Caro Mario Delpini, un altro discorso solo di pelle!

Caro Mario Delpini,

un altro discorso solo di pelle!

di don Giorgio De Capitani
Mario Delpini, arcivescovo di Milano, nel suo Discorso alla Città (“Benvenuto, futuro!), tenuto la vigilia di S. Ambrogio, 6 dicembre 2019, alle ore 18, nella Basilica di S. Ambrogio, ha pronunciato (il discorso è durato 26’,12”) il nome “Dio” solo 4 volte (per esattezza: appare l’espressione “Signore Gesù” per 2 volte, il nome “Gesù” una volta sola, il nome “Cristo” una volta sola).
Certo, anche il primo dei comandamenti mosaici ordina di non pronunciare il nome di Dio “invano”, e ogniqualvolta il nome di Dio è stato pronunciato “invano” è successo di tutto, nel campo del male (anche violenze e guerre!).
Mario Delpini ha nominato una sola volta lo “Spirito santo”, d’altronde meglio non nominarlo per evitare che lo Spirito si svegli e combini qualche serio guaio, in organismi, come quello ecclesiastico e in quello civile, dove tutto è carnalità, ovvero privazione dello Spirito.
A proposito di Dio anche la Mistica medievale, vedi in particolare Meister Eckhart, non usava mai la parola “Dio”, ma “Divinità”, perché il nome Dio è un ente per di più condizionato e ben delineato dalle strutture religiose (Dio è questo, Dio è quello, è così e cosà), mentre la parola Divinità richiama una Essenzialità pura, senza condizionamenti. È l’Essere supremo, addirittura un Sovra-Essere, il Bene Assoluto, ovvero sciolto da ogni legame, da ogni tentazione di essere banalizzato o strumentalizzato.
Ma la grande Mistica parlava del mondo dello spirito: dello spirito dell’essere umano e dello Spirito divino.
In breve: siamo compositi anzitutto di spirito, oltre che di psiche e di corpo.
E allora la conclusione è più che evidente: la vigilia di Sant’Ambrogio ho sentito un discorso di Mario Delpini, arcivescovo di Milano, privo di ogni riferimento all’essere umano, se è vero che l’essere umano è anzitutto spirito; e privo dello Spirito divino, se è vero che l’essere umano non può fare a meno dello Spirito di Dio.
Obiezione: Mario Delpini ha dato per presupposto tutto questo, ma come ciò può essere ragionevole, visto che né la società e tanto meno la Chiesa hanno idee chiare sulla realtà dell’essere umano?
Un Discorso, quello di Delpini, ancora una volta privo di afflato umano e di afflato mistico.
Dunque, un Discorso scontatamente banale, tanto banale da essere elogiato solo da gente banale.
Se lo critico anche quest’anno, è perché sono letteralmente stanco di sentire dal mio vescovo parole che restano all’esterno dell’essere umano, e non scendono nella nostra interiorità.
Con questo non vorrei dire che sia banale o scontato parlare di bambini, di giovani, di famiglia, di anziani, di società politica, di immigrazione, di bene comune, ecc. ecc. Dico solo che sono stanco, per non dire nauseato, di sentir parlare di cose tremendamente serie in un modo banalmente carnale, restando fuori da quella Sorgente divina che è dentro di noi.
Restando all’esterno, che cosa si risolve? Nulla, sono parole inutili, buttate al vento!
Ma quello che è drammatico è la presunzione di dire una parola di speranza nel vuoto di un essere, che è lì in attesa (sempre in attesa) di essere ingravidato da una realtà divina.
Non prendiamo le scuse che si tratta, per tradizione, di un Discorso più o meno rivolto alla Città, con risvolti perciò di carattere sociale e politico.
Se così anche fosse, non è la volta buona di far capire a questa gente, ovvero ai politici in genere e agli amministratori locali, che sia impellente una parola capace di scoprire, ovvero di scoperchiare un mondo, quello interiore, che sembra ermeticamente coperto dall’ignoranza spaventosa del mondo politico nei riguardi di ciò che è l’essere umano, e coperto da una Chiesa istituzionale che ha perso la strada della grande Mistica?
Non ci siamo, caro Mario Delpini! Proprio non ci siamo! Hai perso un’altra grande occasione! E tu sai benissimo che ogni occasione persa è sciupare la Grazia di Dio!
Non voglio entrare nel merito della tua “spiritualità” personale, ti dico solo che parli come uno che ha di fronte una massa di persone alienate, e pretendi di farle ragionare.
Sì, si deve parlare all’uomo alienato di oggi, che è tutto estraneo a stesso, ma per farlo rinsavire. E per farlo rinsavire sarebbe tempo sciupato restare al di fuori, estraneo come lui.
Se la politica di oggi è tutta pelle, non si può tenere con lui un dialogo solo pelle. Ma la Chiesa come potrebbe riportare l’essere umano a ragionare, se sta fuori dell’essere umano?

Se vuoi leggere il testo integrale del Discorso di Mario Delpini clicca
qui

3 Commenti

  1. simone ha detto:

    Io questo Vescovo non lo capisco davvero. Mi sembra sempre la conferenza stampa dell’allenatore che prepara la partita con la prima in classifica dicendo: “speriamo di non prendere troppi goal!”.
    Sempre perdente, ripiegato su se stesso, quasi chiuso in un perenne vittimismo.
    Siamo pochi, abbiam bisogno dell’aiuto di tutti….
    Ma i Santi, quelli che con l’esempio han cambiato intere comunità erano in maggioranza??
    Il Santo curato D’Ars mi risulta che all’inizio fosse da solo, giusto per citare un parroco….e tanti altri santi han cambiato il mondo soli contro tutti.
    Oggi partite con una mentalità da sconfitti dandovi un sacco di attenuanti per fare meno di quello che avete sempre fatto.
    Parlate solo di problemi organizzativi e nelle parrocchie non fate altro che fare i manager. I problemi sono la cura degli stabili, le casse parrocchiali e l’organizzazione degli eventi.
    Ma le anime chi le cura? Il mio gatto?

    Adesso azzeriamo tutti i bei discorsi che non servono a niente. L’anno prossimo invece dell’ennesima inutile lettera pastorale si proponga unicamente di ricominciare ad occuparsi delle anime; di parlare di cose ALTE.
    I preti facciano i preti…si occupino di anime e di persone.
    I laici competenti di stabili, amministrazione parrocchiale e soldi.

    Proviamo a fare quest’anno sperimentale.
    Più confessionale e meno consiglio economico.
    Più visita agli ammalati e meno redazione del foglio parrocchiali.
    Scommettiamo che basta un anno per vedere un cambiamento?

  2. Luigi ha detto:

    Caro Delpini, quando ti sei recato da don Giorgio hai fatto un gesto nobile. Fai un salto di qualità. Lascia perdere il futuro. E’ al presente che devi guardare. Un presente che devi leggere col passato millenario di una Chiesa che ha avuto grandi vescovi a Milano fin dal lontano S. Ambrogio. Ma non basta il presente devi cercare di elevarti per poter guardare dall’alto come l’aquila che rappresenta il vangelo di Giovanni. Don Giorgio ti ha parlato di mistica ed è alla mistica che devi guardare. Tu sei un presbitero. Io sono un laico agnostico. Meister Eckhart il grande mistico renano medievale sapeva parlare non solo agli intellettuali ma anche alle contadinotte che lo capivano. Ecco alcune sue perle: “Se la sola preghiera che dirai mai nella tua intera vita è ‘grazie,’ quella sarà sufficiente.”; “Si dovrebbe attribuire meno importanza a ciò che si sta per fare rispetto a ciò che siamo.”; “Chi vuole penetrare nel fondo di Dio, in ciò che ha di più intimo, deve prima penetrare nel fondo proprio, in ciò che ha di più intimo, giacché nessuno conosce Dio se prima non conosce se stesso.”

  3. antonio ha detto:

    Grazie Don Giorgio per questa indicazione, credo sia cruciale.

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