La politica disumana di Matteo Salvini premia i trafficanti

da L’Espresso
OPINIONI
Roberto Saviano
L’antitaliano
06 febbraio 2019

La politica disumana di Matteo Salvini

premia i trafficanti

La legge obbliga a soccorrere i naufraghi e a farli sbarcare. Ma le decisioni del ministro dell’Interno favoriscono i carnefici ai danni delle vittime
Il 3 febbraio Lucia Annunziata ha intervistato a “Mezz’ora in più” Gregorio De Falco, ex senatore del M5S ora nel Gruppo Misto, invitato non in qualità di politico ma di tecnico, ufficiale e conoscitore delle leggi del mare. E non mi riferisco alle leggi empatiche del mare, ma a quelle leggi di buon senso che poi sono diventate leggi scritte e regole che tutti devono (o dovrebbero) rispettare. Sullo sfondo scorrevano le immagini di Salvini, della Diciotti e della Sea Watch. L’intervista andrebbe vista per intero, e infatti consiglio di farlo, di seguito provo a riportare alcuni concetti che credo siano stati espressi in maniera molto chiara.
Userò virgolettati nel riportare le domande e le risposte anche se ho dovuto sintetizzare molto, ma sarò fedele a quanto è stato detto perché ritengo il contenuto dell’intervista importante.
Annunziata domanda: «Come ufficiale della Marina lei poteva essere a Catania durante lo sbarco dei migranti della Sea Watch 3, cosa avrebbe fatto?».
«È più semplice di quanto non sembri perché ci sono dei riferimenti certi (sia nel caso della Sea Watch come della Diciotti): essendo questa la parte finale di un’operazione di soccorso che si articola nell’uscita delle motovedette, nel salvataggio dei naufraghi e nel trasferimento verso terra, la fase di individuazione del cosiddetto Place of safety è un atto dovuto. E Place of Safety, non può essere la nave, certo più sicura rispetto all’acqua. In queste situazioni, le persone che si trovano a bordo vanno fatte sbarcare perché non si tratta di migranti. Quando si prende una persona dal mare – continua De Falco – quella persona non ha nazionalità, nome, età e colore: è una persona che stava per morire e quindi in quel momento è un naufrago e lo si deve portare a terra come stabiliscono almeno tre convenzioni internazionali a cui abbiamo aderito (Montego Bay, Solas e Sar). Queste convenzioni limitano non solo l’agire dell’amministratore, ma anche dello stesso legislatore che non può legiferare contro».
«Se fosse stato a Catania, avrebbe detto al capitano della Sea Watch venga giù?».
«Le procedure standardizzate, messe a punto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Ministero degli Interni per l’individuazione del Place of Safety, servono a velocizzare le operazioni in modo tale che non ci sia alcun impedimento di carattere burocratico a ostacolare la chiusura delle operazioni di soccorso. Quindi lo sbarco prescinde dalla volontà del singolo: è legge, norma, diritto e dovere dello Stato italiano».
«Si possono chiudere i porti e decidere che una nave non può sbarcare?».
«Visti gli obblighi dello Stato italiano, neanche il legislatore può impedire che l’operazione di soccorso venga portata a termine. Il porto è il luogo di rifugio delle navi, una nave che abbia raccolto dei naufraghi in mare deve poter accedere al porto, sempre. Qui non si tratta di contrastare l’immigrazione; si tratterebbe di contrastare l’immigrazione se la nave fosse partita da Tripoli con persone a bordo e arrivasse a Pozzallo. Sarebbe una nave organizzata e armata per questo fine, cosa che non si può ipotizzare nei confronti di una nave che ha fatto un soccorso».
«C’è chi dice che la Sea Watch sia stata chiamata perché questi soccorsi sono organizzati da mercanti di carne umana».
«È un’ipotesi che è stata fatta, però noi dobbiamo sempre tenere presente che le persone tratte in salvo non sono i carnefici, si vede bene (De Falco indica una immagine di migranti in mare), loro sono le vittime e se non riusciamo a distinguere vittima da carnefice allora è meglio che lasciamo stare, abbiamo sbagliato tutto».
Ma c’è dell’altro: De Falco racconta di due pescherecci di Mazara del Vallo sequestrati da imbarcazioni tunisine lo scorso settembre. In genere, dice, ciascun Paese difende i propri interessi marittimi, ma in Italia per motivi economici non si svolgono più, in alcune zone, attività di vigilanza pesca. Resta sempre da capire, quindi, a vantaggio di quali italiani i porti vengono chiusi e per fare cosa si risparmierebbero risorse. Per difendere gli interessi di chi, esattamente, si infierisce sulle vittime dopo aver finanziato i carnefici?

 

1 Commento

  1. Giuseppe ha detto:

    Salvini è nato nel secolo sbagliato! Il re sole, ovvero colui che si proclamò lo stato in persona e si riteneva al di sopra della legge è morto ormai più di trecento anni fa…

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