Ostia, il “Compound” ombelico del mondo, che preoccupa i partiti e mette paura ai romani

da www.articolo21.org

Ostia,

il “Compound” ombelico del mondo,

che preoccupa i partiti e mette paura ai romani

10 novembre 2017
di Gianni Rossi
Ostia e il suo “Compound” di Nuova Ostia non sono un’enclave impazzita, delinquenziale, all’estrema periferia di Roma. Non sono un corpo estraneo alla Capitale “infetta” per il malaffare e la mala amministrazione, intrisa del virus della malavita organizzata.
Un tempo era il Lido di Roma, dove le famiglie popolari nell’epoca del Boom trascorrevano le domeniche o le vacanze ferragostane, raggiungendo le spiagge con il trenino dai sedili di legno, o lungo la fantomatica “autostrada del mare”, costruita in epoca fascista, con la sua terza corsia di mezzo micidiale e assassina. Un’appendice “felix” della capitale, quasi disabitata fuori stagione, per poi ripopolarsi tra primavera ed estate. Ostia comincia a trasformarsi, a snaturarsi, a metà degli anni Settanta, quando anche fuori stagione la popolano i malavitosi della Magliana, non solo quelli della famigerata “Banda”, intrisa di neofascisti e camorristi, ma anche gente che ha fatto fortuna illegalmente e vive nei “quartieri alti” della Capitale.
In contemporanea viene “risanata” la zona paludosa e inquinata di Nuova Ostia con la costruzione di palazzi popolari, dove vengono rinchiusi come in una “Riserva indiana” gli ex-abitanti delle baraccopoli storiche romane, i popolani dei vecchi quartieri del centro storico (Campo de’ Fiori, Trastevere, via dei Coronari e Tor di Nona, che subiscono una trasformazione radicale con il risanamento delle case fatiscenti a residenze per i nuovi ricchi). A questi, già in parte con la presenza di delinquenti abituali e prostitute, si aggiungono con prepotenza e stile omertoso i cosiddetti Sinti, di origine tzigana, che si impadroniscono degli alloggi già assegnati e che cominciano a dettare la loro legge nel Compound e sul litorale.
Una volta saldatasi l’alleanza tra quest’ultimi e i malavitosi della Magliana, ecco che la miscela velenosa si trasforma in controllo militarizzato del litorale romano: prima con l’usura e la prostituzione, poi con la droga e la “protezione” delle attività commerciali, specie gli stabilimenti, dalle spiagge di Torvaianica a Sud fino a Ladispoli a Nord, diventano “terra di mezzo”. Un’enclave dove gli onesti commercianti o proprietari delle licenze demaniali vengono costretti ad assumere personale “fidato”, che poi di fatto li controllano, a servirsi di determinati grossisti per gli acquisti alimentari, ad attuare una sorta di cartello dei prezzi, a far circolare droga tra gli habitué degli stabilimenti e delle discoteche, a mantenere aperti i locali balneari la sera, soprattutto ad indebitarsi a strozzo tramite la loro “banca parallela”.
In questi decenni, la politica è rimasta assente e la società civile del litorale si è sentita abbandonata e impossibilitata a reagire. Le forze dell’ordine, scarse ed inefficienti di fronte ad un fenomeno così esteso e capillare, riescono solo a svolgere un ruolo di ordinaria amministrazione anticrimine. Intanto, Roma è infettata a morte dal virus della “mafia” anche dentro le Mura Aureliane.
“La mafia a Ostia c’è, si respira”, ha commentato di recente Alfonso Sabella, già magistrato antimafia ed ex-assessore capitolino alla Legalità sotto la giunta Marino: “gli omicidi, gli attentati, il racket verso i commercianti, i parenti dei criminali dotati di privilegi, il caporalato degli stabilimenti balneari. Non ho bisogno di sentenze passate in giudicato per dire che il territorio somigli moltissimo alla Sicilia degli anni ’80, che proprio come Ostia puntava fortemente all’autonomia per sottrarsi al controllo centrale”. Secondo Sabella, inoltre: “è vero che l’argomento mafia è uscito dalla campagna elettorale, non se n’è parlato, e questo è stato un male”. Eppure il Municipio era stato sciolto dal 27 agosto del 2015, dopo che erano stati arrestati Andrea Tassone, minisindaco Pd coinvolto nell’inchiesta “Mafia Capitale” e condannato in primo grado a 5 anni di carcere (ma fino ad allora difeso dai vertici del Partito Democratico), insieme al direttore del municipio e al primo dirigente del commissariato di polizia (accusato di favorire la criminalità organizzata).
Rincalza la dose di scetticismo sulla disattenzione cronica da parte dei politici locali e nazionali, il Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone: “A Roma le mafie esistono e lavorano incessantemente nel traffico di stupefacenti, nel riciclaggio di capitali illeciti, nell’usura”. Dopo la sentenza emessa dal Tribunale sul processo di primo grado agli imputati dell’inchiesta “Mafia Capitale”, che però escludeva la “mafiosità dell’organizzazione Buzzi-Carminati”, Pignatone ha, da parte sua, puntualizzato: “La sentenza ha riconosciuto che a Roma ha operato una associazione criminale che si è resa responsabile di una pluralità di fatti di violenza, corruzione, intimidazione. E che l’indagine della procura romana ha svelato un sistema criminale capace di infiltrare il tessuto amministrativo e politico della città fino al punto di avere a libro paga amministratori della cosa pubblica. Il problema mafia esiste ed esiste da tempo. Basterebbe ricordare che sulla mafiosità della Banda della Magliana esistono due sentenze della Cassazione”.
Eppure, bastava che gli esponenti politici nazionali e locali, sia durante la campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Roma (poi vinta dai 5Stelle con la Raggi, supervotata ad Ostia), sia in queste ultime settimane, avessero ascoltato le denunce dell’associazione di Don Ciotti Libera (presente da anni sul territorio), avessero parlato con i negozianti e i titolari degli stabilimenti balneari, per rendersi conto di quanto lo Stato fosse ed è tutt’ora assente; di come l’omertà è divenuta il sintomo dominante della paura decennale per i soprusi, le intimidazioni e le ritorsioni violente che subiscono. E così abbandonati a se stessi, i romani e gli abitanti di Ostia al momento del voto hanno disertato le urne, punendo soprattutto i partiti “vecchi e insensibili” per rivolgersi, quelli che sono andati a votare, verso movimenti che esprimevano le sensibilità opportunistiche, quando addirittura erano ben visti dagli stessi clan. Le percentuali di votanti parlano chiaramente: dal 50% alle comunali si è passati al 36%, che diventa 33% con le schede bianche e nulle! Tendenza che deve preoccupare e impressionare da sinistra a destra, in previsione delle elezioni politiche del 2018.
Ostia, infatti, anche se Compound “mafiosizzato” di Roma, è pur sempre un “sentiment”, un test da non sottovalutare, perché profetizza come a sinistra dal PD (ridotto alla testimonianza del 13% rispetto ai trionfi di un tempo) esiste una realtà legata ai movimenti civili, i quali comunque stentano a superare la cosiddetta “Destra sociale” come CasaPound. Quest’ultima è la vera affermazione elettorale, che pur nelle sue ambiguità (oggi venute alla luce, come la contiguità di alcuni candidati con gli esponenti della famiglia Spada) è stata l’unica organizzazione che ha mostrato qualche interesse ai problemi concreti degli abitanti di Ostia.
Insomma, oltre ad una destra “responsabile”, guidata da Forza Italia, e ad un’altra euroscettica, a trazione Salvini-Meloni, ecco che si è affacciata anche una nuova Destra, come in Germania, che pensa più al territorio nazionale e meno ai grandi temi, ritenuti astratti e lontani dalla quotidianità, come l’Europa.

3 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Ho già scritto due commenti sull’argomento, e credo di essere stato il primo a lanciare un grido d’allarme per l’affermazione di CasaPound, che qualcuno superficialmente aveva confuso con una avanzata della destra tout-court. Conosco, o meglio conoscevo abbastanza Ostia, avendoci passato la maggior parte delle mie vacanze estive, fino a quando, nella seconda metà degli anni ’80, i nostri figli e nipoti sono cresciuti e noi fratelli abbiamo ritenuto più conveniente vendere l’appartamentino di famiglia, ormai per gran parte dell’anno disabitato e che, oltretutto, avrebbe avuto bisogno di costosi lavori di ristrutturazione. Certo l’Ostia dei miei ricordi, identificandosi grosso modo con la stagione balneare, era una sorta di isola felice e spensierata, dove il tempo scorreva piacevole e non si avvertiva tutto questo “interesse malsano” per la politica, che caratterizza i nostri tempi. Guarda caso, coinciso col coinvogimento e le infiltrazioni della malavita organizzata e di avventurieri senza scrupoli, che considerano il litorale romano e la sua gestione, come una ghiotta opportunità per impossessarsi delle attività imprenditoriali e delle istituzioni e fare il comodo proprio. Approfittando anche delle fortissime sperequazioni sociali, e dell’evidente disinteresse dell’elettorato, che diserta le consultazioni non solo per pigrizia, ma anche e soprattutto a causa delle disillusioni a cui negli anni è andato incontro. È questo il nodo del problema che ci ha posto il risultato elettorale, tanto più grave perché investe una parte rilevante della capitale. Del resto i miltanti di CasaPound, mascherati da benefattori (magari anche in buona fede), sono gli unici, purtroppo, che hanno svolto una campagna elettorale capillare, parlando direttamente con le persone dei problemi reali della vita quotidiana e non di fumosi ideali e programmi politici, non perché non ne abbiamo, ma perché sanno che al cittadino che sarà chiamato alle urne, non interessano più di tanto. Per di più per via del proselitismo che anima CasaPound, all’atto pratico, il movimento è come se fosse perennemente in campagna elettorale, proprio per l’importanza fonda,entale che dà alla sua funzione sociale.

  2. coscienza critica ha detto:

    Prima di entrare nel merito dell’articolo, vorrei solo far presente una cosa.
    Da qualche tempo frequento, talora commento, questo sito, e mi pare che molti rivolgano la loro attenzione sopratutto agli articoli che fanno parte delle cosiddette ultimissime.
    Quindi richiamo una cosa detta ieri in altro articolo che non ne faceva parte.
    Capita che talora si possa avere uno scambio di commenti.
    Sono solito dare sempre risposta, in un dialogo su un sito o blog.
    Se quindi qualcuno pensa che non l’abbia fatto in precedenti commenti, è solo perchè non compariva la risposta.. chissà..magari per problemi tecnici….
    Ci tenevo a dirlo qui, nelle ultimissime, che probabilmente sono gli articoli più letti, anche perchè non si pensi che se qualcuno interloquisce, non rispondo…..
    Detto questo, l’articolo ci presenta una realtà che forse accomuna ormai molti centri, di medie e grandi dimensioni.
    La mafia o, in genere, le organizzazioni criminali, tendono a proliferare anche oltre il posto dove sono nate.
    Pertanto, secondo i casi, possiamo avere centri con alcune zone particolarmente controllate dalla criminalità.
    Anche su questo punto, sarebbe interessante conoscere cosa i partiti dicono di aver fatto e cosa intendano fare.
    Certo, la scelta dei 5 stelle non ha premiato tutti coloro che chissà cosa si attendevano, ma questo non può evitare che anche i partiti tradizionali debbano farsi un serio esame di coscienza.
    Non si capisce infatti perchè tutta questa ricerca del nuovo, se i tradizionali riferimenti soddisfano le esigenze degli elettori.
    Le immagini della troupe aggredita ieri possono destare scalpore, ma certi gesti sono solo la parte scoperta di un iceberg, che è bene riconoscere, senza nascondere il problema.
    E qui torna il problema di fondo: al di là di tante belle parole, cosa s’intende fare?
    Finchè i partiti saranno capaci solo di retorica, ovviamente i cittadini resteranno delusi e rassegnati, con l’idea che tutto cambia magari politicamente, senza che nulla cambi davvero.
    Oppure propensi a votare l’ennesimo movimento, da cui poi saranno delusi ancor più che dai partiti tradizionali.

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