Omelie 2021 di don Giorgio: SESTA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

10 ottobre 2021: SESTA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Is 45,20-24a; Ef 2,5c-13; Mt 20,1-16
Una parabola sindacalmente rivoluzionaria, ma non solo
La parabola riproposta oggi dalla Liturgia è senz’altro la più rivoluzionaria, se la leggiamo dal punto di vista sindacale. Credo che nessun sindacalista, sano di mente, sarebbe disposto ad accettare che gli operai vengano pagati allo stesso modo, sia che lavorini per un’ora sola o per un’intera giornata.
Eppure, quel datore di lavoro era stato ai patti, perciò non aveva mancato di giustizia, tranne che aveva posto una questione assolutamente fuori di ogni logica sindacale: accostare tra loro giustizia e bontà. Era stato giusto con i primi, ed era stato troppo buono con gli ultimi. Ecco il problema. L’essere stato troppo buono con gli ultimi venne ritenuto una ingiustizia verso i primi.
Anche qui, si può equivocare sulle parole, dandole un significato diverso. Pensiamo appunto alla parola ”bontà”, intesa per lo più come misericordia, generosità, ecc. Eppure tutta la filosofia, fin dall’antichità, sta a dirci che bontà significa bene, che è un richiamo dell’Essere divino, Sommo Bene.
Dire Bene è dire Giustizia; possiamo anche dire che il Bene è il cuore della Giustizia.
A parte queste riflessioni preliminari che già ci porterebbero a ridimensionare quel senso di giustizia sociale che ha sempre aggravato i problemi invece che risolverli, non dobbiamo mai dimenticare che Gesù, con la parabola degli operai chiamati a qualsiasi ora, non si è limitato a porre un problema di carattere sindacale, ma è andato ben oltre, provocando e contestando il nostro modo di vedere Dio e il nostro rapporto con lui.
Ogni parabola di Gesù – va sempre detto – è una radicale contestazione della nostra fede religiosa.
In breve: Dio è un padrone radicalmente diverso da ogni padrone umano. Appena lo riduciamo al piano della nostra logica, allora Dio perde se stesso, la sua natura divina: Dio perde la propria identità.
Già il fatto di dire che ha ragione Gesù Cristo, quando ci presenta il nuovo regno di Dio, si dovrebbe mettere sull’attenti: probabilmente non abbiamo ancora capito la radicalità o essenzialità del messaggio cristiano.
Sì, quando diciamo: ha ragione qualcuno è perché c’è gente che la pensa diversamente. Oggi dire: Ha ragione Gesù Cristo, vuol dire che è passato tanto, forse troppo tempo nell’avergli dato torto.
Cristo/Parola/Verbo/Logos è una ininterrotta provocazione del nostro modo di pensare o, se volete, della logica umana. Lui è la Parola, noi siamo una eco della Parola eterna. Lui è il Logos, Parola/Sapienza, e noi siamo una scintilla, solo una scintilla.
Torna sempre l’invito/imperativo di Gesù: “Metanoèite!”, cambiate mentalità, ovvero il vostro modo di pensare. Voi avete un pensiero che non è una scintilla dell’Intelletto divino.
Don Angelo Casati commenta: «E che la parola di Dio crei in noi spaesamento è buona notizia, è segno buono, perché se la Parola di Dio avesse il colore dei nostri pensieri, delle nostre vie, se fosse ovvia, chi ce lo farebbe fare, perché dovremmo venire in una chiesa a leggere un libro che altro non sarebbe che la fotocopia dei nostri pensieri?».
Ha perfettamente ragione don Angelo: non si viene in chiesa per ascoltare una parola che sia la conferma di ciò che pensiamo o di ciò che facciamo.
Soprattutto quando ero responsabile della comunità di S. Ambrogio di Monte di Rovagnate, c’era sempre qualcuno che mi contestava, perché in chiesa scuotevo troppo le coscienze, ovvero disturbavo la quiete di gente assopita.
Loro, dicevano, venivano in chiesa per ricevere tante consolazioni, e per consolazioni intendevano dire cose che lasciano in pace la coscienza.
“Metanoèite”, ha detto Cristo. Cambiate mentalità, il vostro modo di pensare, sostituite la mente che mente con l’Intelletto divino che illumina.
Ora sarei tentato di analizzare la parabola, e soffermare la vostra attenzione su qualche aspetto. Impossibile con il poco tempo che abbiamo a disposizione per una omelia.
Solo qualche accenno.
Qualche breve riflessione
Prima riflessione. Anche la parabola degli operai di ogni ora inizia con l’espressione: “Il regno di Dio è simile…”. Non si dice: “Il regno di Dio è…”. Questo fa capire come il regno di Dio lo si può solo intuire per immagini, la realtà è ben lontana da ogni nostra immaginazione. Anche Gesù ci ha dato qualche intuito, ci ha detto qualcosa attraverso similitudini. Almeno raccogliamo questi intuiti, e proseguiamo nella ricerca.
Seconda riflessione. Nella parabola si parla di vigna e di piazze. Ovvero, non si parla di un altro mondo, del mondo futuro, ma di questa terra, ovvero di un presente esistenziale, che ci tocca da vicino già ora. Don Angelo commenta: “… il regno dei cieli è il sogno di Dio, e lo si gioca nella vita, è in gioco nella nostra vita, dentro di noi e fuori di noi. Dove si costruisce o si distrugge il sogno di Dio”.
Terza riflessione. Nella parabola appare evidente la passione del padrone per la sua vigna. Esce all’alba e poi esce alle nove, e poi a mezzogiorno, alle tre del pomeriggio e ancora verso sera. Una domanda: il padrone è più preoccupato per la sua vigna perché sia coltivata per poi dare frutto, oppure per gli operai disoccupati perché lavorando possano guadagnare quello che è necessario per vivere? Risponde don Angelo: “Se penso che la vigna è la mia anima, se penso che è la mia terra, da un lato mi commuove che ci sia tutta questa passione di Dio per me, per questa terra. E dall’altro mi chiedo se io ho tutta questa passione per la vita, se ne sono innamorato come è Dio, se noi nel nostro vivere quotidiano conserviamo, nonostante tutto, l’entusiasmo di Dio, o se abbiamo invece perso passione, se le nostre giornate le iniziamo e le conduciamo perché non se ne può fare a meno, se ce ne andiamo segnati dall’indifferenza. Ecco il dilemma: passione o indifferenza? Chi mi incrocia, chi mi osserva, che cosa trova in me? Passione o indifferenza? Innamoramento o disincanto o, peggio ancora, indifferenza?».
Ultima riflessione. Riguarda la paga. Almeno una cosa andrebbe intuita. Dio non usa il criterio della pura proporzionalità, secondo il quale “a prestazione corrisponde ricompensa”. Commenta ancora don Angelo: “A svelarci il volto di Dio è il sussulto della gratuità. Qui sta la novità. E chissà se è vero per i cristiani!”.
Di Dio sappiamo ben poco, direi nulla. Ma Gesù ci ha fatto almeno capire che Dio è la Gratuità, e così vuole i suoi figli.

2 Commenti

  1. Giulio ha detto:

    «“Metanoèite”, ha detto Cristo. Cambiate mentalità, il vostro modo di pensare, sostituite la mente che mente con l’Intelletto divino che illumina».

    Le omelie di don Giorgio sono sempre come inondazioni dentro di noi. Se non stimolano e scuotono a cosa servirebbero?

    Grazie, don Giorgio! Bellissima omelia, c’è tanto su cui riflettere.

  2. Simone ha detto:

    “dall’altro mi chiedo se io ho tutta questa passione per la vita, se ne sono innamorato come è Dio”.

    Mi tocca particolarmente questa riflessione. In questi ultimi anni quante situazioni negative hanno reso pesante la mia vita. Ho vissuto curando ferite, controlando ansie, cercando di non far crollare tutto. Insoddisfatto del lavoro, insoddisfatto della comunità, insoddisfatto della mia vita. Intanto la vita scorreva e i doveri si moltiplicavano. Dov’è fonito l’entusiasmo? La passione per la vita?
    Sinceramente non lo so e questo vuoto ha il sapore dell’infelicità che costantemente provo.
    Grazie per la profonda riflessione.

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