“Entro, spacco, esco, ciao”. Sfera Ebbasta

da la Repubblica
Ferite vincenti
Alberta Ferrari
09 dicembre 2018

“Entro, spacco, esco, ciao”.

Sfera Ebbasta

Ho un figlio di 15 anni, l’età media dei ragazzi e ragazze per cui la notte scorsa a Corinaldo (Ancona) doveva essere una straordinaria occasione di divertimento ed emozione nel vedere dal vivo il loro idolo, il cantante trap Sfera Ebbasta. Invece si sono trovati intrappolati in un attimo nella tragedia: panico esploso dopo uso di gas urticante, calca in cerca frenetica dell’uscita, traumi da schiacciamento con 6 vittime – 5 ragazzi/e adolescenti, e la madre di una 10-11enne che con il marito aveva accompagnato la bambina all’evento; molti i feriti, 7 ancora gravissimi.
Sono madre di quella generazione, ho personalmente vissuto – incolume – concerti epocali con stadi strapieni; condivido sgomento e rabbia per questi ragazzi che, come bene esprime un motto che gira sui social, a un concerto dovrebbero perdere la voce non la vita. Sono madre di un ragazzo che non ama granché l’artista Sfera Ebbasta né il “trap”, genere musicale derivato dal “rap” (per semplificare) ma che mi ha introdotta al tipo di musica (rap, trap) che lui e i suoi coetanei ascoltano, per cui in questa vicenda mi sono sentita completamente coinvolta.
Questi musicisti sono adorati dai giovanissimi perché bene interpretano la loro rabbia di fronte al vuoto ideologico, canalizzano un’aggressività inespressa nel linguaggio adolescenziale reso sincopato, duro e trasgressivo; qualcuno come Salmo nel suo ultimo brano si lancia in una sottile critica della società contemporanea, Sfera Ebbasta propone come modello il suo successo di ragazzo qualunque di Cinisello Balsamo che diventa ricco sfondato con il suo talento, strizzando l’occhio alle canne e al successo con le ragazze. Sono interpreti di un’età che gli adulti stentano a comprendere ma facilmente decodificabile se ci mettiamo nei panni di una generazione privata del sogno di un futuro migliore, di cui si dovranno riappropriare da soli.
Persino sul dramma di ieri, leggendo i commenti su Istagram, alcuni fans non sembrano consapevoli della gravità dell’accaduto e invocano la possibilità di alleggerirne il peso facendo dello black humor – “SFERAEBBARA” (le diverse fazioni di fans si aggrediscono come tra squadre di calcio); va anche detto che moltissimi ragazzi e ragazze sono francamente costernati e si chiedono le ragioni di un risvolto così drammatico, come ce lo chiediamo tutti. Le indagini sono in corso e nel commentare occorre la massima cautela.
Tuttavia alcune considerazioni sono già evidenti. Non si trattava di un concerto ma di un dj set, ovvero un’apparizione in una discoteca con uno-due brani, saluti “esco, ciao”. L’evento era previsto per le 22 ma dopo mezzanotte Sfera Ebbasta non era ancora arrivato: inutile dire che i ragazzi, come racconta anche il marito della donna deceduta, nel frattempo si sfondano di alcol. Il quadro in due parole è questo: prendi una discoteca vecchia di anni, inviti il (t)rapper più famoso di Italia, vendi il doppio (ma pare il triplo) dei biglietti rispetto alla capienza del locale, i ragazzi hanno il tempo di ubriacarsi e arriva il pirla di turno con il gas urticante in assenza di un servizio d’ordine adeguato.
Risultato: una tragedia annunciata.
Questo post vuole dare un piccolo contributo per arginare il rischio di drammi inaccettabili, come morire al tuo primo concerto schiacciato dalla calca di una massa di adolescenti nel panico che arrivano a sfondare un parapetto all’uscita di sicurezza, con conseguente caduta e morte per schiacciamento / soffocamento di chi rimane sotto. Anche grazie al contributo di amici e della loro esperienza, ho raccolto un piccolo vademecum di prevenzione di eventi analoghi.
1. Sicurezza. E’ necessario informarsi sull’evento e sul luogo. E’ una in-store? Un dj set? Un concerto? Fa una bella differenza perché solo i concerti in strutture dedicate garantiscono areazione e vie di fuga.
2. Orario. E’ accertato che il trapper aveva contemporaneamente 3 eventi in zona alla stessa ora, il che è un noto meccanismo per fare più cassa e aumentare le consumazioni. Il che, se hai un pubblico di giovanissimi, può essere un problema. Io a vedere il proprio idolo mio figlio alle 22.00 ce lo mando, all’una di notte no. Anche perché a quell’ora in discoteca la gente è normalmente bevuta se non “fatta” e questo è un co-fattore di rischio, soprattutto per un ragazzino/a.
3. Controlli. Deve assolutamente essere evitata l’introduzione di materiale pericoloso, come uno spray urticante. Incidenti analoghi si stavano verificando con una certa frequenza ai concerti (t)rap ma nessuno ha voluto segnalare il pericolo: timore di perdere pubblico? via, trapper, proteggete i vostri fans mettendoli in guardia. Oltre a sventolare il denaro che guadagnate sappiate avere una coscienza. Forse la consapevolezza di cosa potesse trattarsi avrebbe evitato il panico. Ancora: vie di fuga adeguate. Un ponticello che frana vi pare un’uscita di sicurezza o una trappola? Infine: se sappiamo che ladri o idioti portano spesso spai urticanti agli eventi (t)rap, si deve impedire l’introduzione nel locale di oggetti a rischio. Sul tema dello spray Sfera Ebbasta è personalmente intervenuto su Istagram, meglio tardi che mai:
4. Sanzioni a chi non rispetta il limite massimo di persone consentite in un locale. Quando poi questo avviene con una star e i ragazzi sono ubriachi quindi poco lucidi il livello di rischio diventa altissimo. Inaccettabile e oserei dire criminale.
5. Controllare il panico. Il panico di massa è un fenomeno collettivo, bastano 150 persone in uno spazio ristretto e un banale motivo scatenante. Si tratta di una reazione istintiva su cui non abbiamo controllo. Tuttavia a tutte le età si può imparare  a far scattare un micro-secondo di razionalità prima di cedere alla paura, che spesso induce a comportamenti controproducenti come quello di fuga frenetica tra la folla impazzita senza che nessuno intervenga a rassicurare e creare corridoi di uscita graduale, in sicurezza. Meglio ancora se più persone, anche poche, sono in grado di controllare l’agito immediato: agiscono contro l’effetto contagio del panico, insieme alla doverosa professionalità egli addetti alla sicurezza nel favorire la calma. E, ovviamente, è tassativamente proibito l’uso di alcolici per ottenere questa lucidità.
6. Ultima considerazione personale. Quando ho saputo che mio figlio ascoltava musica di cui io non sapevo niente mi sono attivata. Con piacere ho scoperto brani anche sofisticati nei testi ironici e provocatori, ritmi intriganti e raffinati giochi di parole almeno tra i rapper migliori. Essendo molto elevato il livello di trasgressione nei testi vale comunque la pena ogni tanto di confrontarsi su alcuni contenuti, in modo che non siano digeriti alla lettera ma in modo critico. Questo vale a maggior ragione nei brani di Sfera Ebbasta (e più ancora per altri decisamente violenti). Conoscevo la sua voce dolce e straniante nel recentissimo brano del rapper Salmo, in cui Sfera Ebbasta interviene cantando un breve brano:
“E volevo sfrecciare su una Cabriolet (skrt, skrrt)
Col vento in faccia e coi soldi in tasca (huh)
A duecento all’ora mi sono accorto che (skrt, skrrt)
Anche arrivare primo ormai nemmeno mi basta (huh)
E pure chi mi odia ora mi stringe la mano
Scrivo un’altra strofa corta, un altro disco di platino
‘Sto rapper fa “Bau”, la sua tipa “Miao” (huh)
Io invece quando entro, spacco, esco, ciao“.
Ciao. Oggi suona come una raccapricciante premonizione. Ma il punto è un altro. Conoscendo solo queste sue brevi parole sono andata a cercare i suoi testi, riscontrando il tema dominante del ragazzo di strada che “sfonda”, ha successo, si arricchisce e sventola bigliettoni di euro ai suoi fans, fa uso disinvolto di cannabis e si circonda con ostentazione di belle donne nel suo nuovo status. Valori che fanno un po’ tristezza, niente di nuovo, un appiattimento solo un po’ urticante e provocatorio su un’idea di successo veramente stantia. Un po’ come vedere sul profilo Istagram di Salmo, che ha recentemente compiuto un atto politico forte invitando i suoi fans simpatizzanti della Lega a buttare i suoi dischi, lo stesso “celodurismo” con cui è nata la politica da cui si sente così lontano: usa espressioni nobilitate dall’hushtag #colzzocadifuori (facile anagramma di “col cazzo di fuori”) per esprimere l’entusiasmo del successo del suo ultimo album.
Rap e Trap esprimono visioni molto spesso machiste, riproponendo immaginari da cavernicolo che trascina la donna per i capelli con la clava. Questa visione regressiva della donna è un tema particolarmente delicato, perché incoraggia una tendenza già presente nei giovanissimi per mille altri motivi con un evidente aumento di violenza verbale, fisica e sessuale (il boom dei video carpiti e messi online) sulle ragazze fino al femminicidio o induzione al suicidio anche tra giovanissimi.
“sono una merda ragiono col cazzo
oggi ti prendo, domani ti lascio (…)
Hey troia! vieni in camera con la tua amica porca (…)
gioco a biliardo, con la mia stecca
solo con le buche
solo con le stupide
‘ste puttane da backstage sono luride
che simpaticone! vogliono un cazzo che non ride
sono scorcia-troie
siete facili, vi finisco subito
da Hey Tipa! by Sfera Ebbasta
Cari genitori, è possibile pensare di lasciare una ragazzina di 10-14 anni idolatrare un ragazzo che si esprime con questo linguaggio verso le donne, e analogamente per i suoi fans maschi ovviamente, senza sentirsi tenuti a commentare il testo insieme a loro?  O vogliamo che acriticamente come oche rimpinzate per il foie gras assimilino una misoginia di ritorno senza nemmeno sapere quello che sta avvenendo? L‘equilibrio tra il rispetto degli entusiasmi e trasgressioni giovanili e un garbato intervento genitoriale è difficile ma necessario. OK, anche noi ascoltavamo (un po’ più grandicelli) Jim Morrison che voleva uccidere il padre e scoparsi la madre. Ma eravamo contro il mondo non spinti verso gli stessi disvalori in un’unica direzione, quindi meno indifesi in questa contestazione fisiologica (non sono io l’esperta ma se leggete il blog AdoleScienza capirete a cosa alludo). Vi invito quindi a sapere cosa proclama l’idolo ai vostri cuccioli quando li accompagnate ad ascoltarlo, onde evitare spiacevoli sorprese che nulla hanno a che fare con la tragedia di 24 ore fa, certo non attribuibile al trapper, ma con travi portanti educative che potrebbero sfuggirvi nei valori che assorbono come spugne a quell’età.
Perché, sempre per restare in tema con il brano di Salmo “Cabriolet” in cui canta anche Sfera Ebbasta:
“una canzone non salverà il mondo ma so che può salvare te”.

 

3 Commenti

  1. Patrizia ha detto:

    Le scuse se le sbattesse, un artista deve informarsi prima, sulla sicurezza dei luoghi dove si esibisce.

  2. Giuseppe ha detto:

    Come tutti (immagino) amo la musica, ma non capisco il rap e figuriamoci il “trap” (??? non sapevo nemmeno che esistesse). Secondo me la musica è prima di tutto melodia che, se accompagnata da una poesia o comunque da un testo “adeguato” ti può far sognare, farti passare un po’ di tempo di serenità e di allegria o malinconia, ma sempre portando con sé un senso di soddisfazione e di piacere. So bene che data la mia età non riesco a tenere il passo dei cambiamenti che stanno avvenendo in ogni ambiente, ma francamente se essere un artista vuol dire scrivere quei testi che ho letto qui, riscuotendo oltretutto un successo incredibile, mi chiedo a che livello di stupidità si deve arrivare per piacere alla gente. Poi, però, se penso a chi ci governa in questo momento come posso stupirmi?
    Tra l’altro mi pare che leggendo il post che questo ragazzo ha scritto per biasimare l’accaduto si intravedano dei valori condivisibili, ma allora perché anziché svilire la sua intelligenza non fa della musica vera e dei testi migliori?

    • abcd ha detto:

      si spiega tutto con l adeguamento al ribasso, la massificazioe, ovvero la gran parte dei ragazzi non sa cantare e allora io parlo e rappo, cosi se anche sei stonato puo canticchiare (si fa per dire)certo che se unopensa a 20 anni addietro quando avevamo lucio dalla, battisti..etc..ti cadono le braccia

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