Omelie 2020 di don Giorgio: QUINTA DI PASQUA

10 maggio 2020: QUINTA DI PASQUA
At 10,1-5.24.34-36.44-48a; Fil 2,12-16; Gv 14,21-24
L’incontro di Cornelio con Pietro
Il primo brano della Messa è tolto maldestramente dal libro “Atti degli apostoli”. Sì, maldestramente perché il capitolo 10, dal versetto 1 al versetto 48, è stato tagliuzzato in varie parti, per cui è difficile ricostruire l’episodio narrato da Luca, ovvero ciò che effettivamente è successo tra la visione divina avente come destinatario Cornelio, ufficiale romano, che risiedeva a Cesarea, sede del governatore, e la visione divina avente come destinatario Pietro, il primo tra gli apostoli essendo responsabile della Chiesa nascente.
Cornelio, “uomo pio e timorato di Dio, come scrive Luca, già simpatizzante dell’ebraismo, ora è pronto a far parte della Novità evangelica, ovvero del cristianesimo. Ispirato da Dio, dunque, manda a chiamare Pietro, il quale, nel frattempo, ha una visione in cui vede scendere dal cielo come un grande recipiente di tela in cui c’è un miscuglio di animali terrestri ed uccelli di tutti i tipi, puri e impuri. Gli animali impuri (secondo la legge del Levitico), non potevano essere mangiati. Ma una voce dal cielo invita Pietro a cibarsi anche degli animali impuri, e così Dio intendeva far capire al primo capo della Chiesa che con il cristianesimo la legge ebraica riguardante la purità o la non purità cadeva definitivamente. Ma la legge ebraica andava oltre le cose e gli animali: i pagani erano ritenuti impuri, e così le loro case.
Dunque, Pietro non può che accettare l’invito di Cornelio che lo vuole incontrare in casa sua. Ed ecco le parole riferite nel brano di oggi: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti».
In verità sto rendendomi conto che Dio
Vorrei anzitutto far notare che la Chiesa nei suoi inizi non si è mossa unilateralmente, nel senso che ogni iniziativa partiva da lei, ma sempre dietro la spinta dello Spirito santo. Lo Spirito santo agiva liberamente, anche suscitando negli stessi pagani il desiderio di convertirsi al cristianesimo.
Da una parte, dunque, c’era un grande entusiasmo da parte degli apostoli e dei primi cristiani di diffondere ovunque la Buona Novella, prima in Palestina tra i loro connazionali ebrei, e poi, fuori della Palestina, tra il mondo pagano.
Ma già fin dall’inizio, lo Spirito santo spingeva la Chiesa ad aprirsi ad un mondo che era in attesa della Novità evangelica. Non si trattava allora di imporre il cristianesimo, come poi succederà lungo la storia, quando la Chiesa avrà la mano libera, alleata col potere politico, usando anche la violenza (pensate alle guerre di religione) e le scomuniche contro gli spiriti liberi.
L’episodio di oggi, narrato da Luca negli Atti, dimostra già l’agire dello Spirito che prima suscita in un pagano il desiderio di incontrarsi con Pietro, il quale, però, è già predisposto perché Dio gli ha aperto gli occhi.
Qui troviamo ciò che posiamo chiamare il miglior dialogo o incontro d’anime che ci possa essere sulla terra: è lo Spirito che apre i cuori, da una parte e dall’altra, e se trova difficoltà è per colpa di qualcosa, una grettezza ideologica o una cecità o ottusità religiosa, che non permette l’incontro.
Ma l’incontro non avviene a metà strada, quasi un compromesso, e neppure su uno dei due versanti, in modo del tutto unilaterale, ma là dove c’è la presenza dell’Uno verso cui tutti tendiamo, indipendentemente dal nostro credo religioso o politico o razziale o culturale, per il semplice motivo che ogni essere umano è uno, nel senso che in ogni essere umano c’è l’unico Dio, che non è il dio delle religioni che dividono o separano, avanzando pretese o privilegi o primati.
L’apostolo Pietro è stato chiaro: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone…”.
Vorrei anzitutto sottolineare quel “sto rendendomi conto”. Sì, si tratta sempre di “rendersi conto”, e purtroppo i guai sono avvenuti, quando la Chiesa ha avuto la presunzione di essere garante di una verità che si è fatta propria, protetta con dogmi assoluti, che hanno tolto la possibilità allo Spirito di dirci tutta la verità.
L’aveva già detto Cristo: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future». (Gv 16,12-15)
Non credo che la Chiesa possa avere il diritto di prendere il posto dello Spirito santo. È lo Spirito santo che è la Verità, e la dice in tutta quella libertà che è la sua stessa natura, senza farsi chiudere in schemi o altro.
Ogni giorno la Chiesa e il cristiano dovrebbero prendere coscienza, essere disponibili allo Spirito santo che non parla su commissione, non usa i mezzi per apparire a un tizio o a caio o a un sempronio, come se questi fossero i depositari privilegiati della Verità divina.
La voce dello Spirito è del tutto interiore, ed è in ogni essere umano. Qui sta il punto, ed è questo il problema di ogni religione, che si vede minacciata proprio dalla libertà d’agire dello Spirito santo e da coloro che ascoltano in tutta libertà lo Spirito santo, e non chi fa da tramite, imponendo condizioni e altro.
Pietro si rende conto che Dio “non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”.
Il verbo “temere” nella Bibbia non significa avere paura di un Dio che incute terrore, e se Dio viene talora presentato così non è per colpa di Dio, ma di una religione, anche della Chiesa cattolica, che ha giocato bene sul falso concetto di Dio che punisce, per tenere soggiogati gli esseri umani a comportarsi in un certo modo.
Temere significa onorare Dio nella sua realtà interiore, che, se esige qualcosa da noi, è per il nostro Bene. Ma le sue esigenze sono relative alla nostra realtà interiore, perché noi gli diamo quello spazio necessario perché Lui lo occupi. Dentro di noi ci dive essere il vuoto di cose, di strutture mentali, di strutture religiose. Distacco assoluto da tutto ciò che impedisc e a Dio di essere Dio.
“Dio accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”.
La parola “giustizia” andrebbe intesa bene. Per la Bibbia giusti sono i santi, ovvero coloro che hanno fatto il Bene, ovvero si sono comportati secondo quel Bene Assoluto che è Dio. Per la Bibbia “giustizia” non significa dare a ciascuno i suoi diritti, casomai i suoi doveri, che sono insiti nell’essere umano. Prima i doveri, e poi i diritti, per il semplice motivo che i diritti provengono dai doveri dell’essere, che è quello che è. I diritti sono fondati sul dovere dell’essere. Se io non sono, non vivo come essere, i diritti saranno fondati sul vuoto.

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