Buccinasco, il prete dice sì al boss e sposta la comunione

Un atto di comprensione umana, di cortesia verso un mafioso? Difficile dirlo.
Ma il fatto c’è, e nessuno può negarlo.
Credo che certe scelte pastorali non andrebbero giudicate con  leggerezza, tipicamente giornalistica. 
Ma il fatto c’è, e nessuno può negarlo.
Forse il parroco ha applicato il buon senso, ha tenuto conto di tante cose, forse… forse… forse…
Ma il fatto c’è, e nessuno può negarlo.
Al posto del parroco, io cosa avrei fatto? Non lo so. Probabilmente la stessa cosa, forse avrei lasciato la decisione a qualche superiore, così per lavarmene le mani, o forse, chissà, sarei stato inflessibile e non avrei ceduto ai desideri del boss.
D’altronde, di fronte a un bambino, come si possono negare i suoi desideri? Ma questi bambini che esempio hanno davanti? Come cresceranno?
Certo, queste prime sante comunioni sono più un handicap che un sacramento di grazia. Quante cose “strane” succedono in occasione di queste cerimonie, anche senza arrivare ad accontentare i voleri dei mafiosi!  
***
Il Corriere della Sera
La «platì del nord»
Milano, 11 maggio 2017

Buccinasco,

il prete dice sì al boss e sposta la comunione

Papalia, «padrino di Buccinasco» appena scarcerato, vuole assistere alla cerimonia della nipote, ma nell’orario fissato ha l’obbligo di dimora. Va in parrocchia, chiede di farla al mattino e lo accontentano
di Cesare Giuzzi
La cerimonia doveva essere domenica pomeriggio. La comunione di una delle nipoti del boss Rocco Papalia, il «padrino» di Buccinasco scarcerato venerdì scorso dopo 26 anni trascorsi dietro le sbarre. Ma il boss rischiava di non poter assistere alla messa, a causa delle restrizioni imposte dai tre anni di sorveglianza speciale che gli sono stati inflitti e che lo obbligano a stare in casa dalle 19.30 alle 7 del mattino. E così il 66enne originario di Platì ieri s’è presentato di persona dal sacerdote che avrebbe dovuto celebrare la cerimonia alle 16.30 di domenica per chiedere lo spostamento della celebrazione: non più al pomeriggio, ma al mattino, alle 11.30. A quell’ora erano previste altre comunioni e il sacerdote a quel punto ha deciso di inserire nell’elenco dei ragazzi che riceveranno per la prima volta l’eucaristia anche la nipote del boss.
La Platì del Nord
Se si sia trattato di una semplice variazione nel calendario delle cerimonie o di una «cortesia» nei confronti del boss della ‘ndrangheta non è dato saperlo. Il sacerdote — sempre presente alle iniziative antimafia — per il momento preferisce non commentare. Impossibile nella «Platì del Nord», 27 mila abitanti alle porte di Milano, non conoscere il nome di Rocco Papalia, boss dei sequestri e della droga, arrestato negli anni Novanta assieme ai due fratelli Domenico e Antonio.I Papalia, assieme alla dinastia Barbaro, rappresentano il Gotha della ‘ndrangheta d’Aspromonte. E sono la ‘ndrina più influente tra quelle radicate al Nord fin dagli anni Settanta. Giusto tre giorni fa, nella sua Platì, i carabinieri avevano arrestato il 51enne Rocco Barbaro, latitante da quasi due anni, soprannominato ‘u Sparitu e figlio del patriarca Francesco Barbaro, 90 anni.
Il gommista
Rocco Barbaro era «scomparso» proprio da Buccinasco dove fino al 2013 — dopo la scarcerazione avvenuta nel luglio 2012 — aveva lavorato come ex detenuto «affidato in prova» da un gommista. Nel frattempo, assieme al figlio 27enne Francesco Barbaro, e a una selva di prestanome, aveva acquistato un bar a pochi metri dal Duomo: il «Vecchia Milano» del centralissimo corso Europa. Per questo il Tribunale di Milano aveva emesso un’ordinanza di custodia per intestazione fittizia di beni e associazione a delinquere. In un’intercettazione realizzata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, il boss viene indicato da due affiliati come «il capo di tutti i capi», ossia il referente (in quel momento) della ‘ndrangheta in Lombardia.
Ricalcolo del cumulo pene
La scarcerazione di Rocco Papalia, parente dello stesso Rocco Barbaro che ne ha sposato una nipote, è arrivata dopo 11 condanne a 124 anni di carcere complessivi grazie a una norma che ha previsto un ricalcolo (al ribasso) del cumulo pene. Ultima condanna quella a 30 anni per un omicidio del 1976. Un ritorno che preoccupa da un lato gli investigatori dell’antimafia che temono che Rocco Papalia possa così colmare il vuoto di potere che si era venuto a creare in questi anni. E dall’altro che impensierisce l’amministrazione comunale con il sindaco Giambattista Maiorano che non nasconde la sua «preoccupazione».
La festa per il ritorno in libertà
Dopo la scarcerazione, parenti e amici del boss Papalia avevano fatto visita alla casa di via Nearco 6 — metà palazzina è confiscata e affidata a un’associazione che si occupa di giovani profughi — portando pasticcini e champagne per festeggiare il ritorno in libertà. Il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno per chiedere ai cittadini di esporre lenzuola bianche contro la mafia nella giornata di domenica 28 maggio. Nella stessa data anche una biciclettata di associazioni ambientaliste farà tappa in via Nearco per visitare l’appartamento confiscato.

 

3 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Se fosse stato un genitore qualsiasi a chiedere questo spostamento, per motivi altrettanto validi, avrebbe suscitato scandalo? Francamente ho l’impressione che i giornalisti pur di scrivere qualcosa che attiri l’attenzione e la curiosità dei lettori, sarebbero disposti a scrivere di tutto e ad ammantare anche le cose più banali da un’atmosfera di sensazionalismo. Mi chiedo che differenza faccia inserire un bambino che si avvicina alla prima comunione in un turno, piuttosto che in un altro…

  2. GIANNI ha detto:

    Il fatto va considerato in tutte le sue componenti.
    Al mattino, a quanto pare, già erano programmate altre comunioni.
    COme ho avuto modo di appurare recentemente, ad una messa di suffragio, ormai c’è la tendenza addirittura ad accorpare funzioni di tipo diverso, appunto come una messa di suffragio ed un battesimo.
    In questo caso si trattava di fare due cose; o aggiungere una persona al mattino, o spostare tutta la celebrazione.
    Ovviamente il parroco avrebbe fatto meglio a limitarsi ad aggungere una persona, invece di spostare la comunione di tutti coloro che erano previsti al pomeriggio.
    Ma, appunto, c’è anche da dire che ormai esiste questa tendenza ad accorpare pià cerimonie possibili.
    Probabilmente lo si sarebbe fatto ugualmente, anche se la richiesta proveniva da altra persona.

    • LANFRANCO CONSONNI ha detto:

      Dal punto di vista dell’analisi sono d’accordo con Gianni. Secondo me il parroco ha considerato la richiesta del mafioso alla stregua di quella che poteva arrivare da qualsiasi altra persona.
      Non è stato complice di alcun sopruso, e non sta a noi entrare nella sua coscienza (del parroco) per sapere se la sua decisione è stata la resa ad un pericoloso e prepotente boss o un semplice aiuto a un genitore che chiedeva di presenziare alla comunione del figlio.

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