Signor Matteo Salvini, fra circa un mese ci vedremo a Lecco, in Tribunale!

di don Giorgio De Capitani
Fra un mese circa, Matteo Salvini, leader della Lega, sarà probabilmente sentito (se sarà disponibile a causa dei suoi molti impegni politici!) come testimone presso il tribunale di Lecco, nella causa giudiziaria che mi vede imputato per averlo “offeso” (questa è l’accusa), con epiteti “lesivi della persona” (tutto da dimostrare).
Mi sto chiedendo quale sarà la sua testimonianza, e su che cosa? Certo, dipenderà dalle domande dei miei avvocati, che non si faranno certamente intimidire dal fatto di trovarsi di fronte a un politico di grido.
Anche se oramai sono quasi un abbonato, non ho ancora imparato come si svolgono i processi giudiziari. Però vorrei pormi alcune domande. Sì, pormi, perché da tempo mi chiedo personalmente, e credo che sia lecito farlo, in che cosa consista un processo. 
In breve, parto dal mio caso personale, che potrebbe benissimo essere allargato a tanti altri esempi.
Ecco i fatti. Sono stato querelato da Matteo Salvini, perché ho scritto contro di lui alcuni epiteti ritenuti “offensivi” della sua “dignità personale”.
Ammettiamo che in effetti siano stati veramente “offensivi”, ecco la domanda: quali sono state le conseguenze nel campo civile, sociale e politico? Mi spiego. Avrei forse creato qualche scompiglio o ritorsione o violenza tra i cittadini?
“L’avrei screditato nel campo politico!”. Ma questo fa parte del gioco politico; in ogni caso, non credo di essere l’unico responsabile. A questo punto, se ciò fosse illegale, dovremmo distruggere tutta la politica e sospendere la campagna elettorale.
Ma la cosa davvero paradossale e allucinante è che il signor Matteo Salvini non solo scredita il mondo politico dei suoi avversari, e questo ci può anche stare, ma “offende” ogni giorno la dignità di esseri umani, e, guarda caso, si tratta dei più indifesi, poveri, rottami umani in balìa di un sistema politico universale, che privilegia l’economia a dispetto della dignità della persona umana. Non è forse qui che entra seriamente e tragicamente in gioco la dignità dell’essere umano?
E allora, altra domanda: chi realmente “offende” la dignità dell’essere umano? forse chi scrive parolacce o epiteti contro politici razzisti, o non sono questi razzisti i veri colpevoli nel calpestare i diritti delle persone più deboli?
Procediamo. Non mi pare che con i miei epiteti o parolacce o espressioni volgari contro il signor Salvini Matteo io abbia creato una catena di violenze sociali, ma è sotto gli occhi di tutti che il leader della Lega ogni giorno con il suo odio razziale può essere giudicato come il mandante “morale” di atti di violenza.
E allora chi portare in Tribunale? Un cittadino che ha il coraggio di denunciare queste concause di violenze a causa di una ideologia distorta della società, calpestata dall’egoismo più becero di un nazionalismo portato alle estreme conseguenze, oppure da portare in Tribunale non sono forse i veri responsabili dell’odio razziale, e di conseguenza della catena di violenze indotte dal loro comportamento lesivo della dignità dell’essere umano?
Con i miei epiteti ritenuti “offensivi” della “persona” di Matteo Salvini non mi sento pesare la coscienza di chissà quali delitti sociali, ma credo che Matteo Salvini dovrebbe per lo meno fare un serio esame di coscienza!
Ed ecco che cosa succede nella giustizia italiana: il sottoscritto, sul banco dell’imputato, accusato di chissà quale delitto; e Matteo Salvini, sul banco dell’accusa, come se fosse Cristo giudice delle pecore nere.
Ma il Vangelo ci dice che anche Cristo è stato da ben due tribunali (ebraico e romano) giudicato colpevole per alcune espressioni da lui usate, ritenute offensive della dignità divina e dell’autorità romana. E, guarda caso, i suoi accusatori erano i detentori del potere, violentatori dell’essere umano.  

2 Commenti

  1. Patrizia ha detto:

    Un bacio don Giorgio, la vera ricchezza di un uomo è la dignità, e Lei ne è un campione.
    Un Prete con la P maiuscola.

  2. Giuseppe ha detto:

    Cito me stesso (commento del 26/1/18)
    La legge è uguale per tutti? A una domanda del genere credo che quasi tutti risponderebbero affermativamente, anche perché si tratta di un’espressione che dovrebbe essere il fondamento di uno stato di diritto che, per definizione, riconosce parità di diritti e doveri per tutti i cittadini, nessuno escluso, tant’è vero che campeggia (o campeggiava?) sulle pareti dei tribunali. Eppure ogni giorno assistiamo a consuetudini, sentenze e giudizi che sono in netto contrasto con questo principio.
    Premetto che, secondo me, la giustizia umana è per sua natura fallibile e lacunosa, non solo perché esercitata da persone che, pur con tutta l’onestà possibile e un sincero desiderio di essere imparziali ed equilibrate, non possono fare a meno di provare dei sentimenti e delle emozioni e sono soggette per natura a simpatie o avversioni, spesso istintive ed immotivate, ma anche perché sono chiamate ad applicare delle norme che essendo emanate da altri esseri umani, non possono essere di per sé assolute ed immutabili, ma variare a seconda della località e il più delle volte sono il risultato di compromessi tra punti di vista divergenti o addirittura contrapposti, oppure sono il retaggio di usi e tradizioni diverse. Non per niente spesso si prestano ad interpretazioni, talvolta anche spregiudicate
    A questo proposito la nostra Costituzione introdusse la norma relativa all’immunità parlamentare per evitare che deputati e senatori, nell’esercizio delle proprie funzioni, potessero essere sottoposti al controllo degli organi giudiziari o di quelli dell’esecutivo, così da mantenere inalterata l’autonomia tra le diverse branche istituzionali, essenziale in ogni democrazia che si rispetti.
    Purtroppo, però, la prassi e gli abusi sempre più frequenti, con l’andar del tempo hanno trasformato tutto ciò in una sorta di privilegio, che ha finito per esulare dalle prerogative connesse all’attività parlamentare, trasformandosi quasi in una sorta di impunità assoluta, per cui mentre a un politico è consentito di dire e fare quello che gli pare, anche se insulta e semina veleni e maldicenze su chicchessia, guai a coloro che osano mancargli di rispetto e pensano di poter usare il medesimo atteggiamento nei suoi confronti…
    Allora, mi chiedo di nuovo: «siamo sicuri che la legge (o comunque la giustizia) sia uguale per tutti? »

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