Omelie 2015 di don Giorgio: Battesimo del Signore

11 gennaio 2015: Battesimo del Signore
Is 55,4-7; Ef 2,13-22; Mc 1,7-11
Prima di dire qualcosa sull’episodio centrale di questa festività, ovvero sul battesimo di Gesù, vorrei soffermarmi sul secondo brano della Messa, che ci può aiutare a comprendere meglio il significato del gesto di Gesù che si mette in fila tra i peccatori per ricevere anche lui da Giovanni il battesimo, presso il fiume Giordano.
Si tratta di un brano importante, che si trova all’inizio del capitolo secondo della lettera che Paolo ha inviato ai cristiani di Efeso. L’apostolo tratta il tema della riconciliazione in Gesù tra gli ebrei (circoncisi) e i pagani (i non circoncisi). Riconciliazione è un termine che andrebbe spiegato. Anzitutto, già dire ri-conciliazione significa che c’era una iniziale conciliazione nell’universo, che poi è stata interrotta da qualche cosa di misterioso. Dio poi aveva pattuito con il popolo ebraico un’Alleanza, che è stata più volte tradita da parte del popolo eletto. Qui Paolo parla di una riconciliazione cosmica, tramite il Figlio di Dio che si è incarnato per riunire l’Umanità intera, nell’Universo. Non mi soffermo sul significato giuridico della parola riconciliazione, ma sull’aspetto teologico. San Paolo introduce una novità rivoluzionaria. In breve, non è Dio che ha bisogno di essere riconciliato (“placato”) con gli uomini, nel senso che questi ultimi debbano provvedere a ricucire lo strappo, la “lite” con Dio attraverso una qualche loro prestazione, ma è il contrario: è Dio con la sua grazia che prende l’iniziativa e riconcilia gli uomini a sé. Questo concetto rappresenta anche una profonda innovazione in tutta la storia delle religioni.
Il brano della Messa contiene una composizione di stile poetico, forse un inno cristologico-liturgico, dove troviamo espresso un concetto di fondamentale importanza per la nostra fede cristiana. Cristo è venuto per abbattere “il muro di separazione” che divideva i pagani dagli ebrei. Secondo alcuni studiosi della Bibbia, Paolo vuole qui riferirsi al muro che, nell’area del Tempio di Gerusalemme, separava il cortile a cui potevano accedere i pagani, da quello più interno riservato agli ebrei. È però più probabile che Paolo si riferisca alla legge mosaica: Cristo, dunque, ha eliminato le osservanze legali che caratterizzavano la religiosità ebraica e ha fatto sì che ebrei e pagani si ritrovassero uniti. Perché ha abolito la Legge ebraica? «Per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace». Iniziando l’inno cristologico, Paolo scrive: Cristo «è la nostra pace, colui che dei due ha fatto una cosa sola». E, alla fine dell’inno, insiste: «Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini».
Che significa allora pace? Significa fare dei due una cosa sola, o, meglio: “un solo uomo nuovo”. Come Cristo ha potuto fare questo? «Eliminando in se stesso l’inimicizia». Il Figlio di Dio, assumendo la carne umana, che era nell’inimicizia con Dio, ha eliminato questa inimicizia, dando così a tutti la possibilità di riconciliarsi nell’unità.
Senz’altro, vi avrò annoiato dicendovi queste cose, ma forse non ci rendiamo conto della importanza di questa pagina di Paolo. Si parla di unità: un solo corpo, un solo uomo nuovo. I mistici insistevano su questa unità, a partire da Dio e dal nostro essere interiore. Pensate: il numero due deriva dalla divisione dell’unità. Il due rimanda al greco “dys” o “dus” che significa male. Dio è l’Uno.
Abbiamo diviso anche Dio, attraverso migliaia di immagini o idoli. Tutto rimanda all’Unità divina, anche il cosmo, anche l’umanità. La molteplicità è il vero peccato, e la molteplicità, a partire dal due, è opera della inimicizia, di quel diavolo, il cui nome in greco “diabolos” significa “colui che divide”.
Potremmo star qui delle ore, per dei mesi a discutere su queste cose. Vi ho dato qualche idea, anche per comprendere il Vangelo di oggi, che riporta un episodio, il battesimo di Gesù al Giordano, che va colto nel suo contesto. Anzitutto, è la prima apparizione pubblica di Gesù, dopo anni e anni di silenzio, a Nazaret. E quando decide di dare inizio al suo ministero, lo fa in un modo già provocatorio. Non va nella sinagoga a presentarsi, ma al fiume Giordano, mettendosi tra i peccatori, chiedendo a Giovanni il battesimo. Giovanni sul momento resta perplesso, quasi riluttante, poi, dietro l’invito dello stesso Gesù, lo battezza. È vero che Gesù non aveva peccati, perciò non aveva bisogno del battesimo, come gesto penitenziale. Ma ha voluto fare una cosa del tutto particolare: mettersi in fila tra i peccatori. Si è unito a loro. Pur non essendo peccatore, si è messo accanto a loro.
Mettersi accanto ai peccatori non significa giustificare il loro comportamento, farsi coinvolgere nei loro peccati, casomai nelle loro tragedie, nelle loro solitudini. Oggi siamo arrivati al punto di dubitare di tutti, temiamo di stringere la mano a qualcuno che non conosciamo, per non compromettere il nostro buon nome. Un conto è fare affari sporchi con i delinquenti, un conto è andare a pranzo con i ladri o con i mafiosi. Cristo che cosa ha fatto? Ha rifiutato forse l’invito di sedersi a tavola con i pubblicani? Oggi ci crediamo tanto puri e incontaminati che neppure sorridiamo a una persona che ci chiede aiuto. Io e tu, noi e loro: ecco la politica delle ideologia razzista di oggi. Tutto si fonda sul due, sulla contrapposizione, sulla separazione.
Cristo non ha pensato, mettendosi accanto al peccatori: “Questo sì, quello no!”. E poi, sappiamo tutti come avvicinerà tutti, anche le prostitute. Smettiamola di fare gli ipocriti: guardiamoci nello specchio, e forse, vedendo la nostra immagine riflessa, dovremmo dire: Io con quella persona non voglio avere niente a che fare!
Ma il battesimo di Gesù va oltre l’aspetto di solidarietà umana. Secondo gli esegeti, il fatto del battesimo di Gesù trova il suo significato più profondo nella teofania: l’aprirsi dei cieli, la discesa dello Spirito, le parole della voce celeste. Mi soffermo sull’apertura dei cieli. Gli evangelisti non parlano di acque del fiume che si agitano, quando Gesù si immerge. La loro attenzione non è rivolta al basso, ma verso l’alto.
Don Angelo Casati commenta: «Secondo gli evangelisti non si schiusero le acque, come avvenne invece nei giorni dell’esodo per gli ebrei, in fuga dall’Egitto. Che cosa invece si schiuse? Che cosa si squarciò? È scritto che quel giorno si squarciarono i cieli. Pensate alla bellezza di questo particolare: si squarciarono i cieli. È un segno di speranza. Pensate infatti alla maledizione dei cieli chiusi. I cieli che non comunicano con la terra… sembrano incombere minacciosi sugli umani, quasi nascondessero il volto irato di Dio. Quell’uomo, venuto da Nazaret, che si immerge con tutti nelle acque, sembra inaugurare tempi nuovi, tempi dei cieli aperti, si è ristabilita in modo permanente la comunicazione tra la terra e il cielo. Da quello squarcio nel cielo ci è dato di contemplare uno sguardo benevolo, rassicurante di Dio, un volto di salvezza. Oggi noi celebriamo nelle acque in pienezza il segno di una benedizione, che non sarebbe mai più stata ritrattata».
Mentre gli evangelisti Matteo e Luca, subito dopo il Battesimo nel Giordano, narrano le tentazioni di Gesù, Luca, invece, presenta una lunga genealogia di Cristo, fatta di luci e di ombre: “un’altra immersione nel mare dell’umanità, non separati ma dentro” (don Angelo). Gli antenati di Gesù non erano tutti santi, anzi. Se andiamo a leggere la genealogia, riportata all’inizio del suo Vangelo da Matteo, troviamo la presenza addirittura di alcune donne. Cosa assai rara nelle genealogie di quei tempi. Ma quello che sconcerta è che si tratta di donne un po’ particolari: Betsabea, adultera; Rut, moabita, ovvero straniera; Racab, straniera e prostituta; Tamar, colei che con uno stratagemma costrinse suo suocero a renderla madre.
E pensare che ancora oggi separiamo gli extra dagli intra, i padani dai non padani, i regolari dai non regolari, i credenti dai non credenti. Forse siamo rimasti indietro, ai tempi in cui si tirava una riga, e si mettevano da una parte i nostri e dall’altra i loro. Cristo direbbe: sei proprio sicuro di stare tu dalla parte del giusto?

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