Omelie 2019 di don Giorgio: QUINTA DOPO L’EPIFANIA

10 febbraio 2019: QUINTA DOPO L’EPIFANIA
Ez 37,21-26; Rm 10,9-13; Mt 8,5-13
Il terzo brano della Messa riporta un miracolo di Gesù, che merita tutta la nostra attenzione. A raccontare il fatto sono i due evangelisti, Matteo e Luca. Luca aggiunge qualche particolare interessante.
Anzitutto, un servo
C’è un servo a letto paralizzato, molto sofferente, e Luca aggiunge: “stava per morire”.  Non si dice che fosse un semplice domestico al servizio del centurione. Conoscendo i tempi di allora, probabilmente si trattava di uno schiavo.
A dire il vero gli schiavi ci sono sempre stati. La Bibbia parla di Abramo che aveva schiavi e schiave. L’Antico Testamento ammette la schiavitù, al pari di tutte le società con le quali si è rapportato l’ebraismo classico (egizi, assiri, babilonesi, persiani, greci, romani).
Nella predicazione di Gesù non sono presenti passi che rappresentano condanne esplicite della schiavitù. I servi sono protagonisti delle parabole del debitore spietato, dei vignaioli omicidi, del servo fidato, dei talenti, ma in tutti questi casi non si ravvisano commenti sulla condizione di schiavitù. È anche il caso del brano di oggi.
È soprattutto in alcuni passi di San Paolo che possono essere trovati i germi capaci di invalidare l’istituto (allora universale) della schiavitù, anche se (come per il caso di Gesù) non si trova una palese ed esplicita condanna.
Anche nella storia della Chiesa, purtroppo, non c’è stata subito una condanna della schiavitù. Ma una cosa va detta: la predicazione dell’amore di Dio come Padre e la fratellanza universale porteranno a creare le premesse per la condanna definitiva e per l’abolizione della schiavitù.
Ma la schiavitù in ogni epoca si presenta con volti nuovi, sotto forme diverse, ma sempre si parla di schiavitù: pensate alla prostituzione, al fenomeno allarmante della droga, dell’alcol, e anche possiamo parlare di schiavitù dalle nuove forme della tecnologia.
Non vorrei insistere oltre, non è questo il messaggio del miracolo del servo guarito a distanza.
Il centurione e il dialogo con Gesù
Diciamo subito che il centro del miracolo non è l’affetto del centurione per il servo (Luca aggiunge: “l’aveva molto caro), e neppure la guarigione del servo, quanto invece la fede del centurione o, meglio, le parole che Gesù dirà rivolgendosi alla folla, per commentare la fede del pagano. Ma Gesù va oltre, ed è qui il cuore del messaggio evangelico.
Solo l’evangelista Matteo riporta le parole di Gesù. Sappiamo anche il motivo: Matteo ha rivolto il suo Vangelo ai cristiani provenienti dall’ebraismo; l’espressione “i figli del regno” riguarda proprio gli ebrei, i primi destinatari della promessa fatta ad Abramo, che lasceranno il posto ai nuovi arrivati, ovvero ai pagani.
Ma è chiaro che il messaggio di Gesù va oltre la sua epoca e la realtà del mondo ebraico: arriva fino a noi, e va oltre ancora.
Il messaggio del miracolo
Gesù che cosa dice alla folla: «Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori…».
Capiamo perché Gesù era così tanto odiato dai capi giudei, e capiamo anche il motivo per cui i seguaci di Cristo saranno poi perseguitati dalla stessa Chiesa.
È sempre in gioco una fede che avvicina e una fede che separa: la fede in quel Cristo che è venuto per dirci che tutti siamo figli di Dio al di là di ogni barriera di razza o di religione, e succederà che i primi (i privilegiati) saranno estromessi dal regno, mentre gli ultimi (i lontani) diventeranno i primi a sedersi al banchetto del nuovo regno.
Attualizziamo il messaggio all’oggi
Gesù dice: «Molti verranno da oriente e da occidente…», ovvero da ogni parte della terra. “Verranno…”, un futuro che sembra attuarsi in tutta la sua drammaticità al momento attuale, visto che l’Europa è sotto la minaccia di una invasione di popolazioni disperate che vengono in particolare dal mondo africano.
La parola “minaccia” è un conio, una invenzione di noi europei nei riguardi della migrazione africana in  Europa, dimenticando le nostre invasioni in Africa, e non solo in  Africa, anche nell’America Latina.
“Verranno…”: la profezia di Cristo si completa nella condanna dei privilegiati europei che perderanno non solo il primo posto a tavola, ma verranno buttati nell’inferno: saranno cacciati “fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti”.
Cristo perché ha provocato questa profezia e questa dura sentenza?  L’occasione è stata la fede di un centurione romano, dunque pagano, dunque idolatra, che ha chiesto l’intervento di Gesù nei riguardi di un servo che stava per morire.
Cristo ha visto in quel servo migliaia, milioni di servi in pericolo di vita, ma che i credenti ignoreranno, fingendosi amici di Gesù, e nello stesso tempo calpestando i diritti dei più deboli.
E quando questi ipocriti che respingono i fratelli in cerca di un po’ di benessere, sono gli stessi ministri di Cristo, allora possiamo capire le durissime invettive di Cristo contro gli scribi e i farisei dei suoi tempi, ma anche contro gli scribi e i farisei di tutti i tempi.
Non avete l’idea del numero dei preti leghisti e dei vescovi. Nei giorni scorsi ho letto un’intervista rilasciata da monsignor Carlo Liberati, arcivescovo, prelato emerito del Santuario di Pompei. Alla domanda: “Accoglienza, possiamo accettare tutti?”, egli risponde: “La carità è aperta a tutti, ma bisogna pensare prima agli italiani, ai poveri vicini per arrivare ai lontani. In questa ottica Salvini ha ragione e sono certo che abbia davanti a sé un grande avvenire… È un uomo vero, afferma la verità e di questi tempi non mi pare poco”.
Se questa è la Chiesa, credo che sia giunto il momento che Dio mandi giù qualche fulmine dal cielo.

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