Altro che sbloccare i cantieri, questo governo li sta paralizzando

da Democratica
Graziano Delrio

7 giugno 2019

Altro che sbloccare i cantieri,

questo governo li sta paralizzando

È il governo non il Codice degli Appalti il nemico delle opere pubbliche, degli investimenti, della crescita, della modernizzazione infrastrutturale del Paese

Alla fine, Salvini e Di Maio hanno resuscitato il modello Berlusconi. Non siamo proprio alla legge obiettivo del 2001 ma il principio della deregulation, vero pilastro del decreto cosiddetto sblocca cantieri, è il medesimo. Scelta naturale per Salvini il cui partito governava con Berlusconi e ne condivideva tutte le scelte. Totalmente incomprensibile per Di Maio ma, abbiamo visto in questo anno di governo gialloverde, è Salvini che detta la linea ed il suo partner si accoda. Le regole introdotte dal Codice degli appalti un orpello? Cancellate. I vincoli ai bandi o per le imprese che possono partecipare alle gare un inciampo? Eliminati. Si è presa a pugni la verità e a pretesto la volontà di semplificare – obiettivo condiviso su cui sarebbe stato possibile collaborare – per far rientrare dalla finestra le “mani libere” sugli appalti che il Codice, frutto delle direttive europee e del dialogo con le associazioni datoriali, le organizzazioni dei lavoratori, l’associazione dei comuni e i diversi attori del mercato delle opere pubbliche avevano cacciato dalla porta.

È stato detto da tutti gli operatori del settore e da tutte le autorità di garanzia e di controllo, da ultima giovedì l’Anac per bocca del suo presidente Raffaele Cantone, che il decreto contiene norme molto allarmanti sul versante della trasparenza, della corretta competizione tra aziende, della tutela dei diritti e della salute dei lavoratori e che facilita malaffare e apre la strada ad infiltrazioni criminali. Ma il governo ha mostrato una granitica unità che sarebbe stata degna di miglior causa. Si è detto che l’obiettivo del “fare” non equivale a “fare bene” ma, in questo caso, nemmeno il fine di “fare” verrà raggiunto perché disordine e incertezza, oltre ai mesi che occorreranno per stendere i regolamenti, faranno sentire i propri effetti sulle decisioni degli amministratori pubblici e sulle azioni delle imprese. Invece che sbloccare i cantieri questo decreto finirà per paralizzarli definitivamente e riportare verso giù la pubblicazione e l’aggiudicazione dei bandi di gara. Perché, a proposito di menzogne e della narrazione che vorrebbe il Codice degli Appalti varato dal governo Renzi nel 2016 come ragione dello stop degli investimenti e dei cantieri, i dati dimostrano l’esatto contrario. Nel 2018 il numero dei bandi pubblicati è aumentato del 28% rispetto all’anno precedente ed il valore del 26% ed il trend è continuato a crescere quest’anno con un 20% in più sui bandi nel primo quadrimestre sullo stesso periodo del 2018 mentre le aggiudicazioni sono salite del 48%: nel solo mese di marzo il valore delle opere messe a gara è cresciuto del 174% sullo stesso mese del 2018.
Non è il Codice il freno e, dunque, non è il cosiddetto sblocca cantieri la ricetta che anzi rischia di frenare il percorso di risalita degli appalti pubblici dopo gli anni bui della crisi.
Quello che impedisce gli investimenti e tiene i cancelli chiusi è il governo con la sua linea contraria alle infrastrutture, a cominciare dai corridoi europei, con la sua improvvisazione e con scelte ideologiche come quella alla base della sottrazione di quasi 2 miliardi all’Anas, per destinarli al finanziamento del reddito di cittadinanza che ha determinato il rinvio al prossimo biennio l’apertura di cantieri programmata per il 2019. Ma questo è solo uno dei casi. Torino-Lione, Terzo Valico, Brescia-Verona sono esempi di opere ferme o pesantemente rallentate che totalizzano insieme un valore mancato di 5,4 miliardi. Una indagine dell’Osservatorio territoriale sulle infrastrutture riferito al nord ovest, dove si concentra il 3,7% del pil europeo, ha concluso che il 93% delle opere monitorate risultava in sofferenza nel 2018 rispetto all’anno precedente in ragione della chiusura dei rubinetti finanziari. Non è un caso allora che mentre negli anni passati gli investimenti complessivi aumentavano del 3 – 4% quest’anno non ci sarà nessuna crescita e non è il Pd a dirlo ma c’è scritto nel Documento di economia e finanza firmato dall’esecutivo.
È il governo non il Codice degli Appalti il nemico delle opere pubbliche, degli investimenti, della crescita, della modernizzazione infrastrutturale del Paese ed anche delle regole a presidio della trasparenza, della legalità e della sicurezza dei lavoratori. Questa è la verità. Il resto è solo fake news.

 

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