Miozzo sulle scuole chiuse per Covid: scelte anarchiche. Sono triste per i ragazzi

dal Corriere della Sera
La lettera

Miozzo sulle scuole chiuse per Covid:

scelte anarchiche. Sono triste per i ragazzi

La denuncia del medico che coordina il Comitato tecnico scientifico: «Viene spontaneo chiedersi per quale ragione non si metta in atto un meccanismo di decisione centralizzata che superi il potere delle autorità locali»
di Agostino Miozzo
Caro direttore,
mi riferisco all’articolo pubblicato ieri sul suo giornale a firma di Gianna Fregonara e vorrei contribuire al dibattito sul tema scuola con alcune riflessioni. Ho letto con attenzione le considerazioni sul futuro della scuola nel nostro Paese e una volta di più leggo con grande preoccupazione l’elenco, che mi lasci definire impressionante, delle decisioni prese dai diversi presidenti di Regione in merito al ritorno in presenza degli studenti delle scuole superiori.
È veramente difficile comprendere come un Paese «normale» possa avere, come ci ricorda Fregonara, regioni che, per qualche milione di studenti, danno indicazioni di ritorno a scuola il 7 gennaio, qualcuno ipotizza l’11, altri il 18; qualcuno rimanda alla fine del mese, altri addirittura lasciano libertà di decisione agli studenti se andare a scuola o continuare la Dad.
Un paragrafo dell’articolo mi riguarda e fa riferimento ad un articolo pubblicato ieri sul Foglio e si riferisce ad una provocazione che ho fatto, ben consapevole che il mio auspicio di invocare l’articolo 120 della Costituzione è bel lungi dal poter essere adottato. In effetti il mio richiamo all’articolo della Costituzione non voleva essere una critica al presidente Conte, ma la considerazione di chi ha operato nel corso di grandi crisi e si rende conto che la centralità, nelle azioni da intraprendere, è fondamentale per raggiungere obiettivi concreti che diano beneficio a tutta la comunità coinvolta.
Guardando l’attuale disastrosa situazione dell’universo scolastico, le innumerevoli, diversificate ed improvvisate soluzioni decise in piena autonomia dai presidenti di Regione (e spesso dagli stessi sindaci), viene spontaneo chiedersi per quale ragione non si mette in atto un meccanismo di decisione centralizzata che superi il potere delle autorità del territorio. Mi chiedo, proprio alla luce di questa sorta di «anarchia didattica», perché non sia possibile imporre decisioni da adottare in relazione a precisi parametri di compatibilità e di rischio dei territori, ben consapevoli di ciò che il complesso mondo della scuola rappresenta nel contesto di questa incredibile crisi. Una centralità decisionale che metta in evidenza la necessità di considerare il tema della scuola, della salute psicofisica dei nostri giovani come vera priorità del nostro Paese.
In tema di comunicazione mi piacerebbe sapere il suo giudizio su esperti di settore che parlano impropriamente di studenti liceali come soggetti «fortemente contagiosi», in altri termini gli untori della società ed i killer della popolazione più anziana; piuttosto che politici del territorio che invocano la chiusura delle scuole per «evitare una strage». La strage nel nostro Paese è avvenuta a causa di decenni di distrazione sugli investimenti in sanità pubblica, sulla gestione poco appropriata di molte Rsa e della assoluta assenza di risorse nel settore della sanità scolastica. Sulla riapertura dei centri commerciali come degli impianti sciistici piuttosto che dei ristoranti si discute, giustamente, in modo animato ed approfondito facendo riferimento alla necessità di mantenere in vita la nostra economia.
Non vedo altrettanta attenzione sul dramma di milioni di ragazzi che da quasi un anno, dal 4 marzo del 2020, sono reclusi a casa in una non sempre efficiente didattica a distanza che in molti casi ha solo accentuato le differenze di classe penalizzando in modo drammatico che non dispone di mezzi idonei. La salute mentale dei nostri ragazzi, caro direttore, non sembra avere valore e peso nelle parole di molti politici del nostro Paese e di questo sono profondamente, tristemente dispiaciuto.

1 Commento

  1. Simone ha detto:

    Da genitore di una bambina delle elementari, ma vivendo accanto a famiglie con figli delle superiori credo che il problema educativo sia sempre più drammatico. Ormai se dobbiamo sperare che qualcuno educhi i figli dobbiamo sperare senza ombra di dubbio nella scuola; i genitori non lo fanno più. Troppo presi dal relax, dai social, dai cazzi loro. Per anni ci son cascato pure io, sacrificando il tempo dedicato a famiglia e figlia per inutili servizi.
    I genitori DEVONO educare i figli consumando ogni minuto del loro tempo. La tragedia dei ragazzi di oggi è che hanno genitori distratti da troppo inutili mondanità. Avrebbero bisogno di amore, di fiducia, di sostegno…di essere serenamente ascoltati. Crescono su internet, davanti ai videogame. Sempre nervosi, incapaci di dialogo e di godere delle cose semplici.
    L’unico momento normale che gli era rimasto era la scuola. Oggi sono un problema sociale.
    Della Chiesa non dico niente; ormai il supporto educativo che danno alle famiglie è nullo. Troppo impegnati a vaneggiamenti e incarnazioni.

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