismo sociale) non siano anche persone che in passato hanno speso l’impossibile in giochi d’azzardo o sperperato in ogni modo i propri soldi?
Infatti, come per i medicinali e le sigarette, ci sono le avvertenze: il gioco può causare dipendenza. E già da questa avvertenza si capisce come stanno le cose. Il nostro è un sistema che prima ti vende morte e povertà e poi spende pure soldi per curarti e tentare di combattere quella stessa malattia e povertà che genera. Può esistere un sistema più schizofrenico e fallimentare di questo?
Provata ad andare in una tabaccheria, un’edicola, un bar o comunque in un luogo dove si vendono “gratta e vinci” (cioè… “gratta e perdi”) e ogni sorta di truffa legalizzata spacciata per giochino innocente. Bastano dieci minuti per rendersi conto di quanta gente compri questi tagliandi e a quali costi: vanno via pezzi da 5, 10, 20 euro come se nulla fosse. Ma quanta roba ci si mangia con 10 o 20 euro? Tanta.
Ci sono luoghi di vendita dei tagliandi che hanno istituito anche un piccolo palchetto di legno per rendere più comodo il grattamento. Chi compra questi tagliandi? Ricchi che scendono dalla Ferrari? Non proprio, sono persone di tutte le estrazioni sociali, dalla casalinga all’operaio, dall’impiegato alla cassiera, chiunque. Quindi anche della cosiddetta fascia bassa della popolazione. Inoltre negli stessi locali e bar dove si vendono i gratta e perdi, ci sono slot machine di tutti i gusti dove persone, che anche in questo caso non scendono da Ferrari o Maserati, giocano compulsivamente. Poi ci sono le scommesse che ti permettono di giocare in qualsiasi circostanza, su qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, tanto con il nostro super fantastico smart phone si può fare tutto alla velocità della luce e nemmeno ci si accorge che in un attimo sono volati via tanti soldi.  E infine c’è il mitico poker on line che fa sentire veri uomini di bisca e non si può certo non giocare visto che anche in questo caso on line è tutto più facile.
Quindi più che la povertà è dilagante il modo di buttare soldi e in un paese che piange continuamente miseria, dove chiunque si lamenta di essere sul lastrico e di non avere mai abbastanza entrate, si sprecano montagne di soldi in giochi assurdi che hanno come corollario il gettare davvero sul lastrico le persone. La vera piaga sociale e furto ai danni degli italiani sono fenomeni del genere, non certo dei disperati che scappano da paesi ridotti in condizioni disumane.
Quindi per favore politici, esperti, sociologi, professoroni universitari, opinionisti del nulla assortiti, smettetela di raccontare frottole, in Italia ci sono sicuramente sacche di indigenza e miseria frutto di un sistema che le necessita e poi c’è la stragrandissima maggioranza di persone che sprecano soldi vergognosamente in ogni modo . Si dica questo piuttosto che gridare ogni giorno alla povertà solo per far correre ancora più veloce tutti nella ruota del criceto. Però difficilmente si sentiranno simili dichiarazioni, mica si può dire agli italiani che loro sono parte del problema, se glielo dici poi chi ti elegge? La colpa è sempre e comunque di qualcun’altro o di qualcos’altro, importante è trovare il colpevole che calza meglio con le proprie strategie politiche.
Qualora per incanto si volesse fare una politica seria a favore degli italiani, si proibiscano tutti i giochi d’azzardo e gli italiani si ritroveranno in tasca 101 miliardi di euro per farci tantissime cose edificanti e di sicuro sarà un bel colpo alla presunta povertà, miseria o indigenza che sia. Ma non succederà perché lo Stato è il primo a guadagnarci nel fare buttare i soldi alle persone. Allora la si smetta con la retorica di dare soldi a chi li spreca, ricchi o presunti poveri che siano e si affianchi al reddito di cittadinanza, il reddito di intelligenza e cioè quantomeno si insegni dalla a alla zeta come non sprecare i propri soldi in tutti i campi del quotidiano. Agendo in questo modo si scoprirà che non servono tanti soldi per vivere e di conseguenza non serve lavorare così tanto per trovare soldi che poi andranno sprecati. Ma sarà arduo farlo capire a chi si dichiara disoccupato ma fa due lavori, come ribadisce giustamente il comico molto più serio di tanti politici, Natalino Balasso. D’altronde siamo italiani, i più furbi del mondo e la regola aurea è sempre la stessa: lamentarsi e approfittare, che a Napoli in maniera colorita ed efficace si traduce nel “chiagnere e fottere”.
Possiamo concludere con una risata, seppur amara…

 

1 Commento

  1. Giuseppe ha detto:

    Premetto che, a quanto mi consta, il gioco d’azzardo è sempre esistito, perché il rischio è connaturato all’essere umano che, da sempre spera in un colpo di fortuna o in un cambiamento delle proprie condizioni. Tracce se ne trovano anche nell’antichità e quindi sbaglia chi pensa che si tratti di una abitudine recente o contemporanea, anche se il “progresso” ne ha moltiplicato le forme e le occasioni. Detto questo, però, vale la pena di ricordare che normalmente sia consigliabile evitarlo, visto che non è necessario aver studiato statistica e conoscere il calcolo delle probabilità per rendersi conto che il più delle volte rappresenta una sfida quasi impossibile, poiché la sorte è imponderabile, imprevedibile e “capricciosa”.
    Non per niente nei testi di economia, la Scienza delle Finanze definiva il gioco del lotto e le lotterie gestite dallo Stato come la tassa più iniqua che ci sia, proprio a causa della loro aleatorietà e perché per quanto possano essere elevati i premi che si potrebbero vincere, non sono mai commisurati alle effettive eventualità di conseguirli. Cioè, in parole povere, il banco (ovvero lo Stato) ci guadagna comunque, anche in considerazione del fatto che il fenomeno ha assunto proporzioni enormi e la “fiera delle illusioni” sta diventando sempre più contagiosa.

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