Milano, la gang dei bulli di buona famiglia: anche un ragazzo sordo tra le vittime. «Ci annoiavamo»

da Il Corriere della Sera
Cologno Monzese
Milano, 10 ottobre 2017

Milano,

la gang dei bulli di buona famiglia:

anche un ragazzo sordo tra le vittime.

«Ci annoiavamo»

I carabinieri hanno fermato due 17enni e un 15enne accusati anche di pestaggi, furti ed estorsioni. La loro giustificazione: «L’abbiamo fatto per ammazzare il tempo». Gli indagati sono stati trasferiti in comunità. Increduli i loro genitori
di Federico Berni
Non si limitavano a rapinare le vittime, ad aggredirle a calci e pugni, a provare a estorcere denaro: i tre della «banda del Ber», perché così amavano chiamarsi i minorenni arrestati dai carabinieri prendendo spunto dal loro punto di ritrovo (al parco Berlinguer di Cologno Monzese), le loro vittime le umiliavano. Offese pesanti e insistite. Vere persecuzioni. Senza fermarsi davanti a niente e nessuno. Neanche a una grave disabilità, come in uno dei casi contestati dalla Procura dei minori e dalla stazione dell’Arma di Cologno Monzese, che ha eseguito le misure cautelari nei confronti di un diciassettenne e due quindicenni. Con le accuse di rapina, furto e tentata estorsione contro altri minorenni. Subito una premessa: sono tutti ragazzi di buona famiglia, come sottolineato dai carabinieri. Ragazzi che non provengono da contesti difficili, non hanno problemi economici oppure storie dure di vita alle spalle. Sembra dunque che uno dei motori delle loro gesta sia stata la «noia». Quella che attanaglia soprattutto nelle giornate d’estate come ai primi di luglio di quest’anno, quando dalla denuncia di una delle prime vittime accertate (ma potrebbero essere molte di più, che non si sono mai rivolte alle forze dell’ordine) sono partiti gli accertamenti dei carabinieri. In questo caso il ragazzo ha appena tredici anni e viene colpito proprio tra i viali del parco Berlinguer.
Secondo il suo racconto, i tre minori lo sorprendono mentre è solo. Lo accerchiano minacciosi, gli rubano lo smartphone e un altoparlante portatile per sentire la musica. Poi gli ringhiano in faccia: «Se rivuoi il telefono porta domani 30 euro». La vittima, però, fa la cosa giusta e si rivolge, assieme al padre, ai carabinieri. L’indagine permette di ricostruire il profilo dei bulli. «Si fanno chiamare la banda del Ber» è l’informazione che permette di stringere il cerchio sui ragazzi, che nel mentre, evidentemente perché ci hanno «preso gusto», attaccano in almeno altre due occasioni. Il secondo caso accertato avviene a distanza di pochi giorni. A un fast-food di Cologno Monzese incontrano sulla loro strada un sedicenne, un ragazzo sordo. Gli chiedono il telefono per fare una chiamata, poi se lo passano fra loro, irridendolo, fino ad intascarsi il bottino.
Non passa molto tempo prima del terzo episodio, in cui il branco se la prende con un diciannovenne al parco Martesana di Vimodrone. Qui scattano le botte, anche mentre l’aggredito è a terra, per poi allontanarsi con soldi e cellulare del malcapitato. Al momento della perquisizione, nell’abitazione di uno degli indagati, vengono trovati cinque smartphone, tra i quali proprio quello che era stato sottratto al ragazzo disabile. Gli indagati sono stati trasferiti in comunità, tra Milano e Varese, su ordine della magistratura minorile. Increduli i loro genitori, al momento dell’esecuzione del provvedimento. I ragazzi si sarebbero giustificati, invece, dicendo di aver voluto «ammazzare il tempo». Così. Testuale.

3 Commenti

  1. Antonio ha detto:

    Increduli i genitori… ma dove vivevano? Don Bosco diceva che nessun ragazzo é cattivi ma… deve essere seguito e compreso.

    .

  2. Giuseppe ha detto:

    Sarà un caso, ma sempre più spesso i minorenni coinvolti in storie del genere vengono definiti ragazzi di buona famiglia, come se si trattasse di una specie di marchio di garanzia che dovrebbe farli annoverare tra coloro che “certe cose non le fanno”. Per ragazzi di buona famiglia, immagino si voglia intendere quelli che vivono in ambienti dell’alta borghesia, o comunque facoltosi, dove il denaro non è e non è mai stato un problema e perciò avendo tutto, facilmente ci si annoia. Ecco allora che scatta il desiderio di cercare nuove esperienze, sempre più rischiose e trasgressive, tali -insomma- da stimolare il “bisogno” di adrenalina, infischiandosene delle conseguenze. Tanto laddove non arriva la fantasia, ci si può sempre ispirare alle miriadi di video che giornalmente vengono scaricati su quei siti web che sembrano creati apposta.

  3. coscienza critica ha detto:

    Si afferma che siano ragazzi di “buona famiglia”.
    Ma quando è buona una famiglia?
    Solo per motivi economici la definiamo buona?
    Non credo si possa dire, anzi, probabilmente questo tipo di famiglia induce a disvalori, come il mancato rispetto degli altri, l’egoismo ed in menefreghismo sociale.
    Altro tipo di famiglia, disagiata economicamente, può forse agevolare essa pure una certa microcriminalità, ma decisamente peggiore il primo caso, in cui la vacuità di valori induce a delinquere per motivi futili, in quanto immagino che del ricavato, del bottino, questi delinquentelli neppure sappiano cosa farsene.
    Delinquono più per bullismo, che per altro motivo.

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