La Zecca del Monopoli. Arrivano i minibot, siamo ricchi!

www.huffingtonpost.it
08/06/2019

La Zecca del Monopoli.

Arrivano i minibot, siamo ricchi!

Un facsimile elettorale destinato a indicare la riconquista della sovranità monetaria, perfetto
By Fulvio Abbate  
Ecco, mancavano nient’altro che i minibot per dare la sensazione plastica del gagliardo “decisionismo” da parte del “Governo del cambiamento”. Non per nulla ne sta ventilando l’emissione. Riecco, così si fa! Fra l’altro, affinché sia chiaro a tutti che qui non si scherza, le prove di stampa, simulazione della filigrana compresa, circolano da giorni, pronte a suggerire la possibile progressiva sostituzione dell’attuale valuta in euro, perfetto facsimile elettorale destinato a indicare la riconquista della sovranità monetaria, e tu, povero stronzo, che non ci credevi!, così si intuisce in sottofondo. Anche la Zecca di Stato è già allertata, suggerimento definitivo tra quelli ammessi.
Intendiamoci, perfino gli anarchici spagnoli, nel 1937, durante la guerra civile da essi mutuata in rivoluzione sociale, immaginando di imporre il cosiddetto comunismo libertario, accanto alla proclamazione del “libero amore”, batterono moneta, realizzando addirittura banconote sulle quali piuttosto che l’effigie repubblicana con berretto frigio, svettava invece la loro bandiera rossa e nera, così accade nella cittadina di Binéfar, nei pressi di Huesca, in Aragona, e se non credete alle parole, venite a controllare di persona i memorabilia che custodisco alle spalle della scrivania, così come nello studio di Paperon de’ Paperoni brilla invece il “Number One Dime”, il primo cent da cui è generata ogni sua ricchezza.
Non vorrei sembrare esagerato, ma i recenti minibot, presumibilmente immaginati dall’ufficio studi economici dell’attuale Governo, lo stesso che mostra fra gli altri, come testimonial ottimale, il convinto onorevole Claudio Borghi, subito pronto con tanto di esemplare da 5 euro a favore di telecamere, per chi ne avesse memoria, riportano ai miniassegni. Era l’Italia degli anni ’70 quando presero a mancare gli spiccioli, così le banche ritennero opportuno salvare i clienti dalle “Aspro” e dalle caramelle sfuse che venivano date come improbabile resto tra bar e farmacie, posto che gli scomparti delle casse erano vuoti di monete.
Va da sé che i collezionisti, come era già avvenuto in passato, sicuramente si staranno affannando per entrare in possesso di questi nuovi esemplari, ulteriore prova dell’ingegno italiano. D’altronde, l’aspetto grafico d’ogni singolo pezzo a tutti gli effetti strega, si tratta di simulacri di banconote sulle quali campeggiano i volti di un ideale album di figurine della storia più o meno recente, in tutti gli spicchi delle sue possibili narrazioni. Sul minibot da 100 euro c’è Enrico Mattei, a testimonianza ora dell’orgoglio ora del complottismo endemici nazionali, e ancora troviamo i 10 euro con Falcone e Borsellino martiri, poi Sandro Pertini (500 euro), affinché non si dica che i leghisti non apprezzino “L’Italiano” di Toto Cutugno, chiarito che, come ha spiegato anni addietro lo stesso autore, il riferimento a “un partigiano come presidente” non è per nulla un complimento all’antifascismo, anzi. E ancora, a conferma del fervore anti-islamista, Oriana Fallaci (20 euro), infine, per amore di apoteosi, il calciatore-icona del Mondiale 1982, Marco Tardelli, nell’esultanza febbrile d’avere segnato un gol determinante.
Se volessimo attenerci a uno studio di semplice pertinenza iconografica, senza tuttavia dimenticare la citazione conseguente del gioco del “Monopoli”, banconote sinonimo di carta straccia e di semplice simulazione fuori dal suo recinto ludico, ma anche altri giochi da tavolo che diano l’illusione della capitalizzazione e del suo plusvalore, chissà perché in questo caso torna addirittura in mente il “Groucho Tv quiz”, la cui cartamoneta includeva la faccia del più proverbiale dei fratelli Marx, era il 1954 e quel gioco pubblicizzava le sue performance sul canale Nbc. Groucho, fra molto altro, assicurava che “nella vita ci sono cose ben più importanti del denaro. Il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle”
Sia detto da chi confessa di avere zero dimestichezza con l’economia, quei minibot, come ha dichiarato il presidente della Bce Mario Draghi, “o sono un’altra moneta, e quindi illegali o sono altro debito”.
Facsimili, vero, tuttavia pronti a suggerire l’antica gagliarda promessa dei sovranisti della Lega all’attento e roccioso elettorato, se non la secessione, si abbia almeno, che so, la fuoriuscita dal “nefasto” euro, e così la possibilità di riprendere a stampare moneta, e chi se ne frega dell’eventuale inflazione, siamo o non siamo una nazione? Non voglio adesso avventurarmi in un terreno minato per nulla a me familiare, si dica allora che il sottotesto, il non detto che implicitamente accompagna quei minibot mostra quasi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti pronto ad ammiccare a chi di dovere elettorale, perché, sì, tranquilli amici, tanto presto o tardi riavremo la nostra lira, nel frattempo però accontentatevi di un surrogato da tombolata con fagioli. Se non ci avete fatto caso, accanto a Toscanini, c’è pure la donna con bambino del “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, così sul valore di 1 euro, mica Mussolini o Farinacci, quindi non dite più che siamo fascisti!
Semmai la Zecca dello Stato dovesse tornare a mostrare le antiche Caravelle, poco importa se con le bandiere a favore o contro vento, con questa sortita, chi sappiamo, confermerebbe di voler prendere di petto ogni intralcio, facendo così ritorno alla ginnastica retorica, come detto in apertura, di tipo decisionistico, e chissà se tutto ciò non riporti in mente Bettino Craxi quando, all’acme del successo politico e governativo, immaginò di commissionare un nuovo simbolo della Repubblica italiana, altro dall’artigianale stella e ruota dentata postbelliche, Filippo Panseca avrebbe dato il meglio del suo estro qualora l’esperienza di governo del Garofano non avesse raggiunto il binario morto di Tangentopoli.
L’intero caso, lo si sappia, è accompagnato dalle parole del vicepremier Matteo Salvini che, eloquio cadenzato da Orso Yoghi ormai caro e familiare perfino al Sud e isole comprese, i gesti delle mani rivolti al destinatario ultimo cui è dedicato l’ennesimo exploit, forse concordato con i succedanei Claudio Borghi e, acquisto recente, Antonio Maria Rinaldi, dove l’interlocutore privilegiato ultimo, in ossequio alla commedia di strapaese, è ora e sempre un nostro non meno orrendo cognato ideale, mi correggo, assodato il numero sempre più crescente di persone che gli prestano fede, gli stessi che per Natale, al momento dei regali, si presentano invariabilmente con un set di fiches, meglio se griffato. Le parole del governo sono in questo senso una conferma ulteriore: “Si tratta, in sostanza, dell’autorizzazione a procedere all’emissione di ‘minibot’: di fatto banconote del Tesoro di piccolo taglio (in euro) sotto forma di titoli al portatore che sarebbero garantiti dalle entrate fiscali. ‘BoT’ è l’abbreviazione di un buono del tesoro italiano, e la piccola denominazione li rende mini. (…) Verrebbero stampati utilizzando le presse dei biglietti della lotteria statale”.
Hai letto bene, lotteria. Come quando Corrado, o era forse Raimondo Vianello, al Teatro delle Vittorie, a ridosso dell’estrazione del 6 gennaio, seduti su una catasta di biglietti da 100mila lire, cantava “Stasera piovono milioni, la vita facile sarà!”
Peccato che Groucho Marx non sia più tra noi, altrimenti avremmo chiesto solo a lui di chiosare questo ennesimo gioco delle tre carte, e quasi certamente lui ci risponderebbe: “Ricordo bene il mio primo rapporto sessuale. Ho ancora la fattura”.

 

3 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Che questo governo fosse ridicolo lo sapevamo già, ma mai avremmo immaginato quanto. Eppure lorsignori non sono mai soddisfatti e fanno di tutto per continuare a sprofondare nella farsa. Così, pur di tornare a battere moneta in modo indipendente,affrancandosi dall’orco UE si sbizzarriscono con la fantasia.
    A questo punto perché non tornare al baratto, oppure usare i fagioli o le fisches dei casinò? Se l’importante è avere il denaro necessario per attuare le “riforme indispensabili” che si sono prefissi, perché non fare altri debiti? Siamo italiani giusto? E l’italiano medio per pagare i suoi debiti è abituato a fare altri debiti, anche se spesso non riesce ad onorare né gli uni né gli altri, tanto è quasi impossibile andare in galera per insolvenza.
    Ho vissuto la sciagurata era dei miniassegni e ho vito parte del mio stipendio (quella ancorata al costo della vita) pagato con bot pluriennali che alla loro scadenza erano poco più che carta straccia, e speravo di non dover più assistere a pagliacciate simili.
    È ora che ci si renda conto che ormai l’economia mondiale è interconnessa e ha delle regole che vanno rispettate anche se ci costringono a qualche rinuncia. l’Unione europea rappresenta un’opportunità unica per avere voce nel campo dell’economia e della finanza, senza dover essere fagocitati da colossi come USA, Russia e Cina.

  2. bartolomeo palumbo ha detto:

    HA HA HA,penso aCICCIOeFRANCO quando credendo di aver vinto al totocalcio esultavano gridando;SIAMO RICCHI!!!Saluti a tutti CIAO.

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