Ora l’Europa dice sì ai muri anti-migranti. L’importante è non pagarli

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POLITICA
08/10/2021

Ora l’Europa dice sì ai muri anti-migranti.

L’importante è non pagarli

Dodici paesi vogliono costruirli. Alla Ue, trumpiana fuori tempo massimo, sta bene. Ma a carico degli stati
By Angela Mauro
L’Unione Europea benedice i muri anti-immigrati che molti paesi dell’est e del nord stanno costruendo o vogliono costruire lungo il confine esterno del continente. Ma non con fondi europei. Motivazione? I fondi sono pochi.
Non c’è alcun’altra considerazione di tipo umanitario, etico o morale nel ragionamento che la Commissaria all’immigrazione Ylva Johansson snocciola in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri degli Interni a Lussemburgo. La novità di oggi sancisce un netto cambio di approccio dell’Unione sul tema dell’immigrazione: dalla condanna ai muri che costruiva Donald Trump alla frontiera col Messico (muri che Bill Clinton aveva iniziato a costruire quando era presidente degli Usa) all’adozione dello stesso identico metodo per respingere i migranti che arrivano da Afghanistan, Iran, Siria e le altre rotte dell’est.
La questione viene riportata a galla da una lettera che 12 paesi dell’est e del nord Europa spediscono a Bruxelles. La missiva è firmata dai ministri degli Interni di Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia. Questi Stati membri, alle prese con flussi di immigrazione diventati più massicci dopo il ritiro delle forze occidentali dall’Afghanistan e con i ricatti di Lukashenko che spinge i profughi che arrivano in Bielorussia verso il confine europeo, chiedono che la costruzione delle barriere anti-immigrati lungo i confini esterni venga finanziata con fondi europei. Il tema è finito sul tavolo del Consiglio europeo di oggi a Lussemburgo e non è apparsa come richiesta ‘marziana’. Anzi.
Sia Johansson che la presidenza di turno slovena dell’Ue comprendono le preoccupazioni e i metodi di questi 12 Stati membri. Solo che non ci sono soldi a sufficienza. Ecco cosa dice la commissaria: “Abbiamo bisogno di rafforzare la protezione dei confini esterni e vedo che alcuni Paesi membri stanno facendo qualcosa. Non ho nulla contro di loro che stanno costruendo muri. Ma non si può fare con i fondi europei: sono gli Stati membri dell’Ue che hanno deciso di tagliarli sull’immigrazione”. Poi aggiunge: “Il nuovo Patto sull’immigrazione”, che la Commissione presentò l’anno scorso dopo gli incendi che distrussero il mega-campo di accoglienza a Lesbo, piano che non è mai stato discusso, tanto meno approvato dagli Stati membri, “è lì sul tavolo – continua Johansson – e aiuterà a proteggere i confini esterni. Abbiamo tante cose da approvare, prima che ne vengano presentate di nuove”.
Per essere chiari, Johansson poi specifica che la sua non è una posizione personale: “Rappresento la Commissione Europea, non me stessa. Gli Stati hanno il diritto e la responsabilità di proteggere i confini e sono nella posizione migliore per decidere come. Se pensano che bisogna costruire dei muri, lo possono fare. Non con i fondi Ue che sono già limitati”.
Seduto di fianco a Johansson, il ministro degli Interni sloveno Aleš Hojs sottolinea che la presidenza di turno dell’Ue “sostiene la proposta dei 12 paesi che hanno inviato la lettera, non l’abbiamo firmata perché come presidenza non l’abbiamo ricevuta”.
Dunque, ormai è ufficiale: l’approccio dell’Ue sull’immigrazione è cambiato decisamente. Già all’epoca della politica dei ‘porti chiusi’ e delle campagne anti-ong, quando Matteo Salvini era ministro dell’Interno, l’Ue aveva reagito molto timidamente, senza condannare l’operato del titolare del Viminale. L’allora ministro di Macron, Christophe Castaner, si disse addirittura d’accordo con la linea leghista al termine di un Consiglio Affari Interni a Parigi ad aprile 2019.
Ma ora colpisce la spudoratezza ad affermare posizioni che anni fa a Bruxelles quanto meno non avrebbero mai ammesso in pubblico. Il sì ai muri anti-immigrati diventa dunque una posizione ufficiale dell’Ue, lontano anni luce dalle condanne espresse in passato sul simbolo delle campagne politiche di
Trump: il muro tra Usa e Messico. Jean Claude Juncker, il predecessore di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea, arrivò ai ferri corti con l’allora presidente Usa, come altri leader europei del resto. Ora che Trump non è più al potere, i muri possono continuare a esistere indisturbati: negli Usa come nell’Ue che, appunto, pianifica i propri.
Nè si agita la politica. In Italia, solo Giuseppe Conte e alcuni esponenti del Movimento Cinquestelle intervengono. “Il problema dell’immigrazione e della gestione dei flussi migratori non si risolve nè col filo spinato, nè con i muri – dice l’ex premier – Peraltro nelle zone di mare non si potrebbe neppure fare, non è questa la soluzione. Bisogna lavorare con i Paesi di origine e con la comunità internazionale”. Per il Pd, parla Pietro Bartolo, medico a Lampedusa e ora europarlamentare. “I sovranisti si organizzano e vanno all’attacco. Altro che solidarietà o ‘Nuovo Patto’ sulla migrazione. Siamo tornati ai muri e, oggettivamente, all’incitamento istituzionale di un clima di odio, all’incapacità di analizzare e, dunque, di affrontare un fenomeno epocale che nessuna barriera potrà mai arginare. A questa iniziativa miope, intrisa di cattivismo politico, bisogna reagire con forza”, conclude Bartolo chiedendo “una presa di posizione di Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione. E anche del nostro governo”.
“Ue da culla della civiltà a prigione dell’umanità”, commenta Luca Casarini, capo missione di Mediterranea Saving Humans.

1 Commento

  1. Patrizia ha detto:

    Luca Casarini dovrebbe solo tacere, visto i suoi trascorsi… in Italia parla sempre più gente che si infila dappertutto pur di sopravvivere.. vabbè, lasciamo perdere.
    Ad ogni modo, è una situazione indecente, inumana, incredibile. ALtro che Salvini (uno scemotto al confronto) è l’Europa ad essere veramente razzista… col C_ _ _ degli altri

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