Ma questo è un “uomo”?

di don Giorgio De Capitani
Alcune buone ragioni per dire che la scelta di Mario Delpini come neo vescovo di Milano è sbagliata…
Il clero ambrosiano era contrario che il nuovo vescovo fosse della diocesi di Milano. Anche Tettamanzi ha avuto non pochi problemi, essendo di origini brianzole. Lo sanno tutti.
C’è di più. Mario Delpini, nato a Gallarate, ha sempre fatto parte dello stretto cerchio milanese: prima come rettore dei seminari, minori e maggiori, e poi della curia, ultimamente come Vicario generale. Quale esperienza pastorale, in mezzo alla gente, ha avuto? Nessuna! D’altronde, come non ricordare la fallimentare esperienza pastorale, come vescovo di Milano, di Giovanni Colombo, ex rettore maggiore dei Seminari milanesi? Posso testimoniare qualcosa della sua incapacità di gestire una situazione, allora certamente difficile (periodo del ’68), ossessionato dal nuovo emergente, incapace perciò di dialogare serenamente con i segni dei tempi. Ed è successo che con Giovanni Colombo una marea di preti è andata alla deriva, poi ricuperati in parte dal successore, Carlo Maria Martini. Ne so qualcosa.
Già, la Chiesa ha la memoria corta, o crede ciecamente in una provvidenza altrettanto cieca!
Ma c’è di più. Ciò che mi lascia veramente perplesso per la nuova nomina è il modo con cui Mario Delpini ha svolto in questi cinque anni il suo ruolo di Vicario generale.
Ho avuto a che fare con lui, nel 2013, quando ha dovuto personalmente gestire gli ultimi mesi della mia partenza a Monte, dopo che il cardinale aveva deciso di spostarmi forzatamente. A parte il discorso su Angelo Scola (che ora riposi in pace in quel di Imberido/Oggiono-Lecco), che non sto a ripetere, ho avuto di Delpini una brutta, bruttissima impressione (del resto, lo possono testimoniare anche gli abitanti di Monte, che lo hanno incontrato in una assemblea definita da loro “allucinante”!): la sensazione di trovarsi di fronte ad un freddo burocrate, asettico esecutore di ordini del suo padrone, Angelo Scola, al cui servizio si era messo come un lecchino o tirapiedi o ebete portavoce. Al tempo Hitler, Mario Delpini sarebbe stato un ottimo servitore!
Più volte l’avevo definito “mummia imbalsamata”, e avevo le mie buone ragioni. Non l’avevo sentito come un padre: il suo cuore era una legge di pietra da far rispettare, peggio degli scribi e farisei del tempo di Cristo.
Avessi almeno sentito un respiro di umanità! Avessi almeno letto nei suoi occhi un certa pietas! Avessi almeno colto tra le sue avare parole, pronunciate a stento con il criterio di chi le misura per non dare equivoci, un timido segno di comprensione? Nulla! Silenzi imbarazzanti, una totale freddezza da far star male anche i sassi. Quando usciva a Monte, anche la natura batteva i denti. Era arrivato il gelido inverno!
Mi ero più volte chiesto:
MA QUESTO È “UN UOMO”?
Sì, il Vicario generale Mario Delpini non ha mai avuto nei miei riguardi una parola di conforto, neppure ha saputo abbozzare una specie di sorriso! Come una mummia! Un pezzo di sasso su cui erano incise con il dito di Scola le prescrizioni curiali!
In questi quattro anni, da quel 2013, quando cioè il vescovo ciellino mi aveva defenestrato, trattato come un lebbroso, o ancor più peggio come un delinquente, certamente non mi aspettavo che Angelo Scola mi mandasse un segnale di misericordia o di apertura, neppure al tempo del grande Giubileo, dove tutti, anche puttane e puttanieri, avevano ricevuto il perdono di Dio, ma forse mi aspettavo che il Vicario generale, Mario Delpini, mi mandasse una parola di speranza. Nulla! Mi ha del tutto ignorato, come se non esistessi, trattato come un cane rognoso!
Eppure i cani scodinzolano appena vedono un essere “umano”!
MA QUESTO È “UN UOMO”?
Il problema di Mario Delpini è di fondo, ovvero è il ruolo di una carica che gli pesa addosso tanto da coprire la sua eventuale umanità.
Penso di averlo già detto in un articolo del 10 dicembre 2015, dal titolo “Monsignor Mario Delpini, stretto tra ruolo e persona”. Scrivevo:
Signor Vicario Generale, premetto che, quando mi capita di ascoltare tramite youtube qualche sua Omelia, riconosco la profondità del Suo pensiero e ammiro il modo con cui Lei sa comunicare con la gente. Ha uno stile che piace. Generalmente concordo con quello che Lei dice.
Ma ciò che mi sconcerta in Lei è quella insopportabile, secondo il mio punto di vista, contraddizione tra quanto Lei dice e il suo reale comportamento in veste di funzionario curiale. Non è solo una personale sensazione: una conferma l’ho avuta quando, in quel periodo di forti tensioni per la mia rimozione da Monte, ad ogni incontro con Lei notavo sul Suo volto un evidente disagio per non saper superare il ruolo che doveva per forza esercitare, obbedendo ai comandi del cardinale o, diciamo meglio, agli obblighi di una struttura da salvare. In altre parole, la Sua persona era soffocata dal ruolo che doveva esercitare.
Già rivolgermi a Lei in qualità di Vicario Generale, è in parte un’offesa alla Sua persona, in quanto privilegia il ruolo, ma non mi sento di chiamarla per nome, magari facendo precedere quel “caro” che mi sembra tanto ipocrita.
Signor Vicario Generale, credo che Lei soffra ogni giorno questa contraddizione tra la persona e il ruolo, e, cosa ancor più grave, credo che Lei faccia pesare il suo ruolo anche sulla persona dei Suoi preti. La Sua umanità viene annullata, quando poi si tratta di decidere per servire la Diocesi, obbedendo ciecamente agli ordini del vescovo.
E, allora, come la mettiamo con quanto Lei ha affermato nella Festa dell’Immacolata, ovvero che la persona è importante per quella che è, e non per il ruolo che ricopre in comunità (parrocchia o diocesi che sia)?
Signor Vicario Generale, sono convinto che, dietro al Suo ruolo di funzionario, ci sia tanta umanità, che però resta dietro alla maschera imposta dal ruolo. Certo, Lei deve obbedire e farsi obbedire: è stato scelto per questo! Ma in caso di contrasto con la Sua coscienza, perché talora non si ribella, anche facendo notare al Suo vescovo che non sempre ha ragione? Non mi dica che non può farlo! Non credo che Lei sia stato costretto ad accettare un incarico contro la Sua coscienza. L’ha accettato? Che si assuma allora tutte le responsabilità, senza però tradire la Sua coscienza e la coscienza dei Suoi preti.
Tuttavia, Le confesso, signor Vicario Generale, che Lei sarebbe un buon Vescovo di una piccola Diocesi. Avrebbe la possibilità di far valere, in tutta libertà, la Sua umanità. Nel frattempo, Le chiedo di non farsi schiacciare eccessivamente dal ruolo che attualmente Lei ricopre. Potrebbe capitare che poi, in una nuova missione, Le rimarrà poco per riabilitarsi. E poi pensi anche alla sofferenza di tanti preti che sono stati umiliati da superiori che sembrano fatti apposta per emarginare i ribelli, che, se sono diventati ancor più ribelli, è perché hanno visto nei superiori non delle persone, ma dei cani pastori.
Dunque, insisto. Se Delpini ha un ruolo da svolgere, c’è una fondata paura che egli, nella sua personalità, si annulli. E allora perché accetta incarichi che lo annullano nella sua personalità? Per obbedienza al volere di Dio! E dài, smettiamola con questa storiella del volere di Dio!
E non si dimentichi che di per sé abbiamo a che fare con il ruolo, e se il ruolo viene svolto con grande umanità, tanto di meglio, ma di per sé è il ruolo che conta, e non devo per forza cercare sempre le scuse dicendo che, però, dietro la maschera di un ruolo, c’è una grande persona, che non riesco a vedere. Ed è qui il dramma: quando il ruolo disumanizza la persona, o la costringe ad annullarsi in funzione del ruolo.
E allora mi sento di dire che, secondo la mia esperienza personale e da quanto ho sentito, il ruolo ha sempre castrato la persona di Mario Delpini, che non riesce proprio a svincolarsi dal peso della carica, facendosene addirittura un servitore, per chissà quale motivazione religiosa.
Non è, dunque, una questione di essere una persona riservata o di poche asciutte parole, o misurata nei modi e nei tempi. È invece questione di essere, in ogni caso, una persona, al cui servizio è il ruolo, ma, nel caso di Delpini, il ruolo ha sempre distrutto la sua persona.
Ora, a capo di una Diocesi, senza più dover rendere conto ad uno a lui superiore, saprà finalmente liberarsi del peso del ruolo come rullo compressore? Non saprei. Potrebbe verificarsi il miracolo. Le vie del Signore sono infinite.
Ma mi chiedo come papa Francesco (torneremo su questo con un altro articolo) abbia potuto rischiare su una “mummia imbalsamata”!
Adesso sono in attesa di qualche mossa del neo vescovo nei miei riguardi. Una mossa di umanità! Ma non ci spero!
Continuerò a chiedermi:
MA QUESTO È “UN UOMO”?
E continuerò nella mia lotta a oltranza, sempre pronto a mandare a fanculo superiori e la diocesi, tanto più ora che sulla cattedra di Sant’Ambrogio è seduto uno, una “mummia imbalsamata”!
Giudicatemi pure un cattivo irrecuperabile. Mi chiedo se la cattiveria non sia di casa altrove, ovvero là, tra la gerarchia, dove regna l’ipocrisia e dove impera la disumanità più atroce.
Non chiedetemi di saper perdonare. Non tocca a me perdonare per primo.
Infine, vorrei aggiungere che, quando Angelo Scola era stato eletto vescovo di Milano, avevo subito scritto articoli di fuoco, ma, con tutta sincerità, Angelo Scola non mi aveva fatto, almeno all’inizio, nulla di male.
Ma non posso dire la stessa cosa di Mario Delpini, il quale mi ha fatto tanto, tantissimo male. Come ora potrei far finta di nulla?
NOTABENE
1. Sia ben chiaro che quanto ho detto su Mario Delpini non riguarda solo una mia questione del tutto personale. Il caso Delpini va oltre il mio caso personale. Penso di averlo spiegato bene nell’articolo.
2. Quanto è stato scritto da qualche frettoloso giornalista, secondo cui la nomina di Delpini è avvenuta all’insegna della continuità, dovrebbe farci riflettere, e porre almeno una domanda: continuità con chi? con Martini o con Scola? oppure con la tradizione ambrosiana che risale fino ai grandi patroni Sant’Ambrogio e San Carlo? Se è vero che Delpini è stato servitore di più padroni, non si può dimenticare che l’ultimo è stato proprio Angelo Scola, che ha servito con cecità come Vicario generale. Il problema è se Delpini saprà dare qualcosa di suo, visto che la Diocesi, anche per il suo apporto, si è ridotta ad essere quasi un rottame. Certo, è paradossale che prima egli abbia collaborato a distruggere e ora voglia ricostruire.
3. Ogni parola o, meglio, ogni mezza parola che Mario Delpini dirà in questi giorni sarà a suo danno. Meglio che continui a fare, almeno per il momento, la mummia imbalsamata, nella speranza che lo Spirito santo, a poco a poco, com’è nel suo stile, tolga qualche benda e così gli permetta di aprire un po’ gli occhi, quelli dell’anima o dello spirito interiore, e faccia pulsare un po’ il suo cuore, rendendolo almeno un muscolo di carne.
4. A parte il Corriere della Sera, edizione milanese, che ha fatto un cancan, anticipando addirittura il nome, e il giorno e l’ora dell’annuncio ufficiale (naturalmente avrà pagato qualche talpa curiale milanese o vaticana), non ho visto un grande interesse da parte di tutti i mass media italiani, che si può dire che abbiano snobbato la nomina del neo vescovo milanese. Penso che siamo ben lontani dai tempi di Martini e anche di Tettamanzi. D’altronde, con Angelo Scola c’è stato un fuggi fuggi anche dal Duomo, e tutti ci chiediamo: Mario Delpini dov’era? Già, dov’era! Ora rieccolo, tutto pimpantello, come se niente fosse, come se venisse da Marte. 

 

12 Commenti

  1. Patrizia ha detto:

    Primo Levi un uomo lo era di sicuro ed anche con U maiuscola, in questo caso lasciamo decidere a nostro Signore, ci conviene.

  2. giuseppe ha detto:

    FACCIO MIO L’AUSPICIO DEL NUOVO ARCIVESCOVO:
    “chiedo allo Spirito Santo di darci la gioia della vita”.
    Smettiamo di essere sempre pessimisti, rognosi e incazzati.
    con cordialità, Giuseppe

  3. giuseppe ha detto:

    A ME PIACCE MOLTO IL NUVO VESCOVO DELPINI. AL QAULE FACCIO TANTO AUGURI E PREGHERO’ PER LUI.
    CORDIALITA’, GIUSEPPE

  4. Giuseppe ha detto:

    Nemo propheta in patria?
    Non sono in grado di esprimere un’opinione non conoscendo l’ambiente e le persone coinvolte, ma sull’argomento tendo a fidarmi del giudizio di don Giorgio.

  5. GIANNI ha detto:

    I temi proposti, a ben vedere, non riguardano solo le caratteristiche del nuovo vescovo, ma più in generale il ruolo del pastore nella chiesa.
    Sulla figura umana e religiosa di Delpini, personalmente preferisco al momento sospendere ogni giudizio, perchè, peraltro non conoscendolo a fondo, meglio per me attendere di giudicare dall’operato concreto che seguirà la sua nomina.
    Più in generale, ritorna il tema di sempre.
    Non mi dilungo, avendolo già affrontato diverse volte.
    Il cattolicesimo è quella religione, voluta da Costantino,
    al servizio di un potere, politico e militare.
    Oggi è parimenti una religione al servizio della chiesa gerarchica e di struttura.
    Chi non accetta questo, non ha capito molto del cattolicesimo.
    DI quella chiesa struttura presunta voluta in nome di Dio.

    QUindi anche Delpini non fa eccezione.
    Non è Delpini o un altro possibile vescovo, a fare la differenza, ma la chiesa struttura.
    Ma il discorso è noto.
    Semmai altra questione di rilievo è quella del processo in corso.
    Credo che anche tali vicende peseranno sulla diocesi, sopratutto se venisse confermato che si sapeva.

  6. g7R3 ha detto:

    Forse è stata trovata la persona idonea per far sciogliere il duale dei riti, avremo tutti solo il rito romano.

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