Lo sgarbo dei populisti al Quirinale è una crisi di sistema per il Paese

da La Stampa

Lo sgarbo dei populisti al Quirinale

è una crisi di sistema per il Paese

08/05/2018
MARCELLO SORGI
È inutile girarci attorno: è una crisi di sistema, quella a cui stiamo assistendo da più di due mesi e ieri ha assunto di ora in ora connotati sempre più drammatici. Bastava guardare il volto segnato di Mattarella, quando è apparso in serata al Quirinale al termine del terzo giro di consultazioni, finito come gli altri senza risultati, per capire che tutte le regole stanno saltando e il Paese si avvia a nuove elezioni a rotta di collo, come travolto da una valanga. Se l’arbitro non è più in condizioni di fermare il gioco, se la sua proposta viene respinta prima ancora che abbia il tempo di illustrarla, se sono i giocatori a dettare le condizioni senza più rispetto per nessuno, non si può più parlare soltanto di crisi politica, è molto di più: un fiume che ha rotto gli argini, una specie di inondazione, qualcosa di cui a questo punto è difficile, se non impossibile, prevedere le conseguenze.

Eppure la soluzione ipotizzata dal Capo dello Stato, dopo aver preso atto dell’ennesimo fallimento di Di Maio e Salvini nel costruire un accordo, era assolutamente ragionevole: un governo a termine, di servizio, incaricato di affrontare le questioni più urgenti, la manovra economica, il vertice europeo di giugno in cui un’assenza o una presenza non a pieno titolo dell’Italia potrebbe costarle cara.

E soprattutto pronto a uscire di scena in ogni momento di fronte al maturare di una concreta ipotesi di intesa per dar vita a un esecutivo politico vero, o per riportare gli elettori alle urne in un quadro meno preoccupante di quello attuale. Il Presidente della Repubblica, tenendo a freno la sua amarezza per ciò a cui ha dovuto assistere nelle ultime settimane, ha elencato, sperando di risultare convincente, tutti i possibili effetti negativi di un mancato «sì» a quest’ultima possibilità, per avviare la legislatura ed evitare un secondo giro di elezioni a distanza di così poco tempo dal 4 marzo: a cominciare dall’aumento dell’Iva al 24 per cento, che trascinerebbe rincari di prezzi ben più consistenti, dai timori di un forte rallentamento della «ripresina» economica appena avviata, dai rischi di speculazioni finanziarie e dirottamento o cancellazioni degli investimenti, dovuti all’incertezza della situazione attuale e alle previsioni, del tutto fondate, che il quadro possa ancora peggiorare.

Ma a meno di ripensamenti – auspicabili ma imprevedibili, visto l’andamento della giornata – il «no» all’iniziativa del Capo dello Stato da parte dei due (non) vincitori Di Maio e Salvini era già confezionato, esplicitato, comunicato e spedito al destinatario sul Colle, con tanto di richiesta di sciogliere subito le Camere in tempo per far votare l’8 luglio, prima ancora che Mattarella prendesse la parola per l’intervento più atteso di tutta la crisi.

È stato questo ennesimo sgarbo, questa mancanza di rispetto anche minimo, questa assoluta incapacità di ascolto, manifestata platealmente, per non dire sfrontatamente, alla fine di un vertice a due Di Maio-Salvini svolto nel primo pomeriggio, a consultazioni ancora in corso, a rendere quasi inutile – pur nella sua assoluta dignità – il breve intervento di Mattarella, che qualcuno si sarebbe aspettato animato da un maggior senso di sfida, e che invece il Presidente, data la delicatezza del momento, ha voluto pronunciare con la sua abituale pacatezza e con un evidente atteggiamento desolato, per non aggiungere tensione a tensione.

A conti fatti, anche approssimativamente, il «governo di servizio» non ha alcuna possibilità di ottenere la fiducia: con l’appoggio del Pd e dei gruppi minori che hanno annunciato che lo sosterranno, e con qualche possibile dissidenza, limitata per forza di cose perché chi si oppone alla maggioranza del «no» del leader pentastellato e di quello leghista sa che la pagherà con l’esclusione dalle liste, gli mancherebbero un paio di centinaia di voti per arrivare alla maggioranza alla Camera e solo un po’ meno al Senato. Troppi. Finirà battuto, e speriamo che una parte del prezzo della sconfitta qualcuno non lo metta in conto al Quirinale. Le elezioni a luglio, l’insediamento delle nuove Camere ad agosto, le nuove consultazioni sotto la canicola: non era mai successo niente del genere in settant’anni di storia repubblicana, neppure al tempo dei più aspri scontri ideologici, o quando, proprio quarant’anni fa, il terrorismo mirava ai vertici dello Stato. Sarà anche vero che ci si abitua a tutto. Oppure, stavolta no: chissà che al prossimo giro, dopo quel che hanno visto in questi due mesi, gli italiani non cambino idea.

 

8 Commenti

  1. paul ha detto:

    ho l’impressione che a volte siano altri a comandare.
    Chi va al parlamento, sa scrivere un testo di legge, eleborare un programma economico?
    Probabilmente no, ed allora, in tutti o quasi i paesi del mondo i politici si affidano a tecnici.
    Andando a leggere su internet gli uffici di camera e senato o del governo, ad un certo punto vengono fuori gli uffici legislativi.
    Mi sa che il politico di turno, sopratutto se alle prime armi, dirà ai tecnici cosa vorrebbe fare, poi saranno loro a scrivere….. e magari a preparargli il dossier da studiare.
    Dopo un po’, con l’esperienza, forse imparerà qualcosa ed in parte diverrà autonomo.
    Altrimenti basterebbe essere eletti per divenire esperti giuristi, economisti, ecc., il che non è possibile.
    Ora sembra che tutti promettano tutto: flat tax, reddito cittadinanza ecc…..credo che andranno dai tecnici e forse questi diranno: signori, vi siete sbagliati.
    Grazie sempre al mio amico Franco che mi aiuta a mettere in ordine le mie idee ed a esprimerle meglio.

  2. Lanfranco ha detto:

    Secondo lei Don Giorgio Salvini e Di Maio cosa hanno promesso a Berlusconi per farsi da parte?
    Avranno promesso che non vareranno nessuna legge sul conflitto di interessi e nessuna legge che penalizzi Mediaset!
    Nel frattempo il nuovo governo avrà a suo favore oltre la pentastellata La7 la controllata politicamente Rai anche Mediaset!
    Che dire!
    L’unico problema sono il mettere in pratica le promesse faraoniche che lì faranno litigare!

    • LANFRANCO CONSONNI ha detto:

      Secondo me non hanno dovuto promettere nulla.
      Berlusconi era nella situazione di uno ferito grave che sta perdendo tutto il sangue e ha bisogno solo di un tampone che chiuda l’emorragia.
      Non poteva rischiare elezioni che avrebbero visto un travaso di questo sangue nelle vene di Salvini.
      E questa era l’unica scelta che gli permettesse in qualche modo di mantenere il “controllo”.
      Mi aspettavo una conclusione di questo tipo, ero preparato. Almeno, credevo di essere preparato.
      Alla notizia della concreta possibilità di realizzare il governo giallonero (la lega non è più verde) mi si è ristretta la bocca dello stomaco.
      Chissà se lo stesso effetto lo avranno provato i “compagni” che hanno votato M5S perché il PD non è più un patito di sinistra!
      E chissà se lo stesso effetto lo avranno provato i giornalisti falsi sinistroidi (Da Milano, Zoro, e compagnia), che si sono sempre divertiti nello sbeffeggiamento di Renzi e del PD anziché prendere di mira i veri nemici.
      Giornalisti falsi! Mentre persone come Don Giorgio vengono perseguitate, loro a trastullarsi all’ombra di Cairo, facendo gli spiritosi e mostrandosi divertiti davanti all’Italia che va allo sfaccelo.
      La destra ha la sua stampa che la difende, Tavaglio si sa che fa da paladino a M5S …. ma i giornalisti di sinistra dove sono? Chi prendono veramente di mira?
      Domenica, nella trasmissione mezzora in più la Annunziata “sbavava” davanti e Dimaio, sembrava che da un momento all’altro gli scappasse di dire “se fossi io il presidente, ti darei subito l’incarico”.
      Staremo a vedere

  3. LANFRANCO CONSONNI ha detto:

    Condivido il parere di Giuseppe. Peccato che i mezzi di comunicazione non colgano questa differenza, e mettono tutti i partiti sullo stesso piano. I commentatori di televisione e carta stampata si limitano a dire che I PARTITI hanno anteposto i loro interessi di parte ai bisogni della nazione.
    Così agli occhi del popolo sono tutti uguali. E non è vero! Non sono tutti uguali!
    In campagna elettorale c’è chi ha mantenuto i piedi per terra e non ha promesso la luna.
    Ma i media non facevano differenze: si dichiarava che TUTTI i partiti promettevano l’impossibile.
    NON ERA VERO. Risultato: i partiti più responsabili sono stati puniti dai votanti.
    Che dire? La crisi di sistema ha radici lontane: bisogna tornare all’ultimo decennio del secolo scorso.
    La malattia delle tangenti intaccava a distruggeva i partiti della prima repubblica.
    Purtroppo, coloro che proponevano un cambiamento contro la corruzione, (penso a movimenti tipo la Rete o quello promosso da Mario Segni) sono stati travolti dalla prepotente scesa in campo di Berlusconi da una parte e Bossi dall’altra.
    Un’orda che ha travolto tutti e portato alla cosiddetta seconda repubblica.
    In realtà iniziava il lento declino della politica. Venti anni di Berlusconi hanno prosciugato tutti i valori del senso della politica intesa come servizio al bene comune, mentre dall’altra il movimento di Bossi abbassava il livello culturale e la capacità di confronto e dialogo.
    Qualche anno di respiro con i brevi governi di Prodi. Peccato che per ben due volte sia stato pugnalato alle spalle dai suoi compari di partito.
    Finale tragico, quello da cui per ora è scampato Renzi, nonostante i numerosi tranelli tesi.
    Renzi, infatti! Per fortuna, fra le parecchie imprese positive portate a termine con i sui compagni, c’è stata anche la elezione di Mattarella a presidente della repubblica.
    C’è da sperare che gli italiani non siano tutti completamente bolliti, capiscano il ragionamento di Mattarella (un capolavoro di logica elementare), aprano gli occhi e finalmente riescano i distinguere i responsabili dagli imbroglioni!

    lanfranco consonni

  4. mauro ha detto:

    Chi, come me, è vicino ai 60 anni, non può non ricordare le manfrine, le giravolte, i compromessi dei tanti governi che hanno preceduto la stagione della seconda rrpubblica.. mi ritorna in mente Spadolini che forte del suo risicato 3% divenne presidente del consiglio… Allora facevo politica nel maggior partito e non mi sentivo usurpato da chi, dal basso e con poteri contati, era riuscito ad ottenere tanto potere; e non che tutte le leggi o gli accordi sindacali di allora fossero totalmente esenti da ideologia e populismo… siamo seri!
    Mi chiedo perchè oggi si soffra così tanto nel vedere l’esercizio della politica affidato a chi magari è lontano dal nostro pensiero e perchè si debba, con malcelato snobismo intellettuale, non tenere in nessun conto il voto espresso a loro favore da tanti italiani,considerando questi ultimi al più come dei minus habens? Il modo va avanti se accetta il cambiamento, se permette l’aprisi di strade nuove, se accetta le sconfitte e le ripartenze,, perchè non avere fiducia che le cose possano essere almeno migliorate da chi non la pensa come noi? Io ho immensa fiducia nella forza illuminista del pensiero e nella capacità della ragione di superare ogni difficoltà. Sparare ad alzo sero su chi ci prova non è democrazia, assomiglia di più agli effetti che, secondo me, tanti anni di pax Berlusconiana tra PD e Forza Italia hanno prodotto, fino all’addormentamento del corretto senso critico. Bisogna cambiare per progredire..

  5. Giuseppe ha detto:

    È triste affermarlo, ma c’è poco da commentare. Se non si vuol far finta di non vedere e si hanno orecchie per sentire, occhi per guardare e cervello per ragionare mi sembra evidente che l’unica persona a cui sta veramente a cuore il bene del paese è Mattarella, e l’unico partito disposto ad assecondare il presidente della repubblica condividendo le sue scelte, che non sono frutto di un capriccio, ma si basano esclusivamente sulle sue prerogative costituzionali, oltreché l’interesse della repubblica, è il partito democratico, o almeno chi, al momento, è responsabile della sua linea politica, unitamente ai suoi alleati. Gli altri, chi più chi meno, sono arroccati sulle loro posizioni di partenza, invocando la legittimità delle loro pretese testimoniata dal risultato delle elezioni politiche, oltretutto già in parte sconfessato dalle successive consultazioni elettorali. Poco importa che la situazione richieda un intervento drastico ed immediato, perché la cosa essenziale è far valere gli interessi di parte, ivi compresi i pregiudizi e i veti reciproci che hanno fatto fallire ogni tentativo di collaborazione. Ancora una volta, a prescindere dagli attori di questa ennesima commedia degli orrori, ciò che manca è quella piccola, ma essenziale dose di serietà e di buon senso, che dovrebbero rappresentare la peculiarità di ogni politico degno di tal nome.

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